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I quaderni di Malte Laurids Brigge

By Rainer Maria Rilke

(57)

| Paperback | 9788878190337

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Book Description

55 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Immenso ma troppo morboso nel concentrarsi sugli odori dei vicoli, della povertà e degli ospedali. Magari quest'inverno.

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    Rumble_Fish said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Imparare a vedere

    Rilke rimane un poeta, e questo romanzo rimane in larga parte poesia. Il grande errore del lettore è quello di leggere questo libro come un romanzo qualsiasi. Sbagliato. Se non si impara a vedere insieme al poeta è impossibi ...(continue)

    Imparare a vedere

    Rilke rimane un poeta, e questo romanzo rimane in larga parte poesia. Il grande errore del lettore è quello di leggere questo libro come un romanzo qualsiasi. Sbagliato. Se non si impara a vedere insieme al poeta è impossibile cogliere le sfumature di quest'opera.

    Queste tre stelle non sono un giudizio in assoluto. Sono più un monito e un proposito per il sottoscritto: imparare a leggere e poi rileggerlo.

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    Meon said on May 16, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Dio che rottura di balle apocalittica. Leggere Rilke fa figo ma mi sfugge il motivo.

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    Diciamoci la verità, Rilke era un grandioso trombone tanto che si attribuì per tutta la vita delle origini nobili che non aveva, tanto che non mancò di sigillare ...(continue)

    Dio che rottura di balle apocalittica. Leggere Rilke fa figo ma mi sfugge il motivo.

    *

    Diciamoci la verità, Rilke era un grandioso trombone tanto che si attribuì per tutta la vita delle origini nobili che non aveva, tanto che non mancò di sigillare le sue missive con uno stemma su cui imperavano due levrieri. Dato il soggetto è improbabile trovare nei suoi libri tracce di ironia o di leggerezza.
    I quaderni di Malte Laurids Brigge non tradiscono le aspettative relative alla pesantezza. Per quanto sia pregevole il fatto che non sia un romanzo e che rappresenti, nella sua lallazione incoerente e pluristilistica, un momento di rottura nei confronti della tradizione letteraria classica, poi è stato fatto molto di meglio. Forse c'è della malinconia sul fondo di questi quaderni, magari anche della poesia ma sono così disperse fra incursoni gotiche fuori contesto che anche un lettore arzillissimo, dopo decine di pagine di inumana lentezza e assoluta incosistenza, fatica a coglierle.
    Volendo azzardare un parallelismo fuori luogo con l'immenso Pessoa del libro dell'inquietudine la differenza fondamentale è nell'atteggiamento. Pessoa può osservarsi con umiltà e quasi sorridere della sua inconsistenza, tralasciarsi per lasciare spazio alle atmosfere, alla poesia; Rilke, imprescindibile a se stesso, rende la sua prosa pesante, imponente, ipoteticamente venerabile ma, di fatto, le pagine assumono la stessa consistenza del marmo e non si girano.
    In sintesi: scriteriato e ammorbante risulta appesantito da svariati chili di nobiltà tarocca.

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    Ellerslie said on Mar 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    scrivere per imparare a guardare e vedere il mondo e la vita.
    cercare i dettagli e scriverne per non perderli.
    cercando i dettagli e scrivendoli impari a scrivere e a vivere.
    e questo deve fare e imparare l'artista.
    il giorno in cui ci riuscirà anche ...(continue)

    scrivere per imparare a guardare e vedere il mondo e la vita.
    cercare i dettagli e scriverne per non perderli.
    cercando i dettagli e scrivendoli impari a scrivere e a vivere.
    e questo deve fare e imparare l'artista.
    il giorno in cui ci riuscirà anche l'uomo comune il mondo sarà migliore
    pur sapendo che "la vita è un eterno giorno di scuola"
    ci sarà sempre da imparare e da scrivere.
    senza giudicare.

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    Gianni Bestagno said on Feb 9, 2014 | Add your feedback

  • 18 people find this helpful

    Non disturbate i poveri mentre sognano

    I quaderni di Malte Laurids Brigge appartengono a un Rilke meno confuso, meno inquieto e provinciale del Rilke che conobbi e amai ai tempi degli studi, quando di fatto veniva citato da noi umanisti necessariamente un po’ bohemienne per rimorchiare ...(continue)

    I quaderni di Malte Laurids Brigge appartengono a un Rilke meno confuso, meno inquieto e provinciale del Rilke che conobbi e amai ai tempi degli studi, quando di fatto veniva citato da noi umanisti necessariamente un po’ bohemienne per rimorchiare le studentesse del primo anno. Perché quando hai venti, venticinque anni , e dividi un appartamento squallido nel centro di qualche grande città, senza o con pochi soldi in tasca e inventandoti un futuro da poeta, per qualcuno puoi sembrare anche affascinante, purché a un certo punto tu smetta la parte del poeta e ti metta sotto a consumare e guadagnare. A sancire la fine del tuo periodo egocentrico e l'inizio della vita periferica.

    I quaderni sono un romanzo ipotetico scritto da un lirico. E come dichiara in postfazione Giorgio Zampa, il lirico e il prosatore sono posti su piani linguistici e morfologici-sintattici diversi. Insomma.
    Il risultato è che la narrazione, seppur costruita apparentemente in maniera sufficientemente organica come dovrebbe essere un romanzo, si rivela in realtà ambigua e avanza a sbalzi e lampi.
    La storia più o meno si può riassumere con l’arrivo a Parigi di Malte Laurdis, nobile decaduto con vocazione di poeta che prende una stanza in affitto nel Quartiere Latino. L’unico altro indizio topografico e temporale che veniamo a sapere è che Malte giunge a Parigi a fine estate. Dopodiché non viene rivelato quasi piu’ nulla, se non molto implicitamente.
    Cosa avviene all’abbastanza giovane Malte è un brusco e brutale incontro con la metropoli, con la durezza del modo di vivere, con la solitudine e con la difficoltà di un lavoro impossibile. E alla fine Malte sembra soccombere (ma non lo sappiamo). Di sicuro capisce qual è la differenza tra il suo sogno di vivere un’esistenza da poeta e la vita con cui si è scontrato invece a Parigi.

    Il poeta che sognava di essere Malte, il poeta che sognavamo di essere noi, non abitava a Parigi, ma in una silenziosa casa sui monti. "Uno che suonava come una campana nell’aria pura. Un poeta felice, che raccontava della sua finestra o dagli sportelli vetrati di una vecchia libreria.
    Questo è proprio il poeta che avrei voluto diventare anch’io. "Perché sa tante cose degli uomini e delle donne, e anch’io avrei voluto sapere molto di loro. Sapere anche di fanciulle vissute cento e duecento anni fa; non importa che siano morte, ma sapere tutto. Questo è l’essenziale. Pronunciare i loro nomi, nomi lievi, tracciati sottilmente, coi ghirigori d’un tempo, nelle loro lunghe lettere, e i nomi adulti delle loro amiche più grandi, in cui risuonava già un po’ di destino, un po’ di delusione e di morte. Immaginare in un cassetto le loro scrivanie di mogano le loro lettere sbiadite e i fogli sciolti dei loro diari in cui sono compleanni, gite estive, ancora compleanni. Un cassetto in cui conservavano abiti primaverili, abiti bianchi indossati la prima volta a Pasqua, in realtà destinati all’estate che non si poteva aspettare e basta. Immaginare di avere una sorte felice, sedere nella stanza silenziosa di una casa ereditata, tra oggetti calmi, stabili, e ascoltare fuori, nel soave giardino verdechiaro, l’orologio del villaggio.
    Sedere guardando una calda striscia di sole pomeridiano e sapere molte cose di fanciulle scomparse ed essere un poeta.
    E pensare che anch’io sarei potuto diventarlo, se avessi potuto abitare da qualche parte nel mondo, in una delle tante case di campagna chiuse, di cui nessuno si cura. Mi sarebbe bastata un’unica stanza luminosa. Vi sarei vissuto con le mie vecchie cose, i ritratti, le foto, i libri. E avrei avuto una poltrona, e fiori e cani, o un gatto ad accentuare il silenzio della casa, e un solido bastone per passeggiare nei sentieri sassosi. E niente altro. Solo un libro, rilegato in pelle color avorio, coi risguardi di vecchia carta fiorata, nel quale avrei scritto. Avrei scritto molto, perché avrei avuto molti pensieri e ricordi di molte persone.

    Ma è andata altrimenti, anche a me, Malte. Dio sa perché. La mia poltrona, i miei libri e i miei ritratti marciscono nel granaio di una casa in cui non mi è stato concesso di vivere, e io stesso, sì, io stesso, Malte, ho una casa ma non ho un tetto sopra di me, e mi piove negli occhi.

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    Daniele C. (ero il piú stucchevole assaggiatore di libri) said on Jan 31, 2014 | 31 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    Rainer Maria Rilke, il poeta dell’inquietudine moderna. Il ritmo della sua vita e della sua poesia è un continuo oscillare tra le cose e Dio, di un Dio che non è al di là ma è diventato il grande mistero dell'umano. I Quaderni di Malte Laurids Br ...(continue)

    Rainer Maria Rilke, il poeta dell’inquietudine moderna. Il ritmo della sua vita e della sua poesia è un continuo oscillare tra le cose e Dio, di un Dio che non è al di là ma è diventato il grande mistero dell'umano. I Quaderni di Malte Laurids Brigge possiamo vederli come il tragico documento letterario di un naufragio che si concluderà nel grembo della propria psiche.
    Non è facile quindi pensare ai Quaderni come una sorta di diario di un dissociato psichico, incapace di ordinare il proprio disordine interiore. In balia delle onde, mosso dall’oceano mutevole del proprio lirismo, le esperienze reali diventano trasfigurazioni della fantasia, e la fantasia una proiezione dell’esperienza reale, in un amalgama contenente sogni e deliri, ricordi d’infanzia, massime filosofiche, immagini lugubri o romantiche, impressioni di viaggio, rievocazioni di personaggi storici, e poi angosce, impeti emotivi, abbandoni, estasi e pianti. Tutto questo senza alcuna logica, una linea di progressione o un criterio di successione.
    Un libro difficile da definire: né diario vero e proprio, né romanzo, né autobiografia, né libro di meditazione, ma necessariamente tutto questo ed altro ancora.
    Un susseguirsi di sogni e di fantasia, ma se ne ridurrebbe la complessità. Leggerlo è come guardare un cielo stellato ad occhio nudo; cercare d’interpretarlo, invece, è guardare lo stesso cielo con un telescopio, e osservare, come in un incantesimo, quegli innumerevoli particolari che ad occhio nudo erano invisibili.
    Ciò che Rilke ha compiuto, entro il mito di Malte Laurids Brigge, in un analogo processo, è il cammino del figliol prodigo della famosa parabola biblica, cioè prima il distacco dal mondo, poi un ritorno al passato e alla fine un avvicinamento all’amore perfetto, cioè Dio. Ciò che i Quaderni, inconsapevolmente, annunciano è quello che per quasi due millenni ha fatto la tradizione filosofica occidentale, dall’antica Grecia agli illuministi di fine ‘700: il distacco dal materialismo effimero della vita e il ritrovamento dell’anima nell’eternità di Dio, l’immortalità dell’anima e la finitezza del corpo, una dimensione soprasensibile e una sensibile, una concezione metafisica dell’esistenza e una verità intangibile. Il cammino di Malte, protagonista ed alter ego, conduce a una realtà esteriore e lontana dall’intimità e dalla consapevolezza del proprio sé, in cui non si è più compresi da nessuno, ma attraverso cui si comprende ciò che gli uomini disprezzano e temono più di ogni altra cosa: la solitudine.
    Così il dramma umano di Rilke rappresenta insieme il naufragio dell’inquietudine e il salvataggio nella divinità, cioè nell’unità eterna di Dio. Ma questa necessità inquieta della quiete, questa ricerca della Verità e della Conoscenza, e quindi della Felicità, risultano essere, dall’inizio dei tempi, il passaporto alla Vita dell’Umanità intera, e di cui Rilke  è stato il portavoce e uno dei più grandi simboli dell’Europa moderna.

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    Mauriziaberenice said on Jan 30, 2014 | 4 feedbacks

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