I quaderni di don Rigoberto

Di

Editore: Einaudi

3.6
(340)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 341 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8806188437 | Isbn-13: 9788806188436 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Un padre dall'immaginazione troppo fervida, un figlio diabolicamente angelico, una matrigna dalla sensualità irresistibile sono i protagonisti di questo romanzo di raffinato erotismo. Rigoberto, il padre, è un uomo di successo, appassionato d'arte e di letteratura. Eppure qualcosa lo tormenta, qualcosa lo spinge, nelle notti insonni, a frugare tra i numerosi quaderni dove per anni ha annotato emozioni, sentimenti, riflessioni. È la nostalgia per Lucrecia, la seconda moglie che ha condiviso con lui dieci anni di notti appassionate e inventive. E mentre don Rigoberto soffre da solo, Lucrecia è relegata nel suo appartamento vittima di un simmetrico rimpianto per l'ex marito. Che cosa ha potuto separare dunque due persone che si amano così tanto?
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  • 4

    Sesso, vita e immaginazione.

    Quando si pensa al romanzo di genere diventa difficile per un lettore forte non assumere un atteggiamento negativo, o quantomeno con un certo grado di prevenzione. Perché spesso nel sentire comune la ...continua

    Quando si pensa al romanzo di genere diventa difficile per un lettore forte non assumere un atteggiamento negativo, o quantomeno con un certo grado di prevenzione. Perché spesso nel sentire comune la dicitura di genere sembra un etichetta che squalifichi il libro a cui si riferisce, quasi come stesse ad indicare che l'opera di per sé è mediocre ma che possa essere apprezzata da appassionati del genere, appunto.

    La cosa è in sé stessa giusta e sbagliata: giusta perchè purtroppo in una percentuale non trascurabile di casi è davvero così (ci sono casi di scrittori di fantascienza o fantasy o noir non indimenticabili ma che sono imprescindibili per la storia del loro genere); sbagliata perchè comunque quest'idea nasce dal fatto che gli stilemi del romanzo di genere sono usati in modo sbagliato: nelle mani di uno scrittore davvero di talento possono infatti essere utilizzati come strumento per raccontare al meglio qualcos'altro.

    E' il caso di Mario Vargas Llosa, paladino e talento indiscusso della scrittura erotica ma che in questo genere non si esaurisce, anzi lo utilizza al meglio per arrivare a restituire al lettore quello scoppiettante ed appassionato senso della vita cui anche nelle condizioni peggiori l'America Latina non può mai rinunciare.
    In realtà a mia insaputa ho affrontato l'approccio del grande scrittore di Arequipa alla letteratura erotica al contrario, perchè "I quaderni di don Rigoberto" sono il seguito ed il compimento di "Elogio della matrigna" nella serie in cui la scassatissima, arrapatissima, vivissima, simpaticissima famiglia di Don Rigoberto, Dona Lucrecia ed il loro figlio Fonchito prima si distrugge a seguito dei colpi dell'erotismo pervertito e poi si ricompone nella celebrazione dell'erotismo familiare.

    Il percorso del protagonista e dei suoi familiari attraverso una nuova consapevolezza della morale e di come rapportarsi ad essa è costellato di scene erotiche raccontate benissimo, vividissime ma mai volgari, in cui il sesso non è mai fine a sé stesso ma sempre presentato come celebrazione della vita. la castità viene rispettata se scelta liberamente, ma mai se imposta da una morale esterna più o meno religiosa che se non è sentita diventa solo una pesante catena che strozza la felicità dell'uomo.

    La sessualità non è però solo lo strumento per lasciare un messaggio al lettore, ma viene anche celebrata dalla letteratura stessa: come Vargas Llosa ebbe a dire in una intervista a Repubblica, "L'erotismo è l'arricchimento dell'amore fisico grazie all'immaginazione ed alla cultura". E' una definizione che arricchisce e definisce questo genere letterario, e che questo libro centra benissimo nella sua trama: scene tanto eccitanti quanto immaginarie ed innocue si dipanano nella mente dei protagonisti, tanto spinte quanto basate su una profonda conoscenza della letteratura e della storia.

    Proprio l'immaginazione così attiva (così meravigliosamente sudamericana) di Rigoberto, di Lucrecia e di Fonchito è però anche l'occasione per Vargas Llosa per raccomandare attenzione ai lettori (allo stesso modo in cui lo aveva fatto in modo mirabile ne "La zia Julia e lo scribacchino"): la capacità creativa della mente umana è ciò che davvero ci rende grandi e superiori agli animali ma è allo stesso tempo un'arma pericolosa: i mondi immaginari che ci creiamo possono dare dipendenza ed allontanarci sempre di più dalla vita vera, possono chiuderci agli altri dentro le nostre fantasie sempre più contorte, in una situazione che alla fine diventa penosa. I quaderni di Don Rigoberto sono il mondo fintamente felice in cui Rigoberto si rifugia dopo avere cacciato di casa Lucrecia, allo stesso modo dei romanzi radiofonici per Pedro Camacho (il protagonista de "La zia Julia e lo scribacchino"), allo stesso modo di fantasie più o meno artistiche di mille altri tristi personaggi reali o immaginari.

    Perché se si sostituiscono alla realtà, anche l'immaginazione, anche l'arte rendono l'uomo spiritualmente deforme, solo e triste: ed è alla felicità che invece l'atto creativo ci deve accompagnare, facendosi quindi da parte, ad un certo punto.
    Quella felicità che Rigoberto e la sua famiglia incontrano alla fine di questo bellissimo libro, quella felicità di cui Mario Vargas Llosa da Arequipa predica e pretende l'esistenza in modo assoluto ed imprescindibile, al contrario di quello che asseriscono con tetro compiacimento i Nordamericani ( Roth, McEwan, McCarthy solo per citare i primi tre che mi vengono in mente).

    Caro vecchio Varguitas. Tu hai vinto il premio Nobel, i tre yankee invece no. Comincio a capire perchè è sono davvero contento che la vita ti stia dando ancora oggi le forze e la lucidità per continuare a scrivere.

    ha scritto il 

  • 0

    Il libro è il sequel del romanzo Elogio della matrigna: Lucrecia ha lasciato la casa di Rigoberto, ma non i suoi pensieri, e viceversa.
    Sarà ancora il cherubino/diavoletto Fonchito a fare in modo c ...continua

    Il libro è il sequel del romanzo Elogio della matrigna: Lucrecia ha lasciato la casa di Rigoberto, ma non i suoi pensieri, e viceversa.
    Sarà ancora il cherubino/diavoletto Fonchito a fare in modo che.
    Non spoilero, anche se il finale è scontato.

    Non è necessario leggere Elogio della matrigna per entrare nella vita degli sposi: attraverso i quaderni/diari di Rigoberto e i ricordi di entrambi si ricostruisce il motivo della loro separazione.
    L’elogio è stato il primo romanzo di Vargas LLosa che ho letto (e non potrò esimermi dal fare confronti ).
    Lo ricordo divertente e ammaliante.
    Il sequel è indubbiamente più “ricercato”, più immaginifico, più barocco, più ricco di citazioni letterarie o artistiche che danno corda a voli pindarici della fantasia o baratri di nostalgia.
    (su Egon Schiele mi sono intrippata anche io, ho spulciato tutte le immagini reperibili in internet per guardare il pollice omesso nei disegni e dipinti, però mica mi pare che sia proprio così)

    La narrazione è intervallata da pagine di invettive – quelle di Rigoberto – contro il femminismo, l’associazionismo, il fervore ecologista/animalista, il salutismo sportivo, il patriottismo, la pornografia – da tenere ben distinta dall’erotismo, di cui il Nostro dalle orecchie e naso smisurati si erge a maestro - , la burocrazia.
    Alcune di queste categorie meritano certamente lo scamazzo, ma rarissimamente ho condiviso le motivazioni di Rigoberto: si giustificano esclusivamente in virtù della sua ombelicale idea di felicità.

    Non ricordo di aver trovato tanto insopportabili ed esasperanti Rigoberto, l’insondabile Fonchito e l’ochetta matrigna in Elogio della matrigna quanto nel sequel.

    Rispetto al primo libro mancano il guizzo e la freschezza; i toni assumono, senza esser ironici, un’impronta dannunziana e/o melliflua e talora melensa.
    Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, ecco un assaggino tratto dal capitolo “Menù dimunutivo

    Io lo so che a te piace mangiare pochettino e sano, ma buonino, e sono pronta a compiacerti anche con i mangiarini.[…]
    Mi accetti come tua cuochettina? Sono pulitina, perché faccio il bagnetto almeno due volte al giorno. Non mastico la gomma, non fumo le sigarettine, non ho pelucchini sotto le ascelle e le mie manine e i miei piedini sono perfetti come le mie tettine e il mio culetto. Lavorerò tutte le ore che sarà necessario perché il tuo palatuccio sia contento, come la tua pancettina. Se sarà necessario, potrò anche vestirti, spogliarti, insaponarti, raderti, tagliarti le unghiettine e ti pulirò quando farai la vu con due dita.
    Di notte, ti coprirò con il mio corpicino perché nel lettuccio tu non senta freddolino. Oltre a fare i tuoi mangiarini, sarò il tuo valletto, la tua stufettina, il tuo rasoietto, le tue forbicine e la tua cartina igienica.
    Mi accetti, signorino?
    Tua, tua, tua. La cuochettina senza patatine nei piedini.

    [Magari c’è chi lo trova divertente. Bleeeaaaahhh, un conato!]

    Non è certo questo il Vargas LLosa che porto nel corazon: quanta diversità dallo spessore de La guerra della fine del mondo e da La festa del caprone, per dire.
    Mi viene da sbottare che me ne fotte meno di niente delle elucubrazioni erotico/sensuali di un vecchio borghese, del suo machiavellico figlioletto e della sua infuocata mogliettina, inchiavardati nel proprio edonismo.

    dice il ricco assicuratore Don Rigoberto:
    Perché il mondo della fantasia, del piacere, dei desideri in libertà, mia unica patria amata, non sarebbe sopravvissuto indenne alla povertà, alle ristrettezze economiche, all’oppressione dei debiti e della miseria. I sogni e i desideri non sono commestibili. La mia esistenza si sarebbe impoverita, sarebbe diventata caricatura di se stessa.

    E grazie al cazz che la povertà rimpicciolisce lo spazio dei desideri.
    Ma pure i sogni e i desideri possono essere caricature.

    [Voglio Pluto. Addò sta Pluto? Lo voglio pure io.]

    ha scritto il 

  • 3

    se pure Vargas Llosa affronti il desiderio con una meravigliosa leggerezza ed ironia, la narrazione non sempre scorre; a tratti è lenta e ripetitiva. La figura di Fonchito è veramento un mostruoso alt ...continua

    se pure Vargas Llosa affronti il desiderio con una meravigliosa leggerezza ed ironia, la narrazione non sempre scorre; a tratti è lenta e ripetitiva. La figura di Fonchito è veramento un mostruoso alterego dei protagonisti.

    ha scritto il 

  • 0

    Non so se avrò voglia di finirlo per una semplice motivazione: mi aspettavo un libro all'altezza di Travesuras de la niña mala ed invece mi sembra di leggere una versione -anche se molto raffinata- di ...continua

    Non so se avrò voglia di finirlo per una semplice motivazione: mi aspettavo un libro all'altezza di Travesuras de la niña mala ed invece mi sembra di leggere una versione -anche se molto raffinata- di Cinquata sfumature di grigio.

    ha scritto il 

  • 4

    Radicale, irreversibile e ardente

    I tre aggettivi del titolo della mia recensione si riferiscono a un pensiero di don Rigoberto su come dovrebbe essere la critica letteraria e d'arte. Un ragionamento dei suoi, nel numerus clausus dell ...continua

    I tre aggettivi del titolo della mia recensione si riferiscono a un pensiero di don Rigoberto su come dovrebbe essere la critica letteraria e d'arte. Un ragionamento dei suoi, nel numerus clausus della biblioteca e della pinacoteca che di tanto in tanto rinnova, ricorrendo (imperdonabile!) al rogo. Tuttavia, radicale irreversibile ardente, secondo me, è lo stesso Rigoberto, un personaggio che attirerà l'attenzione di ogni lettrice attenta e disponibile a lasciarsi coinvolgere nelle sue "fantasticherie".
    Per sgombrare il campo da altri personaggi e situazioni del romanzo, dirò subito che il piccolo, Fonchito, alla lunga diventa irritante, petulante e superfluo. Così come alcune delle scene raccontate, immaginate o vissute. La donna del triangolo, Lucrecia, spicca nelle pagine che la rapportano all'ex marito (l'ipotenusa), scade un po' nei confronti del figliastro (il cateto corto).
    Dalla lettura del mio primo Vargas Llosa, mi resta soprattutto il ricco e infinito mondo chiuso intorno al protagonista. In ogni capitolo, c'è una lettera che lui indirizza a determinate categorie di esseri umani: sono esilaranti, colte, carpiscono e sovvertono consensi e ammirazione senza riserve. Gustose anche un paio delle lettere scritte da … (omissis per chi non ha ancora letto), che esasperano, in senso buono, in surrealismo una varietà originale di sentimenti e di azioni che, ovunque nel romanzo, continuamente confondono la realtà con il sogno, la memoria con le attese.

    "Tout ce qui m'était facile, m'était indifférent et presque ennemi"

    ha scritto il 

  • 3

    Vargas LLosa me dejó bastante helado con esta continuación de "Elogio de la madrastra".
    Si tuviera que prescindir de alguna de sus novelas, ésta y "El sueño del celta" estarían entre ellas.
    La narraci ...continua

    Vargas LLosa me dejó bastante helado con esta continuación de "Elogio de la madrastra".
    Si tuviera que prescindir de alguna de sus novelas, ésta y "El sueño del celta" estarían entre ellas.
    La narración vuelve a girar entorno al deseo, la sensualidad, y el goce sexual más acentuado.
    Un cuadro refinado y estético del erotismo que no me llenó; y que incluso me costó acabarlo.
    Admiro su lenguaje, su forma portentosa de escribir, pero con esta obra no tocó la fibra lectora que hay en mí.
    Por momentos se me hizo cargante y un pelín pesado.

    ha scritto il 

  • 4

    8/10

    MVLL entrega el juego de la fantasía erótica trasladado a novela. Su historia se basa en una serie de cuadernos que escribe Rigoberto, un directivo de una compañía de seguros que va plasmando sus fant ...continua

    MVLL entrega el juego de la fantasía erótica trasladado a novela. Su historia se basa en una serie de cuadernos que escribe Rigoberto, un directivo de una compañía de seguros que va plasmando sus fantasías sexuales y deseos en unos textos que le sirven para evadirse de la vida diaria.
    Es un libro cargado de sensualidad y erotismo sin caer en lo vulgar.
    Recomendado

    ha scritto il 

  • 3

    Frío, frío

    Vale, el del Elogio de la Madrastra me había gustado bastante pero éste va a ser que no. Más flojo y pedante que el anterior, más de lo mismo hecho refrito.

    Fuera de eso, la narrativa sigue manteniénd ...continua

    Vale, el del Elogio de la Madrastra me había gustado bastante pero éste va a ser que no. Más flojo y pedante que el anterior, más de lo mismo hecho refrito.

    Fuera de eso, la narrativa sigue manteniéndose impecable, y hay puntos en el libro aún considerables. Así que ni tan bueno ni tan malo, pues.

    ha scritto il 

  • 4

    primo libro letto da pendolare in treno. Mi ha tenuto molta compagnia, facendomi appassionare, arrossire e ridere! Brillante e piccante senza essere volgare.

    ha scritto il