I quaranta giorni del Mussa Dagh

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.3
(199)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 918 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: A000053356 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: C. Baseggio

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 5

    All’inesplicabile in noi e sopra di noi

    Turchia, 1915. La Prima Guerra Mondiale inizia e un benestante armeno, francese di adozione, Gabriele Bagradiàn, si trova casualmente con la famiglia sul suolo natio e intravede, per primo, quello che ...continua

    Turchia, 1915. La Prima Guerra Mondiale inizia e un benestante armeno, francese di adozione, Gabriele Bagradiàn, si trova casualmente con la famiglia sul suolo natio e intravede, per primo, quello che prepara il governo turco per gli armeni nel suo territorio: una strage, un genocidio. Il genocidio degli armeni è il primo genocidio del 900, un genocidio misconosciuto e perfino negato. La storia del Mussa Dagh è quella di una resistenza, la resistenza che opposero 5000 anime stremate, asserragliate su una montagna, all’assalto dell’esercito turco perché volevano opporsi alla deportazione.
    Perché la deportazione non era nient’altro che un lungo cammino nel deserto verso dei campi di concentramento nei quali eliminare gli ultimi superstiti di un viaggio disumano, un viaggio verso il nulla.
    Ci sono pagine strazianti, sì, eppure si tratta di un romanzo travolgente e avvolgente, dove, insieme alle “ragioni”(?) della guerra si mescolano i sentimenti, le reazioni, la vita di personaggi sempre più vivi e umani. Veri, nel bene e nel male.
    Soprattutto Gabriele Bagradiàn .
    Il testo inizialmente risente di una traduzione d’antan ( i nomi italianizzati, Isvizzera, Stambul…) che però con il passare delle pagine assume una sua importanza, portatrice di un pudore ormai scomparso e al tempo stesso nuda e truce come gli avvenimenti che descrive. Come finisce il romanzo, che però racconta in maniera dettagliata e precisa una storia vera, non lo svelo, ma svelo che Werfel, l’autore, insieme alla moglie, aveva effettuato un viaggio in oriente, a Damasco, dove in una fabbrica di tappeti, aveva visto dei sopravvissuti al genocidio armeno e solo così, vedendo quelle anime, si è interrogato su cosa fosse successo...
    A proposito, Damasco, Siria, non vi fa pensare ad oggi? A delle stragi negate?
    E la Turchia del 1915, quanto è lontana da quella del 2016?
    Werfel, ebreo convertito al cattolicesimo, ha avuto anche un altro “infausto” merito, di capire, o meglio, di ipotizzare quello che avrebbe potuto succedere anche al suo di popolo:
    “Le farò a mia volta una domanda, signor Lepsius. La Germania non ha per fortuna nemici interni, o pochissimi. Ma posto il caso che in altre circostanze avesse dei nemici interni, supponiamo franco-alsaziani, polacchi, socialdemocratici, ebrei, in numero maggiore di quel che sia oggi il caso, non approverebbe allora, signor Lepsius, qualsiasi mezzo per liberare dal nemico interno la sua nazione, impegnata in una grave lotta e assediata da un mondo di nemici esterni? Giudicherebbe ancora così crudele che di tutti gli elementi della popolazione pericolosi per l’esito della guerra si facesse semplicemente un fardello e lo si mandasse in regioni deserte e remote?” Giovanni Lepsius deve tenersi con ambe le mani per non balzare in piedi e menar le braccia
    Profetico e necessario, perché c’è tanto bisogno di sapere...
    http://www.internazionale.it/notizie/2015/04/23/genocidio-armeni-1915-cause-riassunto
    http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno
    http://www.wikiwand.com/fr/G%C3%A9nocide_arm%C3%A9nien
    http://40jours.org/#jp-carousel-326

    ha scritto il 

  • 2

    Può sembrare blasfemo ma questo è uno dei libri più noiosi che abbia mai letto. I quaranta giorni sembra mille anni: non si riesce a sviluppare neanche simpatia per i poveri armeni rifugiati sulle mon ...continua

    Può sembrare blasfemo ma questo è uno dei libri più noiosi che abbia mai letto. I quaranta giorni sembra mille anni: non si riesce a sviluppare neanche simpatia per i poveri armeni rifugiati sulle montagne. Si anela solo ad arrivare all'ultima pagina perché lo stile è terribile: artificioso, lento, prolisso, che mette al centro milioni di fatti secondari ed esalta in bianco e nero alcune figure che non sono neppure tragiche, ma quasi ridicole.
    E che adesso gli Dèi mi fulminino!

    ha scritto il 

  • 5

    romanzo storico

    con piacere l'ho letto e finito, lungo ma molto scorrevole, anche per la traduzione datata mi ha ricordato alcuni romanzi dell'ottocento, pieno di dettagli, ordinato e lineare.
    se si ignora la storia ...continua

    con piacere l'ho letto e finito, lungo ma molto scorrevole, anche per la traduzione datata mi ha ricordato alcuni romanzi dell'ottocento, pieno di dettagli, ordinato e lineare.
    se si ignora la storia di questa sacca di resistenza, consiglio di non andare a documentarsi prima di aver finito il libro, come ho fatto io.
    è un episodio del vergognoso genocidio armeno, tornato d'attualità l'anno scorso, grazie al centenario.
    inquietante che tutto ciò si svolga vicino ad Aleppo.
    mi sento di consigliarlo a chi ama le storie ben raccontate o ha interesse alla storia, intesa come materia. sarebbe un libro da far leggere e conoscere alle giovani leve, l'olocausto ebraico e il nazismo hanno oscurato tutte le altre tragedie relativamente recenti.
    da buon ignorante, pure io ne sapevo poco, l'anniversario è servito a rinfrescarne la memoria e dare l'opportunità a ritardat(ar)i come me di rendersi conto della portata di queste atrocità. inserisco alcune citazioni, mi sembrano comprensibili e spero siano indicative e interessanti.

    "L'uomo non sa chi è, prima di essere stato messo alla prova."

    "La coscienza del mondo, tanto più pigra a pensare quanto più carica di rimorsi, la stampa dei gruppi momentaneamente al potere e il cervello dei suoi lettori castrato da essa, hanno sempre girato e capito la cosa solo come occorreva a loro."

    "E' insito e inestirpabile nella natura dell'uomo, che egli esalti spietatamente come e dove può la sua accanita passione di farsi valere a spese degli esseri inferiori, dei più poveri, dei deformi, ed anche solo dei forestieri. Questa smania di avvilire e la reazione di vendetta ch'essa scatena sono potenti leve della storia mondiale, che il logoro mantello degli ideali politici copre a mala pena."

    "Tutti gli esseri diseredati conoscono questa gioia delle catastrofi, questa dolce speranza in una fine del mondo, che è una delle molle principali dei piccoli scandali e delle grandi rivoluzioni."

    "«Gli Armeni periscono vittime della loro geografia. E la sorte dei più deboli, la sorte dell'odiata minoranza!»

    «Ogni persona ed ogni nazione si trova una volta o l'altra nella situazione di essere la più debole. Perciò non bisogna tollerare un precedente di esterminio, e neppure di semplice danneggiamento.»"

    "Sai qual è la parola che dopo il nome di Dio orna più di frequente il Corano? La parola: pace!"

    "All'uomo è concesso per grazia di Dio di credere a tutto, piuttosto che alla rovina, anche quando vi si trova già in mezzo."

    "Gli uomini che in casa stanno sotto la pantofola della moglie e non possono aprir bocca, si rifanno spesso, com'è noto, in mezzo agli altri uomini."

    "Quando uno è posseduto da un'idea fissa, ha anche la capacità di trasmetterla ad altri e perfino a grandi assemblee. In ciò sta l'efficacia principale dei propagandisti politici, i quali non posseggono altro che un limitato frasario e una forza demoniaca della voce."

    "La bontà di un uomo si riconosce dal modo di comportarsi quando è strappato dal sonno."

    ha scritto il 

  • 4

    epico

    spledido romanzo epico. racconta come, durante lo sterminio degli armeni ad opera dei turchi, 5000 armeni si ribellarono e resistettero eroicamente allo sterminio, salvatisi così dalla deportazione. U ...continua

    spledido romanzo epico. racconta come, durante lo sterminio degli armeni ad opera dei turchi, 5000 armeni si ribellarono e resistettero eroicamente allo sterminio, salvatisi così dalla deportazione. Un racconto epico ed eroico che ti tiene incollato al libro fino alla fine. Unico neo la traduzione a dir poco arcaica (un italiano desueto già all'epoca della traduzione), assurda; ma che non ti fa perdere la bellezza del romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Tema interessantissimo, ma quanto è prolisso...

    Le tre stelle si devono tutte alla scelta dell'argomento, in quanto se l'autore non avesse scelto di scrivere su una tematica delicata e sconosciuta come il genocidio armeno avrei dato ancora meno. Il ...continua

    Le tre stelle si devono tutte alla scelta dell'argomento, in quanto se l'autore non avesse scelto di scrivere su una tematica delicata e sconosciuta come il genocidio armeno avrei dato ancora meno. Il tema appunto è veramente interessante, tra l'altro Werfel è un ebreo boemo che, dopo aver scritto questo libro, ebbe chiaro che le persecuzioni avrebbero investito anche gli ebrei europei e riuscì a salvarsi trasferendosi per tempo negli Usa. A scusante dell'autore faccio presente che il romanzo risale appunto al 1933, per cui alcuni difetti sono ovvi. L'ho trovato molto prolisso, lento all'inverosimile, con una quasi maniacalità di ricostruzione del contesto psicologico dei singoli personaggi, anche di quelli secondari, mentre da un romanzo storico con gesta guerresche io mi aspettavo un maggior movimento. In questo aspetto dell'approfondimento psicologico devo dire che è un romanzo veramente corale. Ma appunto per questo la storia principale si perde in mille rivoli, i capitoli sono lunghissimi, il punto di vista cambia continuamente. Inoltre, l'autore si pone come narratore onnisciente, ma con una presenza cupa, con un pessimismo cosmico, per così dire, e con il brutto vizio di preannunciare le sciagure future anche nei capitoli precedenti. Non che le descrizioni siano campate in aria, tutt'altro: magistrale la resa psicologica del popolo di cinquemila anime, costretto sulla montagna, e preda a volte di furie incontrollate che solo la figura venerata del sacerdote riesce a placare e mai del tutto. Mi ha poi particolarmente infastidito la parte "francese", cioè i personaggi della moglie e del figlio del protagonista, che si sono attirati tutta la mia antipatia. E se per certi aspetti la psicologia femminile è ben delineata, il ruolo della moglie lo trovo veramente insulso e contraddittorio. Il finale... beh, salvifico? Mica tanto... Insomma, dovessi rileggerlo non rifarei la fatica. Però devo dire che mi ha aperto una pagina di storia che non conoscevo bene e che di sicuro approfondirò. Consigliato solo a chi si interessa particolarmente del tema armeno. Come romanzo c'è di meglio.

    ha scritto il 

  • 5

    E' inutile…ho terminato questo libro da alcuni giorni, ma non riesco ad iniziarne uno nuovo.
    Devo interiorizzare, metabolizzare, elaborare le profonde emozioni provate, come da tempo non mi succedeva ...continua

    E' inutile…ho terminato questo libro da alcuni giorni, ma non riesco ad iniziarne uno nuovo.
    Devo interiorizzare, metabolizzare, elaborare le profonde emozioni provate, come da tempo non mi succedeva dopo una lettura.
    In questo magistrale romanzo di grande respiro epico, che racconta un episodio di eroica e strenua resistenza nel contesto del genocidio degli Armeni (problema peraltro ancora di sconvolgente attualità), oltre alla ricostruzione storica nel preciso contesto geografico, c'è molto altro: vi troviamo una profonda analisi della psicologia sociale e dei singoli individui, il tradimento, il senso della famiglia e della comunità (anche con attriti, contrasti, incomprensioni e gelosie), una caratterizzazione dei personaggi così approfondita da renderli indimenticabili, la banalità del caso che determina a volte i destini degli uomini.

    E' un libro che sconvolge davvero, una scrittura fatta di emotività allo stato puro, che si trasforma in un percorso di riflessione e quindi di conoscenza.
    Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia terribilmente vera e sconosciuta ai più - quella del genocidio armeno - trova in queste pagine la celebrazione della resistenza di una piccola comunità. Grande affresco intrecciato delle vi ...continua

    Una storia terribilmente vera e sconosciuta ai più - quella del genocidio armeno - trova in queste pagine la celebrazione della resistenza di una piccola comunità. Grande affresco intrecciato delle vite dei tanti protagonisti di pagine intense e toccanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Magnifico
    Traduzione arcaica? Mi ha dato fastidio per non più di dieci-quindici pagine. Poi mi sono abituata, ed ho constatato una volta di più la veridicità di quanto dice Kundera, e cioè che se un r ...continua

    Magnifico
    Traduzione arcaica? Mi ha dato fastidio per non più di dieci-quindici pagine. Poi mi sono abituata, ed ho constatato una volta di più la veridicità di quanto dice Kundera, e cioè che se un romanzo è veramente valido, resiste a qualsiasi traduzione.
    ...E poi, a volerla dire proprio tutta: una traduzione in italiano arcaico in questo romanzo (romanzo?!) ci sta, eccome se ci sta.
    Approfondimento sul mio blog
    https://nonsoloproust.wordpress.com/2016/06/19/i-quaranta-giorni-del-mussa-dagh-franz-werfel/

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro non semplice la cui lettura mi ha preso del tempo, ma sicuramente ne è valsa la pena. Nel 1915 Il popolo armeno è costretto alla deportazione dal sultano turco,ma una parte decide di resiste ...continua

    Un libro non semplice la cui lettura mi ha preso del tempo, ma sicuramente ne è valsa la pena. Nel 1915 Il popolo armeno è costretto alla deportazione dal sultano turco,ma una parte decide di resistere e lo fa andando a rifugiarsi sulla montagna, il Mussa Dagh dove trascorrerà 40 giorni cercando di opporsi all’aggressore. Werfel rende partecipe il lettore di tutte le difficoltà che ha incontrato questa comunità nell’opporsi ai turchi, le terribili condizioni nelle quali si è trovata a sopravvivere causa la mancanza di cibo, di munizioni,il sopraggiungere di malattie e lutti . Ma l’autore non descrive solo battaglie, incendi e movimenti di truppe, nelle sue pagine compaiono anche le storie personali dei vari personaggi tutti ben delineati, ognuno con la sua vicenda personale, col suo credo, ognuno in lotta per la sopravvivenza. Molto interessante il colloquio riguardante la questione armena tra Giovanni Lepsius ed Enver Pascià. Una risposta in particolare mi è rimasta impressa, quella che il generalissimo dà a Lepsius il quale chiede la possibilità di trovare una soluzione pacifica. Enver risponde che “Fra l’uomo e il bacillo della peste non c’è possibilità di pace”, risposta che inequivocabilmente fa capire le motivazioni dello sterminio. Un romanzo importante, pagine che commuovono e coinvolgono, pagine che ci fanno ricordare, come è giusto, una tragedia troppo spesso dimenticata.

    ha scritto il 

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