I quaranta giorni del Mussa Dagh

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.4
(172)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 918 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: A000053356 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: C. Baseggio

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un libro non semplice la cui lettura mi ha preso del tempo, ma sicuramente ne è valsa la pena. Nel 1915 Il popolo armeno è costretto alla deportazione dal sultano turco,ma una parte decide di resiste ...continua

    Un libro non semplice la cui lettura mi ha preso del tempo, ma sicuramente ne è valsa la pena. Nel 1915 Il popolo armeno è costretto alla deportazione dal sultano turco,ma una parte decide di resistere e lo fa andando a rifugiarsi sulla montagna, il Mussa Dagh dove trascorrerà 40 giorni cercando di opporsi all’aggressore. Werfel rende partecipe il lettore di tutte le difficoltà che ha incontrato questa comunità nell’opporsi ai turchi, le terribili condizioni nelle quali si è trovata a sopravvivere causa la mancanza di cibo, di munizioni,il sopraggiungere di malattie e lutti . Ma l’autore non descrive solo battaglie, incendi e movimenti di truppe, nelle sue pagine compaiono anche le storie personali dei vari personaggi tutti ben delineati, ognuno con la sua vicenda personale, col suo credo, ognuno in lotta per la sopravvivenza. Molto interessante il colloquio riguardante la questione armena tra Giovanni Lepsius ed Enver Pascià. Una risposta in particolare mi è rimasta impressa, quella che il generalissimo dà a Lepsius il quale chiede la possibilità di trovare una soluzione pacifica. Enver risponde che “Fra l’uomo e il bacillo della peste non c’è possibilità di pace”, risposta che inequivocabilmente fa capire le motivazioni dello sterminio. Un romanzo importante, pagine che commuovono e coinvolgono, pagine che ci fanno ricordare, come è giusto, una tragedia troppo spesso dimenticata.

    ha scritto il 

  • 3

    Una lunga epica nichilista

    Sarebbe bene distinguere, all'interno di un libro ambizioso e a tratti pesante, due grandi fiumi narrativi: da un lato spicca l'epica della Salvezza, missione di sofferenza vorticosa e straziante, con ...continua

    Sarebbe bene distinguere, all'interno di un libro ambizioso e a tratti pesante, due grandi fiumi narrativi: da un lato spicca l'epica della Salvezza, missione di sofferenza vorticosa e straziante, connaturata ad un popolo cristiano d'Asia, dall'altro si muove sullo sfondo la quieta, precisa, operosa volontà d'annientamento del protagonista, nonché, in modo più o meno sfumato, di ogni personaggio degno di nota appartenente al Popolo dei Sette Villaggi.
    È una miscela davvero particolare.
    Si mescolano, senza mai mischiarsi, il tema della Salvezza di un Popolo, ottenuta per mezzo di un'ordalia purificatrice e quello della salvezza individuale: temi simili, ma divergenti.
    Lo sfondo mediterraneo per il più censurato prologo delle follie positiviste e razziste del secolo scorso, le quali da lì ad un paio di decenni daranno i peggiori frutti avvelenati, è denso di pesantezze e tempistiche del Vicino Oriente.
    Sembra quasi che l'Autore non si limiti all'ambientazione, ma si imbibisca del tema orientale, con i sonnolenti tratti descrittivi, le meravigliose sottolineature spirituali e le più particolari e complesse forme di relazione.
    Interessante il dialogo tra il sacerdote Lapsius e i dervisci: scambio di opinioni profondo e inquietante.
    Notevole il personaggio di Sarkis Kilikian, ombra nera nel campo armeno, vero archetipo dell'antieroe nichilista, sul quale sarebbe stato stuzzicante intavolare un filone narrativo nuovo.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo epico. E’ la storia romanzata della resistenza di un gruppo di armeni contro il genocidio perpetrato ad opera dei turchi contro gli armeni, in quanto popolazione cristiana che guardava all’occ ...continua

    Romanzo epico. E’ la storia romanzata della resistenza di un gruppo di armeni contro il genocidio perpetrato ad opera dei turchi contro gli armeni, in quanto popolazione cristiana che guardava all’occidente. L’autore è un ebreo austriaco e il libro è uscito nel 1933.
    E’ un libro, che richiede tempo per la lettura, non solo per il volume (quasi mille pagine), ma la storia e lo stile esigono ritmi lenti. La scrittura è buona, ma non eccelsa. Il linguaggio è un po’ antiquato, ma a me non dispiace. E’ una storia ben raccontata, piena di pathos. Man mano che procedeva, sempre più mi conquistava. E così sono scivolata verso la quinta stellina!

    ha scritto il 

  • 3

    Due giudizi diversi...

    ... perché non si può prescindere dal fatto che l'autore ha romanzato un episodio autentico della deportazione del popolo armeno. L'argomento va conosciuto e approfondito, quindi le letture sono fonda ...continua

    ... perché non si può prescindere dal fatto che l'autore ha romanzato un episodio autentico della deportazione del popolo armeno. L'argomento va conosciuto e approfondito, quindi le letture sono fondamentali, imprescindibili.
    Ma il libro è prolisso, in talune parti dolorosamente noioso. A questo romanzo sono arrivata proprio tramite i commenti letti qui su Anobii, che parlavano di racconto epico. Mi spiace molto non essere d'accordo. Non è a parer mio un romanzo epico, anche se lo sono le gesta narrate. L'autore ha preferito un approccio molto religioso, e proprio le parti in cui i personaggi approfondiscono il loro legame con Dio sono state per me le più pesanti. La scrittura ha tutti i pregi e i difetti della sua epoca, i primi decenni del secolo scorso, e la narrazione procede con una lentezza a tratti esasperante: io sono una a cui la lentezza piace, mi piacciono le divagazioni, ma devono dirmi qualcosa, devono trasportarmi in un altro mondo ancora rispetto alla storia principale. Qui succede il contrario, le divagazioni mi toglievano dalla storia, perché non raccontavano altro, ma scandagliavano il rapporto con Dio.
    Ripeto: lettura importante per la conoscenza, ma l'impatto emotivo della Masseria delle allodole è infinitamente più forte.

    ha scritto il 

  • 5

    Imponente romanzo che narra epicamente l’eroica resistenza di cinquemila Armeni contro la deportazione e il genocidio perpetrato dai Turchi nella Prima Guerra Mondiale.
    La sua lettura mi ha permesso d ...continua

    Imponente romanzo che narra epicamente l’eroica resistenza di cinquemila Armeni contro la deportazione e il genocidio perpetrato dai Turchi nella Prima Guerra Mondiale.
    La sua lettura mi ha permesso di conoscere Gabriele Bagradiàn, il protagonista, uno degli eroi più straordinari e coraggiosi incontrati in letteratura.

    ha scritto il 

  • 0

    Uno splendido romanzo che narra la deportazione e lo sterminio di 1.500.000 Armeni da parte dei Turchi. Un genocidio di cui si parla ancora troppo poco. Da leggere e divulgare, per conoscere e far c ...continua

    Uno splendido romanzo che narra la deportazione e lo sterminio di 1.500.000 Armeni da parte dei Turchi. Un genocidio di cui si parla ancora troppo poco. Da leggere e divulgare, per conoscere e far conoscere anche questo terribile capitolo della Storia dell'uomo.

    ha scritto il 

  • 5

    Dolore, disperazione, speranza, riscossa, ancora dolore.
    Ho letto molti libri sul genocidio armeno ma (e qui scriverò una cosa lapalissiana), sono i romanzi quelli che mi hanno più toccata perché, anc ...continua

    Dolore, disperazione, speranza, riscossa, ancora dolore.
    Ho letto molti libri sul genocidio armeno ma (e qui scriverò una cosa lapalissiana), sono i romanzi quelli che mi hanno più toccata perché, anche se con una certa dose di "finzione narrativa", danno l'idea di quante sofferenze, barbarie, pene, paure ci siano state.
    Quest'anno ricorre il centenario.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono tragedie delle quali non sappiamo quasi niente. Apocalissi silenziose che scivolano sul mondo senza che ce ne accorgiamo. Vite che si spengono a frotte mentre i nostri giorni passano incuranti ...continua

    Ci sono tragedie delle quali non sappiamo quasi niente. Apocalissi silenziose che scivolano sul mondo senza che ce ne accorgiamo. Vite che si spengono a frotte mentre i nostri giorni passano incuranti. Il genocidio degli Armeni, consumato tra il 1915 e il 1916, in piena Grande Guerra, è una di queste catastrofi nascoste. Nonostante l'Italia, come molti altri Paesi, lo abbia riconosciuto, pochi sanno in che modo si è svolto, quale terribile ordine abbia seguito. E, anche, quali eroismi lo abbiano accompagnato.
    Quella narrata da Werfel è un'epopea dal sapore antico, mitologico. E' la pagina nera di un popolo che non ha futuro ma solo un carico pesante di passato. E un presente disperato nel quale una sola ora strappata alla morte incombente è un miracolo del quale essere grati a un dio fin troppo distratto. La piccola comunità del Mussa Dagh - cinquemila anime raccolte attorno a Gabriele Bagradian, condottiero per caso, e alle guide spirituali - si ritrova precipitata in una condizione quasi originaria: costruire un villaggio dal nulla sull'aspro altipiano montano, mettere in comune le risorse alimentari, improvvisare una difesa. Intorno, solo la fine, appostata dietro ogni sasso e ogni cespuglio.
    Il tono di Werfel è quello del canto lirico, epico. Ci sono frasi e concetti che tornano a ripetersi come ritornelli, a ricordare al lettore distratto che ciò che attraversa le pagine non è solo una storia qualunque, ma un distillato di dolore che scivola dagli occhi di mille vittime innocenti. Si resta attoniti, al termine di questo primo volume, all'idea che nessuno abbia dato prima voce a questa bellissima e tragica vicenda.

    ha scritto il 

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