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I quasi adatti

Di

Editore: Mondadori

3.8
(827)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 275 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804407697 | Isbn-13: 9788804407690 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Quasi adatti" sono gli allievi di una scuola sperimentale di Copenaghen cheattua uno speciale programma di "reinserimento". Sono adolescenti a cui untrauma infantile impedisce "stabili" relazioni affettive e una "corretta" percezione della realtà. Quella scuola è per loro l'ultima chance di un futuroaccettabile. Ma è una prova quasi insostenibile fatta di regole rigidissime,un sistema che si regge sulla paura. Perché ad esempio, nella scuola non esistono orologi? Perché è stato accettato un bambino autistico? Dove conducequesta specie di "selezione naturale" programmata?verrà finalmente a sapere la vera storia dei suoi genitori.dell'educazione.
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  • 5

    L'onore di avere la prima edizione di questo testo... difficile e complesso... ma unico... con una delle più belle scene di bacio...


    disperazione e gioia dell'infanzia...


    "Era tutto, il bacio era tutto. Tutto quello che avevi sognato ma mai ottenuto, e tutto quello che ora non sareb ...continua

    L'onore di avere la prima edizione di questo testo... difficile e complesso... ma unico... con una delle più belle scene di bacio...

    disperazione e gioia dell'infanzia...

    "Era tutto, il bacio era tutto. Tutto quello che avevi sognato ma mai ottenuto, e tutto quello che ora non sarebbe mai arrivato, perché dovevo andarmene ed ero perduto. Cancellò il tempo. Sapevo che lo avrei ricordato per l'eternità, e che non avrebbero potuto togliermelo, mai, qualunque cosa fosse accaduta. Allora l'attimo divenne un attimo assolutamente senza paura", Peter Hoeg, I Quasi Adatti

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro tantissimi anni fa: quello che mi rimane è il ricordo del buio (non so perchè) e del dolore di questi bambini, la loro solitudine e le loro intelligenze: mi sono chiesta in tutti i libri di Hoeg quanto di lui ci fosse nelle righe che raccontano i suoi personaggi.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo di formazione fortemente autobiografico. E' cupo, di non facile lettura, ma credo che alla fin fine ripaghi ampiamente ogni sforzo. Intense le descrizioni e le riflessioni sul sistema educativo danese, un po' soporifere quelle sul tempo.
    Promosso. Tuttavia, una lettura sola basta e ...continua

    Romanzo di formazione fortemente autobiografico. E' cupo, di non facile lettura, ma credo che alla fin fine ripaghi ampiamente ogni sforzo. Intense le descrizioni e le riflessioni sul sistema educativo danese, un po' soporifere quelle sul tempo.
    Promosso. Tuttavia, una lettura sola basta e avanza, difficilmente da qui a cinquant'anni proverò il desiderio e la necessità di rileggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    in fondo siamo tutti "quasi adatti"...

    Alla fine non sono sicura che questo libro mi sia piaciuto.
    le parti riguardanti la "filosofia del tempo" mi hanno annoiato.
    La storia del progetto della scuola Bhiel, come insegnante mi ha fatto venire i brividi. La volontà di integrare i poco adatti alla società, perchè raga ...continua

    Alla fine non sono sicura che questo libro mi sia piaciuto.
    le parti riguardanti la "filosofia del tempo" mi hanno annoiato.
    La storia del progetto della scuola Bhiel, come insegnante mi ha fatto venire i brividi. La volontà di integrare i poco adatti alla società, perchè ragazzi portatori a vario titolo di un disagio, mi ha fatto pensare, parallelamente, a tanti bei progetti sulla carta che stanno naufragando nella scuola italiana, sotto l'alibi della mancanza di soldi.
    Gli insegnanti di sostegno ridotti in percentuali vergognose, ma i ragazzi disagiati contesi perchè fanno numero, modificano il numero della classe, ma rimangono sulle spalle della classe, dei compagni, degli insegnanti, senza aiuti concreti, se non per poche ore la settimana, e coi genitori preoccupati del rendimento degli altri alunni.
    Oppure si trovano escamotage ridicoli: ora vengono tutti etichettati come "dislessici", anche chi avrebbe bisogno di altri inteventi, perchè questo disturbo di apprendimento, non essendo considerato un disagio non prevede accompagnamento e sostegno. Potrei fare centinaia di esempi per dimostrare come tanti bei progetti sulla carta anche nella nostra scuola, sono nella pratica destinati a fallire senza la volontà di farli funzionare.
    Ma alla scuola Privata Bhiel si è andati oltre: il progetto era buono, scientifico, così etico da forzare la mano ai suoi insegnanti per arrivare agli obbiettivi proclamati con ogni mezzo. Anche la violenza e l'umiliazione.
    Quando un progetto ti prende la mano e diventa più importante del rispetto della vita altrui.
    Alla fine, forse, mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Centro!

    Hoeg sa. Sa essere interessante, sa affascinare, sa raccontare.
    La storia narrata potrete trovarla ovunque cerchiate informazioni sul libro, quello che io posso dirvi è che nel libro troverete pensieri e impressioni che non troverete da nessun'altra parte.

    ha scritto il 

  • 5

    Quasi adatti, a cosa?

    È per caso che ho scoperto l'esistenza di questo libro. Fu in occasione dell'ascolto dei "Quasi adatti", canzone del gruppo alternativo italiano "Tre Allegri Ragazzi Morti". Eppure ho avuto modo di leggerlo ed apprezzarlo soltanto quando la mia adolescenza di pseudo-punk-ribelle-ma-senza-esagerar ...continua

    È per caso che ho scoperto l'esistenza di questo libro. Fu in occasione dell'ascolto dei "Quasi adatti", canzone del gruppo alternativo italiano "Tre Allegri Ragazzi Morti". Eppure ho avuto modo di leggerlo ed apprezzarlo soltanto quando la mia adolescenza di pseudo-punk-ribelle-ma-senza-esagerare stava volgendo al termine, per orientarsi verso lo spaesante mondo degli adulti.
    Quello che emerge dalla struggente vicenda di un ragazzino confinato in una scuola per la riabilitazione si coloro che hanno sofferto traumi infantili, è il bisogno di interrompere qualsiasi schema valutativo che inquadri la personalità entro confini logori e costrittivi.
    È contro la parola "brava!", rivolta da un'ingenua signora alla figlia del protagonista, ormai adulto, che l'autore si scaglia, contro l'esigenza umana di valutare continuamente le prestazioni affinché vengano suddivise in "adatte" e "inadatte". Chi è sempre stato "adatto-ma-non-troppo" riesce a vedere il meccanismo dall'esterno. Solo chi ha vissuto ferite profonde può scavare in modo altrettanto fondo nel suolo dell'esistenza comune. E tentare di sospendere il tempo, di eliminarlo in quanto costruzione umana atta a delimitare, a scandire, suddividere, classificare le richieste cui vengono sottoposti gli allievi della scuola di rieducazione.
    Høeg ci fornisce una toccante testimonianza di ciò che può essere uno sguardo divergente, estraneo ma immanente ad un meccanismo malato. Che cosa significa essere "adatti"e soprattutto... Adatti a che cosa? È legittima la pretesa di ottenere risultati produttivi che ci è sempre stata posta innanzi?
    Questi e molti altri sono gli interrogativi che spirano dalle pagine de "I Quasi Adatti", dove importante non è più la risposta ma forse il riconoscimento che non esista qualcosa degno di essere chiamato tale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Ho letto questo libro fidandomi delle recensioni lette qui su anobii... A parte che non ho capito se tratta di traumi infantili e simili, o se è un trattato sullo scorrere del tempo, peraltro noioso da morire perché, oltre ad essere un argomento di cui m'interessa poco o niente, è ripetitivo e le ...continua

    Ho letto questo libro fidandomi delle recensioni lette qui su anobii... A parte che non ho capito se tratta di traumi infantili e simili, o se è un trattato sullo scorrere del tempo, peraltro noioso da morire perché, oltre ad essere un argomento di cui m'interessa poco o niente, è ripetitivo e lentissimo (prova ne è che verso la fine saltavo paragrafi interi e il testo non perdeva di senso) ed è oltretutto criptico oltre ogni dire. Ogni tanto il protagonista salta dalla sua vita all'orfanotrofio (la Scuola delle croste, credo, ma non ho mica capito bene se fosse l'orfanotrofio o altro, e visto che lui non lo spiega non so neanche se fosse orfano o abbandonato), poi tranquillamente lo ritroviamo padre (almeno così credo) e alla riga successiva sta parlando con Katarina e August, i suoi compagni di scuola. Sarò troppo terra-terra, ma apprezzo un inizio, uno svolgimento e una fine, possibilmente senza che vengano rimescolati di continuo come il minestrone, e mi fa piacere sapere chi è il protagonista e perché si comporta in un certo modo, mentre nel libro non viene spiegato un accidente, neanche se il suo compagno di scuola, o orfanotrofio, o quello che è, è morto o no, va a intuizione. La scena del bacio poi... mi aspettavo qualche palpitazione da parte del protagonista, in fondo è un ragazzino che scambia il suo primo bacio con una ragazza che presumo gli piaccia... ma quelle quattro frasi messe in croce a me sono sembrate freddissime e prive di significato. Sinceramente questo libro non mi ha lasciato assolutamente nulla.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono dei libri finiti - sembrerebbe - nel dimenticatoio, seppelliti dalla mille cose che nel frattempo ci hanno riempito la vita.
    Alcuni di loro, li leggi e non gridi al miracolo, e invece il giorno dopo, una settimana dopo, un anno dopo, eccoli lì, con la forza delle frasi, forse solo u ...continua

    Ci sono dei libri finiti - sembrerebbe - nel dimenticatoio, seppelliti dalla mille cose che nel frattempo ci hanno riempito la vita.
    Alcuni di loro, li leggi e non gridi al miracolo, e invece il giorno dopo, una settimana dopo, un anno dopo, eccoli lì, con la forza delle frasi, forse solo una, una soltanto, ma ritorna, ingigantisce, diventa il libro intero e tu ti dici che quello è stato proprio un romanzo memorabile, e improvvisamente senti il bisogno di dirlo a tutti.

    Ecco, per "I quasi adatti" il momento è giunto.

    ha scritto il 

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