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I racconti dell'Ohio

Winesburg, Ohio

Di

Editore: Newton Compton (Grandi tascabili economici)

4.0
(679)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Catalano , Francese , Giapponese , Olandese

Isbn-10: 8854135151 | Isbn-13: 9788854135154 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marina Fabbri ; Curatore: Massimo Bacigalupo

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Questo classico della narrativa americana scava profondamente tra desideri repressi, conflitti, inquietudini e sentimenti custoditi nell'intimità, celati sotto l'apparenza di una vita pubblica rispettabile e abitudinaria dagli abitanti di Winesburg, cittadina dell'Ohio. Si tratta di un tema ricorrente anche in altre opere dello stesso periodo: la comune quotidianità delle province americane all'inizio dell'era industriale sconfessa il mito di un'America puritana e conformista. All'occhio attento e profondo di Anderson gli schemi ottimistici del positivismo, entro cui la società moderna vorrebbe incasellare le singole esistenze, si rivelano fragili e fallaci di fronte ai bisogni e alla libertà dell'individuo.
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  • 3

    Una serie di racconti che in realtà sono ritratti, brevi ritratti di personaggi particolari che hanno in comune di vivere nella stessa città, Winesburg, un borgo ingrossato che dai tempi del vecchio w ...continua

    Una serie di racconti che in realtà sono ritratti, brevi ritratti di personaggi particolari che hanno in comune di vivere nella stessa città, Winesburg, un borgo ingrossato che dai tempi del vecchio west agli inizi del novecento è cresciuto diventando una cittadina provinciale e rispettabile.
    Ma in mezzo all'apparente ordine della città si celano tante anime deluse, sognanti, talvolta rassegnate. I volti segnati di alcuni cittadini lasciano intendere solo in parte i desideri segreti, le vicende spiacevoli o più semplicemente il loro innato approccio alla vita che spesso è pieno di impotenza, delusione, ma anche poesia (come è il caso del dottor Reefy) o dolore.
    Una serie di personaggi di provincia nella cui quotidianità priva di veri eventi talvolta si inserisce una "adventure" (come le chiama l'autore) che in realtà spesso ha poco di avventuroso, si tratta piuttosto di istanti particolarmente significativi che, seppur apparentemente privi di drammaticità e tensione, assurgono a simbolo della condizione esistenziale dei personaggi stessi.
    Consigliato a chi ama il realismo in letteratura.

    ha scritto il 

  • 5

    I racconti di Sherwood Anderson sono gustosi come quelle mele vizze abbandonate dai contadini dell'Ohio; trascurate da chi, forse, non è più in grado di apprezzarne il sapore. Ed è un vero peccato per ...continua

    I racconti di Sherwood Anderson sono gustosi come quelle mele vizze abbandonate dai contadini dell'Ohio; trascurate da chi, forse, non è più in grado di apprezzarne il sapore. Ed è un vero peccato perché questo è un libro pieno di storie, di storie deliziose, che non chiedono altro che qualcuno che le sappia ascoltare.

    http://www.scratchbook.net/2015/07/winesburg-ohio.html

    ha scritto il 

  • 3

    Di cosa parliamo quando parliamo...di libri

    La fissa “ di cosa parliamo quando parliamo di...libri”mi ha spinto ad andare in cerca di “Povero bianco”che avevo visto qui non solo recensito, ma soprattutto citato e citato e citato.
    E che sarà?!… ...continua

    La fissa “ di cosa parliamo quando parliamo di...libri”mi ha spinto ad andare in cerca di “Povero bianco”che avevo visto qui non solo recensito, ma soprattutto citato e citato e citato.
    E che sarà?!… ma sarà mio, mi sono detta, senza fare i conti con l’Einaudi che l’ha in ristampa, però, se voglio, posso prendere “Winesburg, Ohio”. E che sarà! Di un autore un solo libro non basta e penso subito di aver fatto benone perché qua, su anobii, è un cinque stelle, almeno nella cerchia di amici e vicini.

    La prefazione di Capossela la salto. Forse… alla fine, ma manco… ,forse… dopo aver scritto queste due righe (si fa per dire).
    Le vostre recensioni me le pappai già da metà del libro. Ma… dov’è questo? Ah, sì, potrebbe anche essere…; E quest’altro? Ah sì anche quest’altro… volendo, forzando un pò.
    Non mi va giù però l’accostamento con Faulkner e Steinbeck. Che c’azzecca? Uno di molto autorevole lo disse chissà quando e tutti gli altri, come al solito... Però potrebbe essere,forse sono io che…

    Farsi leggere si fa leggere e non perché scorre liscio liscio: qualche sasso le limpide acque delle parole lo trovano sul loro cammino. Non scogli, sassolini.
    Del resto il nostro autore non dice che la vita non ha nessun significato – una banalità ripetuta fin dalla notte dei tempi- ?
    E che ci starebbe a fare uno scoglio in mezzo al nulla?
    Dico: sono andata a cercare significato sulla Treccani online. In che senso, dei tanti riportati dal vocabolario, la vita non ha un significato?
    Forse perché il paesino (1800 abitanti, o 1300 – non ricordo e non lo vado a cercare- non è un paesone e nemmeno un paese) e i suoi abitanti hanno solo il significato “ di caricature”, buone solo a far da tracciaa per le esercitazioni di un aspirante scrittore. E le caricature sono grottesche, per definizione.
    Il dolore di vivere umano è un’inquietudine che si risolve solo nell’ansia di un contatto impossibile, fisico o mentale che sia.
    Un’ipotesi che perche sia vera, il ragazzo George Willard, personaggio filo conduttore dei ventidue racconti, sperimenta su se stesso: rifugge nel penultimo racconto, “Illusione”, da una sana pomiciata con Helen White optando per una platonica intesa d’amorosi sensi e di affinità elettive.
    Nella rinuncia non trova però il significato del gesto, ma l’ispirazione a lasciare il paesino del middle west per diventare un adulto che sa ricordare il proprio passato e scrittore ( di ricordi suoi e altrui, suppongo).
    E, come a quasi tutti, anche a me è rimasto nel “cuore” il prete bello e voyeurista che, poveretto, paga il suo rigurgito umano, sfuggito al narratore, per la bella maestrina che discinta legge distesa sul letto, con una crisi di mistica paranoide.

    Sorvolo sulla boiata, un po’ confusa, sulle verità. Per una che alle “verità” ci crede e considera chi le vede come fumo negli occhi personaggi in cerca di alibi, la sua teoria è assolutamente indigesta oltre che strampalata, anche dal punto di vista logico così come l’autore l’ha formulata.

    Con le stelle, cinque no di sicuro. Tre sì, per la bella scrittura modernista, riscoperta quando ormai la moda è al tramonto, ma che la nuova non potrà ignorare per imbastire i suoi canoni.

    ha scritto il 

  • 5

    Una magistrale descrizione di una tranquilla cittadina del midwest di inizio '900 vista attraverso gli occhi del giovane giornalista George Willard (ma narrato in terza persona). Una opera che pur nel ...continua

    Una magistrale descrizione di una tranquilla cittadina del midwest di inizio '900 vista attraverso gli occhi del giovane giornalista George Willard (ma narrato in terza persona). Una opera che pur nella sua semplicità, e con le dovute differenze stilistiche, merita una lettura in parallelo con l'antologia di Spoon River. Descrizioni senza sbavature e senza prese di posizioni da parte dell'autore. La vita monotona e la vita degli abitanti del paese tracimano dalle pagine del libro fino a noi lettori di 100 anni dopo. La bellezza del libro è proprio nel fatto che pur non essendo un capolavoro assoluto non è invecchiato di una giorno dal momento in cui è stato scritto.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima impressione che ho provato leggendo i perfetti, completi racconti di Sherwood Anderson è di rammarico per non averli letti prima. Da lui derivano tutte le suggestioni, i riferimenti, le analo ...continua

    La prima impressione che ho provato leggendo i perfetti, completi racconti di Sherwood Anderson è di rammarico per non averli letti prima. Da lui derivano tutte le suggestioni, i riferimenti, le analogie che tanto mi sono piaciute in romanzi e racconti successivi, da Steinbeck a Faulkner cogliendo i punti essenziali e riempendoli di umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti

    Le peculiarità di questi racconti è lo stile immediato e diretto, il linguaggio fatto di brevi frasi prende da subito il lettore, ma più che altro ha ispirato i grandi autori americani che vennero dop ...continua

    Le peculiarità di questi racconti è lo stile immediato e diretto, il linguaggio fatto di brevi frasi prende da subito il lettore, ma più che altro ha ispirato i grandi autori americani che vennero dopo Anderson. Sono storie delicate e tenere che si svolgono nell'Ohio, in un paesino denominato Winesburg. Il testo può essere collocato tra un romanzo e una raccolta di racconti, sebbene ciascuna delle sezioni del libro sia a sé stante, e allo stesso tempo formi il corpo della struttura: infatti, le storie si sovrappongono l'una all'altra in vari modi. George Willard è il protagonista che unifica il libro, egli appare in quindici delle ventiquattro storie, a volte come il personaggio principale, ma più spesso come un confidente - infelice, persona alienata o come l'ala Biddlebaum e Wash Williams possano condividere i loro guai. In queste storie, si è ascoltatori in un condotto attraverso il quale il lettore riceve le storie di altre persone. Come il libro termina, George esce dall'ombra e si sviluppa in un adulto, lasciandosi alle spalle le superficialità dei giovani. Alla fine di Winesburg, Ohio, egli è pronto a lasciare la sua città natale alle spalle, e con la sua partenza il lettore lo segue.

    ha scritto il 

  • 5

    If you don’t like this, you don’t like American Literature!

    Commentare la perfezione è un esercizio tanto pleonastico quanto puerile. Per quale ragione dovrei farvi perdere del tempo descrivendovi Winesburg e i suoi abitanti, quando con un biglietto economico ...continua

    Commentare la perfezione è un esercizio tanto pleonastico quanto puerile. Per quale ragione dovrei farvi perdere del tempo descrivendovi Winesburg e i suoi abitanti, quando con un biglietto economico potreste raggiungerla e visitarla con tutta calma? Mi limiterò a dirvi che quella cittadina dell’Ohio dei primi del ’900 non ha niente di straordinario, se non che somiglia sinistramente a migliaia di altre cittadine, paeselli e città di ogni luogo e tempo. La sua gente affronta la vita come tutta l’altra gente. I winesburghesi (o winesburghini?) procedono sul saliscendi dell’esistenza con passo talvolta sicuro e talaltra incerto, in solitudine o in compagnia, certe volte allungando una mano verso un altro viandante per fare insieme la strada e certe altre allungando il passo per allontanarsi dalla folla e proseguire senza nessuno intorno. Alla fine di quella strada, per molti se non per tutti, c’è il “futuro” - che non si sa bene cosa sia, o meglio, per ognuno assume una colorazione diversa: può essere costituito da semplice serenità (ammesso e non concesso che queste due parole possano essere scritte l’una dietro l’altra con tanta superficialità) o da un qualcosa di imprecisato ma grande e luminoso e apparentemente irraggiungibile.

    Con una scrittura che non cerca l’approvazione sbalordita del lettore, ma vuole dipingere con contorni netti, precisi e realistici la vita, Sherwood Anderson scrive un capolavoro diventato giustamente pietra di paragone e fonte d’ispirazione; nonché ennesimo argomento che i sostenitori del “talento innato piovuto dal cielo” possono produrre davanti alla corte per corroborare la loro tesi. Tesi che non mi trova d’accordo ma che, nel caso di Anderson, sembrerebbe meno campata in aria di quanto si potrebbe pensare. Chi era ’sto qua? In quali università ha studiato? Chi gli ha fornito gli strumenti per penetrare tanto a fondo l’animo umano e la capacità di mettere nero su bianco - con tale semplicità, immediatezza, accuratezza - i risultati di un sondare che al lettore non può che apparire instancabile e lungo, tanto lungo quanto una vita non potrà mai essere? La risposta più semplice, la più banale ma, forse, anche la più vicina al vero, è che Sherwood Anderson ha osservato le persone ordinarie che gli ruotavano intorno con l’occhio di chi non crede che esistano per davvero delle persone ordinarie e che, quando si è deciso a scrivere di loro, non essendo un erudito, lo ha fatto come se stesse raccontando un avvenimento a un amico, con parole sue e senza gonfiare il petto, senza la prosopopea dello “scrittore vero”. Bravo Sherwood, ti saremo per sempre debitori.

    https://www.youtube.com/watch?v=byvgp1dYEeo

    ha scritto il 

  • 2

    I racconti dell’Ohio non sono dei veri e propri racconti, ovvero: lo sono, se si guardano singolarmente, ma se li prendi tutti insieme, osservandoli da un po’ di distanza e riuscendo a raccoglierli tu ...continua

    I racconti dell’Ohio non sono dei veri e propri racconti, ovvero: lo sono, se si guardano singolarmente, ma se li prendi tutti insieme, osservandoli da un po’ di distanza e riuscendo a raccoglierli tutti, allora magicamente si trasformano in un oggetto diverso, a metà strada tra il romanzo e la raccolta di racconti. È un modello narrativo che all’epoca della prima pubblicazione non era ancora stato sviscerato e utilizzato così spesso. Ora magari è pratica comune (da bravo tondelliano mi viene in mente Altri libertini anche se per quanto riguarda l’autore di Collecchio il legame che teneva insieme il suo esordio era meno stretto di quello del libro di Anderson), ma per il tempo deve essere stato davvero qualcosa di frizzante e innovativo. Il tentativo di narrare le vicende di una tranquilla cittadina di provincia americana, nascondendo tra i vari racconti una trama più generale che vede il giovane giornalista George Willard quale suo protagonista, fu una ventata di novità nel panorama narrativo americano di inizio novecento, dove ancora gli scrittori più giovani cercavano una propria identità anche per quanto riguarda la forma del proprio lavoro.
    Anderson riesce a inventare (in questo caso per il suo tempo è giusto usare questo termine) un modo di narrare alternativo alle classiche forme brevi o lunghe, e lo fa con un’intuizione tanto semplice quanto brillante. A leggerlo adesso magari il libro perde un po’ di questa brillante illuminazione, ma al tempo stesso devo dire che in più di un’occasione non ci si accorge di leggere vicende ambientate a inizio ‘900 (e non so se questo a dire la verità sia un bene o un male).
    Quello che ne esce fuori è un quadro generale che comincia a prendere forma solo dopo alcuni racconti, quindi abbiate pazienza e non abbandonatelo anzitempo. È necessario leggerlo di seguito e non a pezzi e bocconi, solo così lo si può apprezzare, e notare anche delle piccole ossessioni che tormentano l’autore. Leggendo i racconti uno di seguito all’altro si nota infatti come Anderson inserisca esplicitamente in ogni racconto un’avventura che il personaggio intraprende o ha intrapreso. La narrazione parte in sordina, ogni volta, presentando i personaggi e narrando anche storie lunghe e complesse, fino a quando, a un certo punto, parte l’avventura. È quella il senso ultimo del racconto, mentre il resto è il tassello del piano più grande.
    Alla fine il libro rimane godibile, ma forse è più utile come caso di studio dell’invenzione di un metodo di narrazione nuovo, come un monito per tutti coloro che oggi non vedono la possibilità di inventare una nuova forma con la scusa che tutte le forme possibili sono già state inventate e percorse. Un tempo lo si pensava anche per questa forma che ora comune, e se adesso la si reputa comune lo si deve soprattutto a I racconti dell’Ohio.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capitolo per ogni abitante di Winesburg. Storie delicate e tenerissime di gente rimasta intrappolata nel proprio paesino. Il mio preferito è il dottor Reefy, "un vecchio con la barba bianca , un gr ...continua

    Un capitolo per ogni abitante di Winesburg. Storie delicate e tenerissime di gente rimasta intrappolata nel proprio paesino. Il mio preferito è il dottor Reefy, "un vecchio con la barba bianca , un gran naso e con delle mani pure molto grandi". Questo libro è meraviglioso.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronaca di una incertezza

    “Se devi fare lo scrittore devi smetterla di giocare con le parole; sarebbe meglio mettere da parte ogni idea di scrivere, finché non sei preparato. Adesso devi vivere. Non voglio farti paura, voglio ...continua

    “Se devi fare lo scrittore devi smetterla di giocare con le parole; sarebbe meglio mettere da parte ogni idea di scrivere, finché non sei preparato. Adesso devi vivere. Non voglio farti paura, voglio farti capire l'importanza di quello che tu puoi tentare. Non devi diventare un venditore ambulante di parole. Devi imparare quello che la gente pensa, non quel che la gente dice”.

    Osservare un campo di grano come se fosse il mare; fare in segreto quello che fanno i giovani sotto gli alberi; scoprire in questo modo la propria piccola parte nel disegno dell'esistere. Raccogliere le voci di una comunità come fragole in un cesto. Senza più sogni desiderare la vita e invecchiare senza essere soli. I racconti dell'Ohio sono la semplicità della vita rurale, i curiosi e profondi personaggi del paese con le loro vicende di vittorie e sconfitte, fortuna e malattia, matrimonio e fraternità; sono le imperfezioni del caso, i paesaggi dell'anima, gli episodi che cambiano la vita, l'amore decisivo. La volontà di radicarsi e il sogno di fuggire si alternano, nella quotidianità dei ruoli e nella fatica dell'impiego, dove colori differenti riescono a creare un'onda di significato e di senso nel destino dei singoli, dall'alba al tramonto, dalla giovinezza alla vecchiaia. Racconti che trasportano meravigliosamente e lasciano dentro memorie ostinate: il grido dell'essere, un'impronta indelebile, una nostalgia ineguagliabile.

    “Un desiderio di parole lo sopraffece, cominciò a pronunciare parole senza nesso, se ne riempiva la bocca e le buttava fuori perché erano parole coraggiose, piene di significato. Morte – mormorò – notte, mare, paura, bellezza”.

    ha scritto il 

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