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I racconti dell'Ohio

Di

Editore: Newton Compton

4.0
(661)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Catalano , Francese , Giapponese , Olandese

Isbn-10: 8854138266 | Isbn-13: 9788854138261 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Questo classico della narrativa americana scava profondamente tra desideri repressi, conflitti, inquietudini e sentimenti custoditi nell'intimità, celati sotto l'apparenza di una vita pubblica rispettabile e abitudinaria dagli abitanti di Winesburg, cittadina dell'Ohio. Si tratta di un tema ricorrente anche in altre opere dello stesso periodo: la comune quotidianità delle province americane all'inizio dell'era industriale sconfessa il mito di un'America puritana e conformista. All'occhio attento e profondo di Anderson gli schemi ottimistici del positivismo, entro cui la società moderna vorrebbe incasellare le singole esistenze, si rivelano fragili e fallaci di fronte ai bisogni e alla libertà dell'individuo.
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  • 4

    La prima impressione che ho provato leggendo i perfetti, completi racconti di Sherwood Anderson è di rammarico per non averli letti prima. Da lui derivano tutte le suggestioni, i riferimenti, le analo ...continua

    La prima impressione che ho provato leggendo i perfetti, completi racconti di Sherwood Anderson è di rammarico per non averli letti prima. Da lui derivano tutte le suggestioni, i riferimenti, le analogie che tanto mi sono piaciute in romanzi e racconti successivi, da Steinbeck a Faulkner cogliendo i punti essenziali e riempendoli di umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti

    Le peculiarità di questi racconti è lo stile immediato e diretto, il linguaggio fatto di brevi frasi prende da subito il lettore, ma più che altro ha ispirato i grandi autori americani che vennero dop ...continua

    Le peculiarità di questi racconti è lo stile immediato e diretto, il linguaggio fatto di brevi frasi prende da subito il lettore, ma più che altro ha ispirato i grandi autori americani che vennero dopo Anderson. Sono storie delicate e tenere che si svolgono nell'Ohio, in un paesino denominato Winesburg. Il testo può essere collocato tra un romanzo e una raccolta di racconti, sebbene ciascuna delle sezioni del libro sia a sé stante, e allo stesso tempo formi il corpo della struttura: infatti, le storie si sovrappongono l'una all'altra in vari modi. George Willard è il protagonista che unifica il libro, egli appare in quindici delle ventiquattro storie, a volte come il personaggio principale, ma più spesso come un confidente - infelice, persona alienata o come l'ala Biddlebaum e Wash Williams possano condividere i loro guai. In queste storie, si è ascoltatori in un condotto attraverso il quale il lettore riceve le storie di altre persone. Come il libro termina, George esce dall'ombra e si sviluppa in un adulto, lasciandosi alle spalle le superficialità dei giovani. Alla fine di Winesburg, Ohio, egli è pronto a lasciare la sua città natale alle spalle, e con la sua partenza il lettore lo segue.

    ha scritto il 

  • 5

    If you don’t like this, you don’t like American Literature!

    Commentare la perfezione è un esercizio tanto pleonastico quanto puerile. Per quale ragione dovrei farvi perdere del tempo descrivendovi Winesburg e i suoi abitanti, quando con un biglietto economico ...continua

    Commentare la perfezione è un esercizio tanto pleonastico quanto puerile. Per quale ragione dovrei farvi perdere del tempo descrivendovi Winesburg e i suoi abitanti, quando con un biglietto economico potreste raggiungerla e visitarla con tutta calma? Mi limiterò a dirvi che quella cittadina dell’Ohio dei primi del ’900 non ha niente di straordinario, se non che somiglia sinistramente a migliaia di altre cittadine, paeselli e città di ogni luogo e tempo. La sua gente affronta la vita come tutta l’altra gente. I winesburghesi (o winesburghini?) procedono sul saliscendi dell’esistenza con passo talvolta sicuro e talaltra incerto, in solitudine o in compagnia, certe volte allungando una mano verso un altro viandante per fare insieme la strada e certe altre allungando il passo per allontanarsi dalla folla e proseguire senza nessuno intorno. Alla fine di quella strada, per molti se non per tutti, c’è il “futuro” - che non si sa bene cosa sia, o meglio, per ognuno assume una colorazione diversa: può essere costituito da semplice serenità (ammesso e non concesso che queste due parole possano essere scritte l’una dietro l’altra con tanta superficialità) o da un qualcosa di imprecisato ma grande e luminoso e apparentemente irraggiungibile.

    Con una scrittura che non cerca l’approvazione sbalordita del lettore, ma vuole dipingere con contorni netti, precisi e realistici la vita, Sherwood Anderson scrive un capolavoro diventato giustamente pietra di paragone e fonte d’ispirazione; nonché ennesimo argomento che i sostenitori del “talento innato piovuto dal cielo” possono produrre davanti alla corte per corroborare la loro tesi. Tesi che non mi trova d’accordo ma che, nel caso di Anderson, sembrerebbe meno campata in aria di quanto si potrebbe pensare. Chi era ’sto qua? In quali università ha studiato? Chi gli ha fornito gli strumenti per penetrare tanto a fondo l’animo umano e la capacità di mettere nero su bianco - con tale semplicità, immediatezza, accuratezza - i risultati di un sondare che al lettore non può che apparire instancabile e lungo, tanto lungo quanto una vita non potrà mai essere? La risposta più semplice, la più banale ma, forse, anche la più vicina al vero, è che Sherwood Anderson ha osservato le persone ordinarie che gli ruotavano intorno con l’occhio di chi non crede che esistano per davvero delle persone ordinarie e che, quando si è deciso a scrivere di loro, non essendo un erudito, lo ha fatto come se stesse raccontando un avvenimento a un amico, con parole sue e senza gonfiare il petto, senza la prosopopea dello “scrittore vero”. Bravo Sherwood, ti saremo per sempre debitori.

    https://www.youtube.com/watch?v=byvgp1dYEeo

    ha scritto il 

  • 2

    I racconti dell’Ohio non sono dei veri e propri racconti, ovvero: lo sono, se si guardano singolarmente, ma se li prendi tutti insieme, osservandoli da un po’ di distanza e riuscendo a raccoglierli tu ...continua

    I racconti dell’Ohio non sono dei veri e propri racconti, ovvero: lo sono, se si guardano singolarmente, ma se li prendi tutti insieme, osservandoli da un po’ di distanza e riuscendo a raccoglierli tutti, allora magicamente si trasformano in un oggetto diverso, a metà strada tra il romanzo e la raccolta di racconti. È un modello narrativo che all’epoca della prima pubblicazione non era ancora stato sviscerato e utilizzato così spesso. Ora magari è pratica comune (da bravo tondelliano mi viene in mente Altri libertini anche se per quanto riguarda l’autore di Collecchio il legame che teneva insieme il suo esordio era meno stretto di quello del libro di Anderson), ma per il tempo deve essere stato davvero qualcosa di frizzante e innovativo. Il tentativo di narrare le vicende di una tranquilla cittadina di provincia americana, nascondendo tra i vari racconti una trama più generale che vede il giovane giornalista George Willard quale suo protagonista, fu una ventata di novità nel panorama narrativo americano di inizio novecento, dove ancora gli scrittori più giovani cercavano una propria identità anche per quanto riguarda la forma del proprio lavoro.
    Anderson riesce a inventare (in questo caso per il suo tempo è giusto usare questo termine) un modo di narrare alternativo alle classiche forme brevi o lunghe, e lo fa con un’intuizione tanto semplice quanto brillante. A leggerlo adesso magari il libro perde un po’ di questa brillante illuminazione, ma al tempo stesso devo dire che in più di un’occasione non ci si accorge di leggere vicende ambientate a inizio ‘900 (e non so se questo a dire la verità sia un bene o un male).
    Quello che ne esce fuori è un quadro generale che comincia a prendere forma solo dopo alcuni racconti, quindi abbiate pazienza e non abbandonatelo anzitempo. È necessario leggerlo di seguito e non a pezzi e bocconi, solo così lo si può apprezzare, e notare anche delle piccole ossessioni che tormentano l’autore. Leggendo i racconti uno di seguito all’altro si nota infatti come Anderson inserisca esplicitamente in ogni racconto un’avventura che il personaggio intraprende o ha intrapreso. La narrazione parte in sordina, ogni volta, presentando i personaggi e narrando anche storie lunghe e complesse, fino a quando, a un certo punto, parte l’avventura. È quella il senso ultimo del racconto, mentre il resto è il tassello del piano più grande.
    Alla fine il libro rimane godibile, ma forse è più utile come caso di studio dell’invenzione di un metodo di narrazione nuovo, come un monito per tutti coloro che oggi non vedono la possibilità di inventare una nuova forma con la scusa che tutte le forme possibili sono già state inventate e percorse. Un tempo lo si pensava anche per questa forma che ora comune, e se adesso la si reputa comune lo si deve soprattutto a I racconti dell’Ohio.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capitolo per ogni abitante di Winesburg. Storie delicate e tenerissime di gente rimasta intrappolata nel proprio paesino. Il mio preferito è il dottor Reefy, "un vecchio con la barba bianca , un gr ...continua

    Un capitolo per ogni abitante di Winesburg. Storie delicate e tenerissime di gente rimasta intrappolata nel proprio paesino. Il mio preferito è il dottor Reefy, "un vecchio con la barba bianca , un gran naso e con delle mani pure molto grandi". Questo libro è meraviglioso.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronaca di una incertezza

    “Se devi fare lo scrittore devi smetterla di giocare con le parole; sarebbe meglio mettere da parte ogni idea di scrivere, finché non sei preparato. Adesso devi vivere. Non voglio farti paura, voglio ...continua

    “Se devi fare lo scrittore devi smetterla di giocare con le parole; sarebbe meglio mettere da parte ogni idea di scrivere, finché non sei preparato. Adesso devi vivere. Non voglio farti paura, voglio farti capire l'importanza di quello che tu puoi tentare. Non devi diventare un venditore ambulante di parole. Devi imparare quello che la gente pensa, non quel che la gente dice”.

    Osservare un campo di grano come se fosse il mare; fare in segreto quello che fanno i giovani sotto gli alberi; scoprire in questo modo la propria piccola parte nel disegno dell'esistere. Raccogliere le voci di una comunità come fragole in un cesto. Senza più sogni desiderare la vita e invecchiare senza essere soli. I racconti dell'Ohio sono la semplicità della vita rurale, i curiosi e profondi personaggi del paese con le loro vicende di vittorie e sconfitte, fortuna e malattia, matrimonio e fraternità; sono le imperfezioni del caso, i paesaggi dell'anima, gli episodi che cambiano la vita, l'amore decisivo. La volontà di radicarsi e il sogno di fuggire si alternano, nella quotidianità dei ruoli e nella fatica dell'impiego, dove colori differenti riescono a creare un'onda di significato e di senso nel destino dei singoli, dall'alba al tramonto, dalla giovinezza alla vecchiaia. Racconti che trasportano meravigliosamente e lasciano dentro memorie ostinate: il grido dell'essere, un'impronta indelebile, una nostalgia ineguagliabile.

    “Un desiderio di parole lo sopraffece, cominciò a pronunciare parole senza nesso, se ne riempiva la bocca e le buttava fuori perché erano parole coraggiose, piene di significato. Morte – mormorò – notte, mare, paura, bellezza”.

    ha scritto il 

  • 4

    Singolare raccolta di racconti del 1916, ciascuno dei quali ha per protagonista un abitante di uno sperduto villaggio dell'Ohio presso il lago Erie. L'elemento di raccordo delle vicende narrate, oltre ...continua

    Singolare raccolta di racconti del 1916, ciascuno dei quali ha per protagonista un abitante di uno sperduto villaggio dell'Ohio presso il lago Erie. L'elemento di raccordo delle vicende narrate, oltre al villaggio, è il giovane George Willlard, cronista del giornaletto locale.
    Si potrebbe considerare questo libro come un utile documento sulla vita nelle cittadine rurali americane all'epoca dell'inurbamento, ma non è questo il punto: in realtà, i racconti tracciano un percorso, programmato e analitico, nel labirinto dei pensieri, delle visioni, delle aspirazioni e delle solitudini dell'uomo che intravvede (come si legge alla fine del penultimo racconto) "la cosa che rende possibile la vita adulta agli uomini e alle donne nel mondo moderno". Chiaramente programmatico è, difatti, il primo racconto, che ha per protagonista - guarda caso - "un vecchio scrittore con i baffi bianchi", che scrive un Libro delle caricature, sulla base della teoria per cui, "nel momento in cui qualcuno s'impadroniva di una verità e diceva che quella era la sua verità e provava a vivere secondo essa, egli diventava una caricatura e la verità che abbracciava diventava una falsità": i racconti sono dunque proprio quel libro, una teoria di caricature nevrotiche di soggetti che si scontrano con l'ostilità-incomprensibilità di un mondo nuovo ed immenso che sta rapidamente cambiando, e che affannosamente cercano in sé uno spazio di libertà che finisce, però, per costituire una gabbia ancor più stringente.
    Leggendo queste prose apparentemente semplici, al limite del naive (al punto che sorgono dubbi sulla traduzione: di qui la stella in meno), nelle quali i ritratti si stagliano in tutto il loro chiaroscuro, provavo irritazione di fronte alla trovata ingenua di affidare il meccanismo narrativo all'inverosimile figura del cronista che vede e registra tutto, al quale tutti si rivolgono per raccontare la propria storia. Poi ho capito: George Willard non funziona perché non è Anderson; Anderson è il puritano Jesse Bentley, che cerca sempre la conferma della propria salvezza in un dialogo-lotta biblico con il suo Dio inconoscibile, è Alice Hindman, che attende in piena consapevolezza un ritorno che non avverrà, è Seth Richmon, il pensatore, che sembra già un personaggio della McCullers, è soprattutto Enoch Robinson, che vive e dialoga con i suoi fantasmi finché l'incontro con una donna non li fa sparire... Uomini e donni veri, profondamente americani.
    E l'influenza su chi verrà dopo è facile da scorgere: "Si rabbrividisce all'idea che la vita non significa nulla, mentre al contempo, se la gente della cittadina è la propria gente, si ama la vita così intensamente che vengono le lacrime agli occhi"; non è Cheever?

    ha scritto il 

  • 5

    L'incontro con I racconti dell'Ohio è stata casualmente interessante.
    Mentre guardavo un film, La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, in una scena si vede uno dei protagonisti, Matteo, che tiene ...continua

    L'incontro con I racconti dell'Ohio è stata casualmente interessante.
    Mentre guardavo un film, La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, in una scena si vede uno dei protagonisti, Matteo, che tiene in mano questo libro. Nel giro di qualche giorno l'ho recuperato e letto tutto d'un fiato.
    Bellissimo, poetico, coinvolgente. Si scivola lentamente in questa atmosfera della provincia americana di fine ottocento. Winesburg (cittadina immaginaria) è diventata la mia cittadina. I suoi personaggi sono diventati miei concittadini. Trasportata in un mondo sconosciuto eppure familiare. Racconti leggeri ma pieni di dettagli. Ogni persona è descritta con cura e i ritratti psicologici sono centrati.
    Bella scoperta! Un film bellissimo che mi ha condotto ad un libro bellissimo.

    ha scritto il 

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