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I racconti dell'Ohio

By Sherwood Anderson

(149)

| Mass Market Paperback

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Book Description

Questo classico della narrativa americana scava profondamente tra desideri repressi, conflitti, inquietudini e sentimenti custoditi dell'intimità che si celano sotto l'apparenza di una vita pubblica rispettosa e abitudinaria degli abitanti di Winesbu Continue

Questo classico della narrativa americana scava profondamente tra desideri repressi, conflitti, inquietudini e sentimenti custoditi dell'intimità che si celano sotto l'apparenza di una vita pubblica rispettosa e abitudinaria degli abitanti di Winesburg, cittadina dell'Ohio. Si tratta di un tema ricorrente anche in altre opere dello stesso periodo: la comune quotidianità delle province americane all'inizio dell'era industriale sconfessa il mito di un'America puritana e conformista. All'occhio attento e profondo di Anderson gli schemi ottimistici del positivismo, entro cui la società moderna vorrebbe incasellare le singole esistenze, si rivelano fragili e fallaci di fronte ai bisogni e alla libertà dell'individuo.
"Lo stile di Anderson [...] una nuova intramatura dell'inglese, tutta fatta di idiotismi americani, [...] non è più un dialetto ma un linguaggio ripensato, ricreato, poesia. Nel racconto scritto da Anderson sempre eccheggia così il particolare americano, l'uomo vivo" (Cesare Pavese).

152 Reviews

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    http://librosulcomo.it/2014/05/i-racconti-dell-ohio/ Il rapporto con Dio. Ecco uno dei tanti volti che emergono da questo capolavoro di Sherwood Anderson, I racconti dell’ Ohio, edito da Newton Compton. Il rapporto con Dio che è rapporto con la ter ...(continue)

    http://librosulcomo.it/2014/05/i-racconti-dell-ohio/

    Il rapporto con Dio. Ecco uno dei tanti volti che emergono da questo capolavoro di Sherwood Anderson, I racconti dell’ Ohio, edito da Newton Compton.
    Il rapporto con Dio che è rapporto con la terra, vissuto in un orizzonte iniziatico, orizzonte temporale come origine di una nuova era, gli albori del materialismo proprio dell’età capitalistica.

    L’opera viene pubblicata per la prima volta nel 1919, ma il tempo della narrazione è ormai storico; riguarda, infatti, quel periodo che segue la guerra civile americana (guerra di secessione), anni a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. All’interno di questo riferimento temporale ruotano le 24 storie, voci di 24 diversi personaggi, abitanti di Winesburg, Ohio, che sembrano rivolgersi a un’unica figura: il giovane George Willard. Costui è, infatti, il cronista del giornale locale, il <<Winesburg Eagle>> ed è il collante delle 24 vite che si susseguono senza ordine preciso, in questo insieme. In quanto giornalista è proprio George l’orecchio del paese, colui che si muove nel piccolo villaggio in ascolto di tutti quelli che hanno qualcosa da dire.
    Si apre così la dimensione del racconto, quella in cui i diversi personaggi, il dottore, il filosofo, la maestra, il reverendo, la madre, ecc., rivelano un’intimità inquieta, fatta di desideri repressi e conflitti taciuti troppo a lungo. Ciascuno di questi uomini e donne di Winesburg, Ohio, trattiene dietro di se un passato nascosto, in cui il fallimento si manifesta come l’elemento dominante, causa di un presente fatto di sofferenza e frustrazione. Il desiderio di essere amati è ciò che George Willard percepisce nelle loro voci in quei momenti di confidenza, quando la facciata apparente di una vita rispettabile e quotidiana si frantuma di fronte a un impulso prepotente.
    Sono le voci figlie del mutamento, del più grande cambiamento avvenuto nella storia, quando la dimensione ordinata e pacifica del paesaggio rurale sta per lasciare il posto alla frenesia delle macchine e delle riviste.
    Vite che, toccate perifericamente da questo grande capovolgimento, ne percepiscono, in lontananza, la presenza che si manifesta, come è solito, in una profonda crisi.
    “I racconti dell’Ohio”, libro che rientra tra i classici della narrativa, può essere definito, senza esagerare, un capolavoro.
    Si ritrovano, al suo interno, le grandi questioni che hanno interessato tutto il Novecento: l’avvento delle macchine nell’antica dimensione rurale che trasforma il rapporto con il lavoro e con la terra; il mutamento vissuto intimamente come momento di crisi, con il manifestarsi di quei conflitti interiori e quelle nevrosi che furono portate alla conoscenza dell’uomo dalla psicanalisi freudiana; il desiderio di abbandonare il luogo natio, troppo piccolo e angusto, troppo chiuso di fronte a un avvenire ricco di speranze; l’imporsi di quella Volontà di Potenza, il volto dell’uomo moderno, che Nietzsche aveva elevato ad emblema del secolo scorso. Per ultimo, il mutato rapporto con Dio, un rapporto antico che, se da un lato esigeva dei sacrifici, pentimenti, e il timore del peccato, dall’altro lato si rivelava in un bisogno diretto, immediato, intimo, a sostegno di una fede come unico riferimento della vita.
    “Più tardi, quando rincasava, e si faceva avanti la notte piena di stelle, era più difficile tornare al vecchio sentimento di un Dio vicino e personale che viveva nel cielo soprastante e che poteva, ad ogni istante, allungare la sua mano e toccargli la spalla affidandogli un compito eroico da svolgere. La mente di Jesse era ferma sulle cose che aveva letto nei giornali e sulle riviste, sulle fortune da farsi…”.

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    Librosulcomò said on Jun 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    a Winesburg si ride senza allegria.
    a Winesburg tutti hanno gli occhi azzurri grigi. Villaggio dei dannati?.
    a Winesburg, che due palle, a Winesburg.

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    said on Jun 20, 2014 | Add your feedback

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    Con rapida immaginazione, cominciò a inventarsi persone sue, con le quali poter infine parlare e spiegare quelle cose che non era stato capace di spiegare alle persone vere. La stanza si affollò di spiriti di uomini e donne, tra i quali egli si muove ...(continue)

    Con rapida immaginazione, cominciò a inventarsi persone sue, con le quali poter infine parlare e spiegare quelle cose che non era stato capace di spiegare alle persone vere. La stanza si affollò di spiriti di uomini e donne, tra i quali egli si muoveva, parlando a sua volta. Era come se tutti quelli che Enoch Robinson aveva conosciuto, avessero lasciato un qualcosa di se stessi, qualcosa che egli potesse plasmare e cambiare, a seconda della sua fantasia, qualcosa capace di capire tutto circa i discorsi tipo quello della donna ferita dietro la macchia di sambuchi, nel suo quadro. Il mite ragazzo dell'Ohio, dagli occhi azzurri, era un egoista totale, egoista come tutti i bambini. Non voleva amici per la pura e semplice ragione che nessun bambino vuole amici. Più di tutto, voleva persone che ragionassero come lui, persone con le quali poter parlare realmente, persone che egli potesse catechizzare ore e ore, e sgridare: servi, in realtà, della sua fantasia. Tra queste persone, si sentiva sempre sicuro di sé e quasi audace. Potevano parlare, certo, e anche avere le loro opinioni, ma l'ultima parola era sempre la sua ed era definitiva (Solitudine, p. 128).

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    pink_rose_72 said on Jun 12, 2014 | Add your feedback

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    Questi racconti hanno in comune il luogo, Winesburg, una fittizia piccola cittadina dell'ohio e un personaggio, George Willard, giovane cronista di cronaca locale e spirito di Winesburg. Anderson narra le vicende di alcuni abitanti di Winesburg verso ...(continue)

    Questi racconti hanno in comune il luogo, Winesburg, una fittizia piccola cittadina dell'ohio e un personaggio, George Willard, giovane cronista di cronaca locale e spirito di Winesburg. Anderson narra le vicende di alcuni abitanti di Winesburg verso la fine del XIX secolo. Si tratta di outsiders con delle singolari personalità e delle storie spesso sfortunate.Ben scritto.

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    sonietta82 said on Jun 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Exile on Main Street

    La vita è una cosa elastica, che scorre. Non ci sono storie a trama fissa nella vita.
    (Sherwood Anderson, “Memoirs”)

    Amos Oz voleva fare lo scrittore ma era insoddisfatto delle sue storie, gli sembravano insignificanti. Finché non gli capitò ...(continue)

    La vita è una cosa elastica, che scorre. Non ci sono storie a trama fissa nella vita.
    (Sherwood Anderson, “Memoirs”)

    Amos Oz voleva fare lo scrittore ma era insoddisfatto delle sue storie, gli sembravano insignificanti. Finché non gli capitò in mano “Winesbourg, Ohio” ed ebbe la classica illuminazione. Comprese che è possibile raccontare di personaggi ordinari, con vite ordinarie, in un ambiente ordinario. Sono le piccole mele vizze, scartate dai raccoglitori, brutte di aspetto ma ugualmente buone e succose.

    Questo romanzo per racconti è responsabile, quanto meno, del più grande scrittore israeliano contemporaneo. Ma il suo impatto sulla narrativa, soprattutto americana, è devastante. Si può arrivare fino a Carver, che porterà all’estremo il processo di Anderson e, con metodo michelangiolesco, toglierà ai suoi personaggi la biografia e l’ambiente per lasciare le sue impareggiabili fotografie.

    Main Street è uno spazio ma è anche un luogo mentale. La via principale delle piccole città, così importante nel Midwest, l’Ohio di Anderson, è il luogo di incontro, lo spazio comune. Il posto in cui le persone interagiscono e si relazionano mostrando il loro aspetto pubblico.
    Ma ogni vita è fatta di molto altro. E spesso quello che si vede è solo la punta di un iceberg.
    Main Street è lunga, inizia e finisce nella campagna. Si dipartono i vicoli, e nelle vie parallele ci sono il retro delle case e delle botteghe. I luoghi in cui si compiono le esperienze, in cui si conosce, in cui si cresce.
    Sherwood Anderson racconta storie che grattano la facciata di Main Street per farci sapere che ogni persona, ogni vita ha il diritto di assurgere ad argomento letterario.

    Siamo alla fine dell’Ottocento. La Guerra di Secessione si sente ancora ma si sta preparando una nuova rivoluzione, che sta per trasformare gli Stati Uniti. L’agricoltura, che resterà, sarà però affiancata e superata dall’industria e dai commerci, dalle tecnologie e dalle vie di comunicazione.
    È la grande epopea delle fasi di passaggio, in cui gli uomini si trovano tirati dal passato e dal futuro, sono tentati di resistere e di cambiare.
    Gli albori dell’era più materialistica nella storia di questo mondo, quando le guerre saranno combattute senza patriottismo, e gli uomini dimenticheranno Dio per attenersi solo a precetti morali, quando la volontà di potere rimpiazzerà la volontà di servire, e la bellezza verrà quasi dimenticata, nell’agghiacciante tutto a capofitto dell’umanità verso altri possedimenti materiali

    E, se ci fossero dubbi sulle intenzioni dell’autore, in un passaggio del libro, a quello che si può definire il protagonista, George Willard, vengono rivolte queste parole.
    Se vuoi diventare uno scrittore devi smettere di giocare con le parole.
    Non devi diventare un venditore ambulante di parole. L’importante è imparare a conoscere cosa la gente ha in mente, non quello che dice.

    Amos Oz – ma non solo – ringrazia.

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    F.Ramone said on May 4, 2014 | Add your feedback

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    Nel grande studio vuoto l’uomo e la donna sedevano l’uno di fronte all’altra, guardandosi, e avevano parecchio in comune; dissimili erano i loro corpi, così come il colore degli occhi, la lunghezza del naso, le circostanze della loro esistenza; tu ...(continue)

    Nel grande studio vuoto l’uomo e la donna sedevano l’uno di fronte all’altra, guardandosi, e avevano parecchio in comune; dissimili erano i loro corpi, così come il colore degli occhi, la lunghezza del naso, le circostanze della loro esistenza; tuttavia qualcosa in tutti e due aveva il medesimo significato, cercava lo stesso abbandono, poteva produrre la medesima impressione su un osservatore.

    Com’è stato possibile che io ignorassi questo grande scrittore fino ad oggi?
    Per tutto il tempo della lettura (lento: è necessario andare lentamente, assaporare, rileggere, sedimentare) ho desiderato essere là, nella cittadina di Winesburg, milleduecento abitanti a inizio Novecento, io che detesto le piccole città dove tutti si conoscono, per sentire su di me lo sguardo di Anderson, sguardo straordinariamente acuto, limpido, profondo, affettuoso, paziente, e saggio.

    Bella anche la prefazione di Vinicio Capossela, e splendida la traduzione, credo di Giuseppe Trevisani. Voglio leggere tutto quello che Anderson ha scritto!

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    Xenja said on May 4, 2014 | 6 feedbacks

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