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I racconti della Kolyma

By Varlam Šalamov

(898)

| Paperback | 9788845915031

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Book Description

Varlam Tichonovič Šalamov (1907-1982) trascorse diciassette anni nelle prigioni e nei lager sovietici. Tornato in libertà (una libertà peraltro puramente nominale), negli anni Cinquanta e Sessanta scrisse I racconti della Kolyma, che apparvero Continue

Varlam Tichonovič Šalamov (1907-1982) trascorse diciassette anni nelle prigioni e nei lager sovietici. Tornato in libertà (una libertà peraltro puramente nominale), negli anni Cinquanta e Sessanta scrisse I racconti della Kolyma, che apparvero per la prima volta in volume nel 1978 in Occidente e nel 1992 in Russia.

189 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Il tempo e la mente giocano a dadi

    Le memorie di un condannato ai lavori forzati in quella Siberia orientale dove tutto è gelo; non c'è tempo per pensare oltre a quello di sopravvivere per puro istinto di attaccamento alla vita, anche se spesso si desidera la morte immediata come libe ...(continue)

    Le memorie di un condannato ai lavori forzati in quella Siberia orientale dove tutto è gelo; non c'è tempo per pensare oltre a quello di sopravvivere per puro istinto di attaccamento alla vita, anche se spesso si desidera la morte immediata come liberazione. Esseri viventi che non hanno più dignità umana; maltrattamenti, umiliazioni, fame, freddo, spossatezza e malattia sono sempre presenti. I rapporti interpersonali sono meteore, la mente si avvita in una spirale dove il pensiero viene fagocitato da un'invisibile sfera che si restringe fino al virtuale soffocamento interiore. Lavoro forzato e sopravvivenza si confondono in una distesa bianca senza tempo che non sia l'attimo presente; un luogo dove tutto è gelo, dove anche l'anima diventa di ghiaccio.

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    Ferruccio said on May 29, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bello!! Un'autobiografia che riporta alla mente gli orrori della guerra sotto il governo russo...

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    Meloanto75 said on Jan 15, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Salamov è definito "il Primo Levi russo", e all'inizio credevo fosse dovuto al parallelismo tra le loro situazioni: entrambi sopravvissuti a campi di concentramento (perchè i campi di Stalin a conti fatti quello erano), ed entrambi hanno scritto la l ...(continue)

    Salamov è definito "il Primo Levi russo", e all'inizio credevo fosse dovuto al parallelismo tra le loro situazioni: entrambi sopravvissuti a campi di concentramento (perchè i campi di Stalin a conti fatti quello erano), ed entrambi hanno scritto la loro esperienza. Dopo poche pagine mi sono resa conto che la definizione è dovuta anche all'abilità nello scrivere, perchè queste sono testimonianze che colpirebbero come un pugno anche solo come mero elenco dei fatti, ma che questi uomini riescono a scrivere bene, usando le parole al meglio perchè sono scrittori. Un libro in cui mi sono senita sempre a disagio, perchè lo leggevo e io ero al caldo, ero al sicuro, non avevo fame, nessuno mi avrebbe fatto del male di lì a poco. Un libro dove mi sono sentita in dovere di leggere ogni singola frase, perchè ci sono capitoli che sono tutto ciò che rimane di una persona che è morta, che ha lottato e non ce l'ha fatta, e magari era lì perchè ha lottato per evitare che fosse la norma, per far sì che quello che è successo fosse guardato dagli occhi della Storia come qualcosa di cui vergognarsi. O magari era lì perchè era una persona normale ma al regime non andava bene.

    Racconti di persone, di vita quotidiana, di cattiveria quotidiana, e paradossalmente bellissimo.

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    Katerina said on Dec 30, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Concordo con chi ha detto che leggere “I racconti della Kolyma” è un dovere morale.
    E’ la testimonianza più agghiacciante di come l’uomo possa essere disumanizzato, annientato nel corpo, nello spirito, nell’anima, con lucida coscienza, con una crudel ...(continue)

    Concordo con chi ha detto che leggere “I racconti della Kolyma” è un dovere morale.
    E’ la testimonianza più agghiacciante di come l’uomo possa essere disumanizzato, annientato nel corpo, nello spirito, nell’anima, con lucida coscienza, con una crudeltà che non appartiene neppure alle bestie più feroci. La scrittura di Salomov è allucinata e allucinante, propria di chi emerge non tanto da un incubo ma da un inferno annichilente dove la condizione della morte era per certo la più desiderata ed invidiata. Ogni sua parola, ogni sua frase è testimonianza e denuncia che inchioda non solo Stalin alle sue responsabilità ma anche l’Europa, gli intellettuali, la Storia.
    Per quell’istinto di sopravvivenza che Salomov stesso descrive come “la qualità di cui l’uomo è in sommo grado dotato”, per quella “forza di resistenza che sa costringere il proprio spirito a servire con successo il corpo”, dopo l’annichilimento fisico e spirituale, egli reagisce e i ricordi gli riemergono ad un tratto e gli hanno permesso di ricostruire la discesa agli Inferi, nel Cocito più bestiale per poi risalire pian piano fino al recupero delle forze vitali ed intellettuali. I ricordi investono gli uomini, le cose, gli animali, i luoghi ma non sono consequenziali; Salomov scrive così come gli si affacciano alla mente, in modo del tutto spontaneo e atemporale. E allora ricostruisce le angosce degli interrogatori, le umiliazioni e le crudeltà della vita nei lager, la rabbia che segna ogni momento della giornata ma anche la rassegnazione e a volte il desiderio di farla finita. Ma poi come ho detto prima subentra la l’istinto di voler salvare la vita!
    Accanto a pagine drammatiche ed angoscianti capita anche di leggere con sorpresa bellissime osservazioni di fenomeni naturali. Salomov ha una acuta capacità di osservazione e una particolare sensibilità verso la natura e gli esseri animali. Stupenda è la descrizione della taiga e degli alberi che vi vivono, come il pino mugo , per esempio. Un albero che, meglio di qualsiasi marchingegno tecnologico, percepisce i cambiamenti delle stagioni, e meglio di qualsiasi essere vivente si adatta all’ambiente e si difende dall’inferno del gelo, strisciando per terra come un polipo. Ma questi alberi sono stati creati per quelle temperature, ma gli uomini? In quelle situazioni estreme l’uomo non può adattarsi,per di più senza cibo, senza abiti e calzature adatte, senza fuoco, senza nulla. Vengono in superficie allora i peggiori sentimenti, qui si applica alla lettera il detto latino : “Mors tua, vita mea”. Proprio lì, in quelle condizioni disumane, il sentimento migliore che puoi trovare è l’indifferenza, “” Da tempo aveva capito da dove venissero questa ottusità, questo freddo dell’anima. Il gelo, quello stesso che trasformava in ghiaccio uno sputo in volo, era penetrato fino nelle anime. Se potevano congelarsi le ossa, poteva congelarsi anche il cervello, poteva congelarsi anche l’anima. Al freddo non puoi pensare a nulla. E l’anima si era congelata, rattrappita, e forse sarebbe rimasta ghiacciata per sempre””!!!!! E cosa c’è da scrivere di più?

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    elettra said on Dec 24, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    ---> la trovi anche sul mio blog: http://ibastoncinidelghiacciolo.wordpress.com/2012/01/2…

    Forse la descrizione massima "dell'errore, dell'orrore", citando gli Offlaga Disco Pax, della visione distorta ...(continue)

    ---> la trovi anche sul mio blog: http://ibastoncinidelghiacciolo.wordpress.com/2012/01/2…

    Forse la descrizione massima "dell'errore, dell'orrore", citando gli Offlaga Disco Pax, della visione distorta del comunismo marxista, prodotta in Unione Sovietica durante la dittatura di Stalin.

    Più potenti nella loro drammatica semplicità risuonano le pagine di Šalamov, rispetto al più famoso e ricordato scrittore sugli orrori del GULag, ovvero Solženicyn. Šalamov, stesso, rimase esterrefatto nel leggerne il famosissimo libro Una giornata di Ivan Denisovič e leggere di gatti liberi di girare per alcuni luoghi del campo: era impensabile per un reduce della Kolyma il passeggiare di un gatto ancora vivo!

    Non vorrei però qui sminuire ciò che ha passato Solženicyn, insignito pure del Premio Nobel per la Letteratura nel 1970; esperienze terribili, che solo in parte il lettore riesce ad evocare leggendo le sue pagine.

    Ma la Kolyma era ben altro. Rappresenta il fondo della capacità dell'uomo di disumanizzarsi, neanche Dante quando descrive il fondo del suo Inferno, la Ghiaccia di Cocito, arriva a pensare a qualcosa del genere per rappresentare la bassezza e l'abbrutimento dove può arrivare l'uomo. E purtroppo per la storia dell'umanità questo fondo sarà toccato nuovamente; Auschwitz e tutti gli altri lager nazisti toccano livelli simili: gli orrori degli anni '30 e '40 che l'uomo a provocato a se stesso devono continuare ad essere ricordati per evitare che si ripetano nuovamente.

    Ed è questa l'importanza delle pagine dei Racconti ed il perché vadano lette. Come lucidamente analizzò lo stesso Šalamov in una lettera a Pasternak, «l'essenziale non è qui, ma nella corruzione della mente e del cuore, quando giorno dopo giorno l'immensa maggioranza delle persone capisce sempre più chiaramente che in fin dei conti si può vivere senza carne, senza zucchero, senza abiti, senza scarpe, ma anche senza onore, senza coscienza, senza amore né senso del dovere. Tutto viene a nudo, e l'ultimo denudamento è tremendo. La mente sconvolta, già attaccata dalla follia, si aggrappa all'idea di "salvare la vita" grazie al geniale sistema di ricompense e sanzioni che le viene proposto. Questo sistema è stato concepito in modo empirico, giacché è impossibile credere all'esistenza di un genio capace di inventarlo da solo e d'un sol colpo...» (p. 630)

    Continuare a leggere per continuare a ricordare questi orrori, a questo serve questo libro (e tanti altri simili) e provare a crescere come essere umani, perché non accada più che "l'uomo dimentichi che è un essere umano" (p. 630).

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    Floriano said on Nov 5, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dolente

    Come si fa a definire bello un libro pieno di tragedie piccole e grandi? Un libro attraversato da continui soprusi, angherie, vessazioni. Un libro dove ti piacerebbe pensare che le storie raccontate siano solo frutto di fantasia...mentre invece è tut ...(continue)

    Come si fa a definire bello un libro pieno di tragedie piccole e grandi? Un libro attraversato da continui soprusi, angherie, vessazioni. Un libro dove ti piacerebbe pensare che le storie raccontate siano solo frutto di fantasia...mentre invece è tutto maledettamente vero

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    Pierlues said on Sep 6, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (898)
    • 5 stars
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    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 631 Pages
  • ISBN-10: 8845915034
  • ISBN-13: 9788845915031
  • Publisher: Adelphi (Gli Adelphi; 153)
  • Publish date: 1999-01-01
  • Also available as: Boxset , Others
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