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I racconti di Kafka

Di

Editore: Longanesi

4.1
(128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 238 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000214491 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Sprazzi di luce

    "La Metamorfosi" è, a mio avviso, giustamente il racconto più rappresentativo. Angoscia, pietà, surreale (eppure così reale) si mescolano magicamente. Non riesco a dire lo stesso per gli altri racconti, seppure non credo che ci si possa esprimere in maniera negativa visto lo stile finissimo e imp ...continua

    "La Metamorfosi" è, a mio avviso, giustamente il racconto più rappresentativo. Angoscia, pietà, surreale (eppure così reale) si mescolano magicamente. Non riesco a dire lo stesso per gli altri racconti, seppure non credo che ci si possa esprimere in maniera negativa visto lo stile finissimo e impeccabile. Personalmente ho trovato difficoltà ad afferrare il succo, il messaggio di alcuni racconti e questo è un limite imputabile certamente a me, ma anche ad una imperscrutabilità eccessiva. Ammetto che quando però il messaggio arriva se ne rimane estasiati (vedi "Il messaggio dell'imperatore")

    ha scritto il 

  • 5

    E' il mio primissimo Kafka (proprio questo Longanesi frusto e disfatto) ed è stato amore a prima vista.. Chissà perché di questa edizione ricordo soprattutto i racconti brevissimi, gli apologhi. In particolare quello straordinario di Ulisse e le sirene.

    ha scritto il 

  • 1

    Mi arrendo!

    Mi sono detta '' non si puo` arrivare a quarant'anni senza aver letto nulla di Kafka'' e cosi` mi sono accinta a leggere questi racconti. Mi sono trovata di fronte a pensieri e discorsi assurdi, senza una logica per me normale, disturbanti.
    Sicuramente sara` la mia ignoranza che non me lo fa capi ...continua

    Mi sono detta '' non si puo` arrivare a quarant'anni senza aver letto nulla di Kafka'' e cosi` mi sono accinta a leggere questi racconti. Mi sono trovata di fronte a pensieri e discorsi assurdi, senza una logica per me normale, disturbanti. Sicuramente sara` la mia ignoranza che non me lo fa capire, ma proprio non ce la faccio ad andare avanti ed ho troppi libri che mi aspettano per continuare a torturarmi con questo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ricordo di una malattia

    Lessi per la prima volta questi racconti, proprio nella versione pocket longanesi vecchia anni'60, in un paio di giorni in cui ero a casa da scuola, al ginnasio, per un'influenza. Trovai il libro negli scaffali di casa, era lì da diversi anni.
    L'insieme costituito dalla febbre intorno a 38° e la ...continua

    Lessi per la prima volta questi racconti, proprio nella versione pocket longanesi vecchia anni'60, in un paio di giorni in cui ero a casa da scuola, al ginnasio, per un'influenza. Trovai il libro negli scaffali di casa, era lì da diversi anni. L'insieme costituito dalla febbre intorno a 38° e la visionarietà di Kafka risultò un ottimo cocktail. Il pezzo forte della raccolta è La metamorfosi. Geniale l'inizio: al risveglio Gregor Samsa si ritrova trasformato in scarafaggio. Non mi hanno mai spaventato o disgustato gli scarafaggi, quindi mi sono accostato totalmente libero da condizionamenti al racconto. L'atmosfera della narrazione oscilla fra realtà quotidiana e allucinazione, un bel mix, equilibrato e stimolante. "Bisogna attenersi ai fatti", scriveva Althusser da un manicomio, "ma anche le allucinazioni sono fatti". Ecco, ben si adatta alla Metamorfosi, questa frase di Althusser. Dentro a questa atmosfera strana ci sono tutte le tematiche che poi Kafka svilupperà nei romanzi: la solitudine dell'individuo; l'incomprensibilità della realtà; la critica al potere e alla burocrazia; la morte come liberazione. Lo stile di scrittura è ironico e paradossale, per cui la tragedia sfuma in un'angoscia sottile che ti pervade. Fra le mie annotazioni di allora, anche un elenco degli altri racconti migliori: Un medico di campagna, Davanti alla legge, Una visita alla miniera, Undici figli, Fratricidio, Un sogno, Nella colonia penale, Un giudizio, Essere infelici. Ho letto in una recensione aNobiiana una specie di sfida a rileggere: ebbene io ho riletto questo libro e altre versioni diverse volte. Ma credo che anche Kafka sia così, senza mezzze misure: o lo ami tanto o fai fatica a sopportarlo. Io lo amo tanto.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle, salvato dalla "Metamorfosi". Il resto proprio non l'ho digerito, si vede che quando l'avevo fatto a scuola la prof. era risucita a farmelo comprendere al meglio. Ora l'ho trovato inconcludente, anzi sconclusionato, oppure crudele e fastidioso. Magari lo rileggerò tra qualche mese, chi ...continua

    Tre stelle, salvato dalla "Metamorfosi". Il resto proprio non l'ho digerito, si vede che quando l'avevo fatto a scuola la prof. era risucita a farmelo comprendere al meglio. Ora l'ho trovato inconcludente, anzi sconclusionato, oppure crudele e fastidioso. Magari lo rileggerò tra qualche mese, chissà che non riesca ad apprezzarlo di più!

    ha scritto il 

  • 1

    All'insegna della vera littérature noire

    Personalmente non amo molto Kafka. A parte il suo modo di scrivere, che non mi dispiace, trovo i suoi racconti obsoleti, troppo cupi e stravaganti e oserei dire noiosi. Una volta letto un suo scritto sfido chiunque ad una rilettura :(

    ha scritto il 

  • 5

    Odradek...il mio mostro preferito


    "C'è chi dice che la parola Odradek derivi dallo slavo e cerca, in conseguenza, di spiegarne l'etimologia. Altri invece pensano che la parola provenga dal tedesco, e sia solo influenzata dallo slavo. L'incertezza delle due interpretazioni consente, con ra ...continua

    Odradek...il mio mostro preferito

    "C'è chi dice che la parola Odradek derivi dallo slavo e cerca, in conseguenza, di spiegarne l'etimologia. Altri invece pensano che la parola provenga dal tedesco, e sia solo influenzata dallo slavo. L'incertezza delle due interpretazioni consente, con ragione, di concludere che nessuna delle due dà nel segno, tanto più che né coll'una né coll'altra si riesce a dare un senso preciso alla parola. Naturalmente nessuno si darebbe la pena di studiare la questione, se non esistesse davvero un essere che si chiama Odradek. Sembra, dapprima, una specie di rocchetto da refe piatto, a forma di stella, e infatti par rivestito di filo; si tratta però soltanto di frammenti, sfilacciati, vecchi, annodati, ma anche ingarbugliati fra di loro e di qualità e colore piè diversi. Non è soltanto un rocchetto, perché dal centro della stella sporge in fuori e di traverso una bacchettina, a cui se ne aggiunge poi ad angolo retto un'altra. Per mezzo di quest'ultima, da una parte, e di uno dei raggi della stella dall'altra, quest'arnese riesce a stare in piedi, come su due gambe. Si sarebbe tentati di credere che quest'oggetto abbia avuto un tempo una qualche forma razionale e che ora si sia rotto. Ma non sembra che sia così; almeno non se ne ha alcun indizio; in nessun punto si vedono aggiunte o rotture, che diano appiglio a una simile supposizione; l'insieme appare privo di senso ma, a suo modo, completo. E non c'è del resto da aggiungere qualche notizia più precisa, poiché l'Odradek è mobilissimo e non si lascia prendere. Si trattiene a volta a volta nei solai, per le scale, nei corridoi o nell'atrio. A volte scompare per mesi interi; probabilmente si è trasferito in altre case; ma ritorna poi infallibilmente in casa nostra. A volte, uscendo di casa, a vederlo così appoggiato alla ringhiera della scala, viene voglia di rivolgergli la parola. Naturalmente non gli si possono rivolgere domande difficili, lo si tratta piuttosto - e la sua minuscola consistenza ci spinge da sola a farlo - come un bambino. «Come ti chiami?» gli si chiede. «Odradek» risponde lui. «E dove abiti?». «Non ho fissa dimora» dice allora ridendo; ma è una risata come la può emetter solo un essere privo di polmoni. Un suono simile al frusciar di foglie cadute. E qui la conversazione di solito è finita. Del resto anche queste risposte non sempre si ottengono; spesso se ne sta a lungo silenzioso, come il legno di cui sembra fatto. E mi domando invano cosa avverrà di lui. Può morire? Tutto quel che muore ha avuto una volta una specie di meta, di attività̀ e in conseguenza di ciò si è logorato; ma non è questo il caso di Odradek. Potrebbe dunque darsi che un giorno ruzzolasse ancora per le scale, trascinandosi dietro quei fili, fra i piedi dei miei figli e dei figli dei miei figli? Certo non nuoce a nessuno; ma l'idea ch'egli possa anche sopravvivermi quasi mi addolora."

    ha scritto il