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I ragazzi della via Pal

By Ferenc Molnár

(545)

| Paperback | 9788804480495

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363 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Una vita che ci costringe a lottare come fossimo ai suoi ordini."

    La banda della via Pal è un piccolo microcosmo, simbolo del forte militarismo e del grande valore culturale/morale che ne deriva. Il campo è una patria in miniatura.

    Un piccolo romanzo di formazione, potrei definirlo, che termina con la consapevolez ...(continue)

    La banda della via Pal è un piccolo microcosmo, simbolo del forte militarismo e del grande valore culturale/morale che ne deriva. Il campo è una patria in miniatura.

    Un piccolo romanzo di formazione, potrei definirlo, che termina con la consapevolezza, in un certo senso disfattista, del significato dell'uomo e della sua lotta alla stabilità.

    Non ci sono ragazzi, qui, ma vivaci piccole parodie di "grandi" uomini di battaglia, che pertanto risultano essere anche ridicole, a tratti.

    Si lotta per il campo (estens. per patria), per tenerlo assoggettato alla Società dello Stucco, per evitare che finisca nelle mani delle Camicie Rosse, che lo agognano per "poterci giocare". E, infine, questo è il significato del romanzo per ragazzi: la guerra è un gioco per bambini che hanno bisogno di dare significato a qualcosa.

    Ce ne sono di tutti i tipi: Boka, il generale dell'esercito, fiero, pragmatico, deciso, intelligente, giusto; Geréb, il traditore pentito; Kolnay e Barabás, in costante battibecco tra di loro; e poi il dolce e piccolo Nemecsek, biondo, innocente, vittima del gioco di guerra e della fastosità dei gradi.

    E' un mondo piccolo, un mondo che manda messaggi antimilitaristici senza remore. Una parodia di un gioco troppo violento, quanto inutile. Anche se, a volte, necessario.

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    Manuel said on Sep 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi spiace non averlo letto quando mi fu regalato tanti anni fa.

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    Vandebeers said on Sep 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Gereb però non era ancora soddisfatto dello spettacolo. Avrebbe voluto renderlo lui più attraente. Pensava di acquistare prestigio mostrandosi crudele... Si piantò davanti a Nemecsek con un sorriso beffardo sulle labbra e gli chiese ironicamente:
    - B ...(continue)

    Gereb però non era ancora soddisfatto dello spettacolo. Avrebbe voluto renderlo lui più attraente. Pensava di acquistare prestigio mostrandosi crudele... Si piantò davanti a Nemecsek con un sorriso beffardo sulle labbra e gli chiese ironicamente:
    - Buona l'acqua?
    - È meglio del nemico - gli rispose il soldatino della via Pal, fissandolo bene in viso. - In ogni caso è meglio che restare a sghignazzare sulla riva. Preferirei rimanere nello stagno fino all'anno venturo piuttosto che allearmi con i miei nemici! Io ho fatto un bagno, e allora? Già sere fa ero caduto nell'acqua; ti avevo già visto, Gereb, nell'isola con i nemici. Portatore di moccoli! Voi avreste ben potuto continuare, lusingarmi con promesse e regali: io non sarei mai venuto dalla vostra parte. E quand'anche mi gettaste ancora una volta, ancora cento, nello stagno, ritornerei qui domani, dopodomani, tutti i giorni. Voi non mi prendereste mai perché sarei così cauto che ve la farei in tutti i modi sotto il vostro naso. Nessuno di voi mi fa paura: se verrete da noi sul campo, mi troverete là. Potete venire quando volete: non sarete più in dieci contro uno e sapremo rispondervi a tono. Con me voi avete giocato, è stato un gioco buttarmi nell'acqua. Bella forza! Ci vuole del fegato per due grossi gorilla come i Pasztor portar via le biglie a un ragazzino come me! Volete continuare il divertimento? Volete picchiarmi? Se avessi voluto non avrei fatto questo bagno, ma ho preferito non passare dalla vostra parte. Strangolatemi anche, se volete, ma io non sarò mai un rinnegato come quello…

    in un mare di lacrime

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    Beatrix Kiddo said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Avevo letto questo libro per la prima volta a 7 anni; l'ho riletto adesso che di anni ne ho 30, e l'ho amato ancora dello stesso amore folle.
    I ragazzi della via Pal forse hanno le pezze al culo, e problemi ben maggiori del contendersi un semplice p ...(continue)

    Avevo letto questo libro per la prima volta a 7 anni; l'ho riletto adesso che di anni ne ho 30, e l'ho amato ancora dello stesso amore folle.
    I ragazzi della via Pal forse hanno le pezze al culo, e problemi ben maggiori del contendersi un semplice pezzo di terra per giocare, ma l'infanzia è così, è quella stagione magica in cui ti fai prendere molto seriamente da tante altre cose. Poi adoro il senso forte dell'onore e dell'onestà a tutti i costi dei personaggi (su tutti ovviamente Boka e Nemecsek! bambini d'altri tempi...), persino i nemici sono profondamente coerenti e sanno ammettere una sconfitta!
    Un libro che letto adesso sicuramente è datato, ma emozionante e grondante di bellezza e di quei valori limpidi, corretti e puliti che al giorno d'oggi sembrano scomparsi.

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    Cicely said on Sep 1, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ho pianto.
    Ho pianto per la storia, ho pianto per il biondino, mi sono commossa per il capo delle camice rosse, ho pianto per la presa di coscienza di quello che è' la vita.

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    Micra said on Aug 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Libro di rara bellezza che illustra il giocare maschile di un epoca che sentiamo quantomai lontana. Seppur mutata la forma, la sostanza di quel gioco maschio, antico come l'uomo stesso, permane oggi sotto nuove vesti: così il desiderio di guerreggiar ...(continue)

    Libro di rara bellezza che illustra il giocare maschile di un epoca che sentiamo quantomai lontana. Seppur mutata la forma, la sostanza di quel gioco maschio, antico come l'uomo stesso, permane oggi sotto nuove vesti: così il desiderio di guerreggiare con l'avversario a suon di bombe di sabbia e bastoni di legno si traduce oggi nel confronto on line a Call of duty.
    Forse sarò uno degli ultimi ad aver provato le brezza di quei giochi, degli scontri all'arma bianca fatta di nocciolo, pino o frassino. Dita sbucciate e qualche ecchimosi ad ogni combattimento, ma la certezza di aver vissuto sempre in piccolo straordinarie avventure generate da quel motore infinito rappresentato dalla fantasia del giocatore: questo è ciò che si rischia di perdere con la progressiva scomparsa dei giochi all'aperto. Questo, per fortuna, è però diventato immortale nel romanzo di Molnar.

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    Tanzen said on Aug 21, 2014 | Add your feedback

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