I reietti dell'altro pianeta

GSF Grandi Scrittori di Fantascienza - Anno I n. 5

Di

Editore: Euroclub (Grandi Scrittori di Fantascienza - Anno I n. 5)

4.2
(834)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 333 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Giapponese , Greco , Polacco , Turco , Tedesco , Svedese , Portoghese , Ceco

Isbn-10: A000018319 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 3

    《一無所有》7.5

    遙遠的星系有顆行星「烏拉斯」,在富饒的星球上憑著資本主義讓人們富有。它的衛星「安納瑞斯」貧瘠荒蕪,這裡的居民靠著互助與堅毅過著沒有政府的生活。雙星分離數百年,即將為一場科學交流造成社會衝突。

    娥蘇拉·勒瑰恩的書都寫得像旅行見聞,目前只喜歡地海首部曲...。對於無政府主義的敘述太過理想,永遠會有追求權力的人去破壞這個平衡。

    ha scritto il 

  • 5

    Sono rare quelle volte in cui leggendo un libro di fantascienza capisci che davanti hai un capolavoro di dimensioni spropositate. È il primo libro di Ursula Le Guin che leggo e leggerò tutto ciò che q ...continua

    Sono rare quelle volte in cui leggendo un libro di fantascienza capisci che davanti hai un capolavoro di dimensioni spropositate. È il primo libro di Ursula Le Guin che leggo e leggerò tutto ciò che questa immensa autrice ha scritto. Indicare quest'opera come di fantascienza è riduttivo, è un vero e proprio trattato sociopolitico, antropologico, religioso, filosofico in cui si intersecano talmente tanti concetti che mi è davvero difficile completare questa recensione senza essere irrispettoso e superficiale.
    Come in tutte le storie dove ci sono troppi elementi su cui riflettere spesso ci si perde, e fare chiarezza, scrivere anche solo due righe, le proprie impressioni, diventa un'impresa ardua.
    Ed allora più della descrizione inutile di tutta la trama, mi soffermerei su dei concetti base, quelli che più mi hanno impressionato.
    Cosa è l'anarchia? " Per fare un ladro, fai un padrone, per fare un crimine , crea delle leggi" una delle tante magnifiche frasi che compaiono spesso durante la lettura. il concetto di anarchia permea tutta la storia.
    La Le Guin parte da presupposti utopici, anarchia intesa come assenza di leader e di leggi , ma in realtà su Anarres , uno dei mondi in cui si svolge una parte del racconto (l'altro Urras più simile alla Terra),seppur in assenza di leader o di leggi, è l'etica, il moralismo, ad avere la leadership. In altri termini è una forma religiosa sociale a comandare le menti degli urrasiani. Non c'è anarchia su Anarres, ma una dittatura morale autoindotta che mi fa più paura della "finta democrazia " urrasiana in cui sono presenti tutte le pecche e le cose "buone" della società come noi la conosciamo. Ricchi e poveri, uomini e donne , tutto separato da gerarchie, da indifferenza, dal denaro, dal sesso.
    Shevek è il protagonista assoluto della storia. Non si può non amare questo personaggio, è facile affezionarsi ad esso, con i suoi drammi, le sue riflessioni, i suoi tormenti.
    In una delle scene su Urras , il protagonista Shevek, quasi inconsapevolmente, diventa un leader distruggendo in un attimo quella struttura mentale fondata sulla totale anarchia. Ricordando a tutti che per creare libertà spesso c'è bisogno di rivoluzione e di un capo e delle idee.

    Ma non esiste solo il concetto di anarchia, ci sono momenti intensi, momenti in cui si soffre assieme al protagonista, ed una delle frasi che più mi ha colpito parla proprio della sofferenza : "Se sfuggi alla sofferenza , sfuggi anche alla possibilità della gioia. Puoi ottenere il piacere, ma non sarai mai appagato, esaudito".

    In questo breve estratto, c'è la riflessione più dura, più importante. La sofferenza come parte integrante della vita, come viatico per la gioia, seppur di breve durata. E mentre è l'anarchia a scandire il tempo materiale, è la sofferenza, la coercizione dell'anima, ha dover trovare la via della libertà dalla gabbia della coscienza.
    Per una "dittatura morale" che gestisce la "libertà sociale", c'è una "sofferenza dell'anima" che gestisce "la libertà della gioia".

    ha scritto il 

  • 4

    Ursula K. Le Guin

    Fantascienza che racconta il confronto tra l’organizzazione sociale di due pianeti di un sistema binario, Urras e Anarres: il primo diviso in due blocchi come il nostro mondo durante la Guerra Fredda; ...continua

    Fantascienza che racconta il confronto tra l’organizzazione sociale di due pianeti di un sistema binario, Urras e Anarres: il primo diviso in due blocchi come il nostro mondo durante la Guerra Fredda; il secondo colonizzato da esuli anarchici che hanno fondato un’utopica società priva di autorità, basata sulla cooperazione tra individui e l’assenza di proprietà.

    Il libro di Ursula K. Le Guin verte tutto sulla descrizione del mondo di Anarres, e la sua comparazione con l’Urras capitalista (il blocco “sovietico” è lasciato nell’ombra, e non capiamo mai bene se sia davvero poi così diverso da Anarres). Che la vita su Anarres non sia tutta rose e fiori ce lo possiamo immaginare senza avvisi di spoiler, visto che il libro inizia con la precipitosa partenza dello scienziato Shevek, che lascia Anarres diretto al blocco capitalista di Urras.

    La trama è talmente ampia da disperdersi: quello che conta è l’affresco sociale immaginato dalla fervida mente di Le Guin, che vuole farci provare cosa significherebbe crescere con un pensiero così diverso da quello occidentale. Vengono portate avanti due linee temporali a capitoli alternati; una, più sintetica, racconta il presente di Shevek su Urras: il focus è sulla differenza di mentalità tra le due culture, sulla sorpresa del protagonista davanti all’abbondanza, allo sperpero, alla discriminazione e più in generale alle contraddizioni dolorose della società capitalista. L’altra linea narrativa è un lungo flashback che racconta la vita di Shevek su Anarres a partire dall’infanzia, e descrive minuziosamente la vita su quel mondo. Dalla storia personale di Shevek emerge subito un forte conflitto personale, perché Shevek fatica ad comprendere la vita nel capitalismo, ma ha sempre avuto grandi difficoltà a adeguarsi al costume del proprio pianeta di origine a causa dei limiti posti alla libertà individuale.

    Quella di Le Guin è un’“utopia ambigua” (nel sottotitolo) perché mostra tutti i potenziali lati negativi della società anarresiana, le sue contraddizioni, i rischi; ma, come lo stesso Shevek, arriva alla fine affermando la nobiltà del pensiero anarco-anarresiano, comunque sempre preferibile a quello capitalista.

    Un po’ brusca la svolta che porta al finale: è come se il libro potesse continuare per migliaia di pagine parlando di come si vive su Anarres, ma a un certo punto Le Guin si rendesse conto che si è fatta una certa, e che bisogna chiudere. Le parti su Urras non riescono a creare un affresco efficace come quello di Anarres, eppure dal punto di vista narrativo sono quelle più immediate, mentre le parti anarresiane diventano a tratti verbose (e un po’ tediose). Il libro è però un’opera di pregio e interesse per come Le Guin riesce a immaginare l’intera vita di un uomo nella società utopica da lei creata.

    Fa parte del ciclo dell’Ecumene, quello del celeberrimo La mano sinistra delle tenebre.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro di fantascienza ma anche un'allegoria dei due maggiori sistemi di pensiero che si contrapponevano, più di oggi, al tempo della sua uscita nel 1974.
    Anche se i nomi capitalismo e socialismo ...continua

    E' un libro di fantascienza ma anche un'allegoria dei due maggiori sistemi di pensiero che si contrapponevano, più di oggi, al tempo della sua uscita nel 1974.
    Anche se i nomi capitalismo e socialismo non compaiono mai, i due pianeti dove si svolge la storia sono Urras, il pianeta capitalista, e Annarres quello di una specie di socialismo reale con tratti tipo-anarchici.
    Chi nasceva e/o cresceva in Italia negli anni di quella contrapposizione si ritrovava da una parte o dall'altra del confine ideologico: in una famiglia comunista o in una capitalista-cristiana. Come in India uno rimane hindu, buddista, maomettano o zoroastriano tutta la vita a seconda della famiglia in cui viene al mondo, la stessa cosa alla fine succedeva/succede qui: anche senza aver ricevuto un preciso e diretto indottrinamento, uno diventa anche ciò che respira nell'ambiente nel quale viene tirato su. Per questo nelle descrizioni del pianeta Annares ho ritrovato in qualche modo il dna, la 'forma mentis' che mi caratterizza: un mondo utopico dove non esiste economia privata e c'è un'idea della proprietà simile a quella ideale.
    Il libro è abile nell'illustrare alternativamente gli aspetti positivi e negativi di entrambi i mondi-pianeti senza emettere un giudizio, benché sia evidente una simpatia per quello di Annares.

    "Un bambino libero dalla colpa della proprietà e dal fardello della competizione economica crescerà con il desiderio di fare ciò che deve essere fatto e la capacità di provare gioia nel farlo."

    ha scritto il 

  • 5

    un ottimo romanzo di fantascienza sociologica in cui si raffrontano, spostate nel futuro, varie visioni di organizzazione politica della società, mettendo in risalto che anche le sosietà più libertari ...continua

    un ottimo romanzo di fantascienza sociologica in cui si raffrontano, spostate nel futuro, varie visioni di organizzazione politica della società, mettendo in risalto che anche le sosietà più libertarie e utopistiche presentano comunque contraddizioni e ambiguità)

    ha scritto il 

  • 5

    qualche volta l'imperatore ha davvero i vestiti nuovi

    373 pagine, eppure quanti contenuti!!! I libri di questa scrittrice sono così scorrevoli e piacevoli, eppure così pieni di pensiero!
    è una cosa stupefacente, e questo libro in particolare è probabilme ...continua

    373 pagine, eppure quanti contenuti!!! I libri di questa scrittrice sono così scorrevoli e piacevoli, eppure così pieni di pensiero!
    è una cosa stupefacente, e questo libro in particolare è probabilmente il più bello dei suoi che ho letto insieme a LA MANO SINISTRA DELLE TENEBRE.

    ha scritto il 

  • 3

    Era già molto tardi quando compresero che si era fatto tardi

    http://www.ryo.it/2015/08/11/i-reietti-dellaltro-pianeta-ursula-k-le-guin-citazioni/

    Mancanza di lavoro fisico, mancanza di varietà di occupazione, mancanza di rapporti sociali e sessuali, nessuna di ...continua

    http://www.ryo.it/2015/08/11/i-reietti-dellaltro-pianeta-ursula-k-le-guin-citazioni/

    Mancanza di lavoro fisico, mancanza di varietà di occupazione, mancanza di rapporti sociali e sessuali, nessuna di queste cose gli pareva una mancanza, bensì una libertà. Egli era l’uomo libero: poteva fare ciò che desiderava fare quando lo desiderava fare per tutto il tempo che desiderava farlo. Ed egli lo fece. Egli lavorò. Egli lavorò/giocò.

    ha scritto il 

  • 1

    Mi eccitava di più Frajese che leggeva il telegiornale

    Eccallà, due bei premi (Hugo e Nebula) e io, puntualmente, disprezzo. La mia idea me la sono fatta da un pezzo: per vincere certi premi devi parlare di cose noiosissime e temi sociali importanti, di q ...continua

    Eccallà, due bei premi (Hugo e Nebula) e io, puntualmente, disprezzo. La mia idea me la sono fatta da un pezzo: per vincere certi premi devi parlare di cose noiosissime e temi sociali importanti, di quelli che accendi la tv e c'è l'anziano col panciotto che discute con quello con la cravatta.
    Vuoi il Pulitzer? Allora sotto con gli ebrei, l'Olocausto, la povertà, la politica, la fame nel mondo, lo sfruttamento, ecc.. Vuoi lo Strega? E vai con un po' di Seconda Guerra Mondiale, depressione, attentati, gente che s'ammazza, robe di una volta, ecc...
    Certo, non è una regola generale, ma così va la vita. Te devi da fa' l'impegnato.

    Il problema è che di questi temi se ne potrebbe parlare pure, ma non in un modo che 334 pagine sembrino 1500. Raramente mi capita di abbandonare un libro, ma la Le Guin mi ha preso per sfinimento. Sono cattivo, ma se vuoi parlare di anarchia, di femminismo - che qui pare più vittimismo - e di modelli sociali allora non mi intortare con una storia di mondi e non promettermi stelle, galassie e cotillon (anche se, è vero, a promettere è più che altro la furbetta copertina della Mondadori). L'autrice tira su invece una storia che vacilla e che si muove come un pachiderma obeso. Arrivi a pagina 100 che ancora non è successo niente e nel frattempo ti sei sorbito settantaduemila descrizioni completamente inutili (la stanza dove viene ospitato, la camera di quand'era ragazzino, il giardino di fronte al palazzo, ecc...) mentre vengono omesse le caratterizzazioni più importanti e decisive, quelle sui personaggi: sono tutti piatti come una crèpe alla nutella, prevedibili come una finta di Quaresma, guizzanti come Galeazzi che si alza dal divano.

    La schematizzazione è ovunque, persino nelle ideologie e nella parte che dovrebbe essere più interessante, ovvero la differente visione del mondo di Shevek, il protagonista anarco-alternativo, interessante come un bambino con la bocca sempre aperta e insopportabile come un adulto saccentino ("Dov'è la tua Teoria Temporale Generale?" "Qua, nella mia testa" aaaaaaaaargh...).
    Il massimo della filosofia e dell'eversione dai modelli precostituiti sta in tre-quattro teorie che conoscono anche i miei cuginetti, ma che vengono proposte come leccornie da leccarsi il mento e le orecchie: il paradosso di Achille e la Tartaruga, il quadrato di nove numeri col cinque in mezzo, il panta rei di Eraclito e la Relatività di Einstein (tristissamente rinominato Ainsetain... aaaaaaaargh!), tutte tra l'altro esposte pedissequamente e rigidamente, senza (sic!) nemmeno citare la fonte.

    Disastro anche dal punto di vista dello stile con pagine fittissime e capitoli lunghi chilometri, dialoghi da bolla al naso e una sequela di nomi (che devi ricordare, purtroppo) da far rabbrividire l'elenco telefonico di Bombay. Già, perché la Le Guin, ogni due pagine introduce un personaggio nuovo, senza mai caratterizzarlo e dando per scontato tutto, aspetto fisico, background culturale, motivazioni, obiettivi, personalità. Nomi su nomi che impiastricciano tutto e tolgono consistenza al già blando ritmo di base.
    Penoso anche il tentativo di ricreare un mondo pseudo-fantasy (sulla prima pagina sono riportate le tragicomiche mappe di Urras e Anarres), con striminzite elucubrazioni sulle differenze linguistiche tra i due pianeti, un evanescente abbozzo di cosmologia e una deprimente descrizione dei luoghi che scimmiotta velatamente Tolkien e ti fa sperare che mondi del genere non esistano, nemmeno nella fantasia.

    Abbandonato per disperazione a pagina 184. Se vi piace la politica gradirete il prodotto. Vi è la stessa verbosità di un aula di Parlamento. Se vi piacciono gli anni Settanta intellettualoidi, accomodatevi, vi è la stessa polvere e lo stesso giallume delle librerie alternative. A me ogni tanto piace parlar male (dei libri, eh!). Mi scusassero.

    ha scritto il 

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