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I reietti dell'altro pianeta

Biblioteca Cosmo 16

Di

Editore: Casa Editrice Nord

4.2
(794)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 333 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Giapponese , Greco , Polacco , Turco , Tedesco , Svedese , Portoghese , Ceco

Isbn-10: 8842915297 | Isbn-13: 9788842915294 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Riccardo Valla

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Due pianeti gemelli, Urras e Anarres. Il primo, quasi desertico, non ha mai favorito gli insediamenti umani finché non vi sono giunti i seguaci di Odo, in contrasto insanabile con la società del benessere che prospera su Anarres. Da allora, gli Odoniani hanno creato una società di sopravvivenza, consona ai loro ideali: una "fratellanza" da cui sono esclusi i concetti di proprietà, di governo e di autorità. I contatti fra i due pianeti sono limitati e un muro chiude il porto franco in cui scendono le navi spaziali anarresiane, salvaguardando gli "anarchici", i nullatenenti di Urras, dalle idee (non meno che dai microbi) di Anarres... Nel ritratto di due opposti modi del vivere civile (una società opulenta e una fondamentalmente anarchica, sebbene percorsa da una rete di <<precetti>> e di <<rituali>>), Ursula K. Le Guin mostra l'essenziale senso della Storia come <<un lavoro da fare>> fra rischi ed incertezze e porta la fantascienza all'altezza della grande letteratura.
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  • 1

    Mi eccitava di più Frajese che leggeva il telegiornale

    Eccallà, due bei premi (Hugo e Nebula) e io, puntualmente, disprezzo. La mia idea me la sono fatta da un pezzo: per vincere certi premi devi parlare di cose noiosissime e temi sociali importanti, di q ...continua

    Eccallà, due bei premi (Hugo e Nebula) e io, puntualmente, disprezzo. La mia idea me la sono fatta da un pezzo: per vincere certi premi devi parlare di cose noiosissime e temi sociali importanti, di quelli che accendi la tv e c'è l'anziano col panciotto che discute con quello con la cravatta.
    Vuoi il Pulitzer? Allora sotto con gli ebrei, l'Olocausto, la povertà, la politica, la fame nel mondo, lo sfruttamento, ecc.. Vuoi lo Strega? E vai con un po' di Seconda Guerra Mondiale, depressione, attentati, gente che s'ammazza, robe di una volta, ecc...
    Certo, non è una regola generale, ma così va la vita. Te devi da fa' l'impegnato.

    Il problema è che di questi temi se ne potrebbe parlare pure, ma non in un modo che 334 pagine sembrino 1500. Raramente mi capita di abbandonare un libro, ma la Le Guin mi ha preso per sfinimento. Sono cattivo, ma se vuoi parlare di anarchia, di femminismo - che qui pare più vittimismo - e di modelli sociali allora non mi intortare con una storia di mondi e non promettermi stelle, galassie e cotillon (anche se, è vero, a promettere è più che altro la furbetta copertina della Mondadori). L'autrice tira su invece una storia che vacilla e che si muove come un pachiderma obeso. Arrivi a pagina 100 che ancora non è successo niente e nel frattempo ti sei sorbito settantaduemila descrizioni completamente inutili (la stanza dove viene ospitato, la camera di quand'era ragazzino, il giardino di fronte al palazzo, ecc...) mentre vengono omesse le caratterizzazioni più importanti e decisive, quelle sui personaggi: sono tutti piatti come una crèpe alla nutella, prevedibili come una finta di Quaresma, guizzanti come Galeazzi che si alza dal divano.

    La schematizzazione è ovunque, persino nelle ideologie e nella parte che dovrebbe essere più interessante, ovvero la differente visione del mondo di Shevek, il protagonista anarco-alternativo, interessante come un bambino con la bocca sempre aperta e insopportabile come un adulto saccentino ("Dov'è la tua Teoria Temporale Generale?" "Qua, nella mia testa" aaaaaaaaargh...).
    Il massimo della filosofia e dell'eversione dai modelli precostituiti sta in tre-quattro teorie che conoscono anche i miei cuginetti, ma che vengono proposte come leccornie da leccarsi il mento e le orecchie: il paradosso di Achille e la Tartaruga, il quadrato di nove numeri col cinque in mezzo, il panta rei di Eraclito e la Relatività di Einstein (tristissamente rinominato Ainsetain... aaaaaaaargh!), tutte tra l'altro esposte pedissequamente e rigidamente, senza (sic!) nemmeno citare la fonte.

    Disastro anche dal punto di vista dello stile con pagine fittissime e capitoli lunghi chilometri, dialoghi da bolla al naso e una sequela di nomi (che devi ricordare, purtroppo) da far rabbrividire l'elenco telefonico di Bombay. Già, perché la Le Guin, ogni due pagine introduce un personaggio nuovo, senza mai caratterizzarlo e dando per scontato tutto, aspetto fisico, background culturale, motivazioni, obiettivi, personalità. Nomi su nomi che impiastricciano tutto e tolgono consistenza al già blando ritmo di base.
    Penoso anche il tentativo di ricreare un mondo pseudo-fantasy (sulla prima pagina sono riportate le tragicomiche mappe di Urras e Anarres), con striminzite elucubrazioni sulle differenze linguistiche tra i due pianeti, un evanescente abbozzo di cosmologia e una deprimente descrizione dei luoghi che scimmiotta velatamente Tolkien e ti fa sperare che mondi del genere non esistano, nemmeno nella fantasia.

    Abbandonato per disperazione a pagina 184. Se vi piace la politica gradirete il prodotto. Vi è la stessa verbosità di un aula di Parlamento. Se vi piacciono gli anni Settanta intellettualoidi, accomodatevi, vi è la stessa polvere e lo stesso giallume delle librerie alternative. A me ogni tanto piace parlar male (dei libri, eh!). Mi scusassero.

    ha scritto il 

  • 4

    «C'era un muro... Come ogni altro muro, anch'esso era ambiguo, bifronte. Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava.»
    Due pianeti: Urras ...continua

    «C'era un muro... Come ogni altro muro, anch'esso era ambiguo, bifronte. Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava.»
    Due pianeti: Urras e Anarres, capitalismo e consumismo contro povertà e solidarietà.

    Libro con una forte connotazione politica, per niente manichea, che cerca di capire, indagare, mischiare. Attraversa intelligentemente non solo teorie politiche ma soprattutto i rapporti di ogni giorno: amore, amicizia, lavoro.
    E' solo rivoluzionando il modo di pensare e di comportarci che le cose possono cambiare.
    "La Rivoluzione è nello spirito individuale, oppure non è da nessuna parte. E' per tutto, oppure non è niente. Se la si vede come qualcosa che abbia un fine preciso, una fine precisa, non avrà mai veramente inizio."

    ha scritto il 

  • 0

    Bello, bello veramente!

    Bello, bello veramente. Romanzo non facile e che sicuramente risente del periodo della guerra fredda e delle idee politiche dell’autrice, ma la narrazione e le vicende sanno tenersi fuori dal mondo co ...continua

    Bello, bello veramente. Romanzo non facile e che sicuramente risente del periodo della guerra fredda e delle idee politiche dell’autrice, ma la narrazione e le vicende sanno tenersi fuori dal mondo contemporaneo.

    In un futuro remoto, su Thau Ceti, orbitano due pianeti (o un pianeta e la sa luna?) entrambi abitabili dall’uomo, Urras e Anarres. Sul primo, pianeta ricco di acqua e molto simile alla Terra, vive una società anch’essa molto simile alla nostra, con stati liberali e capitalisti, stati socialisti e stati cuscinetto, ricchi e meno ricchi; c’è persino un organo molto simile all’ONU, il Consiglio dei Governi Mondiali, su scala interplanetaria.

    Sul secondo, su Anarres, vi è una società giovane, di 150 anni circa, fondata da Odo, una ribelle urrasiana. È una società completamente anarchica, non ci sono leggi o regole, se non quelle auto imposte dagli individui per formare una società in grado di vivere in un pianeta inospitale. Non esiste proprietà privata. Tutti condividono tutto, spontaneamente. Su questo pianeta, che sembra, a prima vista, un piccolo paradiso sociale, vive Shevek, un fisico che ha in mente teorie rivoluzionare riguardanti il tempo. Il problema è che le sue teorie sono troppo rivoluzionare e Shevek, nei suoi studi, è solo. Anarres infatti è culturalmente isolato, non ha scambi con altri pianeti se non limitati scambi con il pianeta gemello. Ma un flebile legame con gli scienziati di Urras scatenerà la serie di eventi che animerà il romanzo. Non vi dico altro, ovviamente.

    La narrazione è portata avanti su due linee narrative: la prima racconta il presente di Shevek, la seconda il suo passato, dalla prima infanzia. Le due linee si congiungeranno alla fine, dando un quadro completo della vita di Shevek e dei due mondi.

    Molto interessanti le riflessioni sulle due società, quella capitalistica di Urras e quella anarchica di Anarres. La necessità della contaminazione, del confronto, di chi non segue le regole, sembra essere vitale per ogni società, di qualsiasi tipo. E chi si oppone a questi cambiamenti risulta essere conservatore anche in una società apparentemente molto rivoluzionaria come quella anarresiana. Io ho trovato molti collegamenti con la recente lettura di Schneier, Liars and outliers.

    Ho trovato interessanti le riflessioni di Shevek (e della narratrice) sulla sua relazione di coppia, perché il romanzo contiene anche una storia d’amore, molto forte, pulita, intensa. È importante partire per la propria missione, per quello che si crede, ed è importante ritornare, dice Shevek, sapendo che sia l’andata sia il ritorno non saranno facili e mai si ritornerà al punto originario. È importante sentire il filo rosso che unisce la coppia, un filo rosso che resiste al tempo e allo spazio. (Poi alcune volte si rompe, ma questa è un’altra storia.)

    Unico difetto è la mancanza di elementi alieni nei due mondi. Troppe piante, animali, situazioni e oggetti simili ai nostri, per essere un mondo completamente alieno e lontano nel futuro. Non che la cosa sia determinante, e forse è meglio che non ci siano troppe cose che distraggono dal messaggio principale, ma la cosa si nota.

    Il romanzo fa parte di un ciclo, il Ciclo dell’Ecumene; mi darò da fare per ritrovare tutta la saga.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è stato scritto negli anni '70 e si sente!
    Usando la fantascienza l'autrice narra di un mondo, Urras, diviso tra due superpotenze, A-Io capitalista e Thun comunista (oltre al Benbil, sort ...continua

    Questo libro è stato scritto negli anni '70 e si sente!
    Usando la fantascienza l'autrice narra di un mondo, Urras, diviso tra due superpotenze, A-Io capitalista e Thun comunista (oltre al Benbil, sorta di paese del Terzo Mondo), al di fuori di esso esiste però un altro pianeta, Anarres, in cui vive una comunità di venti milioni di persone che hanno abbracciato l'ideale anarchico; le vicende del protagonista sono un pretesto per narrarci gli equilibri di potere, i modi di vita delle rispettive fazioni e la mentalità dei suoi abitanti.
    Sinceramente mi avrebbe interessato di più se fosse stato scritto oggi, tutta la vicenda viene vista forzatamente attraverso l'ottica USA/URSS in cui la scrittrice viveva nel 1974, ora in parte mi sembra un po' datato. E' un libro comunque da leggere perchè non ho mai trovato descritto più chiaramente il funzionamento di una società anarchica ed anche la psicologia dei protagonisti come quella dei molti comprimari è resa molto bene, realizzata con un pennello dalla punta fine e pesata col bilancino di precisione; notevole!

    ha scritto il 

  • 4

    "C'era un muro. Non pareva importante. Era fatto di ciottoli uniti senza pretese, con un po' di malta. Gli adulti potevano guardare senza sforzo al di là del muro, e anche i bambini non avevano diffic ...continua

    "C'era un muro. Non pareva importante. Era fatto di ciottoli uniti senza pretese, con un po' di malta. Gli adulti potevano guardare senza sforzo al di là del muro, e anche i bambini non avevano difficoltà a scavalcarlo. Dove incontrava la strada, invece di avere un cancello degenerava in una pura geometria, una linea, un'idea di confine. Ma l'idea era reale. E importante. Da sette generazioni non c'era nulla di piú importante, al mondo, di quel muro. Come ogni altro muro, anch'esso era ambiguo, bifronte. Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava."

    ha scritto il 

  • 5

    I reietti dell'altro pianeta è uno straordinario esempio di fantascienza utopica ambigua (come viene citato nel titolo originale "THE DISPOSSESSED: AN AMBIGUOUS UTOPIA"), è un'Idea! L'idea di libertà, ...continua

    I reietti dell'altro pianeta è uno straordinario esempio di fantascienza utopica ambigua (come viene citato nel titolo originale "THE DISPOSSESSED: AN AMBIGUOUS UTOPIA"), è un'Idea! L'idea di libertà, di fratellanza, di abbattere il "muro" che divide l'intera umanità.
    La Le Guinn, affrontando complesse tematiche politiche e sociali come la paura dello straniero, la corruzione, l'emarginazione, che rimangono attualissime a quarantanni dalla prima pubblicazione, ci trasporta su due mondi che sono una metafora della nostra società, inserendo abilmente la storia in un ambiente fantascientifico (dire che si tratta di sola fantascienza è riduttivo!). Ma è anche una storia di crescita, di cambiamento, d'amore e di fedeltà tra uomo e donna. I personaggi sono solidi e la scrittura è scorrevole.
    Devo dire che mi sono sentito coinvolto direttamente, questo testo ha la forza di spingere il lettore a riflettere sulla natura umana.
    Un libro che è già un classico e tale rimarrà per sempre! Consigliato a tutti i lettori, non solo agli amanti del genere!

    ha scritto il 

  • 3

    So di andare un po' contro corrente, ma anche se il libro è scritto molto bene , la profonda analisi politica e la dissertazione morale non è riuscita proprio a prendermi e mi ha fatto procedere con f ...continua

    So di andare un po' contro corrente, ma anche se il libro è scritto molto bene , la profonda analisi politica e la dissertazione morale non è riuscita proprio a prendermi e mi ha fatto procedere con fatica nella lettura del libro. Forse mi aspettavo altro o forse l'ho letto in un periodo 'sbagliato' ...magari in futuro lo rileggerò per apprezzarlo pienamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Spazio alternativo

    Per chi si aspetta Star Wars, state sbagliando di grosso. Ma questo non deve impedirvi di prendere questo libro in mano e mettersi a leggerlo. E' una storia ben scritta, uno sguardo profondo dentro la ...continua

    Per chi si aspetta Star Wars, state sbagliando di grosso. Ma questo non deve impedirvi di prendere questo libro in mano e mettersi a leggerlo. E' una storia ben scritta, uno sguardo profondo dentro la morale e la politica (la religione c'entra nulla). Secondo me un saggio più che un romanzo, scritto bene come la Le Guin sa fare. Notevole il suo modo di presentare, specchiato capitolo per capitolo, due diversi modelli di società, passando attraverso le lenti degli occhiali del protagonista. Indubbiamente un libro che tutti dovrebbero leggere, indipendentemente dal pensiero politico, gusti letterari e sogni di realizzazione personale. E' un libro che non fornisce, come giusto che sia, molte risposte. L'autrice offre ovviamente una sua visione, più pendente da una parte piuttosto che dall'altra, ma i dissidi e i dubbi stanno da tutte le parti e niente è pulito e profumato come può sembrare all'inizio.

    ha scritto il 

  • 4

    Not So Ambiguous

    In spite of what it may sound like when you start reading it, this is not a story about Communism, which I thought it would be when I first started reading it. I don't mean the demonized Communism tha ...continua

    In spite of what it may sound like when you start reading it, this is not a story about Communism, which I thought it would be when I first started reading it. I don't mean the demonized Communism that McCarthy peddled, I mean Marx's original idea of a classless society. LeGuin's father was an anthropologist, and his work/ideas are showing through in The Dispossessed. Shevek's people are the classic "primitive" people who are ruled entirely by custom and community policing. Not surprisingly, they reject technology on the basis that it encourages evil. Anarres is a classic capitalist society. Viewed through Shevek's eyes, I was able to see just how strange our society is compared with virtually every other society in the world. Very eye-opening. Give it a try.

    ha scritto il 

  • 5

    Direi 4,5. Lettura che mi è piaciuta fin da subito, ma mi ha convinto completamente nel procedere senza sbavature, senza difetti, molto lucidamente. Mi è risultato anche molto familiare il modo dualis ...continua

    Direi 4,5. Lettura che mi è piaciuta fin da subito, ma mi ha convinto completamente nel procedere senza sbavature, senza difetti, molto lucidamente. Mi è risultato anche molto familiare il modo dualistico di porre le questioni, che si ripercuote anche nella alternanza dei capitoli che seguono due percorsi narrativi e temporali diversi - stratagemma che ultimamente trovo spesso, ma che qui supporta proprio anche il pensiero e ne segue il modello. Romanzo estremamente politico - forse il più politico tra quelli di fantascienza che ho letto - paga il debito dell'epoca in cui viene scritto, ma resiste bene al tempo passato per lucidità e narrazione perspicua. Il protagonista mi è piaciuto moltissimo, non sono tutti tratteggiati altrettanto bene, ma Shevek si impone gradualmente per umanità e densità intellettuale e morale. Il suo percorso è un classico errore-errare con ideale chiudersi del cerchio nel -forse-ritorno alla sua Itaca, e .. ,secondo il principio di simultaneità, siamo insieme passato-presente e futuro, siamo oltre l'hic et nunc, siamo noi e altro... tutto il resto è decadimento.

    ha scritto il 

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