I reietti dell'altro pianeta

Biblioteca Cosmo 16

Di

Editore: Casa Editrice Nord

4.2
(864)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 333 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Giapponese , Greco , Polacco , Turco , Tedesco , Svedese , Portoghese , Ceco

Isbn-10: 8842915297 | Isbn-13: 9788842915294 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Riccardo Valla

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Due pianeti gemelli, Urras e Anarres. Il primo, quasi desertico, non ha mai favorito gli insediamenti umani finché non vi sono giunti i seguaci di Odo, in contrasto insanabile con la società del benessere che prospera su Anarres. Da allora, gli Odoniani hanno creato una società di sopravvivenza, consona ai loro ideali: una "fratellanza" da cui sono esclusi i concetti di proprietà, di governo e di autorità. I contatti fra i due pianeti sono limitati e un muro chiude il porto franco in cui scendono le navi spaziali anarresiane, salvaguardando gli "anarchici", i nullatenenti di Urras, dalle idee (non meno che dai microbi) di Anarres... Nel ritratto di due opposti modi del vivere civile (una società opulenta e una fondamentalmente anarchica, sebbene percorsa da una rete di <<precetti>> e di <<rituali>>), Ursula K. Le Guin mostra l'essenziale senso della Storia come <<un lavoro da fare>> fra rischi ed incertezze e porta la fantascienza all'altezza della grande letteratura.
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  • 4

    Composto di ciottoli e malta, divide Urras da Anarres. Da entrambe le parti si può guardare al di là del muro e anche un bambino può scavalcarlo senza difficoltà. Non è la sua altezza, ma l’idea di co ...continua

    Composto di ciottoli e malta, divide Urras da Anarres. Da entrambe le parti si può guardare al di là del muro e anche un bambino può scavalcarlo senza difficoltà. Non è la sua altezza, ma l’idea di confine, di limite, di separazione a renderlo importante. E tragico, a pensarci bene.
    Un muro “ambiguo e bifronte”. Ciò che si scorge al di qua o al di là, dipende dal punto d’osservazione.

    Shevek è un fisico di Anarres. Per portare a termine il lavoro sulla sua teoria non ha altra scelta che andare su Urras.
    Sono pianeti gemelli e opposti Urras e Anarres. Urras è capitalista e ricco, Anarres anarchico e povero.
    Inevitabile il confronto fra le due realtà.
    “Voi siete ricchi, voi possedete. Noi siamo poveri, noi manchiamo. Voi avete, noi non abbiamo. Ogni cosa è bella, qui. Fuorché le facce. Su Anarres non c’è nulla di bello, fuorché le facce. Le altre facce, gli uomini e le donne. Noi abbiamo solo quello, solo gli altri. Qui voi guardate i gioielli, là guardate gli occhi. E negli occhi vedete lo splendore, lo splendore dello spirito umano. Perché i nostri uomini e donne sono liberi… non possedendo nulla, sono liberi…”.
    Non possono che sorgere riflessioni e interrogativi che portano a consapevolezza e scelta. “… la rivoluzione comincia nella mente che pensa.”

    La società perfetta esiste? No, perché siamo noi, esseri imperfetti e bifronti. Desideriamo un mondo libero e allo stesso tempo erigiamo muri per paura delle differenze, per evitare contaminazioni e confronto. Perseguiamo il benessere e alziamo barriere per difendere ciò che possediamo nel timore che altri ne godano.
    I muri non proteggono, isolano.
    È vero, non esiste la società perfetta. Tuttavia, cercare di raggiungere il sogno che scorgiamo eternamente laggiù, all’orizzonte, è un modo per umanizzarci e rendere il mondo migliore.
    Non abbandoniamo i sogni, demoliamo invece i muri. I muri interiori, prima ancora di quelli materiali. Sovvertimento che deve scaturire dal profondo dell’animo, giacché non si può fare la Rivoluzione se non si è la Rivoluzione.

    “La Rivoluzione è nello spirito individuale, oppure non è da nessuna parte. È per tutto, oppure non è niente. Se la si vede come qualcosa che abbia un fine preciso, una fine precisa, non avrà mai veramente inizio.”

    ha scritto il 

  • 2

    "He has power over you. Where does he get it from? Not from vested authority, there isn't any. Not from intellectual excellence, he hasn't any. He gets it from the innate cowardice of the average huma ...continua

    "He has power over you. Where does he get it from? Not from vested authority, there isn't any. Not from intellectual excellence, he hasn't any. He gets it from the innate cowardice of the average human mind. Public opinion! That's the power structure he's part of, and knows how to use."

    I have decided this won't be a proper review, but rather a short, focused comment.

    The Dispossessed is one of those books written not to make you lose yourself in the story, but to make you yourself in your thoughts. The aim of this book is to make you think, because this book is an experiment.
    Ursula K. Le Guin wanted to write a dystopia. But she resolved to do so in the absence of any superior form of governement, which, had it been present, should have supposedly been oppressive/abusive. As a lover of the dystopian genre, I find Le Guin's idea particularly stimulating, because it carries to the extreme a condition that we find in almost every dystopian novel and without which a totalitarian regime would be not onlt powerless, but thoroughly unable to survive, and that is habit. When people obey so efficiently, it's mainly because obeying has become customary; so much so that no one notices anymore that they are, after all, obeying. So this is what Le Guin conceived: let's imagina a society where there is no law, no religion, and where the people's submission comes from an intimate, deeply-rooted desire to live like this, to favor the society's requests (requests; never orders) to their own needs. And smarter yet it's that "society" is never truly acknowledged like a real thing, there being no true for of government -this people describes itself as anarchist. How anyone think to rebel against that?

    The disconcerting thing about The Dispossessed is precisely this. Everyone thinks they are doing only what they please, when they please, how they please. When put like this, in a sense, it's all very similar to Huxley's Brave New World (one of my favorite novels of all times) only in reversed circumstances.

    My main, big problem with The Dispossessed it's that it often felt like a theoretical book, or like an essay, more than like a work of fiction. Too many and too long descriptive passages -descriptive of the ideas, of course- and too little about what this all means in practicality. I like to see how ideas germinate, not only to be told how. In this sense, I loved Le Guin's writing style, but I do no agree with how she chose to write this book, which is why I did not enjoy it as much as I could have. It's a little disheartening, I admit. But it was really worth a chance.

    ha scritto il 

  • 5

    “L’idea è come l’erba. Brama la luce, ama le folle, s’irrobustisce con gli incroci, cresce più forte se la si calpesta.” Anarres e Urras, i due pianeti gemelli che si nutrono dello stesso sole Thau Ce ...continua

    “L’idea è come l’erba. Brama la luce, ama le folle, s’irrobustisce con gli incroci, cresce più forte se la si calpesta.” Anarres e Urras, i due pianeti gemelli che si nutrono dello stesso sole Thau Ceti, sono vicini ma allo stesso tempo autoescludenti. Fratelli e Sorelle che hanno scelto un'altra strada, anarchici da una parte, "proprietaristi" dall'altra. Ursula Le Guin ha creato un romanzo di fantascienza che sarà attuale anche fra 200 anni, mostrando le differenze tra una società consumistica ed una anarchica, libera, egualitaria, ma anche tremendamente povera. La forza è nel non prendere una posizione, di ergersi al di sopra delle parti, vestendo i panni occulti del fisico Shevek, in possesso di una nuova teoria che può cambiare i destini di tutte le popolazioni, o far ottenere un vantaggio indebito a qualcuno ai danni di un altro. Concordo con la citazione del times sulla copertina, "da leggere e rileggere". Libro fondamentale.

    ha scritto il 

  • 5

    Da appassionato di fantascienza, ho involontariamente trascurato la Le Guin per troppo tempo, ed ho quindi deciso di rimediare iniziando da questo romanzo. Mi è piaciuto decisamente molto. Fa ciò che ...continua

    Da appassionato di fantascienza, ho involontariamente trascurato la Le Guin per troppo tempo, ed ho quindi deciso di rimediare iniziando da questo romanzo. Mi è piaciuto decisamente molto. Fa ciò che la migliore fantascienza è in grado di fare, cioè analizzare il presente con occhi diversi per permetterci di osservare noi stessi dall'esterno. La storia di uno studioso, un fisico che ha sviluppato una rivoluzionaria teoria sul tempo, nato su un pianeta, Anarres, la cui società è organizzata anarchicamente in seguito all'esilio volontario di un gruppo di ribelli del pianeta gemello Urras, dominato da un'organizzazione di tipo gerarchico e capitalista. La vita ed i viaggi di questo studioso, su Anarres ed Urras, metteranno in evidenza le differenze fra le due società e le caratteristiche positive e negative di entrambe. Se le critiche riguardo ad Urras sono facilmente prevedibili, essendo uno specchio della nostra società, quelle riguardo ad Anarres sono meno scontate e riescono a mettere in evidenza come sia possibile che anche in una società che mira alla massima libertà e benessere per tutti, possano comunque emergere situazioni di dominio e repressione, sotto diversa forma. Vi si trovano i temi più cari dell'anarchismo, fra cui il principio di mutuo appoggio, la coerenza fra scopo e mezzi, il rapporto fra rivolta, rivoluzione ed il pericolo che una rivoluzione si sedimenti degenerando in governo e burocrazia. Un libro che metterei senza remore tra i grandi classici della fantascienza sociale distopica, assieme a 1984 e Farentheit 451.

    ha scritto il 

  • 3

    《一無所有》7.5

    遙遠的星系有顆行星「烏拉斯」,在富饒的星球上憑著資本主義讓人們富有。它的衛星「安納瑞斯」貧瘠荒蕪,這裡的居民靠著互助與堅毅過著沒有政府的生活。雙星分離數百年,即將為一場科學交流造成社會衝突。

    娥蘇拉·勒瑰恩的書都寫得像旅行見聞,目前只喜歡地海首部曲...。對於無政府主義的敘述太過理想,永遠會有追求權力的人去破壞這個平衡。

    ha scritto il 

  • 5

    Sono rare quelle volte in cui leggendo un libro di fantascienza capisci che davanti hai un capolavoro di dimensioni spropositate. È il primo libro di Ursula Le Guin che leggo e leggerò tutto ciò che q ...continua

    Sono rare quelle volte in cui leggendo un libro di fantascienza capisci che davanti hai un capolavoro di dimensioni spropositate. È il primo libro di Ursula Le Guin che leggo e leggerò tutto ciò che questa immensa autrice ha scritto. Indicare quest'opera come di fantascienza è riduttivo, è un vero e proprio trattato sociopolitico, antropologico, religioso, filosofico in cui si intersecano talmente tanti concetti che mi è davvero difficile completare questa recensione senza essere irrispettoso e superficiale.
    Come in tutte le storie dove ci sono troppi elementi su cui riflettere spesso ci si perde, e fare chiarezza, scrivere anche solo due righe, le proprie impressioni, diventa un'impresa ardua.
    Ed allora più della descrizione inutile di tutta la trama, mi soffermerei su dei concetti base, quelli che più mi hanno impressionato.
    Cosa è l'anarchia? " Per fare un ladro, fai un padrone, per fare un crimine , crea delle leggi" una delle tante magnifiche frasi che compaiono spesso durante la lettura. il concetto di anarchia permea tutta la storia.
    La Le Guin parte da presupposti utopici, anarchia intesa come assenza di leader e di leggi , ma in realtà su Anarres , uno dei mondi in cui si svolge una parte del racconto (l'altro Urras più simile alla Terra),seppur in assenza di leader o di leggi, è l'etica, il moralismo, ad avere la leadership. In altri termini è una forma religiosa sociale a comandare le menti degli urrasiani. Non c'è anarchia su Anarres, ma una dittatura morale autoindotta che mi fa più paura della "finta democrazia " urrasiana in cui sono presenti tutte le pecche e le cose "buone" della società come noi la conosciamo. Ricchi e poveri, uomini e donne , tutto separato da gerarchie, da indifferenza, dal denaro, dal sesso.
    Shevek è il protagonista assoluto della storia. Non si può non amare questo personaggio, è facile affezionarsi ad esso, con i suoi drammi, le sue riflessioni, i suoi tormenti.
    In una delle scene su Urras , il protagonista Shevek, quasi inconsapevolmente, diventa un leader distruggendo in un attimo quella struttura mentale fondata sulla totale anarchia. Ricordando a tutti che per creare libertà spesso c'è bisogno di rivoluzione e di un capo e delle idee.

    Ma non esiste solo il concetto di anarchia, ci sono momenti intensi, momenti in cui si soffre assieme al protagonista, ed una delle frasi che più mi ha colpito parla proprio della sofferenza : "Se sfuggi alla sofferenza , sfuggi anche alla possibilità della gioia. Puoi ottenere il piacere, ma non sarai mai appagato, esaudito".

    In questo breve estratto, c'è la riflessione più dura, più importante. La sofferenza come parte integrante della vita, come viatico per la gioia, seppur di breve durata. E mentre è l'anarchia a scandire il tempo materiale, è la sofferenza, la coercizione dell'anima, ha dover trovare la via della libertà dalla gabbia della coscienza.
    Per una "dittatura morale" che gestisce la "libertà sociale", c'è una "sofferenza dell'anima" che gestisce "la libertà della gioia".

    ha scritto il 

  • 4

    Ursula K. Le Guin

    Fantascienza che racconta il confronto tra l’organizzazione sociale di due pianeti di un sistema binario, Urras e Anarres: il primo diviso in due blocchi come il nostro mondo durante la Guerra Fredda; ...continua

    Fantascienza che racconta il confronto tra l’organizzazione sociale di due pianeti di un sistema binario, Urras e Anarres: il primo diviso in due blocchi come il nostro mondo durante la Guerra Fredda; il secondo colonizzato da esuli anarchici che hanno fondato un’utopica società priva di autorità, basata sulla cooperazione tra individui e l’assenza di proprietà.

    Il libro di Ursula K. Le Guin verte tutto sulla descrizione del mondo di Anarres, e la sua comparazione con l’Urras capitalista (il blocco “sovietico” è lasciato nell’ombra, e non capiamo mai bene se sia davvero poi così diverso da Anarres). Che la vita su Anarres non sia tutta rose e fiori ce lo possiamo immaginare senza avvisi di spoiler, visto che il libro inizia con la precipitosa partenza dello scienziato Shevek, che lascia Anarres diretto al blocco capitalista di Urras.

    La trama è talmente ampia da disperdersi: quello che conta è l’affresco sociale immaginato dalla fervida mente di Le Guin, che vuole farci provare cosa significherebbe crescere con un pensiero così diverso da quello occidentale. Vengono portate avanti due linee temporali a capitoli alternati; una, più sintetica, racconta il presente di Shevek su Urras: il focus è sulla differenza di mentalità tra le due culture, sulla sorpresa del protagonista davanti all’abbondanza, allo sperpero, alla discriminazione e più in generale alle contraddizioni dolorose della società capitalista. L’altra linea narrativa è un lungo flashback che racconta la vita di Shevek su Anarres a partire dall’infanzia, e descrive minuziosamente la vita su quel mondo. Dalla storia personale di Shevek emerge subito un forte conflitto personale, perché Shevek fatica ad comprendere la vita nel capitalismo, ma ha sempre avuto grandi difficoltà a adeguarsi al costume del proprio pianeta di origine a causa dei limiti posti alla libertà individuale.

    Quella di Le Guin è un’“utopia ambigua” (nel sottotitolo) perché mostra tutti i potenziali lati negativi della società anarresiana, le sue contraddizioni, i rischi; ma, come lo stesso Shevek, arriva alla fine affermando la nobiltà del pensiero anarco-anarresiano, comunque sempre preferibile a quello capitalista.

    Un po’ brusca la svolta che porta al finale: è come se il libro potesse continuare per migliaia di pagine parlando di come si vive su Anarres, ma a un certo punto Le Guin si rendesse conto che si è fatta una certa, e che bisogna chiudere. Le parti su Urras non riescono a creare un affresco efficace come quello di Anarres, eppure dal punto di vista narrativo sono quelle più immediate, mentre le parti anarresiane diventano a tratti verbose (e un po’ tediose). Il libro è però un’opera di pregio e interesse per come Le Guin riesce a immaginare l’intera vita di un uomo nella società utopica da lei creata.

    Fa parte del ciclo dell’Ecumene, quello del celeberrimo La mano sinistra delle tenebre.

    ha scritto il 

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