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I ribelli

By Sándor Márai

(662)

| Paperback | 9788845916090

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Book Description

Maestro delle passioni, Márai si dedica in questo romanzo non già ai triangoli amorosi ma a un altro legame che può raggiungere una tensione rovente: quello che tiene insieme un gruppo di adolescenti in rivolta contro tutto e pronti a tutto. E riesce Continue

Maestro delle passioni, Márai si dedica in questo romanzo non già ai triangoli amorosi ma a un altro legame che può raggiungere una tensione rovente: quello che tiene insieme un gruppo di adolescenti in rivolta contro tutto e pronti a tutto. E riesce a far penetrare il lettore al centro di un groviglio di errori e furori, complicità e tradimenti, insofferenze e viltà – di attrazioni inconfessabili e di ambigue ripulse. Qui la materia è offerta dalle vicissitudini e dalle avventure di un gruppo di ragazzi, anzi una banda come loro stessi si definiscono, nella tarda primavera del 1918, in una cittadina dell’Alta Ungheria lontana dal fronte, dove la vita, placida e sonnacchiosa in apparenza, è profondamente inquinata dalle venefiche esalazioni della guerra. Abbandonati a se stessi mentre i padri combattono chissà dove, in balìa soltanto dei demoni della loro «rivolta contro l’utile e il pratico», della loro fantasia e della loro tracotanza – e anche di un erotismo tanto più acceso quanto più implicito –, dichiarano guerra al mondo degli adulti inventandosi giochi molto, troppo pericolosi. Un oscuro commediante, che diventa il loro mentore occulto coinvolgendoli nelle sue trame perverse, li trascinerà verso un epilogo tragico e inevitabile. Apparso a Budapest nel 1930, I ribelli non fu più ripubblicato finché, nel 1988, Márai ne fece una sorta di preambolo all’ampio ciclo L’opera dei Garren, e lo rimaneggiò apportandovi parecchie modifiche. Su questa stesura si è fondata Marinella D’Alessandro, offrendo però al lettore in appendice i passi espunti.

24 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    noioso

    più che ribelli mi sono sembrati personaggi disadattati

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    Chiarimbu said on Mar 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Che dire, a me questo libro di Marai non è piaciuto.
    Sono una sua assidua lettrice e da sempre sono rimasta affascinata dal modo di scrivere di questo autore ungherese che riesce a trascinarti nelle storie senza riuscire a farti staccare gli occhi da ...(continue)

    Che dire, a me questo libro di Marai non è piaciuto.
    Sono una sua assidua lettrice e da sempre sono rimasta affascinata dal modo di scrivere di questo autore ungherese che riesce a trascinarti nelle storie senza riuscire a farti staccare gli occhi dal libro prima di averlo terminato...ma qui...nulla, è successo il contrario..non riuscivo a terminarlo, mi è sembrato in vari tratti noioso e alla fine mi ha dato un senso di inconcludenza (forse perchè in realtà è una sorta di preambolo ad un'opera in 6 volumi che in Italia ancora non è stata pubblicata?).
    L'unica cosa in cui ho riconosciuto il Marai di sempre è nell'aver ricreato un'atmosfera di ambiguità e di ombre che avvolge il lettore fino alla fine della lettura (se riesce a terminarla...).

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    mirtillo said on Jul 26, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    I turbamenti del giovane Torless in salsa ungherese.
    Spiace che l'autore, forse per timori autobiografici, abbia tagliato nell'ultima edizione del suo libro, alcuni passi salienti riportati in appendice che aiutano a comprendere meglio l'atmosfera s ...(continue)

    I turbamenti del giovane Torless in salsa ungherese.
    Spiace che l'autore, forse per timori autobiografici, abbia tagliato nell'ultima edizione del suo libro, alcuni passi salienti riportati in appendice che aiutano a comprendere meglio l'atmosfera soffocante e strisciantemente erotica del romanzo.

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    Jaellem said on Jul 10, 2013 | Add your feedback

  • 23 people find this helpful

    Sinfonia “Del destino” di Ludwig van Beethoven

    Ci sono vite che nascono spezzate, incapaci o impossibilitate a vivere il “loro” destino.
    Ci sono vite che nascono segnate, generazioni che crescono per essere piegate e mietute come grano.
    A queste generazioni, a queste vite, Sandor Marai rivolse le ...(continue)

    Ci sono vite che nascono spezzate, incapaci o impossibilitate a vivere il “loro” destino.
    Ci sono vite che nascono segnate, generazioni che crescono per essere piegate e mietute come grano.
    A queste generazioni, a queste vite, Sandor Marai rivolse le pagine de “I Ribelli”, romanzo ambientato nella primavera del 1918.
    E Beethoven ? E’ il sottofondo musicale da ascoltare durante la lettura ?
    No, mai sottofondo di nulla, il “pre-romantico”Beethoven va ascoltato per notare la “coloritura”musicale, figlia di un tempo proiettato ad un futuro pensato come felice, in contrapposizione alla narrativa decadente di Marai, confusa dagli orizzonti di un destino ferocemente incerto.
    Opposti destini all’incedere del destino (questa frase farei meglio a toglierla).
    Nel primo movimento della quinta sinfonia di Beethoven, il motivo dominante delle quattro note che incombe come "il destino che bussa alla porta", racchiude la chiave di volta di tutta la successiva “narrazione” musicale.
    In ognuna delle pagine successive aleggia la presenza di quelle quattro note e la loro reminescenza ritmica scorrerà, ineluttabile, verso la conclusione della partitura.
    Ne “I ribelli” i quattro personaggi dominanti (o dominati) che, riunitisi in una banda, percorrono tutta la narrazione (come le note di Beethoven), vedono scivolare la propria vita verso un destino che li attende per sovrastarli.
    Quello stesso fato che pare unirli senza un motivo apparente “nessuno sarebbe in grado di dimostrare che tra i membri della banda ci fosse affetto. O almeno simpatia”, senza un vero significato fondato e profondo “si fissavano a lungo, come se volessero finalmente capire perchè si fossero riuniti, perchè stessero giocando e quale fose il senso della loro vita” o almeno apertamente confessabile “tutti per uno uno per tutti. E quell’uno era Tibor” e che assumerà lo sguardo da Gorgone della guerra dei padri, di coloro che “han mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati”.
    La prima battaglia che i giovani sosterranno,destinata all’epilogo in una trincea, è condotta contro i pilastri della società morale e perbenista, contro la quale rivolteranno con ingenua volontà di disfacimento, il gioco di chi non sa o non vuole crescere.
    Gli adulti , figure simbolicamente solo adombrate in tutta la narrazione, o nefaste presenze grottesche ed informi, hanno giocato la partita della vita, truccando le carte lasciate in eredità ai figli e barando al tavolo da gioco del loro futuro.
    E allora quale stagione dell’uomo potrebbe permettergli di cambiare il mondo?
    Quella in cui sono padri dediti a fagocitare il destino dei figli a causa della loro debolezza o quella incerta e suggestionabile dei giovani giocatori al tavolo dei bari ?
    La risposta di Marai è affidata a pagine in cui, al contenuto più “narrato” e all’ambiguo erotismo che emerge discontinuo , si associa un sottile filo di sottointeso, di sottaciuto quanto febbrile sottofondo di morte.
    Al “basso continuo” caratterizzato dalla guerra, rappresentata con l’inquietante e muto scorrere dei cadaveri nelle acque del fiume , si affianca quindi il tema dell’omosessualità che, in pagine mutilate da un intervento censorio dello stesso autore, assume i contorni di una velata presa di distanza dal mondo erotico dei padri, più che la consapevole maturazione di un proprio orientamento sessuale.
    Nell’ edizione Adelphi le parti censurate sono poste in appendice; non riesco a decidere se il “taglio” sia una mutilazione o se la mancanza di queste parti non contribuisca felicemente a mantenere un equilibrio narrativo ambiguo quanto efficace.
    La scrittura sapiente di Marai trova un guizzo magico nelle pagine in cui descrive la potente ambivalenza di una “recita” notturna condotta, nel clima inautentico e sottilmente perverso nella sua disperata finzione, di un teatro (luogo classico per la rappresentazione della finzione di una realtà “altra”).
    Nella recita condotta dalla perturbante figura di un attore,scelto e seguito dalla banda solo perché lontano dal mondo dei padri, si preparerà l’atto conclusivo della sterile fuga dalla realtà.
    Al tragico calo del metaforico sipario cosa , se non la morte , potrà meglio suggellare la fine del “mondo di ieri” e la nascita del nuovo mondo di oggi ?

    PS “ I ribelli” costituisce il primo capitolo , peraltro in sé compiuto, del ciclo “I Garren”..vero Adelphi che ne completerai la pubblicazione ?

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    maxxam66 said on Dec 17, 2012 | 20 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    La grande capacità narrativa di Sandor Marai circonda un gruppo di amici ed il loro profondo sistema di relazioni umane. La 1^ Guerra Mondiale è sullo sfondo e inevitabilmente condiziona tutto anche se non sembra anche se i protagonisti non vorrebber ...(continue)

    La grande capacità narrativa di Sandor Marai circonda un gruppo di amici ed il loro profondo sistema di relazioni umane. La 1^ Guerra Mondiale è sullo sfondo e inevitabilmente condiziona tutto anche se non sembra anche se i protagonisti non vorrebbero

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    Enrico Fermo said on Dec 17, 2011 | Add your feedback

  • 11 people find this helpful

    Che romanzo è, I ribelli? Un romanzo di formazione aspro, difficile, tragico.Il romanzo iniziale de Il ciclo dei Garren,che prevede in tutto sei volumi e che vorremmo vedere al più presto pubblicato in Italia.Un romanzo ambiguo per gli infiniti sotti ...(continue)

    Che romanzo è, I ribelli? Un romanzo di formazione aspro, difficile, tragico.Il romanzo iniziale de Il ciclo dei Garren,che prevede in tutto sei volumi e che vorremmo vedere al più presto pubblicato in Italia.Un romanzo ambiguo per gli infiniti sottintesi, i rapporti tra i personaggi, i visi e i travestimenti, gli scenari apparentemente innocenti, che solo nella luce notturna rivelano il loro vero aspetto da film dell'orrore. Il romanzo di Tibor, inafferabile efebica creatura dalla bellezza quasi rivoltante (per citare Dostoevskij), capace di scatenare desideri e attrazioni inconfessabili nei giovani (Abel, Bela, Erno) e nei vecchi (il laido attore Amadé, l'usuraio Havas,perennemente affamato di carne-e sangue-,corrotto e corruttore), che, non so perché, mi ha ricordato straordinariamente il Tadzio di Morte a Venezia.
    E più di tutto, forse, il romanzo della ribellione adolescenziale ad un mondo incomprensibilmente regolato dagli adulti, che appare ingiusto e assurdo e che si tenta di rovesciare con comportamenti e regole ancora più assurde. Fino al momento in cui si realizza che la guerra ( e non solo quella con la G maiuscola) è finita, che si è sopravvissuti mentre qualcuno è morto,e ci si separa, ciascuno per la propria strada, consapevoli che niente potrà essere,mai più, come prima.

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    Dragoval said on Nov 4, 2011 | 3 feedbacks

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