I riti di passaggio

Di

Editore: Bollati Boringhieri (I grandi pensatori, 35)

4.0
(99)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8833923282 | Isbn-13: 9788833923284 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Luisa Remotti ; Prefazione: Francesco Remotti

Disponibile anche come: Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Non-narrativa , Scienze Sociali

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  • 4

    M'imbarazza recensire un famoso classico dell'antropologia come questo, infatti non entrerò nei dettagli. Solo, penso sia ancora una buona lettura per chi vuole una definizione semplice e immediatamen ...continua

    M'imbarazza recensire un famoso classico dell'antropologia come questo, infatti non entrerò nei dettagli. Solo, penso sia ancora una buona lettura per chi vuole una definizione semplice e immediatamente comprensibile dei riti di passaggio: il primo pregio del libro è quello di aver definito la questione in una maniera subito comprensibile, senza fronzoli teorici e metodologici, quasi scarna. Perciò, la classificazione fondamentale in riti di separazione, di passaggio e di aggregazione e il concetto di marginalità si assimilano subito. Menzione particolare per il capitolo dedicato ai luoghi fisici della marginalità, la porta, la soglia, l'arco, e per quello sui riti di iniziazione.

    ha scritto il 

  • 3

    La dittatura del Concetto

    Dall'intro di F. Remotti:
    "In che cosa consiste, dunque, l'"illuminazione interna" che ne sarebbe all'origine? E' facile rispondere a questa domanda: l'idea germinale è lo schema dei riti di passaggio ...continua

    Dall'intro di F. Remotti:
    "In che cosa consiste, dunque, l'"illuminazione interna" che ne sarebbe all'origine? E' facile rispondere a questa domanda: l'idea germinale è lo schema dei riti di passaggio. E' proprio questa idea che ha consentito di "non lasciarsi sommergere dai materiali", di introdurre un'organizzazione concettuale là dove prima esisteva soltanto disordine o descrizioni più o meno dettagliate di riti difficilmente classificabili".

    pag. XIII

    SUL 'RITORNO' DEL NATURALE:
    "(...) Allo stesso modo, le classificazioni primitive (...) si differenziano dalle classificazioni scientifiche per una maggiore aderenza alla vita sociale; e così anche Lucien Lévy-Bruhl asseriva (...) che il pensiero primitivo è tutto dominato dalle rappresentazioni collettive, d'origine sociale, mentre nella civiltà occidentale, caratterizzata dall'emergere dell'individuo, il pensiero logico, d'origine naturale, s'impone ormai nettamente. In tutti i casi, è come se la civiltà occidentale si liberasse di una serie di sovrastrutture concettuali, rituali, mitologiche per riconoscere e adottare, invece, le scarne ed essenziali strutture naturali (...)"

    pag. XXII

    ha scritto il 

  • 0

    E'il 1909 quando Van Gennep pubblica I Riti di Passaggio. Di poco precedenti, i saggi di Marcel Mauss e quelli di Frazer. Dopo questo testo, Totem e Tabù imporrà il pensiero debole sulle cosiddette cu ...continua

    E'il 1909 quando Van Gennep pubblica I Riti di Passaggio. Di poco precedenti, i saggi di Marcel Mauss e quelli di Frazer. Dopo questo testo, Totem e Tabù imporrà il pensiero debole sulle cosiddette culture precivilizzate. Da leggere dopo (o prima) aver visionato Balkan Erotic Epic di Marina Abramovic, e accompagandolo a Deleuze e Guattari, che lo saccheggiano ampiamente, cum grano salis, ne l'Anti-Edipo. Scrivo una recensione senza ancora averlo finito, ma non è per vanità.

    ha scritto il 

  • 4

    un classico dell'etnologia

    Arnold Van Gennep (1873-1957), professore di etnologia all'università di Neuchatel, pubblicò il libro nel 1909. L'opera diede un impulso notevole agli studi delle culture "primitive" e del folklore. A ...continua

    Arnold Van Gennep (1873-1957), professore di etnologia all'università di Neuchatel, pubblicò il libro nel 1909. L'opera diede un impulso notevole agli studi delle culture "primitive" e del folklore. Ancora più importante è il suo Manuale sul folklore francese.
    Dalla quarta: "Le strutture iniziatiche delle società "primitive" e le loro sopravvivenze vi sono state colte per la prima volta, e hanno determinato modelli d'indagine etno-antropologica di enorme influenza e ancora d'attualità, nonostante un certo invecchiamento - fatale - della documentazione".

    ha scritto il 

  • 4

    Per studiosi, appassionati e non.
    Al di là del suo valore storico come saggio è un libro che in maniera chiara illustra l'importanza di alcune tradizioni nella cultura umana e quanto queste influiscan ...continua

    Per studiosi, appassionati e non.
    Al di là del suo valore storico come saggio è un libro che in maniera chiara illustra l'importanza di alcune tradizioni nella cultura umana e quanto queste influiscano nella vita di ognuno di noi. Comprendere il perchè teniamo tanto ad alcune "cerimonie" sociali, comprenderne il valore di fondo, può rendere, anche per chi non ama l'antropologia come argomento, decisamente più significativi alcuni momenti e sostenere una maggiore comprensione tra le diverse culture.

    ha scritto il 

  • 5

    La copertina non c'entra niente

    Il libro è uno dei fondamentali dell'etnologia ma pur essendo stato scritto nel 1904 è scorrevole. La cosa che personalmente mi ha colpito è che l'autore sembra davvero essere capace di una grande ind ...continua

    Il libro è uno dei fondamentali dell'etnologia ma pur essendo stato scritto nel 1904 è scorrevole. La cosa che personalmente mi ha colpito è che l'autore sembra davvero essere capace di una grande indipendenza di pensiero, data l'epoca.

    ha scritto il 

  • 4

    Studiato per l'esame di Antropologia dello Spettacolo. Di lettura agevole e comprensibile, tutto sommato facile e...piacevole. Non avrei mai sospettato di poter amare l'Antropologia...

    ha scritto il