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I sentieri del cielo

By Luigi Guarnieri

(100)

| Others | 9788817019958

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Book Description

Calabria, 1963. Sulle montagne remote della Sila, nello scenario mitico di una natura maestosa e selvaggia, lo squadrone di cavalleria guidato dal maggiore Albertis insegue una banda di ribelli capitanati da uno spietato guerrigliero contadino, Evang Continue

Calabria, 1963. Sulle montagne remote della Sila, nello scenario mitico di una natura maestosa e selvaggia, lo squadrone di cavalleria guidato dal maggiore Albertis insegue una banda di ribelli capitanati da uno spietato guerrigliero contadino, Evangelista Boccadoro. L'intero sud è in fiamme, e gruppi di combattenti armati sono in rivolta contro l'esercito calato nel meridione dopo la spedizione dei Mille e la caduta dei Borboni per annettere le regioni dell'ex Regno delle due Sicilie a una nuova nazione: l'Italia. La prima guerra combattuta dallo stato italiano è un conflitto etnico scandito da atrocità e massacri, stupri, fucilazioni e migliaia di morti fra i banditi, i militari e la popolazione civile. E così anche il duello ossessivo e tragico fra il maggiore Albertis e Boccadoro semina una lunga scia di sangue in una terra arcaica, misteriosa e dilaniata da una povertà sconvolgente. E soprattutto, agli occhi dei soldati italiani, abitata da un popolo di barbari superstiziosi e primitivi che non vogliono sottomettersi alle leggi della civiltà.

19 Reviews

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    La violenza che pervade I Sentieri del Cielo di Luigi Guarnieri scuote le fondamenta del nostro mito più aulico: il Risorgimento.

    Il libro, ambientato nel 1863, racconta la storia di un ufficiale dell'esercito piemontese e dei suoi uomini cui è s ...(continue)

    La violenza che pervade I Sentieri del Cielo di Luigi Guarnieri scuote le fondamenta del nostro mito più aulico: il Risorgimento.

    Il libro, ambientato nel 1863, racconta la storia di un ufficiale dell'esercito piemontese e dei suoi uomini cui è stato ordinato di dare la caccia ad un imprendibile brigante calabrese, Evangelista Boccadoro.

    Il romanzo è lungi dal rispettare i cliché dell'immaginario popolare italiano, da lungo tempo sfatati dalla letteratura specializzata ma sempre vivi nella retorica nazionale. I soldati italiani sono rappresentati come truppe d'occupazione straniere in una terra loro aliena, impenetrabile. Attorniati da donne velate, medici-stregoni albanesi, usanze misteriose, toponimi inquietanti, i piemontesi si aggirano sperduti in un mondo di cui non capiscono le regole. E nemmeno la lingua.

    Riportati alla vita al di fuori della cornice scolastica in cui siamo abituati a studiarli, i protagonisti del Risorgimento ci mostrano come vi fosse ben poca "riunificazione" in quell'atto forzato. Le ambizioni imperialiste di casa Savoia, piuttosto, portarono ad uno scontro cruento tra una società mediterranea agricola ed una società europea industriale, i cui estremi difficilmente potevano esser fatti combaciare.
    Peraltro non si tratta dell'unico scontro del genere in corso in quegli anni. Dall'altra parte dell'oceano qualcosa di simile avveniva, sebbene la due parti in conflitto fossero meno aliene l'una all'altra rispetto al caso italiano. La Guerra Civile americana e il Risorgimento, in effetti, hanno in comune l'esser stati entrambi due aggressioni imperialiste da parte di società dinamiche industriali ai danni di società statiche agricole, mascherate da una patina di propaganda idealista: la fine della schiavitù da un lato, la fantomatica riunificazione nazionale dall'altro.
    Non che i due ideali non abbiano avuto alcun appiglio alla realtà o che non siano stati un moto per le persone che parteciparono a quegli eventi, anzi. Semplicemente, e scusatemi la marxata, non ne costituivano la struttura.

    E non è un caso che I Sentieri del Cielo ricordi un altro libro che a sua volta distrugge il mito americano del XIX secolo: il bellissimo Meridiano di Sangue di Cormac McCarthy (sebbene il libro non tratti della Guerra Civile ma della sua prosecuzione, ovvero dei rapporti con Messico ed Indiani). I punti in comune secondo me sono molti.
    La violenza estrema, che sporcando di sangue la Storia la trascina a forza fuori dall'empireo della propaganda, risbattendola nella polvere in cui è nata.
    Il rifiuto, una volta demolito il mito della parte vincente, di accettare la santificazione degli sconfitti: gli Indiani americani di McCarthy non sono degli hippy saggi e pacifisti, sono semplicemente una popolazione di cacciatori raccoglitori costretta ad una guerra all'ultimo sangue contro gli Europei. E quando compaiono sulla scena, in un capitolo memorabile, piombano sulla colonna di cowboy in un turbine di violenza.
    Allo stesso modo i briganti di Guarnieri sono ben lungi dall'essere eroi romantici o degli idealisti combattenti per la libertà. Violenti fino alla bestialità, vendicativi, in sostanza criminali. Il Brigantaggio è lo specchio di una società rurale antichissima che cerca di scrollarsi di dosso le briglie impostele dal dominatore piemontese che brucia villaggi, violenta e massacra gli abitanti di quella terra cui, a parole, voleva "riunificarsi." E lo fa reagendo con la stessa aggressività che nei decenni precedenti aveva diretto contro la nobiltà latifondista.

    Infine al centro di entrambi i libri troviamo due figure diverse eppure parallele, a metà tra la realtà e la leggenda. In Meridiano di Sangue il Giudice, in I Sentieri del Cielo Evangelista Boccadoro. Lo Spirito della Guerra e lo Spirito della Vendetta.

    Se siete avvelenati dal nazionalismo da operetta che dilaga negli ultimi anni in Italia, leggete I Sentieri del Cielo: è come iniettarsi una dose di antidoto. Se invece volete soltanto leggere un bel romanzo d'avventura beh, leggetelo lo stesso. Sempre che siate di stomaco forte.

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    Giovanni T. said on Aug 25, 2011 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mediocre.
    Assolutamente anonimo come stile, niente di più, e solo potenzialmente interessante per la storia narrata.
    Potenzialmente, dico, perché purtroppo alla prova della lettura il tutto crolla come un castello di carte.
    Perché "condire" con una s ...(continue)

    Mediocre.
    Assolutamente anonimo come stile, niente di più, e solo potenzialmente interessante per la storia narrata.
    Potenzialmente, dico, perché purtroppo alla prova della lettura il tutto crolla come un castello di carte.
    Perché "condire" con una serie di carneficine il racconto, entrando spesso in dettagli scabrosi, se non per tenere viva l'attenzione del lettore? Anche perché so che episodi come quelli descritti accaddero davvero, ma non era necessario in un romanzo essere così pignoli e morbosi.I personaggi non hanno un grande spessore, restano sagome proiettate su uno scenario- grandioso, ma incapace di farle risaltare.

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    Chirone said on Apr 4, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Storia cruciale, racconto potente

    Il maggiore Albertis fa parte di quella schiera di soldati (i “piemontesi”) spediti al sud appena dopo la proclamazione dell’Unità, a combattere quella che solo da poco è stata riconosciuta come una vera e propria guerra. Insieme a lui, dalla sua par ...(continue)

    Il maggiore Albertis fa parte di quella schiera di soldati (i “piemontesi”) spediti al sud appena dopo la proclamazione dell’Unità, a combattere quella che solo da poco è stata riconosciuta come una vera e propria guerra. Insieme a lui, dalla sua parte, il fedele attendente Ormani, il sanguigno sergente Ronchi, il pensieroso tenente Ranieri, il caporale Malgara, il soldato Conforti e l’amato cavallo Traktir… Dall’altra parte, i briganti. Uno in particolare, da inseguire sulle montagne della Sila. In mezzo, tutto un mondo dove povertà, miseria, incomprensione, superstizioni si mescolano ad azioni efferate, crudelissime, sanguinose, eppure naturali.
    Perché Guarnieri non cerca la nostra benevolenza o il nostro orrore. Racconta. Racconta, a volte, con una sorta di freddezza che, alla fine, rende umane e comprensibili le gesta più tremende, da una parte e dall’altra. Da una parte e dall’altra, perché di certo non c’è nessun giudizio, in questa storia, nessun buono e nessun cattivo. Soltanto persone che si sono trovate in una condizione in cui ogni traccia di umanità sembra doversene fuggire (e chi cerca di trattenerla dentro di sé fatica a farlo, e non viene risparmiato dal destino).
    La scrittura è precisa, sicura, ricca, e l’intreccio costringe ad avanzare nei capitoli, e poi a rallentare, e a dirsi: basta, e a dover andare avanti. Quasi all’unisono con i sentimenti dei protagonisti (e le lacrime inaspettate di uno di loro segnano il punto in cui si desidera davvero che tutta quella sofferenza finisca alla svelta).
    Non facile, anche per lo sfondo e le annotazioni storiche precise in cui è situata la vicenda, ma da leggere.

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    Annalisa [che se ne va da aNobii-Mondadori] said on Mar 19, 2011 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Splendido romanzo sul brigantaggio...in alcuni passi degno del miglior Mc Carthy....

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    Carlo Anaclerio said on Oct 29, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ci è stato insegnato che, per vivere, dobbiamo sempre fare una distinzione tra Bene e Male, tra quello che è giusto fare e quello che invece non lo è, tra Eroi “senza macchia e senza paura” e Antieroi, e così via. Visto così, il mondo non dev’essere ...(continue)

    Ci è stato insegnato che, per vivere, dobbiamo sempre fare una distinzione tra Bene e Male, tra quello che è giusto fare e quello che invece non lo è, tra Eroi “senza macchia e senza paura” e Antieroi, e così via. Visto così, il mondo non dev’essere così difficile da capire. I buoni in Paradiso, i cattivi all’Inferno. Ma la vita e, soprattutto, la Storia, ci insegnano che i buoni non sono poi così buoni e i cattivi, in fondo, non hanno intenzioni tanto cattive.
    Nel suo romanzo, Luigi Guarnieri ci ricorda che il desiderio umano di vittoria e di autoaffermazione, la maggior parte delle volte mascherato da “trionfo della civiltà sulla barbarie”, giustifica ogni cosa: l’omicidio, lo stupro, il furto. Inutile ricordare che questo discorso rimane estremamente attuale in ogni paese dilaniato da una guerra.
    La Calabria di fine Ottocento è simile alla Spagna che l’illuminista Francisco Goya canzonava nei suoi Caprichos e nelle Pitture nere: è una terra di magia ancestrale, di superstizione, di fanatismo religioso. La natura, a partire dai declivi rocciosi della Sila, ne lascia intravedere la magia, con albe livide e tramonti sanguigni; la civiltà dei cosiddetti “piemontesi” non l’ha ancora sfiorata, non ne ha ancora modellato il volto: essa resta inaccessibile, incantata, estranea agli occhi del maggiore Albertis e dei suoi uomini.
    Il brigantaggio, sentito dal nord Italia come una piaga sociale, come un’erba maligna da estirpare al più presto, diventa, in Calabria, l’ultima resistenza, l’ultimo “trionfo dell’irrazionalità”, contro l’unificazione imminente, contro la povertà dilagante, contro il venir meno dell’antica magia di una terra primitiva e selvaggia.
    Il popolo protegge i briganti come Evangelista Boccadoro, li fa diventare leggenda: sono uomini immortali che, come la Madonna, “volano in cielo” senza farsi un graffio in terra, prefigurazioni dei miti del ’68, i “belli e dannati”, gli idoli del popolo e i difensori dei loro diritti.
    E’ contro questa resistenza che il maggiore Albertis e il suo squadrone impattano, è contro di essa che combattono con ogni mezzo, alcuni in maniera spietata e cieca, altri con una segreta ammirazione per le leggende popolari e i riti magici che la popolazione pratica da secoli, forse da millenni. Una cultura “altra” dalla loro ne rafforza il carattere, alimenta i loro istinti e la loro fantasia e ne aumenta la ferocia. Al sangue si risponde col sangue, alla violenza con la violenza, al silenzio con il silenzio, e così via, in un susseguirsi di giorni l’uno simile all’altro in cui la mente risponde ad un solo comando: portare a casa la pelle, a qualsiasi costo.
    La grande incognita di questo libro è una, importante, urgente da capire quando si tratta di Storia: da che parte dobbiamo stare? Chi sono i buoni? Chi sono i cattivi?
    E c’è da dire che è proprio questo ciò che rende appassionante e, in un certo senso, magico, questo libro.

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    BeWitched said on Apr 10, 2010 | Add your feedback

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    per capire perchè il Mezzogiorno è ancora IL problema del nostro paese, questo romanzo crudo e duro come la terra della Sila, ci fa capire come la violenza e la repressione non possano mai aiutare l'integrazione

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    sorgorosso said on Jan 31, 2010 | Add your feedback

Book Details

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  • ISBN-10: 881701995X
  • ISBN-13: 9788817019958
  • Publisher: Rizzoli
  • Publish date: 2008-01-01
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