Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

I sette pazzi

Di

Editore: Bompiani

4.0
(103)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000095409 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luigi Pellisari

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature

Ti piace I sette pazzi?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Juan Carlos Onetti nel suo “Profilo di Roberto Arlt” che fa da introduzione a questa che fu, nel 1971, la prima edizione italiana de “I sette pazzi” - meritoriamente riediti nel 2012 da Sur - dice: “. ...continua

    Juan Carlos Onetti nel suo “Profilo di Roberto Arlt” che fa da introduzione a questa che fu, nel 1971, la prima edizione italiana de “I sette pazzi” - meritoriamente riediti nel 2012 da Sur - dice: “...insisto: era un genio...se un abitante qualsiasi di questi umili lidi è mai giunto ad avvicinarsi alla genialità letteraria, questi aveva nome Roberto Arlt...Parlo di un romanziere che avrà maggior fama via via che passeranno gli anni (e su questo punto si può scommettere), e che, incomprensibilmente, nel mondo è quasi sconosciuto.” Se la predizione di Onetti può considerarsi avverata giacchè Robero Arlt è ormai riconosciuto come un “maestro” e un progenitore da tanti e di tanti scrittori argentini a lui successivi ed è in tal senso da considerarsi, al pari di Borges, capostipite della letteratura argentina del '900 è però anche vero che quel destino di scrittore “sconosciuto” pende ancora su Roberto Arlt. E come è capitato a me, dopo la lettura de “I sette pazzi”, viene da chiedersi come sia possibile che la notorietà di Roberto Arlt e dei suoi romanzi non abbia ancora raggiunto la diffusione e il rilievo che meritano. Perchè – e in questo mi ritrovo totalmente nelle parole di Onetti – Roberto Arlt è davvero uno scrittore geniale, capace di una visione e di visioni assolutamente dirompenti anzi, riprendendo il titolo di questo romanzo, assolutamente pazzesche. Ma quello che sconcerta della visionarietà di Roberto Arlt è la sua capacità di applicare questa visionarietà all'animo umano, scavandolo fin nei suoi più nascosti e contorti recessi. “I sette pazzi” è un romanzo delirante, diabolico, demoniaco, è il resoconto di un itinerario in un sottosuolo esistenziale dove è solo nello sprofondamento che si può esistere laddove, fuori da questo sprofondamento, c'è il totale annullamento. E per chi, come Remo Augusto Erdosain, il disperato protagonista de “I sette pazzi”, sorta di simbolo vivente degli “umiliati e offesi”, si ha solo un'angoscia senza limiti come assillo e compagnia, quello sprofondare è conseguenza di quell'angoscia ma è anche l'unico e l'ultimo modo per esistere e resistere a quell'angoscia. Perchè Erdosain è un uomo braccato dalla vita, da “tutta l'immensa disgrazia che pesava sopra la sua vita”, è un uomo finito: “egli era vuoto, era una buccia d'uomo mossa dall'automatismo dell'abitudine”, ormai piombato in un abisso che annichilisce perchè il suo è un abisso senza morte. E' evidente, in tutti questi riferimenti, il rimando e il richiamo ad atmosfere e figure dostoevskijane e Onetti in quel suo “Profilo” ci dice espressamente che “Roberto Artl ha tradotto Dostoevskij nel dialetto plebeo e della malavita di Buenos Aires. Il romanzo composto da “I sette pazzi” e “I lanciafiamme” è nato da “I demoni”. (“I lanciafiamme” è il seguito de “I sette pazzi”, costituendo i due romanzi un vero e proprio distico). Ma nelle pagine di Roberto Arlt ho trovato anche il sentore di un altro mondo esistenziale che mi ha rimandato al relativo mondo letterario e cioè quello germanico. Racconta Onetti “...che Roberto Artl pronunciava lo spagnolo con un forte accento germanico o prussiano ereditato dal padre. E' vero: suo padre era austriaco e inoltre era un gran figlio di cane...sopportò un padre di puro sangue ariano che, per una ragione qualsiasi, gli diceva: “Domani alle sei ti picchierò””. E, leggendo “I sette pazzi”, ho ritrovato echi, intonazioni e temi presenti in alcuni grandi autori di lingua tedesca che, a loro volta, mi hanno aiutato a comprendere Arlt, inducendomi a pensare che quelle sue origini hanno influenzato, se non altro esistenzialmente, la sua opera. D'altro canto egli stesso, a un certo punto, fa dire a Erdosain: “Chi ha dato inizio a questo feroce lavoro d'umiliazione fu mio padre. Quando avevo dieci anni e avevo combinato qualche monelleria mi diceva: “Domani ti picchio””. E così ne “ I sette pazzi” ho avvertito, in primo luogo, la eco di quel “Follia tu reggi il mondo” che Heinrich Von Kleist fa dire all' Elettore di Sassonia in “Michele Kohlhaas” giacchè, quell'affermazione, contiene quello stesso incontenibile senso del disordine del mondo che si respira in questo romanzo, poi ho pensato alle obnubilanti e disperate peregrinazioni attraverso Berlino che Alfred Doblin fa fare a Franz Biberkopf il protagonista di “ Berlin Alexanderplatz” le cui intonazioni espressioniste e le cui ambientazioni tutte urbane rivivono nelle analoghe peregrinazioni che Roberto Artl fa fare a Erdosain attraverso Buenos Aires ed infine ho registrato la presenza di quel reiterarsi del fallimento, tema su cui Thomas Bernhard ha incentrato la sua opera, che ricorre ne “I sette pazzi” essendo “I sette pazzi” fondamentalmente una tragicomica, impietosa e assurda commedia sul fallimento della vita e del vivere. Ma qui il tragico e il comico si deformano in modo sinistro e feroce, come se tutto fosse e si svolgesse in uno stato di alterazione permanente , dando luogo ad un mondo parallelo che vive e si pone ai margini del mondo. Vittima e creatore di fantasie che si nutrono di allucinazioni e di solitudine Erdosain è preda di quel suo flusso introspettivo in cui si rivela a se stesso e rivelandosi mette in scena la sua autodistruzione: “Si, sono un lacchè. Ho l'animo di un vero lacchè” e tutta la sua tristezza cosmica: “Tutto il suo dolore, non più compresso, si estendeva fino all'orizzonte intravisto attraverso i fili telegrafici e le aste di presa dei tram. All'improvviso ebbe la sensazione di camminare sulla sua stessa angoscia trasformatasi in tappeto.” Perchè Remo Augusto Erdosain è un puro che insegue una purificazione e una purezza che gli sono negate e tanto meno riesce a raggiungerle tanto più aumenta la sua deriva che lo annienta e lo conduce al delitto e nel delitto, “ forse perchè cerca in tutto ciò che è più vile e basso proprio quella purezza sicura che lo salverà definitivamente”. Erdosain è quindi costretto all'azione per poter affermare la sua esistenza, per “provare coscienza della mia esistenza” egli dice, non essendogli più data alcuna altra possibilità di esistere giacchè “se un uomo esiste come azione vuol dire che non esiste”. E non esistendo più per se stesso Erdosain riversa la sua possibilità di esistere nell' azione del delitto, ma non nell'azione del delitto in sé ma nella sensazione che commettere il delitto procura, come una sorta di ultimo stadio della coscienza: “Mi sale su la curiosità dell'assassinio, curiosità che dev'essere la mia ultima tristezza, la tristezza della curiosità. O il demonio della curiosità. Vedere come sono attraverso un delitto. Vedere come si comportano la mia coscienza e la mia sensibilità nell'azione di un delitto”. Ma intanto Erdosain si è già sperimentato allo stadio preliminare di ladro derubando lo zuccherificio in cui lavora come esattore di seicento pesos e sette centesimi. Ma anche quell'azione l'ha fatta come un bambino che scopre un gioco fin lì impensato: “provò l'allegria di un inventore. Rubare? Ma come aveva fatto a non pensarci prima?” Ma quel gioco che gli dava sollievo alla vita, ma che non gliela cambiava dato che poi di quei soldi non sapeva farne uso verrà scoperto ed è da qui in poi che Erdosain, andando alla ricerca di qualcuno che gli dia quei soldi per poterli restituire, farà ingresso in quel mondo di pazzi nei quali si imbatterà e a cui si legherà. Il romanzo diventa via via sempre più caotico, si carica di fascino perverso, assume risvolti demenziali, oscilla fra megalomanie di potere universale spacciate per rivoluzione planetaria e bassezze malavitose, si vena di humour nero e di crudele nichilismo. Come una spirale senza centro procede per accumulazioni paradossali e inattese, ridondante di colpi di scena, svianti e ambigui, trascinando tutto e tutti in un mondo corrotto e occulto, cialtronesco e minaccioso al tempo stesso. Una galleria di personaggi folli, ognuno mosso da un suo folle progetto sbucano dalla vita e nella vita di Erdosain, tutti egocentricamente convinti di avere in pugno i loro deliri di onnipotenza. Una miseria umana e morale li accomuna ma ognuno è talmente preso a sostenere e mettere in pratica le proprie tesi e i propri propositi da mitomane che, in quello che fa e in quello che è, tutto è sorretto da logiche per lui ferree quanto, in realtà, grottescamente mostruose, tanto che Erdosain stesso si chiederà: “Da dove mai sono usciti tanti mostri”. Nel non senso dilagante un cinico quanto spregiudicato utilitarismo domina la scena. In primo luogo quello che ruota intorno al danaro e alla violenza dei rapporti che ne derivano, come nel caso del farmacista Ergueta a cui, secondo lui, “Gesù...(gli)ha rivelato il segreto della roulette”, il che, forte di alcune cospicue vincite, lo porta a dire: “In tutte le roulettes vincerò tutti i soldi che voglio. Andrò in Palestina, a Gerusalemme, e riedificherò il gran tempio di Salamone”, salvo che liquiderà Erdosain e le sue richieste di soldi con un: “Ma cosa credi, che perchè leggo la Bibbia io sia un coglione?”. Ergueta poi perderà tutto e impazzirà per davvero. O, come nel caso di Elsa, la moglie di Erdosain, che lo abbandonerà perchè “Odio la miseria” gli dice e ciò al cospetto del “capitano” un aitante e sistemato “aviatore”, con cui andrà vivere e che è lì, anche lui, in casa di Erdosain, in quell'avvilente momento del congedo della moglie e a cui Erdosain, in una delle sue fantasie, aveva immaginato di dirgli: “Lei capisce, un uomo che si lascia portare via la moglie davanti agli occhi è un disgraziato”. Salvo che Elsa poco dopo essere uscita di lì “già si trovava in compagnia della suora di un ospedale. Un solo gesto maldestro del capitano era bastato per farle prendere coscienza della sua situazione e si era gettata giù dall'automobile” Ma intanto è' come se la realtà si chiudesse intorno a Erdosain segregandolo al di fuori di essa, in un mondo senza speranza che lo proietta verso il Male assoluto, nel quale giocarsi l'ultima possibilità della sua esistenza. E' questo il mondo dell' Astrologo, di Haffner il Ruffiano Melanconico, dell'ebreo Bromberg, del Cercatore d'Oro, del Maggiore, un' accolita di degenerati che progetta di organizzare una società segreta e di prendere il potere con una rivoluzione che sarà finanziata da una catena di bordelli su scala nazionale, allestendo fabbriche di gas asfissianti e sfruttando miniere d'oro. Ma che non trova di meglio, per cominciare ad autofinanziarsi, che rapire Barsut il cugino della moglie di Erdosain - in realtà anche lui uno squilibrato, che ha denunciato Erdosain allo zuccherificio per il furto che ha commesso per umiliarlo di fronte alla moglie e così umiliare anche lei che non lo degna di attenzione – rapire Barsut quindi per estorcergli il denaro che possiede con la promessa di lasciarlo libero e poi invece, incassata la somma, ucciderlo. Ed è proprio Erdosain a fare il nome di Barsut all'Astrologo, il capo della cricca, e a proporgli questa soluzione, perchè anche lui è ormai parte di quel mondo a cui, spinto inizialmente dalle sue necessità di denaro, si aggregherà perchè lì potrà attuare quel suo “essere attraverso un delitto” e non essere come sente di essere: “Per tutti sono la negazione della vita. Sono qualcosa come il non essere”. In un clima via via sempre più torbido e farsesco, Arlt crea un intreccio paranoico e decadente, a cavallo fra un resoconto di cronaca nera e la lucida predizione dei totalitarismi che da lì a poco invaderanno il mondo, “i sette pazzi” è infatti del 1929, di cui coglie la loro comune natura di fenomeni di manipolazione di massa: “Saremo bolscevichi, cattolici, fascisti, atei, militaristi, a seconda dei diversi gradi di iniziazione”, ed ancora: “Ha ragione l'Astrologo” - dirà Erdosain – “bisogna inaugurare l'impero della Menzogna, delle magnifiche menzogne.”, e infatti dice l'Astrologo, teorizzando la sua fasulla quanto delirante palingenesi: “L'umanità ha perduto ogni festa, ogni allegria. Gli uomini sono così infelici che hanno perduto perfino Iddio! L'uomo è una bestia triste che riuscirà ad emozionarsi solo per dei veri prodigi. O per dei massacri. Ebbene, così sia: noi, con la nostra società segreta, daremo loro prodigi, bacilli di colera asiatico, miti, scoperte di giacimenti d'oro o miniere di diamanti.” Traboccante fino alla fine di azione e introspezione “i sette pazzi” pullula di così tante cose da debordare da tutte le parti, aprendosi a squarci di tutti i tipi anche lirici in quella che è in fondo una dolorosa e disperata ricerca di felicità che Erdosain insegue e sogna avendo egli una sua segreta diversità che lo rende così tragicamente vero. Perchè in quel mondo di mostri Erdosain è mosso da un intatto candore verso una purezza e una verità che non esistono ma che ostinatamente egli cerca. Ed è proprio il contrasto tra quella tenebrosa disciplina che l'Astrologo e i suoi accoliti vorrebbero dare al mondo e l'umano disordine del mondo che Erdosain, anche confusamente, porta su di sè che risalta e si avverte. E un romanzo così fortemente disordinato lo è giustamente laddove è del disordine che parla. Ma se “I sette pazzi” finisce non finisce la storia de “ I sette pazzi” giacchè, come ci dice Arlt nella nota posta nell' ultima pagina: “L'azione dei personaggi di questo romanzo continua ne “I lanciafiamme””

    ha scritto il 

  • 3

    Da rivalutare

    È innegabile che il talento narrativo ci sia, ma trovo la storia troppo surrealista. Affascinante si nella descrizione, ma difficilissima da seguire nella trama. La parte finale - realtà o sogno? - mi ...continua

    È innegabile che il talento narrativo ci sia, ma trovo la storia troppo surrealista. Affascinante si nella descrizione, ma difficilissima da seguire nella trama. La parte finale - realtà o sogno? - mi pare poco collegata al resto del libro e forse solo la lettura del successivo romanzo riesce a chiarirne il senso. Certo che, prima di iniziarlo, dovrei proprio trovarne la voglia. Come sempre, le classifiche ("miglior scrittore argentino dopo Borges") lasciano il tempo che trovano e i giudizi su libri e autori dipendono dai gusti e dalla storia personale di ciascuno di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    4stelle

    Visionario e folle. Ritrovo i pazzi perseguitati, ironici e fuori dal mondo di Gianni Celati, il piu' vicino ,fra i contemporanei, a questo tipo di scrittura fantastica e dove il parossismo diven ...continua

    Visionario e folle. Ritrovo i pazzi perseguitati, ironici e fuori dal mondo di Gianni Celati, il piu' vicino ,fra i contemporanei, a questo tipo di scrittura fantastica e dove il parossismo diventa l'unica via per giudicare il mondo : l'eroe assume su di se' il disordine della vita. La traduzione risulta un poco datata e faticosa.

    ha scritto il 

  • 4

    I SETTE PAZZI - R. Arlt

    Roberto Arlt è considerato, al pari di Borges, il padre della letteratura argentina del novecento. Nati entrambi a Buenos Aires nei dintorni dell'anno zero del secolo, Borges è ...continua

    I SETTE PAZZI - R. Arlt

    Roberto Arlt è considerato, al pari di Borges, il padre della letteratura argentina del novecento. Nati entrambi a Buenos Aires nei dintorni dell'anno zero del secolo, Borges è a capo del filone colto, metaletterario, nobile e autoriale, mentre Arlt viene considerato il suo opposto, o meglio il suo complemento, lo scrittore autodidatta, amante dei bassifondi, anarchico e fuori dagli schemi. Come altri autori sudamericani, dopo decenni di oscuramento seguiti al boom del realismo magico, Arlt viene oggi riscoperto dall'editoria italiana: "I sette pazzi", ma da segnalare è anche la più recente pubblicazione de "Le acqueforti di Buenos Aires", Del Vecchio Editore, raccolta dei corsivi principalmente apparsi su El Mundo negli anni '30, quelli dello sviluppo di Buenos Aires a metropoli moderna. Purtroppo, come scopre malinconicamente il lettore da una nota all'ultima pagina del libro, le vicende dei protagonisti de "I sette pazzi" continuano ne "I lanciafiamme", romanzo oggi fuori catalogo e pressochè introvabile. Sebbene la trama non sia l'elemento portante della letteratura di Arlt le vicende a cui si riferisce la nota sono avventure e non è piacevole lasciare in sospeso il destino di Remo Erdosain e soci: che ne sarà della società segreta che hanno deciso di fondare a scopo rivoluzione?
    Remo Erdosain, pur essendo un giovane uomo dotato di talento, un inventore, è allo stesso tempo un disadattato a un passo dalla rovina: sta per essere licenziato, arrestato, abbandonato dalla moglie. Del resto Remo non è mai riuscito a combinare niente di buono, per sua stessa ammissione è sempre stato risucchiato da forze oscure che l'hanno tenuto a distanza dall'onestà di una vita normale. E' un impotente. I soldi che ha sottratto dal suo lavoro di recupero crediti non li ha nemmeno utilizzati per acquistare beni che altrimenti non si poteva permettere, li ha sperperati nei bordelli, speso senza nemmeno consumare, autocommiserandosi. Sua moglie ha umiliato il suo amore "puro" fin dalla prima notte di nozze, e lui non ha mai reagito. Così, quando è sull'orlo del fallimento totale non gli resta che affidarsi all'impresa più tremenda che abbia mai concepito, compiuto: l'omicidio di un uomo. E per compierlo si affida a una menzogna grande e straordinaria e all'Astrologo, cioè all'uomo che ha deciso di diffonderla tra gli uomini attraverso la creazione di una società segreta finanziata da una rete di bordelli che in poco tempo saprà intercettare i bisogni dei reietti, rovesciare l'ordine sociale argentino e mondiale.
    E' questo il fulcro del racconto: il rapporto tra la condizione individuale e la condizione sociale, di come dall'insoddisfazione della prima possano discendere i regimi autoritari che infiammano gli animi. Arlt è osservatore attento o profetico, precorre la storia del secolo breve. Attraverso una successione di eventi improbabili e personaggi assurdi rappresenta meglio di altri la realtà che di lì a poco (il romanzo è pubblicato per la prima volta nel 1929) si sarebbe imposta in tutto il mondo, infestandolo, dagli -ismi europei alle dittature sudamericane, africane, asiatiche. Erdosain, l'Astrologo, il Ruffiano Malinconico, il Cercatore d'oro, l'Uomo che vide la Levatrice. la Zoppa e molti altri: al termine del romanzo non possiamo ancora conoscerne il destino individuale, solo presumerne quello collettivo.

    ha scritto il 

  • 0

    Erdosain aveva scoperto l’inquietudine di guardare un cielo pulito che a lui invece sembrava offuscato da una fuliggine visibile solo a uno spirito intristito.
    - È da molto tempo che lei vive in quest
    ...continua

    Erdosain aveva scoperto l’inquietudine di guardare un cielo pulito che a lui invece sembrava offuscato da una fuliggine visibile solo a uno spirito intristito.
    - È da molto tempo che lei vive in questo modo?
    - Sì, da molto tempo.

    Sarà l’ascendenza tedesca di Roberto Arlt, che visse la sua storia di scrittore come un “anti-Borges”, ma questo romanzo ha senza dubbio un retrogusto mitteleuropeo.
    È un libro del Novecento, forse uno di quelli che portano alle estreme conseguenze la crisi dell’uomo moderno, che ha abbandonato le certezze del passato e non sa ancora a che cosa votarsi.
    E se sia la religione che le ideologie sono menzogne di cui gli uomini hanno bisogno - tanto che una prospettiva rivoluzionaria vale un'altra, prima si progetta una rivoluzione, ci sarà tempo per pensare che marchio volerle appiccicare - per lo meno le prime assicuravano un supporto morale.
    Non c’è un personaggio di questa storia che abbia una sola certezza morale.

    Arlt rende magistralmente l’idea indipendentemente dal modo in cui sviscera le sue figure: che siano i loro progetti rivoluzionari, i propri piani di dominio del mondo – con tanto di ipotesi molto attuali sull’uso di armi di distruzioni di massa – la frequentazione di casinò e bordelli o – quasi la metà del romanzo è dedicata a queste analisi – il racconto della loro interiorità malata, delirante, che si estrania dalla realtà per immaginare altre realtà ancora più squallide.

    Detesto ravvisare a tutti i costi elementi di profezia in un’opera letteraria, ma leggere in un testo del 1929 allusioni a uno sterminatore di pidocchi che vuole a tutti i costi tentare Gesù Cristo, o a treni su cui salgono migliaia di persone con destinazione ignota, invisibili perché tutte le tendine ai finestrini sono tirate, ecco. Mi domando se poi la storia non abbia voluto a tutti i costi ispirarsi agli incubi peggiori degli scrittori, riuscendo a portarli in un abisso ancora più profondo.

    Salvo qualche riferimento en passant al ruolo dell’esercito in Argentina, la prospettiva di Arlt resta europea: Lenin e Mussolini sono le figure archetipiche della rivoluzione. La prostituta sogna sui libri di Carolina Invernizio. E tutta quell’analisi dell’angoscia, della paranoia, della tristezza suona così austriaca.

    La vicenda raccontata non è una vera storia, salvo rari episodi che portano avanti in qualche modo un intreccio. L’autore stesso invita, nelle note a piè pagina, a leggere “I lanciafiamme”, seguito del racconto.
    Arrivati alla fine dei “Sette pazzi”, andare a cercare la prosecuzione diventa interessante, ma non per forza indispensabile.
    Perché anche questo romanzo ha un suo contenuto, se non nella trama nella rappresentazione di un mondo che non sa più a che cosa aggrapparsi – e da lì a poco sceglierà la strada dell’autodistruzione, per fortuna, ancora una volta, non irreversibile.

    Arlt, così insoddisfatto di Buenos Aires, così innamorato e allo stesso tempo risentito con il tango galeotto, forse sradicato, troppo europeo perfino per gli aneliti europei degli Argentini, riversa nella sua opera tutto questo disagio.
    Senza esprimere giudizi morali, peraltro. Consegna descrizioni al lettore. A cui trarne le conseguenze è perfin troppo semplice.

    ---

    * Digrignava i denti per calmare i nervi irrigiditi in una carne che si abbandonava con la mollezza di una spugna alle onde di tenebre straripate dal cervello.
    * - E lei esclude di sbagliarsi?
    - Certo, ci ho pensato, ma mi comporto come se avessi ragione.

    * - Capisco, preferiva credere nel metodo piuttosto che sperimentarlo.
    * Nel corso del tempo, i rari personaggi da romanzo che aveva incontrato non erano poi così interessanti come nei romanzi; tutt’altro, le caratteristiche che li facevano apparire straordinari nei libri erano proprio quegli aspetti odiosi che nella vita li rendevano ripugnanti.

    ha scritto il 

  • 3

    Bambini allo sbaraglio

    Più che pazzi, i personaggi di questo libro sono ragazzini. Ragazzini che giocano in cortile in una lunga giornata estiva alla fine dell'anno scolastico, la cui fantasia partorisce improbabili nazioni ...continua

    Più che pazzi, i personaggi di questo libro sono ragazzini. Ragazzini che giocano in cortile in una lunga giornata estiva alla fine dell'anno scolastico, la cui fantasia partorisce improbabili nazioni finte sostenute da ancor più improbabili progetti finanziari e nelle cui menti realtà e sogno si confondono e sconfinano una nell'altro, dando vita a un mondo folle e onirico.
    Libro bizzarro e strampalato, che non ha né inizio né fine, e che resta lì sospeso per aria, lasciando al lettore l'impressione di aver assistito a una pièce del teatro dell'assurdo o a un cartone animato psichedelico, alquanto evanescente e, temo, presto dimenticato.

    ha scritto il 

  • 4

    A tratti mi è passato un po' lento, ma non posso negare la vena descrittiva e la profondità di Arlt. Un esploratore degli abissi umani, di quel dolore e di quell'angoscia di vivere quasi fisici che in ...continua

    A tratti mi è passato un po' lento, ma non posso negare la vena descrittiva e la profondità di Arlt. Un esploratore degli abissi umani, di quel dolore e di quell'angoscia di vivere quasi fisici che in alcuni casi portano alla pazzia.
    Indubbiamente un libro intenso e molto particolare, sia nella scrittura che nella trama: bisogna essere dell'umore giusto per leggerlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il golpe prima del golpe.

    Libro meraviglioso, carico di introspezione, visioni, spazi terreni di vita pulsante e spazi onirici angoscianti.
    Erdosain, Raskolnikov trapiantato a Buenos Aires, si chiede quale sia lo scopo dell'es ...continua

    Libro meraviglioso, carico di introspezione, visioni, spazi terreni di vita pulsante e spazi onirici angoscianti.
    Erdosain, Raskolnikov trapiantato a Buenos Aires, si chiede quale sia lo scopo dell'esistenza, concludendo che la menzogna è il pilastro delle dinamiche sociali.Cerca il riscatto, sogna un avvenire glorioso, inventa, perennemente, inventa.Attorno a lui figure grottesche, personaggi dei sobborghi e rappresentanti del potere, pazzi perchè "Quello che chiamiamo pazzia è semplicemente la mancata abitudine nostra al pensiero degli altri."
    Analisi psicologica altissima dell'individuo perduto che annusa l'aria dell'imminente rivoluzione (scritto tra il 1928 e 29, il romanzo anticipa il moto rivoluzionario del 1930), inchiodato ma contemporaneamente lucido. Autodidatta.

    ha scritto il 

  • 2

    Remo Erdosain è un inventore fallito nonostante idee brillantissime come la tintoria per cani o la cravatta metallica; è un alienato che ha l’aggravante di essere argentino, quindi sommamente sensibil ...continua

    Remo Erdosain è un inventore fallito nonostante idee brillantissime come la tintoria per cani o la cravatta metallica; è un alienato che ha l’aggravante di essere argentino, quindi sommamente sensibile al fascino del magico; è uno psicotico letteralmente stracolmo di turbe sessuali, livido odio e frustrazione repressa che canalizza ogni sua ambizione di rivincita nell’adesione alla ridicola setta di cospiratori fuori di testa capeggiata dall'Astrologo, un rivoluzionario metafisico convinto che la menzogna sia alla base della felicità umana (utopia, a pensarci bene, forse efficacemente realizzata in seguito dalla società dei consumi).

    I sette pazzi è un labirinto di vaneggiamenti, monologhi in bilico tra autoanalisi ed allucinazione e deliranti teorie di ingegneria sociale mescolate assieme in una marmellata ideologica a sfondo mistico. Se la letteratura argentina è la deformazione grottesca e surreale della letteratura europea (così come i ritratti della pittura espressionista sono il corrispondente grottesco e surreale della ritrattistica tradizionale) questo libro ne è un esempio perfetto.

    Gli intenti apocalittici del romanzo però appaiono oggi alquanto sbiaditi ed il libro, col tempo, ha perso molta della sua forza, sia suggestiva che eversiva. Lo stesso stile di Arlt, che nel 1929 poteva essere oltraggioso e di avanguardia nel suo tentativo di dar voce all’angoscia dell’uomo moderno, oggi appare velleitario e invecchiato male. Per tutti io sono la negazione della vita, quasi il non-essere. Ma un uomo non esiste solo nell’azione. Esiste pur essendo un non-essere? La domanda, confesso, non mi ha tolto il sonno.

    E Hipòlita pensava: questo qui per tutta la vita non farà altro che lamentarsi e soffrire. A cosa mi serve uno così? Dovrei pure mantenerlo. (...) Eppure sono fatti tutti così, i deboli sono intelligenti e inutili, gli altri brutali e noiosi. (...) Fanno pena.

    ha scritto il