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I sette pazzi

Di

Editore: Bompiani

3.9
(81)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000095409 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luigi Pellisari

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 0

    Erdosain aveva scoperto l’inquietudine di guardare un cielo pulito che a lui invece sembrava offuscato da una fuliggine visibile solo a uno spirito intristito. - È da molto tempo che lei vive in ...continua

    Erdosain aveva scoperto l’inquietudine di guardare un cielo pulito che a lui invece sembrava offuscato da una fuliggine visibile solo a uno spirito intristito. - È da molto tempo che lei vive in questo modo? - Sì, da molto tempo.

    Sarà l’ascendenza tedesca di Roberto Arlt, che visse la sua storia di scrittore come un “anti-Borges”, ma questo romanzo ha senza dubbio un retrogusto mitteleuropeo. È un libro del Novecento, forse uno di quelli che portano alle estreme conseguenze la crisi dell’uomo moderno, che ha abbandonato le certezze del passato e non sa ancora a che cosa votarsi. E se sia la religione che le ideologie sono menzogne di cui gli uomini hanno bisogno - tanto che una prospettiva rivoluzionaria vale un'altra, prima si progetta una rivoluzione, ci sarà tempo per pensare che marchio volerle appiccicare - per lo meno le prime assicuravano un supporto morale. Non c’è un personaggio di questa storia che abbia una sola certezza morale.

    Arlt rende magistralmente l’idea indipendentemente dal modo in cui sviscera le sue figure: che siano i loro progetti rivoluzionari, i propri piani di dominio del mondo – con tanto di ipotesi molto attuali sull’uso di armi di distruzioni di massa – la frequentazione di casinò e bordelli o – quasi la metà del romanzo è dedicata a queste analisi – il racconto della loro interiorità malata, delirante, che si estrania dalla realtà per immaginare altre realtà ancora più squallide.

    Detesto ravvisare a tutti i costi elementi di profezia in un’opera letteraria, ma leggere in un testo del 1929 allusioni a uno sterminatore di pidocchi che vuole a tutti i costi tentare Gesù Cristo, o a treni su cui salgono migliaia di persone con destinazione ignota, invisibili perché tutte le tendine ai finestrini sono tirate, ecco. Mi domando se poi la storia non abbia voluto a tutti i costi ispirarsi agli incubi peggiori degli scrittori, riuscendo a portarli in un abisso ancora più profondo.

    Salvo qualche riferimento en passant al ruolo dell’esercito in Argentina, la prospettiva di Arlt resta europea: Lenin e Mussolini sono le figure archetipiche della rivoluzione. La prostituta sogna sui libri di Carolina Invernizio. E tutta quell’analisi dell’angoscia, della paranoia, della tristezza suona così austriaca.

    La vicenda raccontata non è una vera storia, salvo rari episodi che portano avanti in qualche modo un intreccio. L’autore stesso invita, nelle note a piè pagina, a leggere “I lanciafiamme”, seguito del racconto. Arrivati alla fine dei “Sette pazzi”, andare a cercare la prosecuzione diventa interessante, ma non per forza indispensabile. Perché anche questo romanzo ha un suo contenuto, se non nella trama nella rappresentazione di un mondo che non sa più a che cosa aggrapparsi – e da lì a poco sceglierà la strada dell’autodistruzione, per fortuna, ancora una volta, non irreversibile.

    Arlt, così insoddisfatto di Buenos Aires, così innamorato e allo stesso tempo risentito con il tango galeotto, forse sradicato, troppo europeo perfino per gli aneliti europei degli Argentini, riversa nella sua opera tutto questo disagio. Senza esprimere giudizi morali, peraltro. Consegna descrizioni al lettore. A cui trarne le conseguenze è perfin troppo semplice.

    ---

    * Digrignava i denti per calmare i nervi irrigiditi in una carne che si abbandonava con la mollezza di una spugna alle onde di tenebre straripate dal cervello. * - E lei esclude di sbagliarsi? - Certo, ci ho pensato, ma mi comporto come se avessi ragione. * - Capisco, preferiva credere nel metodo piuttosto che sperimentarlo. * Nel corso del tempo, i rari personaggi da romanzo che aveva incontrato non erano poi così interessanti come nei romanzi; tutt’altro, le caratteristiche che li facevano apparire straordinari nei libri erano proprio quegli aspetti odiosi che nella vita li rendevano ripugnanti.

    ha scritto il 

  • 3

    Bambini allo sbaraglio

    Più che pazzi, i personaggi di questo libro sono ragazzini. Ragazzini che giocano in cortile in una lunga giornata estiva alla fine dell'anno scolastico, la cui fantasia partorisce improbabili ...continua

    Più che pazzi, i personaggi di questo libro sono ragazzini. Ragazzini che giocano in cortile in una lunga giornata estiva alla fine dell'anno scolastico, la cui fantasia partorisce improbabili nazioni finte sostenute da ancor più improbabili progetti finanziari e nelle cui menti realtà e sogno si confondono e sconfinano una nell'altro, dando vita a un mondo folle e onirico. Libro bizzarro e strampalato, che non ha né inizio né fine, e che resta lì sospeso per aria, lasciando al lettore l'impressione di aver assistito a una pièce del teatro dell'assurdo o a un cartone animato psichedelico, alquanto evanescente e, temo, presto dimenticato.

    ha scritto il 

  • 4

    A tratti mi è passato un po' lento, ma non posso negare la vena descrittiva e la profondità di Arlt. Un esploratore degli abissi umani, di quel dolore e di quell'angoscia di vivere quasi fisici che ...continua

    A tratti mi è passato un po' lento, ma non posso negare la vena descrittiva e la profondità di Arlt. Un esploratore degli abissi umani, di quel dolore e di quell'angoscia di vivere quasi fisici che in alcuni casi portano alla pazzia. Indubbiamente un libro intenso e molto particolare, sia nella scrittura che nella trama: bisogna essere dell'umore giusto per leggerlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il golpe prima del golpe.

    Libro meraviglioso, carico di introspezione, visioni, spazi terreni di vita pulsante e spazi onirici angoscianti. Erdosain, Raskolnikov trapiantato a Buenos Aires, si chiede quale sia lo scopo ...continua

    Libro meraviglioso, carico di introspezione, visioni, spazi terreni di vita pulsante e spazi onirici angoscianti. Erdosain, Raskolnikov trapiantato a Buenos Aires, si chiede quale sia lo scopo dell'esistenza, concludendo che la menzogna è il pilastro delle dinamiche sociali.Cerca il riscatto, sogna un avvenire glorioso, inventa, perennemente, inventa.Attorno a lui figure grottesche, personaggi dei sobborghi e rappresentanti del potere, pazzi perchè "Quello che chiamiamo pazzia è semplicemente la mancata abitudine nostra al pensiero degli altri." Analisi psicologica altissima dell'individuo perduto che annusa l'aria dell'imminente rivoluzione (scritto tra il 1928 e 29, il romanzo anticipa il moto rivoluzionario del 1930), inchiodato ma contemporaneamente lucido. Autodidatta.

    ha scritto il 

  • 2

    Remo Erdosain è un inventore fallito nonostante idee brillantissime come la tintoria per cani o la cravatta metallica; è un alienato che ha l’aggravante di essere argentino, quindi sommamente ...continua

    Remo Erdosain è un inventore fallito nonostante idee brillantissime come la tintoria per cani o la cravatta metallica; è un alienato che ha l’aggravante di essere argentino, quindi sommamente sensibile al fascino del magico; è uno psicotico letteralmente stracolmo di turbe sessuali, livido odio e frustrazione repressa che canalizza ogni sua ambizione di rivincita nell’adesione alla ridicola setta di cospiratori fuori di testa capeggiata dall'Astrologo, un rivoluzionario metafisico convinto che la menzogna sia alla base della felicità umana (utopia, a pensarci bene, forse efficacemente realizzata in seguito dalla società dei consumi).

    I sette pazzi è un labirinto di vaneggiamenti, monologhi in bilico tra autoanalisi ed allucinazione e deliranti teorie di ingegneria sociale mescolate assieme in una marmellata ideologica a sfondo mistico. Se la letteratura argentina è la deformazione grottesca e surreale della letteratura europea (così come i ritratti della pittura espressionista sono il corrispondente grottesco e surreale della ritrattistica tradizionale) questo libro ne è un esempio perfetto.

    Gli intenti apocalittici del romanzo però appaiono oggi alquanto sbiaditi ed il libro, col tempo, ha perso molta della sua forza, sia suggestiva che eversiva. Lo stesso stile di Arlt, che nel 1929 poteva essere oltraggioso e di avanguardia nel suo tentativo di dar voce all’angoscia dell’uomo moderno, oggi appare velleitario e invecchiato male. Per tutti io sono la negazione della vita, quasi il non-essere. Ma un uomo non esiste solo nell’azione. Esiste pur essendo un non-essere? La domanda, confesso, non mi ha tolto il sonno.

    E Hipòlita pensava: questo qui per tutta la vita non farà altro che lamentarsi e soffrire. A cosa mi serve uno così? Dovrei pure mantenerlo. (...) Eppure sono fatti tutti così, i deboli sono intelligenti e inutili, gli altri brutali e noiosi. (...) Fanno pena.

    ha scritto il 

  • 3

    Potrei riassumere questo libro dicendovi di diffidare sempre quando, nelle note biografiche dell’autore, trovate scritto “il più grande romanziere” di questa o quell’altra località ...continua

    Potrei riassumere questo libro dicendovi di diffidare sempre quando, nelle note biografiche dell’autore, trovate scritto “il più grande romanziere” di questa o quell’altra località geografica. Roberto Arlt, argentino, pubblica “I sette pazzi” nel 1929, un romanzo sicuramente avanti nei tempi ma che soddisfazione, ahimé, me ne ha lasciata ben poca. La trama è quanto di più bizzarro ci si potrebbe aspettare, i personaggi fin troppo particolari, costruiti a tavolino e dunque poco credibili, l’ambientazione calata completamente nell’Argentina del periodo e impenetrabile da chi è così distante culturalmente, geograficamente e storicamente come lo siamo noi. Il risultato è un romanzo che alterna parti interessanti ad altre veramente noiose e anche difficili da seguire, tant’è che 300 pagine vi passeranno tutt’altro che velocemente. Come non bastasse, finito “I sette pazzi” la storia semplicemente rimane a metà: per sapere la fine occorre prendere forzatamente in mano il successivo “I lanciafiamme“. Devo aggiungere che non ci penso minimamente?

    http://www.gndeveloper.wordpress.com

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto è racchiuso in questa frase.

    " Nota del commentatore: riferendosi a quei tempi Erdosain mi diceva: << Credevo che l'anima mi fosse stata data per godere delle bellezze del mondo, la luce della ...continua

    Tutto è racchiuso in questa frase.

    " Nota del commentatore: riferendosi a quei tempi Erdosain mi diceva: << Credevo che l'anima mi fosse stata data per godere delle bellezze del mondo, la luce della luna sopra il bordo color arancio d'una nuvola, e la goccia di rugiada che svolge la sua trama sopra una rosa. Non solo, quando ero piccolo, ho sempre creduto che la vita dovesse riserbarmi un avvenimento sublime e bello. Ma, via via che esaminavo la vita degli altri uomini, scoprivo che vivevano nella noia, come se abitassero in un paese costantemente sotto la pioggia, nel quale le cateratte d'acqua gli lasciassero sul fondo delle pupille intercapedini d'acqua che gli impedissero di vedere le cose. E capivo che le anime si muovevano sulla terra come i pesci prigionieri in un acquario. Dall'altra parte dei muri di vetro verdastri vi era la vita bella, altissima, che cantava, nella quale tutto sarebbe stato diverso, forte, molteplice, e nella quale i nuovi esseri, figli di una creazione più perfetta, coi loro bei corpi, avrebbero saltato in un'atmosfera elastica.>>. Erdosain mi diceva:<< E' inutile, devo scappare dalla terra.>>

    e questo è il tentativo di metterlo in pratica:

    " Ora sono giunto alla fine. La mia vita è un orrore... Ho bisogno di crearmi complicazioni spaventose...commettere il peccato. Non mi guardi.Ecco... vede... le persone hanno perduto il senso della parola peccato...il peccato non è un mancanza... io sono arrivato a rendermi conto che il peccato è un'azione attraverso la quale l'uomo spezza il debole filo che lo manteneva unito a Dio. Dio gli è negato per sempre. Anche se la vita di quest'uomo, dopo il peccato, divenisse più pura di quella del santo più puro, non potrebbe mai giungere fino a Dio. Io spezzerò quel debole filo che mi univa alla carità divina. Lo sento. Da domani in poi sulla terra sarò un mostro...immagini lei una creatura... un feto... un feto che avesse la virtù di vivere fuori dal ventre materno... non crescere mai... tutto peloso... piccolo... senza unghie, cammina tra gli uomini senza essere uomo... la sua fragilità fa orrore al mondo che lo circonda... ma non c'è forza umana che possa restituirlo al ventre perduto. E' quello che avverrà domani a me. Mi allontanerò da Dio per sempre. Sarò solo sulla terra. La mia anima e io, entrambi soli. L'infinito davanti. Sempre soli. E notte e giorno... e sempre un sole giallo. Si rende conto? Cresce l'infinito...in alto un sole giallo e l'anima che si è staccata dalla divina carità vaga sola e cieca sotto il sole giallo."

    ha scritto il 

  • 5

    (...) I pazzi di Roberto Arlt, personaggi “dall’altro lato della vita”, tentano di sfuggire la condanna alla quale sembrano irrimediabilmente destinati, ma non senza prima toccare il fondo ...continua

    (...) I pazzi di Roberto Arlt, personaggi “dall’altro lato della vita”, tentano di sfuggire la condanna alla quale sembrano irrimediabilmente destinati, ma non senza prima toccare il fondo della propria miseria interiore: Erdosain, l’Astrologo, Barsut, il Ruffiano Melanconico, Ergueta, il Cercatore d’Oro, Hipólita e gli altri personaggi del romanzo abitano i bassifondi di una Buenos Aires vittima dell’industrializzazione capitalista, uno spazio urbano ben distante dalla diffusa visione esotica della città. (...)

    http://www.pagineinattuali.com/uploads/1/1/8/7/11873768/roberto_arlt_i_sette_pazzi_traduzione_di_luigi_pellisari_roma_sur_2012_330_p._euro_15.pdf

    ha scritto il