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I signori Golovlev

Di

Editore: Frassinelli

4.2
(106)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 382 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876843221 | Isbn-13: 9788876843228 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: B. Osimo

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'opera in questione mi ricorda, per certi versi, "Una famiglia decaduta" di Leskov: in entrambi i casi, si parla, seppur in modo diverso, si intende, del crollo esteriore e psicologico di una ...continua

    L'opera in questione mi ricorda, per certi versi, "Una famiglia decaduta" di Leskov: in entrambi i casi, si parla, seppur in modo diverso, si intende, del crollo esteriore e psicologico di una famiglia, in entrambi i casi, "maledetta". Juduska, con la sua ipocrisia "cristiana", ha martirizzato non solo i propri familiari e domestici, ma anche i lettori. Ultime cento pagine degne di nota, davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Saltykov-Scedrin ebbe un'infanzia difficile, per dirla con un eufemismo. Alla morte della madre nel 1875, egli iniziò a scrivere questo romanzo dapprima come racconti separati ed in seguito come ...continua

    Saltykov-Scedrin ebbe un'infanzia difficile, per dirla con un eufemismo. Alla morte della madre nel 1875, egli iniziò a scrivere questo romanzo dapprima come racconti separati ed in seguito come unica opera. Questo ottimo romanzo è il tipico ritratto della decadenza nobiliare russa del XIX secolo. La matrona russa Arina Petrovna, protagonista del romanzo, altri non è che una trasposizione letteraria della madre dell'autore, alla quale associa una serie di famigliari picareschi, a cominciare dai figli: l'inetto Stëpka l'Idiota, lo schivo e scontroso Pavel e il viscido e falso bigotto Porfirij Vladimiyč. Ultime ma non meno importanti, le due nipoti che partono per divenire attrici e giungono a contatto di circoli viziosi e torbidi, lasciando la tenuta di Golovlëvo al suo destino. Una storia puramente tardo-zarista, triste ma magistralmente descritta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Che cosa è successo?! Dove sono.. tutti?"

    In questo romanzo i ruoli di vittima e carnefice, buono e cattivo, sanguisuga e svenato si intrecciano di continuo. All’inizio, quando viene presentata Arina, sembra che peggio non ci sia, ma poi ...continua

    In questo romanzo i ruoli di vittima e carnefice, buono e cattivo, sanguisuga e svenato si intrecciano di continuo. All’inizio, quando viene presentata Arina, sembra che peggio non ci sia, ma poi il romanzo lascia sempre più spazio a Porfirij, non per niente soprannominato Giuda o Vampiro, dal quale anche Arina si lascia raggirare. Già, perché il vampiro con la sua parlantina riesce a circuire chiunque, ficcando da per tutto il "buon Dio" o la "carissima mammina", tutto permeato dai cerimoniali da "buon parente", dai rituali da "buon cristiano", dai discorsi edificanti, dalla “legge”. Tutta forma e niente sostanza, un’esistenza apatica ed ipocrita fino al ridicolo, un inutile affaccendarsi e vaniloqui senza fine..

    Eppure, nonostante tutto, sia lui che Arina – come tutti gli altri fra l’altro – mi fanno un’infinita pena! Il loro sembra essere un incorreggibile vizio di famiglia, un qualcosa di innato, senza speranza, che li fa agire per il peggio senza esserne consapevoli, senza pensare alle conseguenze. Il problema è proprio questo: non hanno coscienza e la coscienza li illumina – se mai li illumina – solo quando ormai è troppo tardi, come per Giuda:

    << Era invecchiato, si era allontanato dalla civiltà, aveva un piede nella fossa, e non c’era una creatura che avesse pietà di lui. Perché era solo? Perché sentiva intorno a sé non solo indifferenza, ma anche odio? Perché tutto ciò che lo aveva sfiorato era morto? […] A che cosa aveva portato tutta la sua vita? Perché aveva mentito, detto parole vuote, ostacolato, accumulato? Anche dal punto di vista materiale, dal punto di vista dell’eredità, chi avrebbe beneficiato dei risultati di quella vita? Chi? […] Che cosa è successo?! Dove sono.. tutti?..>>

    Ma durante tutta la sua vita Porfirij, sempre impegnato nei suoi pensieri oziosi, non aveva mai pensato a ciò. E le ultime righe del libro fanno presagire che tutto si ripeterà, che la tragedia familiare che abbiamo appena finito di leggere continuerà con le generazioni future (a partire dai pochi membri rimasti vivi).

    ha scritto il 

  • 5

    la letteratura russa ha avuto grandi narratori oltre ai soliti Dostoevskij e Tolstoj e per quanto Saltikov Scedrin sia meno conosciuto degli altri l'opera in questione può stare tranquillamente al ...continua

    la letteratura russa ha avuto grandi narratori oltre ai soliti Dostoevskij e Tolstoj e per quanto Saltikov Scedrin sia meno conosciuto degli altri l'opera in questione può stare tranquillamente al pare di quelle dei più grandi. Una storia maledetta e narrata in modo perfetto. Un senso di inquietudine che attraversa tutto il romanzo. Da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 4

    "L'importanza di avere per madre un mostro"

    Non poteva essere più azzeccato il titolo della postfazione a questo libro ad opera di Bruno Osimo. Bello, abbastanza faticoso da leggere per le vicende raccontate, ma soprattutto per il fatto che ...continua

    Non poteva essere più azzeccato il titolo della postfazione a questo libro ad opera di Bruno Osimo. Bello, abbastanza faticoso da leggere per le vicende raccontate, ma soprattutto per il fatto che l'autore si è ispirato alla madre ed alla sua famiglia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un solo problema: da un certo punto in poi, la tira troppo in lungo.
    Per il resto, un buon libro, non di quelli che ricordi per l'eternità. Il ritratto di una famiglia di possidenti russi aridi, ...continua

    Un solo problema: da un certo punto in poi, la tira troppo in lungo.
    Per il resto, un buon libro, non di quelli che ricordi per l'eternità. Il ritratto di una famiglia di possidenti russi aridi, anaffettivi, vuoti, baciapile, che si autodistruggono, inevitabilmente.

    ha scritto il