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I sommersi e i salvati

Di

Editore: Einaudi

4.4
(1953)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Giapponese , Spagnolo , Olandese , Polacco , Chi semplificata

Isbn-10: 8806186523 | Isbn-13: 9788806186524 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Tzvetan Todorov ; Postfazione: Walter Barberis

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Ouali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali letecniche per annientare la personalità di un individuo? Ouali rapporti sicreano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la "zonagrigia" della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibilecapire dall'interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibileribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di una esperienza estrema? Lerisposte dell'autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versipiù importante libro sui Lager nazisti. Un saggio per capire il Novecento ericostruire un'antropologia dell'uomo contemporaneo.
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  • 5

    Qualche giorno fa, in una bassa riflessione da bar, si parlava di potere, di chi lo esercita, di chi lo condivide e di chi lo subisce; si parlava di lealtà e di correttezza, di padroni e di sottoposti ...continua

    Qualche giorno fa, in una bassa riflessione da bar, si parlava di potere, di chi lo esercita, di chi lo condivide e di chi lo subisce; si parlava di lealtà e di correttezza, di padroni e di sottoposti e, soprattutto, di sottoposti privilegiati; ma di quelli che il potere lo fiancheggiano e lo partecipano, traendone benefici, sgomitando, a volte calpestando e picchiando sodo, come i Kapò. Di quelli che potrebbero mediare in favore di chi sta peggio, anche solo con una parola, e che invece screditano e fanno a pezzi chi non può difendersi. Di quella parte di umanità che Primo Levi definiva zona grigia, per intenderci: “L’ascesa dei privilegiati, non solo dei Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere , invece, lo tolleri e lo incoraggi. Limitiamoci al Lager, che però (anche nella sua versione sovietica) può ben servire da “laboratorio”. La classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l’ossatura. E’ una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi.” ( P. Levi, I sommersi e i salvati, 1986). E non vado oltre.
    Durissimo e lucido, come solo Primo Levi ha saputo essere. Parole crudeli che acquistano un significato più funesto e sconsolato perché scritte poco tempo prima che lo scrittore morisse suicida, come fossero le parole definitive, e a lungo meditate, di un testamento.
    Forse i Kapò non ci sono più o forse hanno solo cambiato abito e nome. Non so… uomini e donne con le spalle curve e la lingua asciutta, coda strisciante di animali più grossi. Li vedo tutti i giorni, ma non li giudico né li maledico. Mi dispiace solo che, oltre al male che fanno, si auto-assolvano continuamente, completamente privi di senso critico. Alla fine, mi fanno anche pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Saggio profondo e interessantissimo. E' il naturale completamento di "Se questo è un uomo". Se "La tregua" è il libro che riprende il filo dove "Se questo è un uomo" termina, e ci racconta come Levi s ...continua

    Saggio profondo e interessantissimo. E' il naturale completamento di "Se questo è un uomo". Se "La tregua" è il libro che riprende il filo dove "Se questo è un uomo" termina, e ci racconta come Levi sia tornato a casa, un viaggio avventuroso e fitto di momenti profondamente umani, "I sommersi e i salvati" (che originariamente doveva essere il titolo di "Se questo è un uomo") razionalizza il tutto e cerca di trarre le conclusioni umane e, per così dire, filosofiche, dell'esperienza di Levi. Un libro fondamentale per capire il tragico, disumano fenomeno dei campi di sterminio e la follia del regime nazista.

    ha scritto il 

  • 5

    Una fredda, scientifica e calcolata strategia di annientamento che non avrebbe dovuto lasciare traccia, nessuna testimonianza. Ma il male di tutti mali in questo ha fallito; non solo perché dei testim ...continua

    Una fredda, scientifica e calcolata strategia di annientamento che non avrebbe dovuto lasciare traccia, nessuna testimonianza. Ma il male di tutti mali in questo ha fallito; non solo perché dei testimoni sono rimasti in vita ma tracce materiali innegabili sono state (tra)lasciate.
    Un'analisi razionale che scaraventa nel mondo lager prendendo in esame sia la sua struttura generale sia le dinamiche sociali che si crearono in un clima di assoluta" violenza inutile" avendo come scopo primario unicamente quello di sgretolare ogni dignità.

    " cosa può fare ognuno di noi perché in questo mondo gravido di minacce almeno questa minaccia venga vanificata?"

    ha scritto il 

  • 5

    Primo Levi viene ricordato soprattutto per la narrazione della sua esperienza personale ad Auschwitz. Attraverso pagine di "Se questo è un uomo" e "La tregua" ha fatto conoscere a tanti gli orrori del ...continua

    Primo Levi viene ricordato soprattutto per la narrazione della sua esperienza personale ad Auschwitz. Attraverso pagine di "Se questo è un uomo" e "La tregua" ha fatto conoscere a tanti gli orrori della follia nazista. Però la figura intellettuale di Levi ne resta di solito sminuita, in qualche modo sembra che sia stato solo uno scrittore molto bravo a raccontare la propria vita. Non è così. Primo Levi è stato un pensatore vero, un uomo che aveva una visione del mondo profondissima e articolata, un altissimo intellettuale, e in questo libro lo dimostra pienamente.

    ha scritto il 

  • 5

    luciditá e testamento

    Un padre ci ha lasciati straziato dalla dura indifferenza del corso della buona e cattiva sorte. In pochi accoglieremo l'appello, in pochi gli renderemo giustizia. Un libro dal valore immenso. ...continua

    Un padre ci ha lasciati straziato dalla dura indifferenza del corso della buona e cattiva sorte. In pochi accoglieremo l'appello, in pochi gli renderemo giustizia. Un libro dal valore immenso.

    ha scritto il 

  • 5

    Nicht sein kann, was nicht sein darf

    In una full immersion da studentessa dentro libri di testo e film dedicati all'Olocausto mi dibatto tra il tentativo di memorizzare centinaia di pagine di schematiche nozioni e l'ondata emotiva che l ...continua

    In una full immersion da studentessa dentro libri di testo e film dedicati all'Olocausto mi dibatto tra il tentativo di memorizzare centinaia di pagine di schematiche nozioni e l'ondata emotiva che l'argomento non può che suscitare; in tutto questo leggere, capire, documentarmi, "I sommersi e i salvati" ha proiettato su di me una luce particolare.
    Quanta dignità nelle parole di Levi, soprattutto nella richiesta ai lettori di sospendere il giudizio nel valutare fatti la cui atrocità è marchiata, letteralmente, sulla sua pelle e indelebilmente nell'anima: la richiesta di tenere conto delle circostanze assolutamente aliene e alienanti in cui certe azioni furono compiute (sul controverso argomento della cooperazione delle vittime) ma nello stesso tempo la ferma condanna e la volontà di non fare confusione tra oppressi e oppressori né alimentare una certa retorica che dice che in ognuno di noi c'è una vittima e un carnefice.

    Non mi intendo di inconscio e di profondo; non so, e mi interessa poco sapere, se nel mio profondo si annidi un assassino, ma so che vittima incolpevole sono stato ed assassino no.

    Il tema della vergogna è quello più forte: è il tema dell'andata e ritorno dall'inferno, di chi ha rinunciato alla propria umanità, soffocando lo spirito e la capacità di sognare, concentrando tutta l'energia nell'oggi e nella volontà di vivere un giorno in più.
    Il salvato è colui che, sopravvissuto al campo di concentramento, abbandona la condizione di bestia e ritorna uomo e si trova alle prese con il rimorso dei propri "avrei potuto fare di più?", con la vergogna di essere stato manchevole in umanità e solidarietà (come poter dare conforto ad altri quando si era incapaci di alzare lo sguardo dal proprio corpo martoriato dal freddo, dalla fame, dalle percosse?), ma anche con la consapevolezza di non aver avuto la possibilità, quella data ai non ebrei liberi ed indifferenti, di volgere lo sguardo dall'orrore e di aver dovuto guardare in faccia la possibilità del male infinito che l'uomo, noi, io, tu, tutti noi siamo in grado di creare.
    I salvati sono i peggiori, dice Primo Levi, i migliori sono i sommersi, e sono morti tutti: e quando si torna alla vita non si avverte sollievo ma solo l'immenso dolore del mondo.
    La frase in tedesco del titolo è un verso di una poesia citata nel libro che esprime il concetto per cui "non possono esistere le cose di cui non è moralmente lecita l’esistenza". Forse è così che si lasciano accadere cose terribili: pensando che non verranno permesse, o che qualcuno se ne occuperà.
    Difficile guardarsi allo specchio con fierezza dopo una lettura del genere.

    Il «nemico» non doveva soltanto morire, ma morire nel tormento. In altre parole: prima di morire, la vittima dev’essere degradata, affinché l’uccisore senta meno il peso della sua colpa

    ha scritto il 

  • 5

    "Veramente si è indotti a pensare che, nel Terzo Reich, la scelta migliore, la scelta imposta dall'alto, fosse quella che comportava la massima afflizione, il massimo spreco di di sofferenza fisica e ...continua

    "Veramente si è indotti a pensare che, nel Terzo Reich, la scelta migliore, la scelta imposta dall'alto, fosse quella che comportava la massima afflizione, il massimo spreco di di sofferenza fisica e morale. Il nemico non doveva soltanto morire, ma morire nel tormento".
    E' un dovere leggere e rileggere le parole lucide e pacate di Primo Levi, e prestare la massima attenzione al suo ammonimento: " è avvenuto, quindi può accadere di nuovo".

    ha scritto il 

  • 5

    Chissà quanta forza c’è voluta. Chissà quanta sofferenza è costata la stesura di questo saggio a Primo Levi.
    È un’analisi feroce, acuta, lucida, obiettiva. È un bisturi che lavora con precisione terri ...continua

    Chissà quanta forza c’è voluta. Chissà quanta sofferenza è costata la stesura di questo saggio a Primo Levi.
    È un’analisi feroce, acuta, lucida, obiettiva. È un bisturi che lavora con precisione terrificante. Lavora sugli aguzzini e sulle vittime. Lavora sulla “zona grigia” composta di oppressi fatti oppressori, lavora su chi sapeva e ha taciuto, su chi vedeva e s’è finto cieco. Lavora sul senso di colpa del “salvato” cui pesa come macigno la domanda “perché io e non un altro?”. Un’indagine che scava nel profondo del genere umano capace di “costruire una mole infinita di dolore”.
    Lettura drammatica, spessa, potente. Non si trovano le parole per dare una dimensione allo scritto di Levi.
    Quei “salvati” sono “sommersi scampati”. Per onorare i sommersi, per dare un senso al dolore dei salvati è nostro dovere ricordare, tramandare le loro testimonianze.
    È nostro dovere per loro, per noi e per chi sarà dopo di noi.
    Non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Perché la vittoria del male avverrà il giorno in cui ciò che è stato sarà dimenticato.

    “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

    ha scritto il 

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