I sommersi e i salvati

Di

Editore: Einaudi

4.4
(1982)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Giapponese , Spagnolo , Olandese , Polacco , Chi semplificata

Isbn-10: 8806186523 | Isbn-13: 9788806186524 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Tzvetan Todorov ; Postfazione: Walter Barberis

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Ouali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali letecniche per annientare la personalità di un individuo? Ouali rapporti sicreano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la "zonagrigia" della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibilecapire dall'interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibileribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di una esperienza estrema? Lerisposte dell'autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versipiù importante libro sui Lager nazisti. Un saggio per capire il Novecento ericostruire un'antropologia dell'uomo contemporaneo.
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    Primo Levi muore suicida nella sua casa l’11 aprile del 1987.
    Il Centro Internazionale di studi Primo Levi non prende in considerazione l’ipotesi di caduta accidentale come si suppone altrove.
    Durant ...continua

    Primo Levi muore suicida nella sua casa l’11 aprile del 1987.
    Il Centro Internazionale di studi Primo Levi non prende in considerazione l’ipotesi di caduta accidentale come si suppone altrove.
    Durante la lettura de I sommersi e salvati, come in un pendolo il mio pensiero è oscillato tra le parole dell’autore e la sua morte.

    “Mi sentivo innocente, ma intruppato fra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti; i migliori sono morti tutti. (…)
    Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. E’ questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco (…). Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo. Chi lo ha fatto, chi ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto.; ma sono loro, i “mussulmani", i sommersi, i testimoni integrali, coloro la cui deposizione avrebbe avuto significato generale. Loro sono la regola, noi l’eccezione.”

    Nel saggio non c’è risentimento, rabbia, sentimento di rivalsa.
    Nessuna maledizione per chi dimentica, nessun “i vostri cari torcano il viso da voi”.
    Vi è anzi un tentativo di rispondere a chi, soprattutto tra le generazioni più giovani – la deformazione della memoria – non riesce a capire come sia stato possibile, perché sia stato accettato.
    Levi spiega e analizza con pacatezza, con lucidità.
    Scava anche in quella terribile zona grigia in virtù della quale vittime si sono fatte carnefici, in quella zona da cui sono venuti fuori molti dei salvati.
    Spiega perché tra i sistemi concentrazionari quelli nazisti hanno avuto una specificità che li connota come fatto unico nella storia dell’umanità.

    Dipana la differenza tra violenza utile e violenza inutile: la seconda caratteristica propria del nazismo e dei suoi campi di sterminio.
    Riconosce, già ad inizio capitolo, quanto sia provocatoria una tale analisi.
    E’ difficile accettare anche solo l’idea di una violenza utile, figurarsi quella inutile.
    Però Levi non si nasconde dietro il dito, e apre il sipario su una realtà che proprio perché è stata tale non può essere né dimenticata né equiparata ad altre.
    [E’ utile tagliare la testa ad un ostaggio filmando l’atto affinchè venga visto da tanti?]

    I nazisti cercarono di cancellare le tracce.
    Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma anche se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà.
    Levi, che ha fatto della testimonianza l’ammenda della colpa di essersi salvato, si è ucciso poco tempo dopo la pubblicazione de I sommersi e i salvati, e tre mesi dopo aver scritto l’articolo pubblicato su La Stampa riguardo la banalizzazione della strage nazista, l’equiparazione ai gulag, ad esempio.

    Ho provato oppressione e disagio. E anche un po’ di vergogna.
    Perché io, - anche io, so di non essere sola - ho sbottato di fronte alla retorica del giorno della memoria.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché io, proprio io, sono qui e mi sono salvato? Sono meglio o peggio di tutti quelli che sono morti? anzi più che morti, perché dimenticati. Dimenticate le singole vite: l'enormità del numero fa di ...continua

    Perché io, proprio io, sono qui e mi sono salvato? Sono meglio o peggio di tutti quelli che sono morti? anzi più che morti, perché dimenticati. Dimenticate le singole vite: l'enormità del numero fa dimenticare i singoli.

    Chiunque l’abbia detto aveva ragione: “un morto è una tragedia, un milione è statistica”.

    Leggiamo di bambini con pigiami a righe o di ragazzine che rubano libri e ci commuoviamo. Ma il problema di cosa fu il nazismo e la soluzione finale rimane sullo sfondo.

    Quando si dice fabbrica della morte non se avverte subito il significato reale: il nazismo ha operato lo sterminio al centro di un’Europa industrializzata, nel paese più industrializzato d’Europa. E tutto fu organizzato come si organizza uno stabilimento industriale: a tavolino, con progetti che miravano ad ottenere il massimo risultato con il minor sforzo.

    Utilizzare il latente antisemitismo in tutti gli stati europei, abbinarlo all’avidità di appropriazione dei beni ebraici, formare dei collaboratori. Installare i campi di eliminazione in territori più ad est possibile. Utilizzare gli stessi ebrei nella costruzione e gestione dei campi, della morte e dell’eliminazione fisica dei corpi.
    Erano le stesse vittime a uccidere e eliminare le prove.

    Chi scendeva da quei treni entrava subito nel mondo della paura e del ricatto. Le file dividevano le famiglie, i vecchi e i bambini dai più giovani e forti. Ogni cosa creasse un legame con il passato era eliminato, i vestiti sostituiti, i corpi denudati in una estrema umiliazione, un numero sostituiva il nome. Si comprendeva in fretta la necessità della sopravvivenza, ma non tutti ne avevano la forza. Già all’inizio c’era chi sarebbe sceso nell’abisso e chi avrebbe cercato di starne fuori un giorno di più. Un ulteriore marchio stavolta impresso dalla vittima su sé stessa.

    Chi era più giovane, chi stava meglio in salute, chi lasciava affiorare l’istinto a vivere a qualsiasi costo.
    Chi si salvava lo faceva a spese di chi sarebbe stato sommerso.

    Non diciamo che i tedeschi erano bestie affamate di morte: erano precisi organizzatori che sapevano come far funzionare la fabbrica a loro assegnata. Non si gestisce la soluzione finale sulla base di impulsi personali, ma applicando regole precise.

    Detto questo e moltissimo altro, Levi condanna i nazisti, ma chiede una sospensione del giudizio per i salvati.

    Se uno è anche solo vagamente interessato al periodo storico e ai meccanismi mentali innescati dal nazismo e dallo sterminio, si legga questo libro: è una bellissima summa del pensiero di un uomo che quei meccanismi li ha vissuti, li ha messi sulla carta, li ha raccontati nelle scuole e forse alla fine ha concluso che la vita, la sua vita, non era più vivibile.

    date di lettura: diverse

    ha scritto il 

  • 4

    Rilettura

    Qualche mese fa la curiosità mi ha portato a raccogliere le recensioni che uscivano su "L'impostore" di Xavier Cercas. Come saprete, il romanzo-saggio di Cercas puntava a ricostruire storia e motivazi ...continua

    Qualche mese fa la curiosità mi ha portato a raccogliere le recensioni che uscivano su "L'impostore" di Xavier Cercas. Come saprete, il romanzo-saggio di Cercas puntava a ricostruire storia e motivazioni di un tipo speciale di reietto, Enric Marco, che era riuscito a far credere per decenni di essere un superstite dell'olocausto finché non era stato sbugiardato. Il nome di Primo Levi nelle recensioni ricorreva più volte. Non solo per contrapporre una testimonianza autentica ad una impostura, ma perché Levi, in particolare ne "I sommersi e i salvati", leggevo in queste recensioni (ma io non me ne ricordavo affatto) aveva scritto a più riprese dei timori che la sua memoria facesse cilecca, non per omissione, ma anche per manipolazione dei ricordi.
    Ho ritenuto necessario rileggerlo anche per colmare questa lacuna dei miei ricordi. Forse sono troppo veloce e onnivora per riuscire a far sedimentare tutto, e seleziono evidentemente a seconda delle priorità del momento a cui risale la lettura.
    Credo risalga agli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa. Al suo suicidio. Con quella curiosità morbosa che si ha da giovani, cercavo una risposta lì nel libro. Ah, i giovani, con la loro ingenuità manichea. Come quelli di cui racconta Levi nel libro, che sottoponevano le stesse domande incredule a tutti i sopravvissuti.
    Della prima lettura de "I sommersi e i salvati" ricordavo - guarda tu - il confronto con Améry nel capitolo "Intellettuale ad Auschwitz", con la rivendicazione della categoria di intellettuale anche per gli scienziati e non solo limitatamente ai cultori di discipline umanistiche, e con le bellissime pagine sulla Chimica come paradigma dell'esperienza degli altri e del mondo.
    Ricordavo anche il capitolo delle lettere dei lettori tedeschi a Levi dopo la pubblicazione in Germania di "Se questo è un uomo".
    Ricordavo, naturalmente, lo straordinario capitolo 2 sulla "zona grigia".
    Ma in quello, come negli altri, a suo tempo mi erano sfuggiti i passaggi in cui con spietata sincerità Levi si chiedeva se - e ci avverteva che - non c'è da fidarsi di alcuni ricordi, e che - sembra di leggere Tucidide - è bene sottoporli alla verifica attraverso il confronto con altri testimoni e altre testimonianze (una sorta di doppio cieco, come in medicina, insomma).
    Be', "I sommersi e i salvati" non è la Recherche. Le oscillazioni della memoria di cui parla Levi sono riconducibili a meccanismi inconffessabili di rimozione e sostituzione. Per questo è straordinaria, una volta di più, la lettura di questo libro.
    E comunque, una volta di più mi convinco che questo è quello che succede a leggere i libri da giovani, quando il problema della memoria è lontano, e appartiene semmai al futuro. Al nostro futuro di vecchi, intendo dire.

    ha scritto il 

  • 5

    Sei stelle, se ci fossero...

    È un libro davvero notevole. Non certo per l'argomento trattatato, che non ha niente di splendido, ma per il modo in cui viene trattato. Primo Levi, nonostante le infinite pene subite, l'annullamento ...continua

    È un libro davvero notevole. Non certo per l'argomento trattatato, che non ha niente di splendido, ma per il modo in cui viene trattato. Primo Levi, nonostante le infinite pene subite, l'annullamento della dignità umana, l'aver visto cose umanamente impossibile, ma in realtà accadute, è riuscito a descriverle e soprattutto spiegarle in un modo estremamente oggettivo, senza retorica, senza luoghi comuni e con una prosa che ti tiene incollato dalla prima all'ultima pagina. Difficilmente dimenticabile.

    ha scritto il 

  • 5

    Qualche giorno fa, in una bassa riflessione da bar, si parlava di potere, di chi lo esercita, di chi lo condivide e di chi lo subisce; si parlava di lealtà e di correttezza, di padroni e di sottoposti ...continua

    Qualche giorno fa, in una bassa riflessione da bar, si parlava di potere, di chi lo esercita, di chi lo condivide e di chi lo subisce; si parlava di lealtà e di correttezza, di padroni e di sottoposti e, soprattutto, di sottoposti privilegiati; ma di quelli che il potere lo fiancheggiano e lo partecipano, traendone benefici, sgomitando, a volte calpestando e picchiando sodo, come i Kapò. Di quelli che potrebbero mediare in favore di chi sta peggio, anche solo con una parola, e che invece screditano e fanno a pezzi chi non può difendersi. Di quella parte di umanità che Primo Levi definiva zona grigia, per intenderci: “L’ascesa dei privilegiati, non solo dei Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere , invece, lo tolleri e lo incoraggi. Limitiamoci al Lager, che però (anche nella sua versione sovietica) può ben servire da “laboratorio”. La classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l’ossatura. E’ una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi.” ( P. Levi, I sommersi e i salvati, 1986). E non vado oltre.
    Durissimo e lucido, come solo Primo Levi ha saputo essere. Parole crudeli che acquistano un significato più funesto e sconsolato perché scritte poco tempo prima che lo scrittore morisse suicida, come fossero le parole definitive, e a lungo meditate, di un testamento.
    Forse i Kapò non ci sono più o forse hanno solo cambiato abito e nome. Non so… uomini e donne con le spalle curve e la lingua asciutta, coda strisciante di animali più grossi. Li vedo tutti i giorni, ma non li giudico né li maledico. Mi dispiace solo che, oltre al male che fanno, si auto-assolvano continuamente, completamente privi di senso critico. Alla fine, mi fanno anche pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Saggio profondo e interessantissimo. E' il naturale completamento di "Se questo è un uomo". Se "La tregua" è il libro che riprende il filo dove "Se questo è un uomo" termina, e ci racconta come Levi s ...continua

    Saggio profondo e interessantissimo. E' il naturale completamento di "Se questo è un uomo". Se "La tregua" è il libro che riprende il filo dove "Se questo è un uomo" termina, e ci racconta come Levi sia tornato a casa, un viaggio avventuroso e fitto di momenti profondamente umani, "I sommersi e i salvati" (che originariamente doveva essere il titolo di "Se questo è un uomo") razionalizza il tutto e cerca di trarre le conclusioni umane e, per così dire, filosofiche, dell'esperienza di Levi. Un libro fondamentale per capire il tragico, disumano fenomeno dei campi di sterminio e la follia del regime nazista.

    ha scritto il 

  • 5

    Una fredda, scientifica e calcolata strategia di annientamento che non avrebbe dovuto lasciare traccia, nessuna testimonianza. Ma il male di tutti mali in questo ha fallito; non solo perché dei testim ...continua

    Una fredda, scientifica e calcolata strategia di annientamento che non avrebbe dovuto lasciare traccia, nessuna testimonianza. Ma il male di tutti mali in questo ha fallito; non solo perché dei testimoni sono rimasti in vita ma tracce materiali innegabili sono state (tra)lasciate.
    Un'analisi razionale che scaraventa nel mondo lager prendendo in esame sia la sua struttura generale sia le dinamiche sociali che si crearono in un clima di assoluta" violenza inutile" avendo come scopo primario unicamente quello di sgretolare ogni dignità.

    " cosa può fare ognuno di noi perché in questo mondo gravido di minacce almeno questa minaccia venga vanificata?"

    ha scritto il 

  • 5

    Primo Levi viene ricordato soprattutto per la narrazione della sua esperienza personale ad Auschwitz. Attraverso pagine di "Se questo è un uomo" e "La tregua" ha fatto conoscere a tanti gli orrori del ...continua

    Primo Levi viene ricordato soprattutto per la narrazione della sua esperienza personale ad Auschwitz. Attraverso pagine di "Se questo è un uomo" e "La tregua" ha fatto conoscere a tanti gli orrori della follia nazista. Però la figura intellettuale di Levi ne resta di solito sminuita, in qualche modo sembra che sia stato solo uno scrittore molto bravo a raccontare la propria vita. Non è così. Primo Levi è stato un pensatore vero, un uomo che aveva una visione del mondo profondissima e articolata, un altissimo intellettuale, e in questo libro lo dimostra pienamente.

    ha scritto il 

  • 5

    luciditá e testamento

    Un padre ci ha lasciati straziato dalla dura indifferenza del corso della buona e cattiva sorte. In pochi accoglieremo l'appello, in pochi gli renderemo giustizia. Un libro dal valore immenso. ...continua

    Un padre ci ha lasciati straziato dalla dura indifferenza del corso della buona e cattiva sorte. In pochi accoglieremo l'appello, in pochi gli renderemo giustizia. Un libro dal valore immenso.

    ha scritto il 

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