I sommersi e i salvati

Di

Editore: Einaudi

4.4
(2005)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Giapponese , Spagnolo , Olandese , Polacco , Chi semplificata

Isbn-10: 8806186523 | Isbn-13: 9788806186524 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Tzvetan Todorov ; Postfazione: Walter Barberis

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Ouali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali letecniche per annientare la personalità di un individuo? Ouali rapporti sicreano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la "zonagrigia" della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibilecapire dall'interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibileribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di una esperienza estrema? Lerisposte dell'autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versipiù importante libro sui Lager nazisti. Un saggio per capire il Novecento ericostruire un'antropologia dell'uomo contemporaneo.
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  • 5

    Oggi come ieri

    Scritto nel 1986, a trent'anni di distanza "I sommersi e i salvati" è oltremodo attuale. Tratta temi scottanti e questioni mai risolte, sempre drammaticamente alla ribalta.
    Nella sua ultima opera Prim ...continua

    Scritto nel 1986, a trent'anni di distanza "I sommersi e i salvati" è oltremodo attuale. Tratta temi scottanti e questioni mai risolte, sempre drammaticamente alla ribalta.
    Nella sua ultima opera Primo Levi fa un'analisi lucida e disincantata di cause, effetti e conseguenze degli orrori del campo di concentramento. Non dà spazio alla retorica. Va ben oltre l'immediatezza dei fatti e rappresenta con lungimiranza anche le implicazioni che avrebbero avuto in seguito: un futuro che era già iniziato al momento della scrittura e che oggi vediamo concretizzarsi sotto i nostri occhi negli episodi di attualità.
    E' infatti un saggio che esamina anche l'origine delle dittature e dimostra come sia possibile che nel mondo si ripetano totalitarismi, genocidi e violazioni dei diritti umani.
    Al di là della grande Storia, però, sono stata colpita da come le dinamiche createsi nei lager possano replicarsi - certamente in modo meno intenso ma ugualmente intrise di cattiveria e perversione - anche nel nostro "piccolo mondo dorato".
    Nessuna comunità ne è esente, dalla scuola materna al posto di lavoro alla casa di riposo: ovunque emergono piccinerie morali, prevaricazioni e vessazioni nei confronti dei più deboli.
    Tuttavia Primo Levi non divide il mondo in vittime e carnefici, non condanna "tout court" e non assolve aprioristicamente: ci parla piuttosto della "zona grigia" che si annida in tutti noi chiamandoci direttamente in causa quali primi responsabili della genesi e del perpetrarsi del male, con le nostre acquiescenze, i nostri qualunquismi e le nostre fragilità. E di come questo male, originato nel nostro "privato", possa espandersi nel "pubblico" e coinvolgere interi popoli.
    "I sommersi e i salvati" è un atto di dolore laico che pone il lettore, privo di filtri, di fronte alla propria miseria esistenziale. E' un saggio imprescindibile per cercare di capire non solo il '900 e la storia, ma noi stessi.
    Siamo piccoli e fallaci. Ma non possiamo non sapere e non vedere. Dobbiamo educarci a capire prima che sia troppo tardi; ad avere il coraggio di non tirarci indietro; in particolare dobbiamo esercitarci a praticare la coerenza che lega il pensiero con l'azione.
    Non ho parlato di tutti gli argomenti affrontati nei vari capitoli, ma di quelli che hanno suscitato in me più emozioni e considerazioni. Sento però che è un libro da tenere sempre accanto: necessario a renderci consapevoli e a risvegliare la coscienza per sconfiggere indifferenze, egoismi, connivenze e insensibilità.

    ha scritto il 

  • 5

    Che dire? Lucida, onesta ma implacabile analisi del fenomeno Lager e del dopo, delle colpe chiare e di quelle indotte, delle violenze inaudite e gratuite, dello struggimento e dell’angoscia di chi è ...continua

    Che dire? Lucida, onesta ma implacabile analisi del fenomeno Lager e del dopo, delle colpe chiare e di quelle indotte, delle violenze inaudite e gratuite, dello struggimento e dell’angoscia di chi è sopravvissuto!. Le parole di Levi ti colpiscono come mazze, ti entrano dentro e si posizionano ben salde nella tua mente e nella tua coscienza. La sua analisi non è risolutiva né vuole esserlo. Ti lascia delle domande agghiaccianti, cui solo la tua coscienza tenta una risposta. Ma si può dare una risposta alla abiezione in cui cade l’essere uomo? Alla possibilità di regredire allo stadio primitivo della bestia , di perdere e far perdere l’identità di uomo ! e poi magari ritornare ad essere l’uomo colto e rispettabile di prima? Vittima? Carnefice? Ahimè di fronte alla Shoah anche l’uomo più inerme e buono non ne esce innocente e puro!!

    ha scritto il 

  • 4

    Meno coinvolgente di Se questo è un uomo, perchè più introspettivo e meno descrittivo. Ma anche questo un saggio illuminante per comprendere le dinamiche di quello che è stato il più grosso orrore del ...continua

    Meno coinvolgente di Se questo è un uomo, perchè più introspettivo e meno descrittivo. Ma anche questo un saggio illuminante per comprendere le dinamiche di quello che è stato il più grosso orrore della storia moderna.

    ha scritto il 

  • 0

    Primo Levi muore suicida nella sua casa l’11 aprile del 1987.
    Il Centro Internazionale di studi Primo Levi non prende in considerazione l’ipotesi di caduta accidentale come si suppone altrove.
    Durant ...continua

    Primo Levi muore suicida nella sua casa l’11 aprile del 1987.
    Il Centro Internazionale di studi Primo Levi non prende in considerazione l’ipotesi di caduta accidentale come si suppone altrove.
    Durante la lettura de I sommersi e salvati, come in un pendolo il mio pensiero è oscillato tra le parole dell’autore e la sua morte.

    “Mi sentivo innocente, ma intruppato fra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti; i migliori sono morti tutti. (…)
    Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. E’ questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco (…). Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo. Chi lo ha fatto, chi ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto.; ma sono loro, i “mussulmani", i sommersi, i testimoni integrali, coloro la cui deposizione avrebbe avuto significato generale. Loro sono la regola, noi l’eccezione.”

    Nel saggio non c’è risentimento, rabbia, sentimento di rivalsa.
    Nessuna maledizione per chi dimentica, nessun “i vostri cari torcano il viso da voi”.
    Vi è anzi un tentativo di rispondere a chi, soprattutto tra le generazioni più giovani – la deformazione della memoria – non riesce a capire come sia stato possibile, perché sia stato accettato.
    Levi spiega e analizza con pacatezza, con lucidità.
    Scava anche in quella terribile zona grigia in virtù della quale vittime si sono fatte carnefici, in quella zona da cui sono venuti fuori molti dei salvati.
    Spiega perché tra i sistemi concentrazionari quelli nazisti hanno avuto una specificità che li connota come fatto unico nella storia dell’umanità.

    Dipana la differenza tra violenza utile e violenza inutile: la seconda caratteristica propria del nazismo e dei suoi campi di sterminio.
    Riconosce, già ad inizio capitolo, quanto sia provocatoria una tale analisi.
    E’ difficile accettare anche solo l’idea di una violenza utile, figurarsi quella inutile.
    Però Levi non si nasconde dietro il dito, e apre il sipario su una realtà che proprio perché è stata tale non può essere né dimenticata né equiparata ad altre.
    [E’ utile tagliare la testa ad un ostaggio filmando l’atto affinchè venga visto da tanti?]

    I nazisti cercarono di cancellare le tracce.
    Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma anche se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà.
    Levi, che ha fatto della testimonianza l’ammenda della colpa di essersi salvato, si è ucciso poco tempo dopo la pubblicazione de I sommersi e i salvati, e tre mesi dopo aver scritto l’articolo pubblicato su La Stampa riguardo la banalizzazione della strage nazista, l’equiparazione ai gulag, ad esempio.

    Ho provato oppressione e disagio. E anche un po’ di vergogna.
    Perché io, - anche io, so di non essere sola - ho sbottato di fronte alla retorica del giorno della memoria.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché io, proprio io, sono qui e mi sono salvato? Sono meglio o peggio di tutti quelli che sono morti? anzi più che morti, perché dimenticati. Dimenticate le singole vite: l'enormità del numero fa di ...continua

    Perché io, proprio io, sono qui e mi sono salvato? Sono meglio o peggio di tutti quelli che sono morti? anzi più che morti, perché dimenticati. Dimenticate le singole vite: l'enormità del numero fa dimenticare i singoli.

    Chiunque l’abbia detto aveva ragione: “un morto è una tragedia, un milione è statistica”.

    Leggiamo di bambini con pigiami a righe o di ragazzine che rubano libri e ci commuoviamo. Ma il problema di cosa fu il nazismo e la soluzione finale rimane sullo sfondo.

    Quando si dice fabbrica della morte non se avverte subito il significato reale: il nazismo ha operato lo sterminio al centro di un’Europa industrializzata, nel paese più industrializzato d’Europa. E tutto fu organizzato come si organizza uno stabilimento industriale: a tavolino, con progetti che miravano ad ottenere il massimo risultato con il minor sforzo.

    Utilizzare il latente antisemitismo in tutti gli stati europei, abbinarlo all’avidità di appropriazione dei beni ebraici, formare dei collaboratori. Installare i campi di eliminazione in territori più ad est possibile. Utilizzare gli stessi ebrei nella costruzione e gestione dei campi, della morte e dell’eliminazione fisica dei corpi.
    Erano le stesse vittime a uccidere e eliminare le prove.

    Chi scendeva da quei treni entrava subito nel mondo della paura e del ricatto. Le file dividevano le famiglie, i vecchi e i bambini dai più giovani e forti. Ogni cosa creasse un legame con il passato era eliminato, i vestiti sostituiti, i corpi denudati in una estrema umiliazione, un numero sostituiva il nome. Si comprendeva in fretta la necessità della sopravvivenza, ma non tutti ne avevano la forza. Già all’inizio c’era chi sarebbe sceso nell’abisso e chi avrebbe cercato di starne fuori un giorno di più. Un ulteriore marchio stavolta impresso dalla vittima su sé stessa.

    Chi era più giovane, chi stava meglio in salute, chi lasciava affiorare l’istinto a vivere a qualsiasi costo.
    Chi si salvava lo faceva a spese di chi sarebbe stato sommerso.

    Non diciamo che i tedeschi erano bestie affamate di morte: erano precisi organizzatori che sapevano come far funzionare la fabbrica a loro assegnata. Non si gestisce la soluzione finale sulla base di impulsi personali, ma applicando regole precise.

    Detto questo e moltissimo altro, Levi condanna i nazisti, ma chiede una sospensione del giudizio per i salvati.

    Se uno è anche solo vagamente interessato al periodo storico e ai meccanismi mentali innescati dal nazismo e dallo sterminio, si legga questo libro: è una bellissima summa del pensiero di un uomo che quei meccanismi li ha vissuti, li ha messi sulla carta, li ha raccontati nelle scuole e forse alla fine ha concluso che la vita, la sua vita, non era più vivibile.

    date di lettura: diverse

    ha scritto il 

  • 4

    Rilettura

    Qualche mese fa la curiosità mi ha portato a raccogliere le recensioni che uscivano su "L'impostore" di Xavier Cercas. Come saprete, il romanzo-saggio di Cercas puntava a ricostruire storia e motivazi ...continua

    Qualche mese fa la curiosità mi ha portato a raccogliere le recensioni che uscivano su "L'impostore" di Xavier Cercas. Come saprete, il romanzo-saggio di Cercas puntava a ricostruire storia e motivazioni di un tipo speciale di reietto, Enric Marco, che era riuscito a far credere per decenni di essere un superstite dell'olocausto finché non era stato sbugiardato. Il nome di Primo Levi nelle recensioni ricorreva più volte. Non solo per contrapporre una testimonianza autentica ad una impostura, ma perché Levi, in particolare ne "I sommersi e i salvati", leggevo in queste recensioni (ma io non me ne ricordavo affatto) aveva scritto a più riprese dei timori che la sua memoria facesse cilecca, non per omissione, ma anche per manipolazione dei ricordi.
    Ho ritenuto necessario rileggerlo anche per colmare questa lacuna dei miei ricordi. Forse sono troppo veloce e onnivora per riuscire a far sedimentare tutto, e seleziono evidentemente a seconda delle priorità del momento a cui risale la lettura.
    Credo risalga agli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa. Al suo suicidio. Con quella curiosità morbosa che si ha da giovani, cercavo una risposta lì nel libro. Ah, i giovani, con la loro ingenuità manichea. Come quelli di cui racconta Levi nel libro, che sottoponevano le stesse domande incredule a tutti i sopravvissuti.
    Della prima lettura de "I sommersi e i salvati" ricordavo - guarda tu - il confronto con Améry nel capitolo "Intellettuale ad Auschwitz", con la rivendicazione della categoria di intellettuale anche per gli scienziati e non solo limitatamente ai cultori di discipline umanistiche, e con le bellissime pagine sulla Chimica come paradigma dell'esperienza degli altri e del mondo.
    Ricordavo anche il capitolo delle lettere dei lettori tedeschi a Levi dopo la pubblicazione in Germania di "Se questo è un uomo".
    Ricordavo, naturalmente, lo straordinario capitolo 2 sulla "zona grigia".
    Ma in quello, come negli altri, a suo tempo mi erano sfuggiti i passaggi in cui con spietata sincerità Levi si chiedeva se - e ci avverteva che - non c'è da fidarsi di alcuni ricordi, e che - sembra di leggere Tucidide - è bene sottoporli alla verifica attraverso il confronto con altri testimoni e altre testimonianze (una sorta di doppio cieco, come in medicina, insomma).
    Be', "I sommersi e i salvati" non è la Recherche. Le oscillazioni della memoria di cui parla Levi sono riconducibili a meccanismi inconffessabili di rimozione e sostituzione. Per questo è straordinaria, una volta di più, la lettura di questo libro.
    E comunque, una volta di più mi convinco che questo è quello che succede a leggere i libri da giovani, quando il problema della memoria è lontano, e appartiene semmai al futuro. Al nostro futuro di vecchi, intendo dire.

    ha scritto il 

  • 5

    Sei stelle, se ci fossero...

    È un libro davvero notevole. Non certo per l'argomento trattatato, che non ha niente di splendido, ma per il modo in cui viene trattato. Primo Levi, nonostante le infinite pene subite, l'annullamento ...continua

    È un libro davvero notevole. Non certo per l'argomento trattatato, che non ha niente di splendido, ma per il modo in cui viene trattato. Primo Levi, nonostante le infinite pene subite, l'annullamento della dignità umana, l'aver visto cose umanamente impossibile, ma in realtà accadute, è riuscito a descriverle e soprattutto spiegarle in un modo estremamente oggettivo, senza retorica, senza luoghi comuni e con una prosa che ti tiene incollato dalla prima all'ultima pagina. Difficilmente dimenticabile.

    ha scritto il 

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