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I terribili segreti di Maxwell Sim

Di

Editore: Mondolibri

3.4
(2139)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 368 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Paperback , Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
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  • 1

    Coe, questa volta mi hai delusa...

    di Coe ho letto tanto, la famiglia Winshaw è uno dei miei libri preferiti e consiglio di partire da quello se ci si avvicina all'autore per la prima volta.
    questa è a mio parere una delle prove peggi ...continua

    di Coe ho letto tanto, la famiglia Winshaw è uno dei miei libri preferiti e consiglio di partire da quello se ci si avvicina all'autore per la prima volta.
    questa è a mio parere una delle prove peggiori. l'ho trovato lento e irrisolto, stanco e affannato quanto il protagonista. e nemmeno il colpo di scena finale ha risollevato la narrazione.
    amo Coe... per vedere il bicchiere mezzo pieno mi dico che lo stile, le lettere, i saggi e i racconti inseriti nella narrazione servono per rendere l'idea della fatica del guardarsi dentro, del viaggio reale e metaforico compiuto dal protagonista... bene l'idea l'ha resa benissimo... non ho abbandonato il libro solo perché tendo a non farlo mai, ma è stata proprio una gran fatica.

    ha scritto il 

  • 4

    En ocasiones divertido, en ocasiones amargo. Fuera de mi lectura habitual, en ocasiones he llegado a pensar que acabaría abandonándolo, pero al final ha merecido la pena. Aunque precisamente el final ...continua

    En ocasiones divertido, en ocasiones amargo. Fuera de mi lectura habitual, en ocasiones he llegado a pensar que acabaría abandonándolo, pero al final ha merecido la pena. Aunque precisamente el final me ha resultado un poco artificial.

    ha scritto il 

  • 4

    il solito coe. non delude.

    All'inizio sembra un libro noioso, a causa dell'argomento (un uomo di mezza età, che si sente e viene visto come un mediocre, non a torto, che nemmeno si interroga sulla sua vita, ma è la vita che lo ...continua

    All'inizio sembra un libro noioso, a causa dell'argomento (un uomo di mezza età, che si sente e viene visto come un mediocre, non a torto, che nemmeno si interroga sulla sua vita, ma è la vita che lo pone in strade da cui non è in grado di invertire rotta, che scopre accidentalmente una serie di cose che dovrebbero "innervosirlo", suscitargli reazioni che non è nemmeno in grado di produrre, che perde tutto e nemmeno se ne preoccupa), tuttavia l'idea di scrivere sempre attraverso il punto di vista dell'uomo mediocre, con tutta la sua fallacità e tutte le sue debolezze, mettere a nudo quello che normalmente non è così in bella vista, ti fa quasi "simpatizzare" per un uomo qualunque che si trova "intrappolato" nella sua vita, che va avanti anche senza di lui.
    scritto bene, di quel bene che non ti annoia a leggerlo e che quasi hai paura a finirlo.
    pessimo il finale : come rovinare un libro di 300 pagine in poche righe.
    poi, sarò stata poco attenta, ma all'inizio ho capito che moriva, ci sono rimasta quasi male quando mi sono resa conto che non era così.
    il "colpo di scena" finale stona troppo con la mediocrità che aleggia in tutto il romanzo, tuttavia, nonostante la delusione, non posso condannare un bel romanzo per un pessimo finale.
    coe non è mai fuoriluogo. nulla viene lasciato al caso, anche le digressioni, apparentemente più "stonate", sono perfette e mai banali. grande cura del particolare.

    ha scritto il 

  • 4

    Le auto sono come persone. Ogni giorno andiamo in giro in mezzo alla ressa, corriamo di qua e di là, arriviamo quasi a toccarci ma in realtà c'è pochissimo contatto. Tutti quegli scontri mancati, tutte quelle possibilità perse. E' inquietante, a pensarci

    Max è un uomo in viaggio per ritrovare se stesso, in cerca di una nuova dimensione e soprattutto di una nuova speranza nel futuro, dopo il fallimento che fino a quel momento è stata la sua vita.
    E anc ...continua

    Max è un uomo in viaggio per ritrovare se stesso, in cerca di una nuova dimensione e soprattutto di una nuova speranza nel futuro, dopo il fallimento che fino a quel momento è stata la sua vita.
    E anche la narrazione è un viaggio al ritroso nel tempo, una ricostruzione impietosa degli episodi e delle circostanze che hanno decretato quel fallimento, che man mano porta alla luce il fardello di frustrazioni con cui Max ha dovuto fare i conti sin da bambino.
    Max, in fondo, è uno di noi, uno come tanti altri, con una banale esistenza, un lavoro che non lo soddisfa, degli affetti talmente blandi da dissolversi senza lasciare traccia, delle amicizie superficiali e inutili.
    Descrivendo Max e la sua vita Coe vuole in fondo parlare della fragilità dell'uomo moderno, che tende a non scegliere ma solo ad adeguarsi alle circostanze e agli eventi, come fosse prosciugato di ogni volontà, incapace di essere protagonista della propria esistenza.
    "He's a real Nowhere Man,
    sitting in his Nowhere Land,
    making all his nowhere plans for nobody.
    Doesn't have a point of view,
    knows not where he's going to,
    isn't he a bit like you and me?"
    (Nowhere Man - Beatles)

    Il momento più amaro è l'acquisita consapevolezza del fallimento, lo sguardo impietoso e lucido con cui Max guarda a se stesso e alla propria esistenza fatta di niente, improvvisamente folgorato dall'amara presa di coscienza della propria solitudine spaventosa e del suo abisso umano e sentimentale.
    Ma in fondo al tunnel, per tutti, c'è sempre una luce che salva dalle tenebre.
    Peccato per il finale, che ho trovato assolutamente inadeguato

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto! Inizialmente non è stato facile seguire l'iter costruttivo, che sembrava un pò confuso, poi tutto torna perchè Coe è capace di ricollegare i vari tasselli di una storia sicuramente affa ...continua

    Mi è piaciuto! Inizialmente non è stato facile seguire l'iter costruttivo, che sembrava un pò confuso, poi tutto torna perchè Coe è capace di ricollegare i vari tasselli di una storia sicuramente affascinante.

    ha scritto il 

  • 4

    “ Avremmo voluto, avremmo dovuto, avremmo potuto “

    L'effetto che mi procura leggere Coe , che ritengo uno degli scrittori contemporanei più interessanti , è quello che si prova ogni volta che si incontra un amico che non si vedeva da tanto : basta poc ...continua

    L'effetto che mi procura leggere Coe , che ritengo uno degli scrittori contemporanei più interessanti , è quello che si prova ogni volta che si incontra un amico che non si vedeva da tanto : basta poco per ritrovare il piacere di stare in sua compagnia come se il tempo non fosse trascorso affatto dall'ultima volta .
    La storia, scritta col consueto stile brillante che caratterizza l'autore , è centrata per l'appunto su Maxwell Sim , uno sventurato di mezz'età entrato in uno stato di profonda depressione in conseguenza del naufragio del suo matrimonio , e si sviluppa con trovate fantasiose anche se non del tutto nuove (l'idea di “dialogare ” con la voce del navigatore è stata copiata da “Notte buia niente stelle di Stephen King o viceversa? ), prendendo soprattutto quota nella seconda parte , sicuramente la migliore , dove viene approfondita la contorta figura del padre , prima di arrivare ad un finale in buona parte scontato anche se originale .
    Ancora una volta lo scrittore si rivela efficacissimo nel tratteggiare con arguzia ed acutezza i suoi personaggi , per lo più scelti nell'ampio panorama costituito da quell'umanità di “ non vincenti” dell'Inghilterra del post Thatcherismo , ed anche se il romanzo è da collocarsi un gradino sotto a quelli più famosi come “La famiglia Winshaw “, “La banda dei brocchi” (ed il suo seguito “Circolo chiuso”) , è comunque tale da risultare gradevole e divertente .
    Le quattro stelle sono probabilmente abbondanti ma , come ho premesso , Coe è un amico ….

    ha scritto il 

  • 3

    Misticanza all'inglese - 22 giu 14

    Sempre ambivalente il nostro amico Coe. Ne leggo dal primo folgorante “La famiglia Winshaw”, ed ogni volta ne constato l’ondivagare. A volte perché non riesce a trovare un centro. Qui perché c’è tutta ...continua

    Sempre ambivalente il nostro amico Coe. Ne leggo dal primo folgorante “La famiglia Winshaw”, ed ogni volta ne constato l’ondivagare. A volte perché non riesce a trovare un centro. Qui perché c’è tutta la parte centrale del romanzo che è pesante, inutile, ed ho veramente faticato a digerirla. Non per le vicende (terribili, appunto) del nostro Max, ma per quel lungo rapporto tra Max ed il suo navigatore satellitare dalla voce di donna. Una lunga, inutile, palla. Certo, Coe voleva portarci all’esasperazione, facendoci sentire con mano come anche Max si stesse sentendo (poi vedremo perché), ma l’ho trovata inutilmente protratta nel tempo. Altro punto, che poteva essere gestito meglio, è l’andare su e giù (ma solo in maniera accentuato nel finale) tra l’autore onnisciente e il racconto in prima persona. Sembra quasi che Coe non sapesse come chiudere la storia, e tira fuori il cilindro di se stesso (o un suo alter ego), che scrivendo questa lunga metafora ha intrecciato re-altà e finzione. Bah, debolino. Peccato, che il romanzo in se sembrava essere più promettente, an-che se, credo, una lettura da parte di Coe del bellissimo “Il senso di una fine” di Julian Barnes ne avrebbe asciugato i toni. Infatti, seguiamo un brano della vita di Max Sim, incartandoci con lui in una serie di incontri, che svelano (a lui ed a noi) alcune storie della sua vita. E Max si accorge che spesso quello che pensava non è quello che era (vedi Barnes, appunto). Purtroppo, mentre cerca di chiudere il cerchio, Coe interviene e chiude il libro. Questo non glielo perdono molto. Ma torniamo a Max. ed ai suoi incontri. Vede una donna con figlia in un ristorante di Sidney che gli danno un senso di serenità mai provato prima (anche perché era andato in Australia per trovare il padre senza riuscire a comunicare con lui in seguito all’abbandono da parte della moglie con figlia). In aereo, muore il suo vicino di posto, posto che viene preso dalla giovane Poppy, che gli dà modo di conoscere la strana professione di “facilitatore di adulteri” (e questa conoscenza gli potrebbe servire con Allison, ma la lascia cadere) e di presentargli il simpatico zio Clive. Uno zio che lo in-troduce nella vita e nella morte di un grande illusore, il finto navigatore solitario Donald Crowhurst. Questo meriterebbe un inciso: Donald partecipò alla grande Golden Race intorno al globo, nel 1968, ma non avendo barca adatta né capacità, girellò per l’Atlantico, fino a riprendere le barche dopo il capo Good Hope. Sperava di passare inosservato, ma a quel punto era fintamente primo. Per questo, va fuori di testa, si toglie la vita e lascia la barca alla deriva. Quello che potrebbe succedere a Max, quando va alla deriva per le campagne scozzesi cercando di vendere spazzolini da denti (idea ridicola). E Max era andato al Nord perché, lasciato dalla moglie Caroline, era rimasto depresso per sei mesi, si era licenziato, era stato incastrato del suo vecchio amico Trevor (ma non si domanda come mai il vecchio amico lo cerchi solo quando ha bisogno di soldi?) in questo giro di spazzolini, che lo aveva portato alla vecchia casa del padre, a visitare la nuova casa della ex-moglie e della figlia, ad incontrare la sorella del suo primo grande amico. Ma questo primo grande amico (come scopre da un racconto scritto da Caroline e che furtivamente legge) lo abbandona cinque anni prima quando Max (lui dice con cattiveria, Chris dice con astio) spinge il figlio di questi in una buca di ortiche. E leggendo anche lì non autorizzato uno scritto di Allison (la sorella di Chris) scopre che questa era pronta a mettersi con lui, se lui non fosse stato così assurdamente preso da altro (campeggio, Chris, il fuoco che non si accende) e non avesse scoperto che il padre di Max le aveva fatto una foto “un po’ osé in succinto bikini accanto al fratello, grondanti d’acqua dopo il bagno”. Ma le sorprese e gli incontri non sono finiti, che nella vecchia casa del padre, scopre (altra violazione di privacy) il diario del padre. E scopre che questi era sempre stato attratto dall’amico Roger per cui aveva una passione quasi omosessuale. Roger con cui avevano fatto grandi cose e grandi progetti (leggete quali, non posso scrivere tutto, no?), e che si erano lasciati per essersi dati un ultimo appuntamento in un pub, ed avendo aspettato tutta la notte ognuno nel giusto pub. Peccato che a Londra fossero due i pub dal nome “Rising Sun”. Dalla delusione, il padre va a scopare con l’amica di una notte, Barbara. Peccato che quella scopata porti proprio alla nascita di Max. I due si sposano, e Roger vola via per il mondo. Capisce forse Max, che il padre era più attratto da Chris che da Allison? E si domanda perché di tutti questi incontri, lui ricordi quello con Clive piuttosto che la fallimentare cena con Caroline? Coe è poi maestro nel casualmente riannodare situazioni irriannodabili. Max vede al lavoro Poppy all’aeroporto di Bangkok, e risentirà quella voce 250 pagine dopo, quando il marito di Allison telefona per mentire su un ritardo (e lui lascerà cadere, anche se Allison vorrebbe portarlo a letto). E poi c’è la madre di Max, che muore di cancro, come di cancro muore la vera madre della figlia cinese adottata dalla donna del ristorante delle prime pagine. Cancro da lei preso mentre lavorava ad una fabbrica … si spazzolini da denti. Non ho parole. Se Coe avesse avuto coraggio di rimanere su Max poteva essere un bel romanzo di crescita e di autocoscienza di una persona sempre immersa in situazioni più grandi di lui, con persone più intelligenti di lui, più furbe di lui. E con lui che poteva capire cosa sia il suo se stesso. Ma Coe fugge di lato, e, ripeto, non glielo perdono. Come non perdono il revisore che a pagina 283 per una scommessa sui cavalli lascia il termine errato maringala invece del corretto martingala. Dobbiamo migliorare tutti: io, Coe, i traduttori e gli editori. Ci si riuscirà?
    “Sembra che io abbia perso un bel po’ di amici negli ultimi anni. Non è che abbia troncato con loro in modo drammatico, abbiamo solo deciso di non tenerci in contatto…. A mano a mano che invec-chi… alcune amicizie ti sembrano sempre più ingiustificate. E un bel giorno ti chiedi: ‘A che servo-no?’. E allora interrompi i contatti.” (13)
    “Non arrabbiarti troppo con chi pensa di conoscerti meglio di quanto tu conosci te stesso. Ha buo-ne intenzioni.” (353)

    ha scritto il 

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