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I testamenti traditi

By Milan Kundera

(253)

| Paperback | 9788845910890

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Book Description

I personaggi sono Stravinskij e Kafka con i loro singolari amici Ansermet eMax Brod; o Hemingway perseguitato dal suo biografo; o Céline e Majakovskijmessi sotto processo dalla loro epoca; o la "storia di famiglia" del romanzo,a partire dal capostipi Continue

I personaggi sono Stravinskij e Kafka con i loro singolari amici Ansermet eMax Brod; o Hemingway perseguitato dal suo biografo; o Céline e Majakovskijmessi sotto processo dalla loro epoca; o la "storia di famiglia" del romanzo,a partire dal capostipite Rabelais. Ma, soprattutto, onnipresente protagonista sarà il romanzo stesso, o meglio quella "sapienza del romanzo", quella formadi conoscenza che soltanto il romanzo può dare e che sembra irritare sommamente tutti quelli che la ignorano. E Kundera è magistrale nell'evocazione dei persecutori: dagli amici devoti, ai biografi che vogliono sapere dell'autore ben di più di quanto egli stesso sapeva, ai traduttori infaticabili nel "migliorare" le opere a loro affidate.

26 Reviews

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    Come sempre ottimo saggio di Kundera, scritto con lucidita` ed erudizione. Da non confondere con il piu` famoso omonimo mediocre romanziere.

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    KawaiiLenin said on Oct 9, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    1992

    Un ensayo sobre literatura y música. Kundera fue pianista de jazz.

    Analiza, con una erudición increíble, la relación entre la literatura, la política y la música a través de los siglos, recreándose en temas diversos como la polémica creada alrededo ...(continue)

    Un ensayo sobre literatura y música. Kundera fue pianista de jazz.

    Analiza, con una erudición increíble, la relación entre la literatura, la política y la música a través de los siglos, recreándose en temas diversos como la polémica creada alrededor de la novela "Los versos satánicos", de Salman Rushdie, disección de los estilos literarios del propio Rushdie, Kafka y Dostoievski, los errores habituales al traducir a otros idiomas la obra de Kafka, la evolución de la música clásica y polémicas entre compositores y musicólogos, la relación entre la música pop rock y las tendencias ideológicas de las últimas décadas, etc...

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    CriRcaLloStian Mureris said on Mar 24, 2013 | Add your feedback

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    "Personne n'est plus insensible que les gens sentimentaux"

    Libro di critica letteraria che Kundera ha scritto direttamente in francese mescolando musicologia e filosofia. I testamenti traditi del titolo sono quelli di Kafka, autore del quale l'editoria moderna ha pubblicato ogni scartoffia, incurante delle u ...(continue)

    Libro di critica letteraria che Kundera ha scritto direttamente in francese mescolando musicologia e filosofia. I testamenti traditi del titolo sono quelli di Kafka, autore del quale l'editoria moderna ha pubblicato ogni scartoffia, incurante delle ultime volontà dello scrittore, che avrebbe voluto eliminare tutta la sua opera omnia. Finendo, purtroppo, per affidarla all'amico sbagliato.

    Kundera oscilla armoniosamente tra l'opera di Stravinski e la costruzione della trama e la genesi della colpevolezza ne "Il Processo" di Kafka, richiama alla mente i discorsi dei suoi connazionali appena usciti dagli "orribili quarant'anni" e rimprovera a Orwell e al suo osannato 1984 di aver ridotto la vita ad un'esistenza appiattita sulla politica.
    Kundera s'incammina sul solco tracciato da Proust e si schiera contro il francese Sainte-Beuve e i critici che hanno voluto indovinare la vita degli autori leggendola nelle righe delle loro opere. A cominciare da Hemingway.

    Saggio illuminante. Ricco di riflessioni, considerazioni personali sull'emigrazione, dove spuntano qua e là bozzetti di pentagrammi e collane di note. E dove, forse suo malgrado, Kundera permea ogni singola riga del suo vissuto personale, lasciando trapelare un (involontario?) paragone con Stravinski, che aveva scelto come unica patria la sua musica.

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    Valeria said on Jan 22, 2013 | Add your feedback

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    I testamenti traditi parla di tutti quegli sgarbi, censure, fraintendimenti che la critica - spesso in buona fede- e in generale il panorama culturale ha fatto ad autori e anche compositori che, naturalmente, non si meritavano niente di tutto ...(continue)

    I testamenti traditi parla di tutti quegli sgarbi, censure, fraintendimenti che la critica - spesso in buona fede- e in generale il panorama culturale ha fatto ad autori e anche compositori che, naturalmente, non si meritavano niente di tutto questo e ne hanno perito, e ne periscono ancora adesso nel nostro immaginario. E Kundera si fa portavoce di questa piccola indagine privata prendendo in esame, in generale, in una via quasi "personale" le sue figure preferite, tant'è vero che Kafka e Stravinskij sono i leitmotiv di questo saggio - e attenti allo spoiler dietro all'angolo, vi racconta praticamente trame intere o in modo particolareggiato scene fondamentali. Uno studio veramente piacevole con una guida che ti fa sentire rilassata, sempre ben disposta verso un autore che si dimostra sempre inquadrato nell'"opione personale" e non nel sistema di precetti su tal materia - rivela a volte dei sentimenti personali su certi libri; certi autori che ti fanno sentire proprio il bocciolo caldo tra le pagine (cosa ho appena detto?), ti fa sentire curiosa, a volte quasi affamata di prendere ed andare a tua volta a scoprire i titoli di cui parla (a me è successo, ad esempio, con I quarantanove racconti di Hemingway, che spero di leggere presto).
    Ho appreso tante cose e sconfitto preconcetti che ammetto di aver avuto anche io:

    "La kafkologia ha semopre espresso dubbi sulla virilità del suo autore e disserta con grande compiacimento sul martirio della sua impotenza. Perciò Kafka è ormai diventato il santo protettore dei nevrotici, dei depressi, degli anoressici, dei malaticci e degli svitati, nonché il patrono delle preziose ridicole e degli isterici (nel film di Orson Welles, K. urla istericamente, mentre i romanzi di Kafka sono in realtà i meno isterici dell'intera letteratura).
    I biografi che non sanno nulla della vita sessuali delle proprie consorti, sono però convinti di conoscere quella di Stendhal o di Faulkner. Su quella di Kafka mi arrischierei soltanto a dire che la vita erotica (piuttosto complicata) della sua epoca aveva ben poco in comune con la nostra: le ragazze non facevano l'amore prima del matrimonio, e a uno scapolo rimanevano solo due possibilità: le signore sposate di buona famiglia o le donne facili delle classi inferiori (commesse, cameriere, e naturalmente, prostitute).
    L'immaginario dei romanzi di Brod si alimentava alla prima di queste due fonti, ed è perciò che il suo è un erotismo esaltato, romantico (adulteri drammatici, suicidi, gelosie patologiche) e asessuato: "Le belle donne sbagliano nel pensare che per un uomo di carattere sensibile conti soltanto il possesso fisico. Quest'ultimo non è che un simbolo, e conta assai meno del sentimento..Tutto l'amroe dell'uomo mira solo a conquistare la benevolenza e la bontà della donna" scrive nel Regno incantato dell'amore.
    L'immaginario erotico dei romanzi di Kafka, invece, attinge quasi esclusivamente alla seconda fonte: "Passavo davanti al bordello come davanti alla casa dell'amata" leggiamo in una pagina di diario del 1910 (la frase è censurata da Brod)."

    Un passo che ho trovato inaspettato, proprio per il fatto che ho pensato sempre a Kafka proprio con tutte le caratteristiche che Kundera riporta per "descrivere la sua mitizzazione", e non pensavo assolutamente che potesse invece essere un uomo più dalla frase attinta per la seconda fonte, anzi, forse un po' da quella di Brod. Ecco, Brod è uno dei simboli di questo "tradimento ai testamenti": Brod venerava Kafka, si è battuto fino all'ultimo perché non cadesse nell'ombra dopo la sua morte - vendeva poco e niente di già-, e ha fatto ogni sforzo possibile per mettere in luce le sue opere, ma come? Cosa vedeva esattamente Brod in Kafka? Lo vedeva non per ciò che era davvero, ma per una possibile conferma delle sue idee, tant'è che lo censura quando Kafka quasi irrispettosamente devia dal suo immaginario molto più casto; e noi lettori subiamo ancora la sua mutilazione, non rispettiamo più Kafka per quello che era, ma per un'immagine che non rispetta quella "reale", un'immagine corrotta dall'affano di Brod di far quadrare le opere di Kafka per ciò che lui riteneva giusto fare, come poi ha ritenuto giusto tradire proprio le ultime parole dell'amico pubblicando i suoi scritti invece che bruciarli. Lo fareste, voi? Oltraggereste le ultime volontà di un vostro caro agendo arbitrariamente? Da qui infatti prende proprio il titolo, Brod che tradisce il testamento - si potrebbe dire - di Kafka.
    Ora che sono riportati integralmente sembrano quasi lontani questi continui tradimenti di Max Brod a Kafka attraverso le sue modifiche arbitrarie e le sue arbitrarie decisioni nel post-mortem; ma ogni giorno ancora adesso gli autori subiscono continui tradimenti dai propri traduttori. Kundera - fissato - riporta di nuovo due o tre frasi riguardanti di nuovo un'opera di Kafka e riporta le traduzioni date in francese delle edizioni che ha scovato: nessuna di queste riporta esattamente per ciò che dovrebbe essere il pezzo, dando ogni volta al significato che voleva imprimere Kafka una sfumatura del tutto diversa, a volte addirittura erronea. Quanto può essere difficile il compito del traduttore? Lo stesso Kundera dopo un approfondito studio arriva alla conclusione che è impossibile tradurre proprio quel passo in una lingua diversa, e non si può fare altro che avvicinarsi il più possibile ad esso.
    Non tutti sono come Kundera: ci sono diversi traduttori che vogliono imporre la propria personalità allo scritto, traducendo di nuovo deliberatamente certi termini dando loro un significato che non prevedono nell'originale. Una traduzione che vuole imprimere la propria voce sopra quella di un altro è quella di Pavese in Uomini e topi: bellissima, davvero, ma non stai di nuovo "tradendo" Steinbeck imponendo la tua voce sopra la sua? Non posso confrontare l'originale per dire quanto sia stato reso davvero (mi fido di Pavese!), ma comunque si sente Pavese ancora prima di Steinbeck, già dall'andamento poetico del testo. Come essere sicuri che sia davvero la resa più fedele del testo di Steinbeck, senza nessun Cesare attorno a lui? Ma è davvero giusto sovvrapporre la propria personalità a quella di un altro, se in fondo l'obiettivo è diffondere lui attraverso uno specchio il più possibile trasparente?
    Magari io, lettrice che non ha ancora potuto confrontare l'originale, ho un'idea di Uomini e topi che si discosta, anche se di poco, dall'originale.
    Eppure com'è possibile che non sia così?

    Il problema ormai ha secoli di esistenza instancabile: oggi con le traduzioni - a volte proprio lasciate lì, senza la necessaria cura -, ieri con Brod che si batteva in buona fede per Kafka, ma sbagliando; e poi ancora con Janacek. compositore ceco (Kundera dedica la metà del testo anche alla musica classica, sono proprio una dummy in materia ma è sempre interessante leggerlo) le cui opere liriche sono state tradotte e a volte addirittura modificate nella loro musicalità e struttura per aderire alle specifiche esigenze di un teatro o di un altro - non è anche questo un piccolo crimine? che diritto abbiamo di porre le mani sull'opera di un altro, alla fine? - e ancora lo scrittore polacco Gombrowicz che fu messo in luce sempre in buona fede e con foga, ma insistendo sui suoi caratteri locali, forzandolo alla propria nazione che comunque non lo apprezzava, vedendo in lui valori che non intendeva trasmettere pur di adeguarlo allo spirito nazionale, non si pensò di esportarlo, di inserirlo nei posti dove sarebbe potuto essere apprezzato per ciò che era.
    Insomma: la manipolazione volontaria e involontaria dei testi altrui è un piccolo crimine - a volte consapevole, a volte no - che avviene da sempre e molto spesso, e Kundera ce lo mostra in diverse declinazioni spaziando tra letteratura e musica con un'ottima capacità di coinvolgimento (ci mancavano solo thé e pasticcini), mi ha fatto persino venire voglia di provare i suoi compositori tanto amati, gettarmi in questa nebbia della musica classica di cui ho conoscenze talmente vaghe; ché è meglio se non dico quali sono esattamente per autodifesa.

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    universe. said on Dec 17, 2012 | Add your feedback

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    traduzione maia daverio

    copertina:
    incisione tratta dall'_orbis sensualium pictus_ (norimberga, 1658) di comenius

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    rabbit said on Apr 17, 2012 | Add your feedback

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