I ventitre giorni della citta di Alba

Di

Editore: Mondadori

4.0
(504)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000027206 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 4

    Riprendo dopo quasi vent’anni i racconti partigiani ambientati in un territorio che ormai conosco a menadito. Li ritrovo tutti perfetti come tanti anni fa, con il linguaggio agro e rude e gli echi dia ...continua

    Riprendo dopo quasi vent’anni i racconti partigiani ambientati in un territorio che ormai conosco a menadito. Li ritrovo tutti perfetti come tanti anni fa, con il linguaggio agro e rude e gli echi dialettali, l’universo contadino, l’odore della guerra partigiana e l’odore autentico della morte, gli afrori dei giovani desiderosi di andare in campagna a far l’amore, le difficoltà di tornare ad una vita normale dopo il solco incolmabile scavato dalla guerra.
    La guerra partigiana è raccontata con tale realismo, con le sue regole spietate, primordiali e universalmente semplici, che mi ricorda certi brani di Per chi suona la campana. Un’altra guerra civile appunto.
    Non c’è classifica con Fenoglio. Tutti i racconti si assiepano attorno al podio. Ettore va al lavoro è così perfetto che è rimangono vivi in me il senso di malessere e angoscia creati dal racconto. Alcuni temi, come spiega del resto bene Dante Isella nella sua presentazione al libro, saranno poi ripresi nel bellissimo La paga del Sabato (Ettore va al lavoro e Nove lune).

    ha scritto il 

  • 4

    Niente di sorprendente per un lettore del 2015, ma resta una raccolta di racconti utile in quanto narrazione autentica e di facile lettura degli aspetti piú prosaici della Resistenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Niente di sorprendente per un lettore del 2015, ma resta una raccolta di racconti utile in quanto narrazione autentica e di facile lettura degli aspetti piú prosaici della Resistenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche questo era uno dei libri da portare per l'esame di letteratura italiana. Credevo dovesse essere il più pesante di tutti e invece mi sono ricreduta.
    Ci sono dodici brevi racconti, i primi sei più ...continua

    Anche questo era uno dei libri da portare per l'esame di letteratura italiana. Credevo dovesse essere il più pesante di tutti e invece mi sono ricreduta.
    Ci sono dodici brevi racconti, i primi sei più esplicitamente legati alla storia partigiana, i secondi sei più a tematica "civile".
    Di queste storie ho amato moltissimo la naturalezza e l'umanità. Fenoglio racconta le vicende in maniera diretta, senza mezzi termini e, per quanto a volte possa sembrare crudo, fa sentire sempre a proprio agio.

    ha scritto il 

  • 4

    Vita Partigiana

    Incredibile come Fenoglio riesce a farci immergere totalmente nella vita partigiana e immedesimarci nelle paure, nelle speranze e nei sogni di quegli uomini/ragazzini che hanno vissuto la guerra per l ...continua

    Incredibile come Fenoglio riesce a farci immergere totalmente nella vita partigiana e immedesimarci nelle paure, nelle speranze e nei sogni di quegli uomini/ragazzini che hanno vissuto la guerra per liberarci dalla dittatura!

    ha scritto il 

  • 4

    Per anni ho ascoltato "Linea Gotica" dei CSI e quando ho iniziato a leggere questo libro l'inizio non poteva non avere la voce di Giovanni Lindo Ferretti.
    Racconti di storie umane di partigiani, giova ...continua

    Per anni ho ascoltato "Linea Gotica" dei CSI e quando ho iniziato a leggere questo libro l'inizio non poteva non avere la voce di Giovanni Lindo Ferretti.
    Racconti di storie umane di partigiani, giovani di quegli anni, non supereroi, ma gente comune, con le loro paure, le loro gioie, semplicemente con la loro quotidianità.

    ha scritto il 

  • 4

    tutto da riflettere

    Dai racconti partigiani a quelli di vita, fino ad arrivare a la Malora, oggi, potremmo trarre una conclusione sulla quale riflettere ogni giorno, quanto siamo fortunati!!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Chiedo scusa se vi parlo e mi dilungo su Fenoglio...

    Nella Alba di Fenoglio si parla stranamente di medaglie al valore...ma poi basta leggerlo meglio il suo racconto-negazione d'ogni retorica e con misura spiega come le otto professioniste della casa di ...continua

    Nella Alba di Fenoglio si parla stranamente di medaglie al valore...ma poi basta leggerlo meglio il suo racconto-negazione d'ogni retorica e con misura spiega come le otto professioniste della casa di tolleranza avrebbero meritato senz'altro l'encomio, visto che ad Alba in quel famoso giorno gli ambienti più frequentati dai partigiani erano proprio i due casini e le già citate lavoratrici “quel giorno e nei giorni successivi fecero cose da medaglie al valore”. E così, nella malinconica certezza di una perdita troppo prematura, con stampata in mente la sua figura schiva timida o british (credo gradirebbe)mi accingo a rileggere i racconti di Alba: ”'Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944” è l'inizio senza minima mediazione con nessuno del racconto con cui Einaudi volledare il titolo all'opera; “I ventitre giorni della città di Alba” è in effetti di spessore diverso a tutti gli altri, sia come struttura narrativa che come spunti innovativi e sorpendentemente audaci. L'assenza di un soggetto unico, di un protagonista, sostituito da una vaga rappresentazione soggettiva, è l'esordio di un'ironia graffiante che, pagina dopo pagina, trasforma la presa di Alba da parte partigiana in uno scanzonato racconto con picchi davvero unici nella descrizione delle surreali trattative tra i capi dei due schieramenti: “Si videro allora partigiani della scorta calarsi in quel fango, caricarsi i gerarchi sulle spalle e riarrampicarsi poi a depositarli sul solido. I gerarchi ringraziarono, offrirono sigarette tedesche, quindi si appartarono coi parigrado partigiani”. E' quindi con il comico ispirato dal cinema muto e l'ironia tagliente dei contadini delle Langhe che Fenoglio come demitizza totalmente l'occupazione e le trattative accennate, così rende epico il racconto della difesa messo in atto da sparuti gruppi partigiani, chiaramente destinati alla resa o a soccombere ma in ogni caso ostinati nel loro resistere. “Scesero la collina, molti piangendo, molti bestemmiando, scuotendo la testa guardavano la città che laggiù tremava come una creatura”.
    E' accertato storicamente che le cifre prodotte dallo scrittore non sono attendibili, tra diari e testimonianze altrui si nota un divario non di poco...certo non c'è da stupirsi poiché Fenoglio, nella morale del racconto, vuole chiarire senza fronzoli o ambiguità il sentimento sempre più percepibile di superficiale leggerezza. Ho letto negli anni motivazioni più o meno complesse...di un occultare il positivo per scrivere del negativo...di fatti riportati e poi smentiti da altri(???) , di un'allergia ad ogni tono celebrativo e agiografico...Io credo che, leggedo e rileggendo negli anni un autore e un uomo la cui perdita fu a mio parere davvero cruciale, nella guerra di Fenoglio non c'erano buoni e cattivi e la Resistenza da lui raccontata non è davvero qualcosa di originale...egli anche dopo, tra reduci, non scrisse mai per una polemica con il CLN ma come spunto, come amara constatazione, della superficialità e dei generici aspetti etici dell'uomo. Se noi allarghiamo l'orizzonte, possiamo notare come una delle tematiche principali nei pensieri e nell'vento delle opere fenogliane siano questa ricerca e questo relazionarsi con la limpida coscienza dell'uomo...accade sempre in tempi di guerra ,come raccontare sempre di una esperienza difficile e complessa... Johnny che rimpiange la sua solitudine, i suoi poeti, la lingua con la quale solo può dire senza farsi capire da quei giovani “come pula al vento” della IVa armata. C'è quindi un militare in Fenoglio l'8 settembre'43, c'è un romanziere poeta, c'è un ragazzo che unisce il meglio come può con quell'Epos contadino che è, tra lui e le Langhe, amore assoluto...un fuoco alimentato da racconti e fantasie...uomini spesso soli, ironie come lupi, frontiere come quelle americane o quel vento nei salici di Grahame o la ballata di Coleridge. Altri sei racconti, tutti con cenni autobiografici, completano l'opera di quell'inverno 1944 / '45 che lo vide in guerra: narratore onniscente e quadri davvero inediti della Resistenza; ciò che colpisce è il narrare, che esula dai temi cardine della guerra di liberazione ma entra in storie di uomini e donne e della violenza, di fugiaschi e fame, di forze impossibili da dominare nonostante le preghiere...i “racconti della guerra civile” come li chiamerà lui, anticipano di anni e anni la polemica su questa questione, fino ed oltre il bel saggio di Pavone del '91...gli altri sono “L'andata”, “Il trucco” tra i migliori a mio avviso con “Pioggia e la sposa” “Raul”, “Vecchio Blister”, “Un altro muro”....alcuni mancano di qualcosa ma nel complesso sembra di intuire Faulkner con il suo sud terribile...ancora ripeto che la misura dei lavori di Beppe Fenoglio erano la “dimensione Uomo” ...egli non fa sconti, dice quel che è e questa forma netta di “oggettiva verità”non mi da proprio nessun peso poiché la sua esigenza era ”Limpidità del dire, esattezza di termini. Nulla di pleonistico. Oggettività assoluta nel raccontare. Semplicità”....peccato davvero...so long Beppe.

    ha scritto il 

  • 3

    Raccolta dagli esiti discontinui. Ho apprezzato soprattutto la parte dei racconti «partigiani», in particolare quello eponimo che ha fatto del suo incipit una sorta di motto. Gli altri, seppur con qu ...continua

    Raccolta dagli esiti discontinui. Ho apprezzato soprattutto la parte dei racconti «partigiani», in particolare quello eponimo che ha fatto del suo incipit una sorta di motto. Gli altri, seppur con qualche risultato felicissimo, faticano a stare dietro all'intensa e inquieta vitalità delle storie intorno alla Resistenza delle Langhe.

    ha scritto il