I viaggi

Di

Editore: Einaudi (I Millenni)

3.9
(48)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 888 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 880614717X | Isbn-13: 9788806147174 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Claudia M. Tresso ; Illustratore o Matitista: Aldo Mondino

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Nel 1353 Ibn Battuta, partito da Tangeri 28 anni prima, torna definitivamente in Marocco dopo ventotto anni di viaggi e centoventimila chilometri percorsi con tutti i mezzi di trasporto allora in uso. Secondo un odierno atlante geografico, ha attraversato l'equivalente di quarantaquattro stati moderni dall'Africa a tutto il Medio Oriente, dalla pianura del Volga alle isole Maldive, dall'India alla Cina, incontrando migliaia di persone e prendendo nota dei loro usi e costumi. Tre anni dopo il suo ritorno, un giovane letterato di origine andalusa, Ibn Juzayy, inizia per ordine del sultano ad annotare i ricordi di Ibn Battuta e le sue osservazioni di viaggio, scrivendo cosi uno dei libri più famosi della letteratura araba medievale. Se il sultano decise di affidare il compito a un letterato professionista, è probabile che Ibn Battuta, uomo comunque colto e di tradizione giuridica, non fosse un grande scrittore in proprio. Ma sicuramente era un grande narratore. La sua capacità di descrivere persone e ambienti, la vivacità delle scene narrative, la ricchezza aneddotica, il gusto dei particolari ne fanno un vero maestro dell'arte di raccontare. Questa prima edizione italiana completa dei Viaggi permette, grazie alle cure di Claudia M. Tresso, di seguire lo svolgimento delle avventure di Ibn Battuta, ma anche di collocarle nella cultura islamica del suo tempo e di raffrontarle con quelle del "nostro " viaggiatore per eccellenza: Marco Polo.
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  • 4

    Il giovane Ibn Battuta, poco più che ventenne, parte per un viaggio nelle terre dell'Islam: percorrerà il Nordafrica, l'Arabia, l'Anatolia, la Mesopotamia, la Persia, l'India e arriverà in Cina. Al ri ...continua

    Il giovane Ibn Battuta, poco più che ventenne, parte per un viaggio nelle terre dell'Islam: percorrerà il Nordafrica, l'Arabia, l'Anatolia, la Mesopotamia, la Persia, l'India e arriverà in Cina. Al ritorno viaggia nel Sahel e si fermerà a Fes in Marocco. Il viaggio di Ibn Battuta, musulmano sunnita, nella prima metà del '300, rende manifesta la tolleranza e la varietà dell'Islam del periodo: vivono al suo interno pagani e cristiani, ebrei e buddisti, animisti e musulmani, intransigenti o annacquati...
    La liberalità di quel mondo musulmano rispetto alla cupezza di quello moderno è accecante! E poi c'è la capacità di Ibn Battuta di parlare di sovrani e sultani, di persone povere o di ricchi.
    E' uno straordinaria testimonianza del periodo del primo trecento, del periodo della peste nera che Ibn Battuta incontra agli inizi e che sarà il flagello di Europa e Asia.
    A parte alcune asperità è un testo assolutamente imperdibile: è un ottimo antidoto contro il fanatismo odierno: pro o contro l'Islam.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un viaggio indimenticabile

    Un viaggio non solo attraverso i luoghi ma soprattutto attraverso le persone e le loro culture.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Marco Polo arabo

    Da Einaudi, quarta di copertina:
    Nel 1353 Ibn Battuta, partito da Tangeri 28 anni prima, torna definitivamente in Marocco dopo ventotto anni di viaggi e centoventimila chilometri percorsi con tutti i ...continua

    Da Einaudi, quarta di copertina:
    Nel 1353 Ibn Battuta, partito da Tangeri 28 anni prima, torna definitivamente in Marocco dopo ventotto anni di viaggi e centoventimila chilometri percorsi con tutti i mezzi di trasporto allora in uso, dal cavallo al dromedario, dal carro ai più svariati tipi di imbarcazione.
    Secondo un odierno atlante geografico, ha attraversato l'equivalente di quarantaquattro stati moderni dall'Africa a tutto il Medio Oriente, dalla pianura del Volga alle isole Maldive, dall'India alla Cina, incontrando migliaia di persone e prendendo nota dei loro usi e costumi.
    Tre anni dopo il suo ritorno, un giovane letterato di origine andalusa, Ibn Juzayy, inizia per ordine del sultano ad annotare i ricordi di Ibn Battuta e le sue osservazioni di viaggio, scrivendo così uno dei libri più famosi della letteratura araba medievale.
    Se il sultano decise di affidare il compito a un letterato professionista, è probabile che Ibn Battuta, uomo comunque colto e di tradizione giuridica, non fosse un grande scrittore in proprio. Ma sicuramente era un grande narratore. La sua capacità di descrivere persone e ambienti, la vivacità delle scene narrative, la ricchezza aneddotica, il gusto dei particolari ne fanno un vero maestro dell'arte di raccontare.

    Wiki:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ibn_Battuta

    Links molto interessanti:
    http://ibnbattuta.berkeley.edu/1mahgrib.html
    http://www.saudiaramcoworld.com/issue/200004/default.htm

    Libro straordinario per la rappresentazione del mondo dell'epoca (meta' del 1300): i paesi, le citta', le architetture, il tessuto sociale, le usanze, i governanti, i panorami, la vegetazione, i mari, le terre, le genti, gli animali, in altri termini tutto il contesto dell'epoca, unito alla spiritualita', cultura, religione del mondo arabo.

    Impressionante "vedere" con gli occhi (attenti e precisi) di Ibn Battuta le affascinanti citta' visitate (con moschee, palazzi, giardini) rimaste oggi come allora, sia come "atmosfera" che come urbanistica.

    Da "Lettera 22"

    IL MONDO VISTO DA IBN BATTUTA 5/3/07
    Colloquio con Claudia Tresso che ha tradotto “I Viaggi” compiuti nel XIV secolo da Ibn Battuta. Percorse 120mila chilometri, dalla Turchia all'India fino (forse) alla Cina, passando per l'Africa
    Emanuele Giordana
    Lunedi' 5 Marzo 2007

    “Era partito a cavallo da Tangeri diretto ai luoghi santi dell'islam Abu Abd Allah Muhammad ibn Battuta – per dire il suo nome intero - da solo e con pochi soldi e confidando nella rete di istituzioni che l'islam prevede a favore di chi viaggia”. L'arabista Claudia Tresso, traduttrice e curatrice de “I Viaggi” di Ibn Battuta, da poco usciti per i tipi di Einaudi, comincia così anche l'introduzione al poderoso volume che riassume 28 anni di peregrinazioni ai quattro angoli della terra. “In realtà viaggiò all'interno del dar-al-Islam , la dimora dell'islam, all'epoca estesissima e che lo porta sino alla corte del sultano di Delhi”, dove Ibn Battuta si fermerà parecchio offrendo i suoi servigi di giurista al reggente di una delle maggiori potenze regionali dell'epoca.
    “Giunge in India nel 1333 e, presentatosi alla corte di Muhammad ibn Tughluq, sovrano turco mongolo, vi rimane circa sette anni, prima come qadi e poi come amministratore di un complesso di tombe sultanali”. Al suo ritorno in patria, non sarà però lui a scrivere del suo viaggio, la cui stesura fu affidata a un letterato della corte di Fes, in Marocco “Se non fu scrittore – dice Tresso - fu senz'altro un grande narratore, perché dal libro sappiamo che che amava raccontare le sue storie e, nel farlo, ammaliava i suoi ascoltatori”. Narratore di paesi ma soprattutto di persone “che restano al centro del suo racconto”.
    Attendibile? “Su di lui si è detto molto e molto si dirà. Si sa che all'epoca i suoi racconti suscitarono un forte scetticismo nel Maghreb. Poi, nell'Ottocento, il testo integrale, riesumato da un plurisecolare oblio, fu preso e vagliato per dritto e per rovescio...”. Oggi si sa che probabilmente in Cina non andò mai, “anche se il testo ne parla diffusamente” ma che soggiornò a lungo nelle Maldive dove si sposò più volte. Come che sia, dice ancora Tresso, “i Viaggi non sono una semplice cronaca. Era un uomo curioso e la sua vera passione e il suo interesse sono rivolti alle genti della dimora dell'islam: arabi, berberi, turchi, mongoli, persiani, indiani cinesi...ma anche somali e nigeriani. Parla dei mercanti e non delle merci, gli interessano insomma soprattutto le persone”. Persone che abitano un mondo, quello segnato dal verbo del profeta, nel quale “Ibn Battuta si muove con estrema facilità, spostandosi da un paese all'altro. Si perché il pianeta nel quale viaggia – puntualizza Tresso – non era semplicemente il mondo ma il mondo dell'islam, cui lui stesso apparteneva”.
    E il mondo altro, la terra degli infedeli? Come li tratta Ibn Battuta? “Verso i non musulmani, il suo atteggiamento è molto variegato”. Generalmente tollerante, anche se la Cina (dove però come sappiamo forse non arrivò mai) fa eccezione: “Dopo aver riferito con ammirazione l'armonioso piano urbanistico delle città, la raffinatezza dei manufatti o l'abbondanza di cibo, Ibn Battuta preferisce rimanersene rintanato in qualche casa musulmana, senza curarsi molto di questi pagani”.
    Chi andò in Cina sicuramente è invece Marco Polo e visto che i due sono quasi coetanei, (Polo visitò l'impero di mezzo tra il 1275 e il 1291, circa una quarantina d'anni prima del viaggiatore arabo) viene spontaneo il paragone: . “Il Milione e I Viaggi hanno molto in comune – ricorda Tresso – ma per aspetti essenzialmente estrinseci: entrambi furono favoriti da quella pax mongolica che all'epoca facilitava i collegamenti; entrambi soggiornarono nella Cina della dinastia mongola degli Yuan, che si dimostrò molto aperta verso gli stranieri. Infine poi gli itinerari coincidono in molti tratti e ambedue finirono a dettare la loro storia...”. Amavano, scrive in una nota Claudia Tresso, anche le stesse cose, come i datteri di Bassora, da entrambi definiti i migliori.
    La prima versione integrale dei Viaggi riemerse dall'oblio, come Tresso ricordava, nella metà dell'Ottocento quando a Parigi uscì una stampa basata su cinque manoscritti depositati nella Biblioteca nazionale e che erano stato sottratti agli algerini durante l'occupazione francese. I quattro volumi dell'opera, realizzata da Defremery e Sanguinetti tra il 1853 e il 1858, che ne curarono anche la traduzione francese e la dotarono di un ricco apparato critico, è la stessa su cui si è basata la traduzione dall'arabo di Tresso. Che adesso arricchisce anche l'Italia di un'opera unica non solo di un antico viaggiatore, ma di uno dei più grandi viaggiatori di tutti i tempi che - a piedi, a cavallo, a dorso di cammello (forse pure in slitta, dice Tresso) - percorse oltre centoventimila chilometri. Dalla Turchia all'Asia centrale, all'India fino (forse) alla Cina, passando per l'Africa

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto questo libro perché attratto da un numero speciale di Time Magazine dell'estate 2012. Non conoscevo Ibn Battuta, ma ho scoperto che è stato un personaggio molto importante per la cultura arab ...continua

    Ho letto questo libro perché attratto da un numero speciale di Time Magazine dell'estate 2012. Non conoscevo Ibn Battuta, ma ho scoperto che è stato un personaggio molto importante per la cultura araba e isalmica in genere.
    Se c'è una parola che descrive questo libro nel suo complesso, questa è: "interessante". Ibn Battuta è una specie Marco Polo musulmano, che ha viaggiato per 28 anni nella prima metà del 1300 dal nordafrica alla cina attraverso tutti i paesi musulmani del tempo.
    Molto interessanti le descrizioni dei modi di vivere di zone così diverse del mondo e soprattutto interessante è la descrizione dei suoi rapporti con tantissime persone diverse. Molto belle anche le descrizioni dei luoghi.
    Fa capire molto della cultura islamica.
    A volte il libro si perde in dettagli storici, che possono essere un po' noiosi per chi non ha un interesse specifico. Per questo le tre stelle. Per molte altre cose si merita quattro stelle.

    ha scritto il 

  • 3

    Un'interessante spaccato della cultura araba e islamica, che aiuta a capire meglio alcune sfaccettature che esistono ancora oggi, anche se di non facile lettura e spesso noiosamente ripetitivo. ...continua

    Un'interessante spaccato della cultura araba e islamica, che aiuta a capire meglio alcune sfaccettature che esistono ancora oggi, anche se di non facile lettura e spesso noiosamente ripetitivo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ibn Baṭṭūṭa è chiaramente più interessato a raccontare delle persone che dei luoghi. Infatti riporta moltissimi aneddoti e storie degli uomini che incontra (e, come si può immaginare, molto meno spess ...continua

    Ibn Baṭṭūṭa è chiaramente più interessato a raccontare delle persone che dei luoghi. Infatti riporta moltissimi aneddoti e storie degli uomini che incontra (e, come si può immaginare, molto meno spesso di donne), mentre a volte sorvola completamente sui luoghi dove questi incontri avvengono. E questa forse è la cosa che più mi è dispiaciuta: avrei voluto conoscere di più delle città e delle campagne, anche se bisogna dire che la capacità che Ibn Baṭṭūṭa mette in campo nel raccontare ed analizzare le persone è veramente notevole.
    Un altra mancanza che si nota abbastanza è la mancanza del ceto più basso della popolazione. Il «popolino» compare brevemente solo quando si rapporta con qualcuno che sta più in alto di lui, e perciò non sappiamo praticamente nulla di tutto ciò che riguarda la vita di persone che non abbiano una qualche carica, sia essa religiosa o civile.

    Per definire questo libro in una parola direi «interessante», perché non può certamente essere classificato in termini di bellezza/bruttezza.

    Altro: http://p.poluz.net/1u

    ha scritto il 

  • 5

    In giro per il mondo, il sogno di tutti

    Chi dice che in passato la gente non girasse x il mondo? Ci si muoveva moltissimo a giudicare dai 20 e passa anni che Ibn Battuta ha trascorso sulle strade del mondo! Il libro che ci ha lasciato dei s ...continua

    Chi dice che in passato la gente non girasse x il mondo? Ci si muoveva moltissimo a giudicare dai 20 e passa anni che Ibn Battuta ha trascorso sulle strade del mondo! Il libro che ci ha lasciato dei suoi viaggi è abbastanza avvincente, anche se la narrazione presenta delle difficoltà per quanto riguarda le moltissime digressioni e rimandi a fatti e personaggi. Colpisce ciononostante l'ampia varietà di luoghi visti direttamente, gli usi ed i costumi di popoli lontanissimi, e spesso alcuni scomparsi. Nrl complesso un buon libro anche se va apprezzato a piccole dosi giornaliere.

    ha scritto il 

  • 2

    E’ l’omologo arabo del Milione, per capirci. I luoghi attraversati spesso sono gli stessi che la “pax mongolica” aveva messo a disposizione di religiosi e mercanti a cavallo fra Due e Trecento, e anch ...continua

    E’ l’omologo arabo del Milione, per capirci. I luoghi attraversati spesso sono gli stessi che la “pax mongolica” aveva messo a disposizione di religiosi e mercanti a cavallo fra Due e Trecento, e anche il periodo è pressappoco lo stesso. Ma il paragone finisce qui, non foss’altro per il fatto che, come chiarisce Claudia Tresso nella sua splendida introduzione, ibn Battuta limita i suoi viaggi per quanto sterminati alla dar al-Islam, mentre Marco Polo attraversa quasi tutti territori non cristiani e dunque, per lui, “altri”. Questo rende a mio avviso il libro di Marco più vivace e la sua mentalità più aperta, mentre il testo di Battuta, pur utilissimo per comprendere storia, cultura e geografia dell’Islam trecentesco, ha un che di più “domestico”, quasi una gita fuori porta. Dove la sequela di eulogie e panegirici osservanti non lo rendono francamente asfittico…</p><p>Splendidi comunque l'introduzione, il commento e la traduzione della Tresso, coronata da numerosi, utilissimi indici (compreso quello delle etimologie).

    ha scritto il 

  • 2

    Le due stelline se le prende per la grandezza del carattere. Non puoi stampare 779 pagine con un carattere così piccolo. E' un libro molto bello comunque. Per chi è interessato alla letteratura araba ...continua

    Le due stelline se le prende per la grandezza del carattere. Non puoi stampare 779 pagine con un carattere così piccolo. E' un libro molto bello comunque. Per chi è interessato alla letteratura araba antica e al mondo dei viaggi, con questo libro si ha la possibilità di entrare in contatto con tutte e due e ad avere il punto di vista di un musulmano in giro per l'oriente.

    ha scritto il