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I vicerè

By Federico De Roberto

(65)

| Hardcover | 9788817046725

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Book Description

Nel momento in cui la storia siciliana si fa storia italiana, De Roberto affonda con gelido distacco il suo bisturi nel "decadimento fisico e morale di una stirpe esausta", e se ne serve per rappresentare la cancrena di un'intera nazione. Il racconto Continue

Nel momento in cui la storia siciliana si fa storia italiana, De Roberto affonda con gelido distacco il suo bisturi nel "decadimento fisico e morale di una stirpe esausta", e se ne serve per rappresentare la cancrena di un'intera nazione. Il racconto si svolge tutto fra un testamento e un comizio: il primo apre il romanzo, testimoniando l'antico familismo feudale, il secondo lo chiude, dando voce alla mistificazione risorgimentale, al trasformismo, alla demagogia della nuova politica. Saranno le parole dell'ultimo erede della famiglia a segnare la pace fatta tra vecchio e nuovo: "Ora che l'Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri". Prefazione di Giovanni Sabbatucci.

333 Reviews

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    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia Uzeda. La nobiltà borbonica, che magicamente divent ...(continue)

    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia Uzeda. La nobiltà borbonica, che magicamente diventa nobiltà sabauda e che si tramuta (come dei veri e proprio mutanti) in liberisti – repubblicani è lo specchio fedele, e non deformante, della società italiana degli ultimi centocinquant’anni. L’affresco della società catanese di fine ‘800, così come dipinto da De Roberto, potrebbe benissimo essere la saga di tante famiglie, più o meno importanti, del belpaese. E proprio come si chiude il romanzo, con l’ultima frase, messa ad epitaffio della storia degli Uzeda (ma che è sicuramente la nostra storia, quella che si è succeduta da prima dell’Unità d’Italia sino all’attuale seconda Repubblica), che fa paura e fa riflettere: “…la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa”. Ecco, come sintetizza De Roberto, siamo costretti a ripetere quello che siamo (e le basi di partenza non erano eccezionali) in maniera diabolica. Non riusciamo a mutare, in meglio, s’intende.

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    Maxx said on Oct 10, 2014 | Add your feedback

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    Il declino degli Uzeda


    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione degli eventi di quegli anni. In primo piamo, c’è una ...(continue)


    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione degli eventi di quegli anni. In primo piamo, c’è una ricca famiglia. Infatti, il romanzo narra le vicende dell’antica nobiltà catanese, gli Uzeda, di lontane origini spagnole. Attraverso la storia, composta da tanti personaggi appartenenti a classi sociali diverse, De Roberto vuole rappresentare il declino di un’antica dinastia, professando un profondo senso di nichilismo della società e della vita in generale.
    La trama de I VICERÉ è complessa e articolata e si sviluppa in un lungo periodo di tempo.
    Tutta la realtà siciliana della seconda metà dell'Ottocento viene illuminata dai riflettori puntati sulle vicende complesse della famiglia Uzeda, seguite attraverso tre generazioni. Intorno ai suoi membri si disperdono e si raggruppano i questuanti, i liberali, i benedettini di San Nicola, i lavapiatti, i piccoli affaristi, gli usurai, i codini, gli elettori del duca, i garibaldini, i prepotenti, i vili e poi i paesaggi, le campagne, i dintorni di Catania e di altre città più sfumate.
    De Roberto mette a nudo le lacerazioni della sua classe d’origine e dell’ingranaggio sociale, e conduce il suo atto d’accusa con spietata determinazione. I Viceré è una denuncia netta dell’ottimismo borghese, espressa in una scrittura ricca di tensione, accurata nei dettagli, decisamente antilirica e, a tratti, poco scorrevole, con esiti grotteschi.
    Un romanzo che è già un seguito del romanzo L’illusione, non finisce e prevede anche una continuazione con L’imperio.

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    Pupottina said on Oct 9, 2014 | Add your feedback

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    "Il decadimento fisico e morale d'una stirpe esausta" nella cornice di una sicilia disillusa durante il risorgimento italiano.

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    Guido said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

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    Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai re; ora viene dal popolo… La differenza è più di nome che di fatto… Certo, dipendere dalla canaglia non è piacevole; ma neppure molti di quei sovrani erano stinchi di santo. E un uomo solo che tien ...(continue)

    Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai re; ora viene dal popolo… La differenza è più di nome che di fatto… Certo, dipendere dalla canaglia non è piacevole; ma neppure molti di quei sovrani erano stinchi di santo. E un uomo solo che tiene nelle proprie mani le redini del mondo e si considera investito d’un potere divino e d’ogni suo capriccio fa legge, è più difficile da guadagnare e da serbar propizio che non il gregge umano, numeroso ma per natura servile…

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    SantAnd said on Aug 26, 2014 | Add your feedback

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    Letture estive

    Finalmente, complice una vacanza al mare, ho letto e finito "i Vicerè"..grande saga familaire quella degli Uzeda, sullo sfondo delle guerre garibaldine alla conquista del sud.
    Per capire un pezzo di storia d'Italia e in particolare del periodo risorg ...(continue)

    Finalmente, complice una vacanza al mare, ho letto e finito "i Vicerè"..grande saga familaire quella degli Uzeda, sullo sfondo delle guerre garibaldine alla conquista del sud.
    Per capire un pezzo di storia d'Italia e in particolare del periodo risorgimentale, un romanzo storico da leggere o prima o dopo il Gattopardo.

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    Luca Guido said on Aug 17, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Appassionante e anche divertente, è sicuramente un libro da leggere.
    P.S.: adoro don Blasco.

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    **Stefania** said on Aug 8, 2014 | 1 feedback

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