I viceré

Di

Editore: Garzanti Libri

4.2
(2002)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 651 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8811361443 | Isbn-13: 9788811361442 | Data di pubblicazione:  | Edizione 15

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Tascabile economico , eBook , Copertina rigida , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Tutta la realtà siciliana della seconda metà dell'Ottocento viene illuminata dai riflettori puntati sulle vicende della famiglia Uzeda, seguite attraverso tre generazioni. Intorno ai suoi membri si disperdono e si raggruppano i questuanti, i liberali, i benedettini di San Nicola, i lavapiatti, i piccoli affaristi, gli usurai, i codini, gli elettori del duca, i garibaldini, i prepotenti, i vili e poi i paesaggi, le campagne, i dintorni di Catania e di altre città più sfumate. De Roberto mette a nudo le lacerazioni della sua classe d'origine e dell'ingranaggio sociale, e conduce il suo atto d'accusa con spietata determinazione.
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  • 5

    Un arazzo, non un affresco

    "I Vicerè" di Federico De Roberto,è stato pubblicato nel 1894. Sono impressionata da quanto poco siamo cambiati da allora, da quanto il romanzo entri nel tessuto profondo delle dinamiche sociali per ...continua

    "I Vicerè" di Federico De Roberto,è stato pubblicato nel 1894. Sono impressionata da quanto poco siamo cambiati da allora, da quanto il romanzo entri nel tessuto profondo delle dinamiche sociali per mostrarne le debolezze e le miserie.
    Ho letto "Il Gattopardo" troppo tempo fa per fare un vero paragone, la mia vaga memoria mi suggerisce che Tomasi di Lampedusa fa un affresco di superficie là dove De Roberto intesse un arazzo che penetra nelle fibre profonde dell'animo umano per mostrare il disegno esterno che esso produce.
    A suo tempo ho adorato Il Gattopardo. Dopo aver letto i Vicerè, però, mi pare quasi un romanzo ottimista e, per certi versi, "compiacente".

    ha scritto il 

  • 4

    La “virtù” di saper fare il proprio tornaconto

    Una numerosa nobile famiglia siciliana: gli Uzeda. Il periodo storico degli anni dell’unificazione dell’Italia, come sfondo per le diverse vicende, spogliato dall’aura di grandiosità e perfezione.

    ...continua

    Una numerosa nobile famiglia siciliana: gli Uzeda. Il periodo storico degli anni dell’unificazione dell’Italia, come sfondo per le diverse vicende, spogliato dall’aura di grandiosità e perfezione.

    “Allora, perché s’era fatta la rivoluzione? Per veder circolare pezzi di carta sporca, invece delle belle monete d’oro e d’argento che almeno ricreavano la vista e l’udito, sotto l’altro governo? O per pagar la ricchezza mobile e la tassa di successione, inaudite invenzioni diaboliche dei nuovi ladri del Parlamento? Senza contare la leva, la più bella gioventù strappata alle famiglie, perita nella guerra, quando la Sicilia era stata sempre esente, per antico privilegio, dal tributo militare? Eran questi tutti i vantaggi dell’Italia una?”

    I membri della famiglia rappresentano nella loro numerosità l’insieme degli aspetti più riprovevoli dell’animo umano. Il principe Giacomo è avido e interessato solo a recuperare l’eredità frammentata tra i diversi familiari, secondo il volere della madre.
    Raimondo, fratello di Giacomo e figlio prediletto dalla madre, con i suoi comportamenti infantili, disinteressato a qualunque cosa che non sia scialacquare denaro e gozzovigliare.
    Gli zii Don Eugenio, un uomo vile che per casi fortuiti si ritrova a essere investito di cariche immeritate; e Don Blasco, con il suo linguaggio sboccato, interessato solamente a perpetuare il suo odio nei confronti di chicchessia, a creare zizzania nella famiglia e a parteggiare per chi possa fare i suoi interessi.

    E la lista potrebbe continuare, con personaggi viziati, pettegoli, remissivi,… ma si farebbe fatica a trovare una grande personalità. Forse l’unico personaggio per il quale si riesce a non provare commiserazione o disprezzo, è Ferdinando, da tutti soprannominato il Babbeo; un uomo ingenuo che trascorre il suo tempo isolato nelle sue terre, tra esperimenti di agricoltura e imbalsamazioni. Prima tormentato da mille paure perché convinto di avere tutte le malattie del mondo, poi sostenitore di essere in perfetta salute, nonostante l’evidente presenza di una grave malattia. È il solo capace di provare autentici sentimenti, soprattutto nei confronti della sorella Lucrezia, senza bisogno di avere nulla in cambio, ma anzi donando qualsiasi cosa in suo possesso pur di dare la possibilità di realizzare i sogni altrui.

    La follia serpeggia in tutta la famiglia; la nobiltà è una mera condizione sociale ereditata, e nel tempo l’immoralità dell’animo si manifesta anche nel fisico.

    “Il monaco [Don Blasco] pareva sul punto di scoppiare: il pancione gli s’era imbottito di lardo e la testa ingrossata; il mento si confondeva con la massa gelatinosa del collo.”

    De Roberto non permette a nessuno di salvarsi; tutto il romanzo è avvolto in un mantello di pessimismo. L’aspetto più doloroso, però, e la grande somiglianza tra l’Italia raccontata ne “I Vicerè” e quella attuale; tanto che, se non fosse per la scrittura dal sapore ottocentesco, ci si potrebbe facilmente ingannare pensando che questo libro sia stato scritto recentemente.

    “Io farei veramente divertire Vostra Eccellenza, scrivendole tutta la cronaca contemporanea con lo stile degli antichi autori: Vostra Eccellenza riconoscerebbe subito che il suo giudizio non è esatto. No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.”

    Capolavoro da scoprire.

    ha scritto il 

  • 4

    Avvincente intreccio in un quadro storico, sociale, politico dell'Italia nella seconda metà dell' 800. Per quel che riguarda i comportamenti socio/politici ho ritrovato parecchi punti comuni all'oggi. ...continua

    Avvincente intreccio in un quadro storico, sociale, politico dell'Italia nella seconda metà dell' 800. Per quel che riguarda i comportamenti socio/politici ho ritrovato parecchi punti comuni all'oggi. At the end of the day, citando l'autore, "No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa". Riletto: 14/05/17.

    ha scritto il 

  • 4

    Quarta rilettura

    Si tratta, in realtà, della mia quarta rilettura. La prima da adolescente, le seguenti con intervalli di circa dieci anni. Romanzo fondamentale per la ricostruzione narrativa delle dinamiche socio-pol ...continua

    Si tratta, in realtà, della mia quarta rilettura. La prima da adolescente, le seguenti con intervalli di circa dieci anni. Romanzo fondamentale per la ricostruzione narrativa delle dinamiche socio-politiche riguardanti il travagliato passaggio della Sicilia dai Borboni all'Unità di Italia, feroce analisi e disamina della brama di potere in tutte le sue sfaccettature, zoliano nell'ancoraggio del comportamento di tutti --- ma proprio tutti --- i personaggi all'idea dell'ereditarietà (i personaggi de I Vicerè sembrano parenti strettissimi dei personaggi del ciclo dei Rougon-Macquart di Zola...), I Vicerè si legge tutto d'un fiato. Romanzo corale, dalle tinte fosche e ivide, con passaggi che a tratti sembrano anticipare l'espressionismo. Trascinante ed avvincente. Lo si paragona spesso (anche troppo spesso, a mio parere) a Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Ma, sempre a mio parere, le analogie che pure ci sono e sono tante sono evidenti sì, ma di superficie. La poetica, i temi di fondo, lo stile di scrittura di De Roberto e di Lampedusa sono completamente diversi.
    Se De Roberto mi fa pensare a Zola, Lampedusa mi fa pensare a Stendhal...Due scrittori da me molto amati, ma anche loro, diversissimi ed imparagonabili.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni volta che devo iniziare un libro scritto nell'Ottocento parto con il timore di trovarmi davanti qualcosa di pesante...e anche stavolta questo timore non si è avverato, per fortuna.

    Ho amato molt ...continua

    Ogni volta che devo iniziare un libro scritto nell'Ottocento parto con il timore di trovarmi davanti qualcosa di pesante...e anche stavolta questo timore non si è avverato, per fortuna.

    Ho amato molto I Viceré, romanzo quasi dimenticato del Sud, scritto a pochi anni dagli eventi politici descritti e degno rappresentante, insieme al Gattopardo di Tommasi di Lampedusa, di quell'Italia che non è cambiata molto nell'unità, ma che anzi si è vista imporre maggiori pesi. Tempo fa, appena scesa dall'aereo che mi aveva portata a Catania (luogo d'ambientazione del libro, tra l'altro), un impiegato dell'aeroporto quando io e mia madre gli dicemmo che eravamo appena arrivate dalla Sardegna ci fece la battuta: ''Se Garibaldi se ne stava a casa sua ci faceva un piacere''. Questo libro esplica alla perfezione quel sentimento, pur centosessant'anni prima, attraverso le vicende della famiglia Uzeda e quel suo modo di restare a galla tramite quello che poi è stato chiamato Trasformismo. Un romanzo illuminante e scritto bene, con descrizioni che personalmente non ho trovato ridondanti e che anzi, mi hanno fatto ben capire il clima dell'epoca e l'albero genealogico della famiglia, piuttosto intricato. Sono davvero felice di averlo letto.

    ha scritto il 

  • 4

    "Fatta l'Italia, adesso dobbiamo fare gli affari nostri..."

    Romanzo storico di Federico De Roberto ambientato a cavallo tra il Risorgimento e l'Unità d'Italia, I Viceré è un mirabile esempio del perché il Verismo non fosse semplicemente quella "cosa pallosa di ...continua

    Romanzo storico di Federico De Roberto ambientato a cavallo tra il Risorgimento e l'Unità d'Italia, I Viceré è un mirabile esempio del perché il Verismo non fosse semplicemente quella "cosa pallosa di Giovanni Verga" che ti costringevano a studiare a scuola. Romanzo a tratti spietato che narra, attraverso le vicende di una nobile famiglia catanese, quello che lo stesso autore siciliano descrive come "il decadimento fisico e morale d'una stirpe esausta."

    La casata degli Uzeda, principi di Francalanza e discendenti dei Viceré spagnoli, viene descritta in tutte le sue trame, i suoi vizi e le sue ossessioni per tre diverse generazioni, con una folla notevole di personaggi che viene letteralmente "sparata" in prima pagina generando una notevole confusione iniziale e una lettura che parte - almeno per me - lenta e faticosa.

    Il fastidio per la cacofonia di fatti e personaggi lascia poi il posto all'interesse della vicenda, che viene narrata in maniera "oggettiva" come vogliono le regole del verismo ma si cura di tratteggiare in modo adeguato psicologie distorte e degeneri - da vera razza decaduta. De Roberto non fa mancare il cinismo e qualche puntura d'ironia feroce qua e là, e in questo I Viceré ha qualche tratto in comune con un altro grande romanzo storico scritto e ambientato in tutt'altre latitudini della vecchia Europa (La fiera della Vanita di Thackeray).

    Alla fine, chiusa l'ultima pagina del libro, I Viceré spiega meglio di qualsiasi saggio molti dei motivi per cui l'Italia e la Sicilia sono ancora, a quasi 150 anni di distanza, un autentico calderone di inciviltà, miserie umane, prepotenze della politica autoreferenzione e diritti negati ai fessi che ancora credono a questa mitologica "nazione unita". Una nazione di avvoltoi che professa il bene comune ma continua a farsi rigorosamente i cazzi propri.

    ha scritto il 

  • 3

    Una saga familiare, un manuale di storia, un trattato di politica, oppure un pò di tutto questo? Romanzo incredibile, difficile e scoraggiante nelle prime pagine. Ero lì lì per abbandonarlo, troppi no ...continua

    Una saga familiare, un manuale di storia, un trattato di politica, oppure un pò di tutto questo? Romanzo incredibile, difficile e scoraggiante nelle prime pagine. Ero lì lì per abbandonarlo, troppi nomi e parentele da ricordare. Ho tenuto duro ed alla fine tutti quei nomi sono entrati anche nella mia testa dura. Ne è valsa la pena perchè è veramente un bel romanzo. Ci consente di vivere gli anni della formazione dell'unità d'Italia. Sentire cosa ne pensava la gente. Mi correggo, sentire cosa ne pensavano solo certe classi sociali. Penso che l'autore abbia volutamente escluso le persone "normali" dalla narrazione. Oppure lo ha fatto semplicemente perchè nel suo tempo era proprio così . . . contavano solo quelli che avevano un titolo nobiliare o che erano uomini di Chiesa. Questo dubbio mi rimane . . .

    ha scritto il 

  • 3

    Un grande affresco familiare, si parla di una nobile famiglia siciliana ma forse la storia potrebbe anche essere ambientata altrove, più che i luoghi infatti contano i caratteri.
    Una grande famiglia ( ...continua

    Un grande affresco familiare, si parla di una nobile famiglia siciliana ma forse la storia potrebbe anche essere ambientata altrove, più che i luoghi infatti contano i caratteri.
    Una grande famiglia (oggi si potrebbe usare anche il termine "allargata") dove però i buoni sentimenti vengono schiacciati sul nascere e su tutto deve prevalere il senso del dominio. Gli Uzeda infatti non possono mischiarsi alla plebe e se non possono comandare per volere divino, devono trovare il modo di farlo con il consenso (più o meno esplicito) del popolo.
    La storia copre un arco temporale ampio, certi comportamenti e situazioni magari si ripetono spesso, ciononostante emergono due personaggi in un certo senso secondari: la principessa Teresa, intenta a mantenere gli antichi fasti e le antiche usanze di famiglia pur nella nuova situazione politica e lo zio Don Blasco, che non resiste a stare chiuso in chiesa o nel convento ma deve sempre e comunque mettere becco su tutte le questioni di famiglia, un vero bastian contrario di professione.
    Alla fine della lettura rimane il gusto amaro per non aver trovato nessun personaggio positivo ma al tempo stesso il piacere di aver conosciuto dei personaggi negativi che si ama odiare.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante descrizione della nobile famiglia Uzeda, di origine spagnola e vivente a Catania, in Sicilia. Certo, un pò lunghetta (più di seicento pagine), e a tratti noiosissimo ma per chi ama gli i ...continua

    Interessante descrizione della nobile famiglia Uzeda, di origine spagnola e vivente a Catania, in Sicilia. Certo, un pò lunghetta (più di seicento pagine), e a tratti noiosissimo ma per chi ama gli intrighi nobil-familiari è meglio di Beautiful o Sentieri!!!

    ha scritto il 

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