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I vicerè

Di

Editore: Rizzoli

4.2
(1790)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 716 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8817046728 | Isbn-13: 9788817046725 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Giovanni Sabbatucci

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Altri , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Nel momento in cui la storia siciliana si fa storia italiana, De Roberto affonda con gelido distacco il suo bisturi nel "decadimento fisico e morale di una stirpe esausta", e se ne serve per rappresentare la cancrena di un'intera nazione. Il racconto si svolge tutto fra un testamento e un comizio: il primo apre il romanzo, testimoniando l'antico familismo feudale, il secondo lo chiude, dando voce alla mistificazione risorgimentale, al trasformismo, alla demagogia della nuova politica. Saranno le parole dell'ultimo erede della famiglia a segnare la pace fatta tra vecchio e nuovo: "Ora che l'Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri". Prefazione di Giovanni Sabbatucci.
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  • 4

    Trovo sia un libro veramente bello, ben scritto e attualissimo.
    Ho avuto un attimo di difficoltà nel cominciarlo ma più andavo avanti, più la storia mi ha incuriosita..
    Il linguaggio è quello dei libri "vecchi" ma il tema non passerà mai di moda.
    Quello che evidenzio particolarm ...continua

    Trovo sia un libro veramente bello, ben scritto e attualissimo.
    Ho avuto un attimo di difficoltà nel cominciarlo ma più andavo avanti, più la storia mi ha incuriosita..
    Il linguaggio è quello dei libri "vecchi" ma il tema non passerà mai di moda.
    Quello che evidenzio particolarmente è il fatto che, cambiano le stagioni, i governi, i movimenti.. ma le persone che gestiscono il potere restano sempre le stesse. E mentre in passato, i Viceré erano praticamente il braccio destro del sovrano, con il cambiamento sociale le stesse case "nobili" restano al capo del popolo, capaci, con la loro furbizia, di inventarsi democratici e socialisti.. quando in realtà continuano a preservare la loro stirpe, i loro privilegi e la loro arroganza!

    In passato, come nel presente, dopo le rivoluzioni e a capo di esse, trovi sempre un "illustre pentito" che, pur di restare, si muove in direzione della folla. Ma è un movimento fasullo, fatto di interessi personali e di voglia di potere.
    La politica di ieri è esattamente la politica di oggi.

    Tutto questo, all'interno della storia della famiglia dei Francalanza, i Viceré.
    Che, tra le loro beghe familiari, si vantano e si scandalizzano da soli..

    ha scritto il 

  • 5

    E' difficile per me recensire questo libro data complessità della trama e dei personaggi. Tra questi il mio preferito è Consalvo Uzeda perchè, nel bene e nel male, come Fabrizio Salina rappresenta l'ultimo vero Gattopardo, Consalvo incarna in toto il morale spesso cocciuto, stravagante, bislacco. ...continua

    E' difficile per me recensire questo libro data complessità della trama e dei personaggi. Tra questi il mio preferito è Consalvo Uzeda perchè, nel bene e nel male, come Fabrizio Salina rappresenta l'ultimo vero Gattopardo, Consalvo incarna in toto il morale spesso cocciuto, stravagante, bislacco...talvolta pazzo della grande famiglia Uzeda, una stirpe che "non è degenerata ma è sempre la stessa".
    PS: ottima edizione!

    ha scritto il 

  • 5

    Destra o sinistra

    Una volta hanno chiesto ad un intellettuale francese un giudizio sulla destra e sulla sinistra italiana, la risposta è stata: "Non esistono, in Italia esiste un solo partito, quello del clientelismo". Sono perfettamente d'accordo e I Viceré di De Roberto ci spiega l'origine di questa mostruosità. ...continua

    Una volta hanno chiesto ad un intellettuale francese un giudizio sulla destra e sulla sinistra italiana, la risposta è stata: "Non esistono, in Italia esiste un solo partito, quello del clientelismo". Sono perfettamente d'accordo e I Viceré di De Roberto ci spiega l'origine di questa mostruosità. Al di là di ciò, il romanzo è lucido, crudele, icastico, feroce e scritto meravigliosamente bene. Se non siete convinti, vi do in consiglio, leggete solo l'ultima parte, leggetevi il discorso che Consalvo tiene alla zia, con cui si conclude il libro e ditemi se non è in capolavoro di contenuto e forma.

    PS

    Alla felice memoria di Benedetto Croce, una semplice domanda: perché, perché, perché non ti sei occupato di giardinaggio, invece di impicciarti di una cosa di cui non capivi un'acca, come la letteratura?

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia Uzeda. La nobiltà borbonica, che magicamente diventa nobiltà sabauda e che si tramuta (come dei ve ...continua

    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia Uzeda. La nobiltà borbonica, che magicamente diventa nobiltà sabauda e che si tramuta (come dei veri e proprio mutanti) in liberisti – repubblicani è lo specchio fedele, e non deformante, della società italiana degli ultimi centocinquant’anni. L’affresco della società catanese di fine ‘800, così come dipinto da De Roberto, potrebbe benissimo essere la saga di tante famiglie, più o meno importanti, del belpaese. E proprio come si chiude il romanzo, con l’ultima frase, messa ad epitaffio della storia degli Uzeda (ma che è sicuramente la nostra storia, quella che si è succeduta da prima dell’Unità d’Italia sino all’attuale seconda Repubblica), che fa paura e fa riflettere: “…la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa”. Ecco, come sintetizza De Roberto, siamo costretti a ripetere quello che siamo (e le basi di partenza non erano eccezionali) in maniera diabolica. Non riusciamo a mutare, in meglio, s’intende.

    ha scritto il 

  • 3

    Il declino degli Uzeda

    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione degli eventi di quegli anni. In primo piamo, c’è una ricca famiglia. Infatti, il romanzo narra le vi ...continua

    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione degli eventi di quegli anni. In primo piamo, c’è una ricca famiglia. Infatti, il romanzo narra le vicende dell’antica nobiltà catanese, gli Uzeda, di lontane origini spagnole. Attraverso la storia, composta da tanti personaggi appartenenti a classi sociali diverse, De Roberto vuole rappresentare il declino di un’antica dinastia, professando un profondo senso di nichilismo della società e della vita in generale.
    La trama de I VICERÉ è complessa e articolata e si sviluppa in un lungo periodo di tempo.
    Tutta la realtà siciliana della seconda metà dell'Ottocento viene illuminata dai riflettori puntati sulle vicende complesse della famiglia Uzeda, seguite attraverso tre generazioni. Intorno ai suoi membri si disperdono e si raggruppano i questuanti, i liberali, i benedettini di San Nicola, i lavapiatti, i piccoli affaristi, gli usurai, i codini, gli elettori del duca, i garibaldini, i prepotenti, i vili e poi i paesaggi, le campagne, i dintorni di Catania e di altre città più sfumate.
    De Roberto mette a nudo le lacerazioni della sua classe d’origine e dell’ingranaggio sociale, e conduce il suo atto d’accusa con spietata determinazione. I Viceré è una denuncia netta dell’ottimismo borghese, espressa in una scrittura ricca di tensione, accurata nei dettagli, decisamente antilirica e, a tratti, poco scorrevole, con esiti grotteschi.
    Un romanzo che è già un seguito del romanzo L’illusione, non finisce e prevede anche una continuazione con L’imperio.

    ha scritto il 

  • 5

    Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai re; ora viene dal popolo… La differenza è più di nome che di fatto… Certo, dipendere dalla canaglia non è piacevole; ma neppure molti di quei sovrani erano stinchi di santo. E un uomo solo che tiene nelle proprie mani le redini del mondo e si c ...continua

    Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai re; ora viene dal popolo… La differenza è più di nome che di fatto… Certo, dipendere dalla canaglia non è piacevole; ma neppure molti di quei sovrani erano stinchi di santo. E un uomo solo che tiene nelle proprie mani le redini del mondo e si considera investito d’un potere divino e d’ogni suo capriccio fa legge, è più difficile da guadagnare e da serbar propizio che non il gregge umano, numeroso ma per natura servile…

    ha scritto il 

  • 5

    Letture estive

    Finalmente, complice una vacanza al mare, ho letto e finito "i Vicerè"..grande saga familaire quella degli Uzeda, sullo sfondo delle guerre garibaldine alla conquista del sud.
    Per capire un pezzo di storia d'Italia e in particolare del periodo risorgimentale, un romanzo storico da leggere o ...continua

    Finalmente, complice una vacanza al mare, ho letto e finito "i Vicerè"..grande saga familaire quella degli Uzeda, sullo sfondo delle guerre garibaldine alla conquista del sud.
    Per capire un pezzo di storia d'Italia e in particolare del periodo risorgimentale, un romanzo storico da leggere o prima o dopo il Gattopardo.

    ha scritto il 

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