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I vicerè

Di ,

Editore: Rizzoli

4.2
(1784)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 716 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8817046728 | Isbn-13: 9788817046725 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Altri , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Nel momento in cui la storia siciliana si fa storia italiana, De Roberto affonda con gelido distacco il suo bisturi nel "decadimento fisico e morale di una stirpe esausta", e se ne serve per rappresentare la cancrena di un'intera nazione. Il racconto si svolge tutto fra un testamento e un comizio: il primo apre il romanzo, testimoniando l'antico familismo feudale, il secondo lo chiude, dando voce alla mistificazione risorgimentale, al trasformismo, alla demagogia della nuova politica. Saranno le parole dell'ultimo erede della famiglia a segnare la pace fatta tra vecchio e nuovo: "Ora che l'Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri". Prefazione di Giovanni Sabbatucci.
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  • 5

    Destra o sinistra

    Una volta hanno chiesto ad un intellettuale francese un giudizio sulla destra e sulla sinistra italiana, la risposta è stata: "Non esistono, in Italia esiste un solo partito, quello del clientelismo". Sono perfettamente d'accordo e I Viceré di De Roberto ci spiega l'origine di questa mostruosità. ...continua

    Una volta hanno chiesto ad un intellettuale francese un giudizio sulla destra e sulla sinistra italiana, la risposta è stata: "Non esistono, in Italia esiste un solo partito, quello del clientelismo". Sono perfettamente d'accordo e I Viceré di De Roberto ci spiega l'origine di questa mostruosità. Al di là di ciò, il romanzo è lucido, crudele, icastico, feroce e scritto meravigliosamente bene. Se non siete convinti, vi do in consiglio, leggete solo l'ultima parte, leggetevi il discorso che Consalvo tiene alla zia, con cui si conclude il libro e ditemi se non è in capolavoro di contenuto e forma.

    PS

    Alla felice memoria di Benedetto Croce, una semplice domanda: perché, perché, perché non ti sei occupato di giardinaggio, invece di impicciarti di una cosa di cui non capivi un'acca, come la letteratura?

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia Uzeda. La nobiltà borbonica, che magicamente diventa nobiltà sabauda e che si tramuta (come dei ve ...continua

    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia Uzeda. La nobiltà borbonica, che magicamente diventa nobiltà sabauda e che si tramuta (come dei veri e proprio mutanti) in liberisti – repubblicani è lo specchio fedele, e non deformante, della società italiana degli ultimi centocinquant’anni. L’affresco della società catanese di fine ‘800, così come dipinto da De Roberto, potrebbe benissimo essere la saga di tante famiglie, più o meno importanti, del belpaese. E proprio come si chiude il romanzo, con l’ultima frase, messa ad epitaffio della storia degli Uzeda (ma che è sicuramente la nostra storia, quella che si è succeduta da prima dell’Unità d’Italia sino all’attuale seconda Repubblica), che fa paura e fa riflettere: “…la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa”. Ecco, come sintetizza De Roberto, siamo costretti a ripetere quello che siamo (e le basi di partenza non erano eccezionali) in maniera diabolica. Non riusciamo a mutare, in meglio, s’intende.

    ha scritto il 

  • 3

    Il declino degli Uzeda

    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione degli eventi di quegli anni. In primo piamo, c’è una ricca famiglia. Infatti, il romanzo narra le vi ...continua

    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione degli eventi di quegli anni. In primo piamo, c’è una ricca famiglia. Infatti, il romanzo narra le vicende dell’antica nobiltà catanese, gli Uzeda, di lontane origini spagnole. Attraverso la storia, composta da tanti personaggi appartenenti a classi sociali diverse, De Roberto vuole rappresentare il declino di un’antica dinastia, professando un profondo senso di nichilismo della società e della vita in generale. La trama de I VICERÉ è complessa e articolata e si sviluppa in un lungo periodo di tempo. Tutta la realtà siciliana della seconda metà dell'Ottocento viene illuminata dai riflettori puntati sulle vicende complesse della famiglia Uzeda, seguite attraverso tre generazioni. Intorno ai suoi membri si disperdono e si raggruppano i questuanti, i liberali, i benedettini di San Nicola, i lavapiatti, i piccoli affaristi, gli usurai, i codini, gli elettori del duca, i garibaldini, i prepotenti, i vili e poi i paesaggi, le campagne, i dintorni di Catania e di altre città più sfumate. De Roberto mette a nudo le lacerazioni della sua classe d’origine e dell’ingranaggio sociale, e conduce il suo atto d’accusa con spietata determinazione. I Viceré è una denuncia netta dell’ottimismo borghese, espressa in una scrittura ricca di tensione, accurata nei dettagli, decisamente antilirica e, a tratti, poco scorrevole, con esiti grotteschi. Un romanzo che è già un seguito del romanzo L’illusione, non finisce e prevede anche una continuazione con L’imperio.

    ha scritto il 

  • 5

    Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai re; ora viene dal popolo… La differenza è più di nome che di fatto… Certo, dipendere dalla canaglia non è piacevole; ma neppure molti di quei sovrani erano stinchi di santo. E un uomo solo che tiene nelle proprie mani le redini del mondo e si c ...continua

    Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai re; ora viene dal popolo… La differenza è più di nome che di fatto… Certo, dipendere dalla canaglia non è piacevole; ma neppure molti di quei sovrani erano stinchi di santo. E un uomo solo che tiene nelle proprie mani le redini del mondo e si considera investito d’un potere divino e d’ogni suo capriccio fa legge, è più difficile da guadagnare e da serbar propizio che non il gregge umano, numeroso ma per natura servile…

    ha scritto il 

  • 5

    Letture estive

    Finalmente, complice una vacanza al mare, ho letto e finito "i Vicerè"..grande saga familaire quella degli Uzeda, sullo sfondo delle guerre garibaldine alla conquista del sud.
    Per capire un pezzo di storia d'Italia e in particolare del periodo risorgimentale, un romanzo storico da leggere o prima ...continua

    Finalmente, complice una vacanza al mare, ho letto e finito "i Vicerè"..grande saga familaire quella degli Uzeda, sullo sfondo delle guerre garibaldine alla conquista del sud. Per capire un pezzo di storia d'Italia e in particolare del periodo risorgimentale, un romanzo storico da leggere o prima o dopo il Gattopardo.

    ha scritto il 

  • 4

    "In questa casa chi fa il rivoluzionario e chi il borbonico; così sono certi di trovarsi bene, qualunque cosa avvenga!"

    Più leggo romanzi classici e più sono dell'idea che dovrei leggerli tutti :-)
    "I Viceré" di De Roberto è entrato nella mia libreria quasi per caso, non l'avevo mai sentito nominare prima, ma l'ho acquistato a scatola chiusa appena la Newton Compton lo ha pubblicato nella nuova versione "mini mamm ...continua

    Più leggo romanzi classici e più sono dell'idea che dovrei leggerli tutti :-) "I Viceré" di De Roberto è entrato nella mia libreria quasi per caso, non l'avevo mai sentito nominare prima, ma l'ho acquistato a scatola chiusa appena la Newton Compton lo ha pubblicato nella nuova versione "mini mammut" ad un prezzo conveniente e in un formato bello e resistente, un affare! Non sapevo praticamente nulla di ciò che mi attendeva e sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile di scrittura arguto e intenso dell'autore, che nonostante il secolo e più che ci distanzia e nonostante la complessità degli elementi esposti, riesce ad essere attualissimo e scorrevole. Non dico che "I Viceré" non sia un romanzo impegnativo, anzi lo è molto e ora che l'ho finito sono convinta che per coglierne al meglio tutte le innumerevoli sfumature di particolari e tutta la vastità della tematica trattata sarebbe da rileggere una seconda volta. Eppure, se avessi saputo in anticipo a grandi linee di cosa narrava mi sarei aspettata un "mattone" molto peggiore. "I Viceré" altri non è che un romanzo di genere storico e saga famigliare della famiglia siciliana Uzeda di Francalanza, una nobile stirpe discendente da Viceré spagnoli. (Io già che non amo le saghe famigliari e che di romanzi storici ne ho una cultura molto esigua non pensavo che potessi apprezzare uno così, ma invece mi è piaciuto e pure tanto!) Tramite le vicissitudini di questa famiglia reale, al cui interno l'autore descrive con sagacia e fine umorismo tutte le vicende dei suoi membri, il lettore viene a conoscenza di tutti i terribili difetti che affliggono la società dell'epoca narrata, ma che sono tristemente e incredibilmente attuali anche rispetto alla società odierna. Tutto è in repentino movimento, nulla rimane immutato, le usanze si evolvono, la politica cambia (il romanzo è ambientato nel pieno del risorgimento e dell'unificazione italiana, quindi lo sfondo storico è colmo di cambiamenti di tutti i tipi), ma le persone rimangono le stesse, con tutti i loro difetti di avidità, sete di potere, corruzione, odio e meschinità. “No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa” ecco una frase chiave del romanzo che chiarifica in tutto e per tutto il concetto sopra descritto, l'autore è inoltre strabiliantemente abile nel descrivere i suoi personaggi, risultano vividi e realistici come non mai, ed è al tempo stesso abilissimo nel descrivere il contesto storico narrato, fornendone uno spaccato preciso e facilmente intellegibile anche per chi come me non ha mai amato e studiato la storia. Da leggere!

    ha scritto il 

  • 4

    E poi non ditemi che con i classici non si va sul sicuro!
    Questo libro unisce due degli elementi che maggiormente apprezzo in un romanza: saga familiare e Storia (e quindi già aveva dei punti a suo favore). Vi ho poi trovato maestria nello stile e nel ritmo, grande capacità nel tratteggiare i per ...continua

    E poi non ditemi che con i classici non si va sul sicuro! Questo libro unisce due degli elementi che maggiormente apprezzo in un romanza: saga familiare e Storia (e quindi già aveva dei punti a suo favore). Vi ho poi trovato maestria nello stile e nel ritmo, grande capacità nel tratteggiare i personaggi (dopo un'iniziale confusione per comprendere i legami fra gli stessi dato che sono numerosissimi) e un intreccio interessante. Se dovessi trovare un sottotitolo mi verrebbe da dire "Il Gattopardo cattivo"... Davvero tremendi i personaggi: tutti quelli che celano una parvenza di bene soccombono o sono destinati alla frustrazione! Insomma, non voglio farla troppo lunga: quando ci si trova davanti alla Letteratura un motivo di apprezzamento c'è sempre.

    ha scritto il 

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