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I viceré

Di

Editore: Garzanti Libri

4.2
(1815)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 651 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8811361443 | Isbn-13: 9788811361442 | Data di pubblicazione:  | Edizione 15

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Tascabile economico , eBook , Copertina rigida , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Tutta la realtà siciliana della seconda metà dell'Ottocento viene illuminata dai riflettori puntati sulle vicende della famiglia Uzeda, seguite attraverso tre generazioni. Intorno ai suoi membri si disperdono e si raggruppano i questuanti, i liberali, i benedettini di San Nicola, i lavapiatti, i piccoli affaristi, gli usurai, i codini, gli elettori del duca, i garibaldini, i prepotenti, i vili e poi i paesaggi, le campagne, i dintorni di Catania e di altre città più sfumate. De Roberto mette a nudo le lacerazioni della sua classe d'origine e dell'ingranaggio sociale, e conduce il suo atto d'accusa con spietata determinazione.
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  • 4

    facite ammuina

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre ...continua

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre siciliani. Aiuta, se ce ne fosse bisogno, a riconoscere i potenti, i loro vizi, la loro avidità, l'ipocrisia, il trasformismo.
    Riletto , anzi questa volta ascoltato da Ad alta voce di Fahrenheit.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo ...continua

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa o ai Promessi Sposi di Manzoni, che ricevono molta più attenzione.
    Per quanto la cifra fondamentale degli libro sembri essere l'ironia e il nascosto sorriso che l'autore rivolge con tolleranza ai suoi personaggi, più in profondità emerge un sentore di decadenza, di distruzione che prende pieghe orribili e ripugnanti negli episodi del figlio di Chiara o nei racconti dei giorni del colera… interessante notare come queste epidemie lungo il libro crescano di intensità: all'inizio sembrano solo scuse per villeggiature fuori programma, alla fine del libro sono terribili o tremende occasioni per compiere i misfatti più efferati.
    La capacità di DeRoberto di scrivere è innegabile: splendido l'artificio retorico di riportarci dentro la famiglia Uzeda all'inizio della Terza Parte facendoci accompagnare da un personaggio di cui si erano perse le tracce: quel Don Eugenio che diviene simbolo della distruzione di qualunque parvenza di affetti familiari.

    L'unico dubbio che mi impedisce di dare la 5 stella è il fatto che ciò che pervade dal libro è lo stesso difetto dei suoi protagonisti: la mancanza di qualunque speranza e di qualunque fiducia in un cambiamento - il fatto che i meccanismi democratici finiscono per premiare Consalvo (il peggior frutto dei tremendi Uzeda) ci dice che l'autore non crede in nessun evoluzione possibile in Sicilia ma forse anche in Italia

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto!!!

    Con questo classico De Roberto raggiunge i vertici della letteratura italiana di tutti i tempi. Caplavoro sottovalutato. Con uno stile dalla forza espressiva soprendente per essere stato scritto nel 1 ...continua

    Con questo classico De Roberto raggiunge i vertici della letteratura italiana di tutti i tempi. Caplavoro sottovalutato. Con uno stile dalla forza espressiva soprendente per essere stato scritto nel 1894 racconta un sitema di corruttela ancora oggi radicato nel nostro sitema politico.

    ha scritto il 

  • 0

    Bel libro che, nonostante le 500 pagine, va via che è una bellezza. Non c'è niente da fare, gli scrittori dell'800 e parzialmente del 900 erano avvantaggiati dalla mancanza della Tv e di internet e , ...continua

    Bel libro che, nonostante le 500 pagine, va via che è una bellezza. Non c'è niente da fare, gli scrittori dell'800 e parzialmente del 900 erano avvantaggiati dalla mancanza della Tv e di internet e , quindi, secondo me, avevano 1) una fantasia più sviluppata.2) una visione della realtà più originale e personale in quanto non mediata. Ok, al di là di questa elucubrazione, il De Roberto, si vede che , oltre ad essere un discepolo del Verga, pur non avendo internet e la tv, ha letto tutte le opere del maestro, ricevendone anche una certa influenza stilistica, d'altronde , si sa , noi siamo ciò che leggiamo..
    Il romanzo è facile da sintetizzare : è la storia di una grande, nobile famiglia siciliana., gli Uzeda, tra i cui avi si contano anche dei vicerè spagnoli, raccontata nel periodo storico del passaggio dal regno di Napoli all'unità d'Italia. I componenti della famiglia sono svariati, ognuno con caratteristiche di verse e De roberto è un artista nel tratteggiarne i caratteri e le storie, appassionando il lettore fino alla fine. La capacità e la bravura migliore dello scrittore, secondo me. consiste nel riuscire a fare delle biografie spassose, evidenziando per ognuno una versione pubblica, ufficiale e un dietro le quinte memorabile che caratterizza tutti i personaggi in maniera indimenticabile. Insomma,da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Trovo sia un libro veramente bello, ben scritto e attualissimo.
    Ho avuto un attimo di difficoltà nel cominciarlo ma più andavo avanti, più la storia mi ha incuriosita..
    Il linguaggio è quello dei libr ...continua

    Trovo sia un libro veramente bello, ben scritto e attualissimo.
    Ho avuto un attimo di difficoltà nel cominciarlo ma più andavo avanti, più la storia mi ha incuriosita..
    Il linguaggio è quello dei libri "vecchi" ma il tema non passerà mai di moda.
    Quello che evidenzio particolarmente è il fatto che, cambiano le stagioni, i governi, i movimenti.. ma le persone che gestiscono il potere restano sempre le stesse. E mentre in passato, i Viceré erano praticamente il braccio destro del sovrano, con il cambiamento sociale le stesse case "nobili" restano al capo del popolo, capaci, con la loro furbizia, di inventarsi democratici e socialisti.. quando in realtà continuano a preservare la loro stirpe, i loro privilegi e la loro arroganza!

    In passato, come nel presente, dopo le rivoluzioni e a capo di esse, trovi sempre un "illustre pentito" che, pur di restare, si muove in direzione della folla. Ma è un movimento fasullo, fatto di interessi personali e di voglia di potere.
    La politica di ieri è esattamente la politica di oggi.

    Tutto questo, all'interno della storia della famiglia dei Francalanza, i Viceré.
    Che, tra le loro beghe familiari, si vantano e si scandalizzano da soli..

    ha scritto il 

  • 5

    E' difficile per me recensire questo libro data complessità della trama e dei personaggi. Tra questi il mio preferito è Consalvo Uzeda perchè, nel bene e nel male, come Fabrizio Salina rappresenta l'u ...continua

    E' difficile per me recensire questo libro data complessità della trama e dei personaggi. Tra questi il mio preferito è Consalvo Uzeda perchè, nel bene e nel male, come Fabrizio Salina rappresenta l'ultimo vero Gattopardo, Consalvo incarna in toto il morale spesso cocciuto, stravagante, bislacco...talvolta pazzo della grande famiglia Uzeda, una stirpe che "non è degenerata ma è sempre la stessa".
    PS: ottima edizione!

    ha scritto il 

  • 5

    Destra o sinistra

    Una volta hanno chiesto ad un intellettuale francese un giudizio sulla destra e sulla sinistra italiana, la risposta è stata: "Non esistono, in Italia esiste un solo partito, quello del clientelismo". ...continua

    Una volta hanno chiesto ad un intellettuale francese un giudizio sulla destra e sulla sinistra italiana, la risposta è stata: "Non esistono, in Italia esiste un solo partito, quello del clientelismo". Sono perfettamente d'accordo e I Viceré di De Roberto ci spiega l'origine di questa mostruosità. Al di là di ciò, il romanzo è lucido, crudele, icastico, feroce e scritto meravigliosamente bene. Se non siete convinti, vi do in consiglio, leggete solo l'ultima parte, leggetevi il discorso che Consalvo tiene alla zia, con cui si conclude il libro e ditemi se non è in capolavoro di contenuto e forma.

    PS

    Alla felice memoria di Benedetto Croce, una semplice domanda: perché, perché, perché non ti sei occupato di giardinaggio, invece di impicciarti di una cosa di cui non capivi un'acca, come la letteratura?

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia U ...continua

    Non sono riuscito a trovare un personaggio simpatico! Non riuscivo a farmene piacere nessuno. De Roberto ha infarcito di difetti e miserie umane ogni componente (diretto o acquisito) della famiglia Uzeda. La nobiltà borbonica, che magicamente diventa nobiltà sabauda e che si tramuta (come dei veri e proprio mutanti) in liberisti – repubblicani è lo specchio fedele, e non deformante, della società italiana degli ultimi centocinquant’anni. L’affresco della società catanese di fine ‘800, così come dipinto da De Roberto, potrebbe benissimo essere la saga di tante famiglie, più o meno importanti, del belpaese. E proprio come si chiude il romanzo, con l’ultima frase, messa ad epitaffio della storia degli Uzeda (ma che è sicuramente la nostra storia, quella che si è succeduta da prima dell’Unità d’Italia sino all’attuale seconda Repubblica), che fa paura e fa riflettere: “…la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa”. Ecco, come sintetizza De Roberto, siamo costretti a ripetere quello che siamo (e le basi di partenza non erano eccezionali) in maniera diabolica. Non riusciamo a mutare, in meglio, s’intende.

    ha scritto il 

  • 3

    Il declino degli Uzeda

    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione deg ...continua

    Considerato il migliore romanzo di Federico De Roberto, è uno spaccato della storia siciliana negli anni tra il 1855 e il 1882. Lo scrittore analizza, con precisi riferimenti storici, l’evoluzione degli eventi di quegli anni. In primo piamo, c’è una ricca famiglia. Infatti, il romanzo narra le vicende dell’antica nobiltà catanese, gli Uzeda, di lontane origini spagnole. Attraverso la storia, composta da tanti personaggi appartenenti a classi sociali diverse, De Roberto vuole rappresentare il declino di un’antica dinastia, professando un profondo senso di nichilismo della società e della vita in generale.
    La trama de I VICERÉ è complessa e articolata e si sviluppa in un lungo periodo di tempo.
    Tutta la realtà siciliana della seconda metà dell'Ottocento viene illuminata dai riflettori puntati sulle vicende complesse della famiglia Uzeda, seguite attraverso tre generazioni. Intorno ai suoi membri si disperdono e si raggruppano i questuanti, i liberali, i benedettini di San Nicola, i lavapiatti, i piccoli affaristi, gli usurai, i codini, gli elettori del duca, i garibaldini, i prepotenti, i vili e poi i paesaggi, le campagne, i dintorni di Catania e di altre città più sfumate.
    De Roberto mette a nudo le lacerazioni della sua classe d’origine e dell’ingranaggio sociale, e conduce il suo atto d’accusa con spietata determinazione. I Viceré è una denuncia netta dell’ottimismo borghese, espressa in una scrittura ricca di tensione, accurata nei dettagli, decisamente antilirica e, a tratti, poco scorrevole, con esiti grotteschi.
    Un romanzo che è già un seguito del romanzo L’illusione, non finisce e prevede anche una continuazione con L’imperio.

    ha scritto il 

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