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I viceré

Di

Editore: Garzanti Libri

4.2
(1850)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 651 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8811361443 | Isbn-13: 9788811361442 | Data di pubblicazione:  | Edizione 15

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Tascabile economico , eBook , Copertina rigida , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Tutta la realtà siciliana della seconda metà dell'Ottocento viene illuminata dai riflettori puntati sulle vicende della famiglia Uzeda, seguite attraverso tre generazioni. Intorno ai suoi membri si disperdono e si raggruppano i questuanti, i liberali, i benedettini di San Nicola, i lavapiatti, i piccoli affaristi, gli usurai, i codini, gli elettori del duca, i garibaldini, i prepotenti, i vili e poi i paesaggi, le campagne, i dintorni di Catania e di altre città più sfumate. De Roberto mette a nudo le lacerazioni della sua classe d'origine e dell'ingranaggio sociale, e conduce il suo atto d'accusa con spietata determinazione.
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  • 5

    "NO, LA NOSTRA RAZZA NON E' DEGENERATA: E' SEMPRE LA STESSA." (Consalvo Uzeda)

    Il romanzo italiano più importante della letteratura italiana dopo "I promessi sposi", a detta di Sciascia: e possiamo credergli (nonostante il tabù imposto per decenni dal giudizio negativo di Croce ...continua

    Il romanzo italiano più importante della letteratura italiana dopo "I promessi sposi", a detta di Sciascia: e possiamo credergli (nonostante il tabù imposto per decenni dal giudizio negativo di Croce su De Roberto).
    La conclusione della molteplice vicenda della famiglia degli Uzeda sono le parole di Consalvo, l'uomo nuovo, che ha intrapreso la carriera politica nel neonato regno d'Italia.
    Queste parole riverberano di luce amara tutto il racconto e hanno lo stesso valore proverbiale ed epigrafico di quelle, citatissime, del "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa.
    Dichiarano lo stesso trasformismo. La stessa palude dove il potere ristagna e da cui illude il mondo con i falsi bagliori della retorica politica. Cambiano i discorsi, la realtà rimane la stessa. Anzi: forse peggiora.
    Queste parole mostrano la delusione storica dello stesso De Roberto; la consapevolezza etica dell'impossibilità di conciliare l'ideale e il reale; il divario, sempre più ampio tra le buone intenzioni (di cui, si sa, l'inferno è lastricato) e le cattive opere (umane, umane, e ancora troppo umane).

    ha scritto il 

  • 4

    Impareggiabile opera di De Roberto, risulta particolarmente prezioso per chiunque voglia avventurarsi in un romanzo storico istruttivo e intrigante al tempo stesso. Nonostante le numerose pagine, è ...continua

    Impareggiabile opera di De Roberto, risulta particolarmente prezioso per chiunque voglia avventurarsi in un romanzo storico istruttivo e intrigante al tempo stesso. Nonostante le numerose pagine, è scorrevole e relativamente "leggero".

    ha scritto il 

  • 4

    Fotografia aggiornata

    E' nella Sicilia che passa attraverso l'unità d'Italia, dai Borboni ai Savoia, che si svolge la storia dei personaggi creati da De Roberto. Uno spaccato della nobiltà e dell'aristocrazia italiana, vis ...continua

    E' nella Sicilia che passa attraverso l'unità d'Italia, dai Borboni ai Savoia, che si svolge la storia dei personaggi creati da De Roberto. Uno spaccato della nobiltà e dell'aristocrazia italiana, visto nel piccolo e nel grande della città di Catania, durante le sue trasformazioni dati dal processo politico della post unificazione. Impossibile affezionarsi a nessuno dei personaggi, difficile odiarne qualcuno fino in fondo. Per molta parte del libro sembra quasi non esserci una trama, sembra una valanga di eventi che si succedono, una sequenza di avvenimenti che trova la sua summa negli ultimi capitoli. Tutto trova un equilibrio, una morale, feroce e scontenta, un motivo e una subdola cattiveria nelle ultime righe
    Per quanto note, per quanto prevedibili, leggerle lascia un brivido che fa accaponare la pelle. E' per la qualità complessiva del libro, e per la paura che mi ha aggredito nell'ultimo paragrafo del libro, che "I Vicerè" hanno meritato pienamente, secondo me, le 4 stelle.

    ha scritto il 

  • 5

    In questo grande romanzo storico, nel momento di passaggio dal regime borbonico alla nuova realtà dell’Italia unita, vengono narrate le vicende della nobile famiglia siciliana degli Uzeda di Francalan ...continua

    In questo grande romanzo storico, nel momento di passaggio dal regime borbonico alla nuova realtà dell’Italia unita, vengono narrate le vicende della nobile famiglia siciliana degli Uzeda di Francalanza i cui membri, cinici e avidi di denaro e potere, in eterna lotta fra loro, si adattano alla mutata realtà seguendo la corrente più favorevole al loro tornaconto personale.
    E’ una storia che permette di capire bene quel periodo storico italiano e il testo è sì impegnativo ma allo stesso tempo scorrevole e godibilissimo grazie alla bravura di De Roberto che infonde alla storia anche una vena ironica che ben si amalgama alla corruzione dei tanti personaggi. E’ un vero capolavoro della nostra letteratura!

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Si apre il sipario sulla morte dell’abominevole vecchia principessa Teresa che - nominando eredi universali Giacomo, primogenito, e il terzogenito Raimondo suo prediletto - dà il via alla giostra dell ...continua

    Si apre il sipario sulla morte dell’abominevole vecchia principessa Teresa che - nominando eredi universali Giacomo, primogenito, e il terzogenito Raimondo suo prediletto - dà il via alla giostra dell’odio e dei contrasti. Stirpe dal sangue corrotto, capaci di tutto e del suo contrario. Personaggi brutti e brutali. E quando non lo sono si rivelano privi di qualsivoglia personalità. C’è chi calpesta e chi accetta per convenienza.
    Cinici e crudeli gli Uzeda. Massima espressione della prevaricazione che il forte compie sul debole. All’interno del nucleo familiare, in ambito politico o clericale. Dominio e denaro. Essenza dell’avidità. Fallimento degli ideali risorgimentali. Trionfo della cupidigia già al primo vagito dell’Italia unita. Politica e società corrotte. Intrighi di potere messi in atto da una macchina che passa e schiaccia tutto e tutti. Tresche e passioni. Amori e convenzioni. Meschinità e ambizioni.

    C’è una frase pronunciata da don Gaspare, terrificante nella sua lucida e sarcastica schiettezza. Racchiude l’anima degli Uzeda “Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…”.
    Sono gli Uzeda. Ma gli Uzeda siamo noi.
    Una famiglia in disfacimento. Il disfacimento di una nazione.
    L’Italia di ieri specchio di quella odierna. La politica di ieri come quella di oggi.

    Magnifico il discorso elettorale di Consalvo: l’orgia del nulla.
    Sempre sue le parole che c’illuminano amaramente: ”La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo, […] ma la differenza è tutta esteriore”.

    Benedetto Croce, perché diavolo hai voluto stroncare questo capolavoro? Posso dirti che hai toppato alla grande? Lo dico!

    ha scritto il 

  • 4

    facite ammuina

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre ...continua

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre siciliani. Aiuta, se ce ne fosse bisogno, a riconoscere i potenti, i loro vizi, la loro avidità, l'ipocrisia, il trasformismo.
    Riletto , anzi questa volta ascoltato da Ad alta voce di Fahrenheit.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo ...continua

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa o ai Promessi Sposi di Manzoni, che ricevono molta più attenzione.
    Per quanto la cifra fondamentale degli libro sembri essere l'ironia e il nascosto sorriso che l'autore rivolge con tolleranza ai suoi personaggi, più in profondità emerge un sentore di decadenza, di distruzione che prende pieghe orribili e ripugnanti negli episodi del figlio di Chiara o nei racconti dei giorni del colera… interessante notare come queste epidemie lungo il libro crescano di intensità: all'inizio sembrano solo scuse per villeggiature fuori programma, alla fine del libro sono terribili o tremende occasioni per compiere i misfatti più efferati.
    La capacità di DeRoberto di scrivere è innegabile: splendido l'artificio retorico di riportarci dentro la famiglia Uzeda all'inizio della Terza Parte facendoci accompagnare da un personaggio di cui si erano perse le tracce: quel Don Eugenio che diviene simbolo della distruzione di qualunque parvenza di affetti familiari.

    L'unico dubbio che mi impedisce di dare la 5 stella è il fatto che ciò che pervade dal libro è lo stesso difetto dei suoi protagonisti: la mancanza di qualunque speranza e di qualunque fiducia in un cambiamento - il fatto che i meccanismi democratici finiscono per premiare Consalvo (il peggior frutto dei tremendi Uzeda) ci dice che l'autore non crede in nessun evoluzione possibile in Sicilia ma forse anche in Italia

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto!!!

    Con questo classico De Roberto raggiunge i vertici della letteratura italiana di tutti i tempi. Caplavoro sottovalutato. Con uno stile dalla forza espressiva soprendente per essere stato scritto nel 1 ...continua

    Con questo classico De Roberto raggiunge i vertici della letteratura italiana di tutti i tempi. Caplavoro sottovalutato. Con uno stile dalla forza espressiva soprendente per essere stato scritto nel 1894 racconta un sitema di corruttela ancora oggi radicato nel nostro sistema politico.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro che, nonostante le 500 pagine, va via che è una bellezza. Non c'è niente da fare, gli scrittori dell'800 e parzialmente del 900 erano avvantaggiati dalla mancanza della Tv e di internet e , ...continua

    Bel libro che, nonostante le 500 pagine, va via che è una bellezza. Non c'è niente da fare, gli scrittori dell'800 e parzialmente del 900 erano avvantaggiati dalla mancanza della Tv e di internet e , quindi, secondo me, avevano 1) una fantasia più sviluppata.2) una visione della realtà più originale e personale in quanto non mediata. Ok, al di là di questa elucubrazione, il De Roberto, si vede che , oltre ad essere un discepolo del Verga, pur non avendo internet e la tv, ha letto tutte le opere del maestro, ricevendone anche una certa influenza stilistica, d'altronde , si sa , noi siamo ciò che leggiamo..
    Il romanzo è facile da sintetizzare : è la storia di una grande, nobile famiglia siciliana., gli Uzeda, tra i cui avi si contano anche dei vicerè spagnoli, raccontata nel periodo storico del passaggio dal regno di Napoli all'unità d'Italia. I componenti della famiglia sono svariati, ognuno con caratteristiche di verse e De roberto è un artista nel tratteggiarne i caratteri e le storie, appassionando il lettore fino alla fine. La capacità e la bravura migliore dello scrittore, secondo me. consiste nel riuscire a fare delle biografie spassose, evidenziando per ognuno una versione pubblica, ufficiale e un dietro le quinte memorabile che caratterizza tutti i personaggi in maniera indimenticabile. Insomma,da leggere.

    ha scritto il 

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