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I viceré

Ediz. integrale

Di

Editore: Newton Compton

4.2
(1864)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 512 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8854119075 | Isbn-13: 9788854119079 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Sergio Campailla

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Tascabile economico , eBook , Copertina rigida , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Con "I Viceré" De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a "I Buddenbrook" di Thomas Mann, l'autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del "decadimento fisico e morale d'una stirpe esausta" e le vicende dell'unificazione italiana. Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di ascendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla fatidica morte della capostipite, le vicende familiari si dipanano sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; e d'altra parte, la storia della Sicilia e dell'Italia entra, a poco a poco ma inarrestabile, nel recinto familiare.
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  • 5

    "Si dubita sempre delle cose più belle"

    Come spesso accade, soprattutto in Italia, il destino delle cose belle e importanti è pieno di avversità e ostacoli. I vicerè non sfugge a questa regola, surclassato nella diffusione scolastica dal pi ...continua

    Come spesso accade, soprattutto in Italia, il destino delle cose belle e importanti è pieno di avversità e ostacoli. I vicerè non sfugge a questa regola, surclassato nella diffusione scolastica dal più confortante "I promessi sposi" e chissà quanto la vena filocattolica di quest'ultimo non abbia avuto il suo peso, nonostante il libro di De Roberto sia considerato da molti l'unico grande romanzo ottocentesco italiano e in contrasto con il libro di Manzoni non risparmia una critica feroce alla Chiesa e al Risorgimento (due elementi che possono spiegare molte cose). Sicuramente la critica senza appello di Croce ha avuto la sua influenza avendolo definito "un'opera pesante che non illumina l'intelletto" ma se avrete l'ardire di superare i pregiudizi vi troverete fra le mani un grandissimo libro e sarete ampiamente ripagati.

    ha scritto il 

  • 4

    Enorme! Quasi quasi stavo soccombendo sotto la quantità di pagine di questo romanzo. E si che mi piacciono queste vicende di Beautiful familiari storici, tutti contro tutti, scandali e intrighi, ma ad ...continua

    Enorme! Quasi quasi stavo soccombendo sotto la quantità di pagine di questo romanzo. E si che mi piacciono queste vicende di Beautiful familiari storici, tutti contro tutti, scandali e intrighi, ma ad un certo punto i personaggi stavano cominciando a diventare delle maschere finte, anche se divertenti. E poi con l'ultima generazione i personaggi hanno ripreso anima: non nel senso di simpatici, ma vivi e reali. E la visione del mondo di Consalvo è freddamente lucida e attuale: fa un salto di un secolo e arriva dritta al nostro oggi.

    ha scritto il 

  • 5

    "NO, LA NOSTRA RAZZA NON E' DEGENERATA: E' SEMPRE LA STESSA." (Consalvo Uzeda)

    Il romanzo italiano più importante della letteratura italiana dopo "I promessi sposi", a detta di Sciascia: e possiamo credergli (nonostante il tabù imposto per decenni dal giudizio negativo di Croce ...continua

    Il romanzo italiano più importante della letteratura italiana dopo "I promessi sposi", a detta di Sciascia: e possiamo credergli (nonostante il tabù imposto per decenni dal giudizio negativo di Croce su De Roberto).
    La conclusione della molteplice vicenda della famiglia degli Uzeda sono le parole di Consalvo, l'uomo nuovo, che ha intrapreso la carriera politica nel neonato regno d'Italia.
    Queste parole riverberano di luce amara tutto il racconto e hanno lo stesso valore proverbiale ed epigrafico di quelle, citatissime, del "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa.
    Dichiarano lo stesso trasformismo. La stessa palude dove il potere ristagna e da cui illude il mondo con i falsi bagliori della retorica politica. Cambiano i discorsi, la realtà rimane la stessa. Anzi: forse peggiora.
    Queste parole mostrano la delusione storica dello stesso De Roberto; la consapevolezza etica dell'impossibilità di conciliare l'ideale e il reale; il divario, sempre più ampio tra le buone intenzioni (di cui, si sa, l'inferno è lastricato) e le cattive opere (umane, umane, e ancora troppo umane).

    ha scritto il 

  • 4

    Impareggiabile opera di De Roberto, risulta particolarmente prezioso per chiunque voglia avventurarsi in un romanzo storico istruttivo e intrigante al tempo stesso. Nonostante le numerose pagine, è ...continua

    Impareggiabile opera di De Roberto, risulta particolarmente prezioso per chiunque voglia avventurarsi in un romanzo storico istruttivo e intrigante al tempo stesso. Nonostante le numerose pagine, è scorrevole e relativamente "leggero".

    ha scritto il 

  • 4

    Fotografia aggiornata

    E' nella Sicilia che passa attraverso l'unità d'Italia, dai Borboni ai Savoia, che si svolge la storia dei personaggi creati da De Roberto. Uno spaccato della nobiltà e dell'aristocrazia italiana, vis ...continua

    E' nella Sicilia che passa attraverso l'unità d'Italia, dai Borboni ai Savoia, che si svolge la storia dei personaggi creati da De Roberto. Uno spaccato della nobiltà e dell'aristocrazia italiana, visto nel piccolo e nel grande della città di Catania, durante le sue trasformazioni dati dal processo politico della post unificazione. Impossibile affezionarsi a nessuno dei personaggi, difficile odiarne qualcuno fino in fondo. Per molta parte del libro sembra quasi non esserci una trama, sembra una valanga di eventi che si succedono, una sequenza di avvenimenti che trova la sua summa negli ultimi capitoli. Tutto trova un equilibrio, una morale, feroce e scontenta, un motivo e una subdola cattiveria nelle ultime righe
    Per quanto note, per quanto prevedibili, leggerle lascia un brivido che fa accaponare la pelle. E' per la qualità complessiva del libro, e per la paura che mi ha aggredito nell'ultimo paragrafo del libro, che "I Vicerè" hanno meritato pienamente, secondo me, le 4 stelle.

    ha scritto il 

  • 5

    In questo grande romanzo storico, nel momento di passaggio dal regime borbonico alla nuova realtà dell’Italia unita, vengono narrate le vicende della nobile famiglia siciliana degli Uzeda di Francalan ...continua

    In questo grande romanzo storico, nel momento di passaggio dal regime borbonico alla nuova realtà dell’Italia unita, vengono narrate le vicende della nobile famiglia siciliana degli Uzeda di Francalanza i cui membri, cinici e avidi di denaro e potere, in eterna lotta fra loro, si adattano alla mutata realtà seguendo la corrente più favorevole al loro tornaconto personale.
    E’ una storia che permette di capire bene quel periodo storico italiano e il testo è sì impegnativo ma allo stesso tempo scorrevole e godibilissimo grazie alla bravura di De Roberto che infonde alla storia anche una vena ironica che ben si amalgama alla corruzione dei tanti personaggi. E’ un vero capolavoro della nostra letteratura!

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Si apre il sipario sulla morte dell’abominevole vecchia principessa Teresa che - nominando eredi universali Giacomo, primogenito, e il terzogenito Raimondo suo prediletto - dà il via alla giostra dell ...continua

    Si apre il sipario sulla morte dell’abominevole vecchia principessa Teresa che - nominando eredi universali Giacomo, primogenito, e il terzogenito Raimondo suo prediletto - dà il via alla giostra dell’odio e dei contrasti. Stirpe dal sangue corrotto, capaci di tutto e del suo contrario. Personaggi brutti e brutali. E quando non lo sono si rivelano privi di qualsivoglia personalità. C’è chi calpesta e chi accetta per convenienza.
    Cinici e crudeli gli Uzeda. Massima espressione della prevaricazione che il forte compie sul debole. All’interno del nucleo familiare, in ambito politico o clericale. Dominio e denaro. Essenza dell’avidità. Fallimento degli ideali risorgimentali. Trionfo della cupidigia già al primo vagito dell’Italia unita. Politica e società corrotte. Intrighi di potere messi in atto da una macchina che passa e schiaccia tutto e tutti. Tresche e passioni. Amori e convenzioni. Meschinità e ambizioni.

    C’è una frase pronunciata da don Gaspare, terrificante nella sua lucida e sarcastica schiettezza. Racchiude l’anima degli Uzeda “Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…”.
    Sono gli Uzeda. Ma gli Uzeda siamo noi.
    Una famiglia in disfacimento. Il disfacimento di una nazione.
    L’Italia di ieri specchio di quella odierna. La politica di ieri come quella di oggi.

    Magnifico il discorso elettorale di Consalvo: l’orgia del nulla.
    Sempre sue le parole che c’illuminano amaramente: ”La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo, […] ma la differenza è tutta esteriore”.

    Benedetto Croce, perché diavolo hai voluto stroncare questo capolavoro? Posso dirti che hai toppato alla grande? Lo dico!

    ha scritto il 

  • 4

    facite ammuina

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre ...continua

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre siciliani. Aiuta, se ce ne fosse bisogno, a riconoscere i potenti, i loro vizi, la loro avidità, l'ipocrisia, il trasformismo.
    Riletto , anzi questa volta ascoltato da Ad alta voce di Fahrenheit.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo ...continua

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa o ai Promessi Sposi di Manzoni, che ricevono molta più attenzione.
    Per quanto la cifra fondamentale degli libro sembri essere l'ironia e il nascosto sorriso che l'autore rivolge con tolleranza ai suoi personaggi, più in profondità emerge un sentore di decadenza, di distruzione che prende pieghe orribili e ripugnanti negli episodi del figlio di Chiara o nei racconti dei giorni del colera… interessante notare come queste epidemie lungo il libro crescano di intensità: all'inizio sembrano solo scuse per villeggiature fuori programma, alla fine del libro sono terribili o tremende occasioni per compiere i misfatti più efferati.
    La capacità di DeRoberto di scrivere è innegabile: splendido l'artificio retorico di riportarci dentro la famiglia Uzeda all'inizio della Terza Parte facendoci accompagnare da un personaggio di cui si erano perse le tracce: quel Don Eugenio che diviene simbolo della distruzione di qualunque parvenza di affetti familiari.

    L'unico dubbio che mi impedisce di dare la 5 stella è il fatto che ciò che pervade dal libro è lo stesso difetto dei suoi protagonisti: la mancanza di qualunque speranza e di qualunque fiducia in un cambiamento - il fatto che i meccanismi democratici finiscono per premiare Consalvo (il peggior frutto dei tremendi Uzeda) ci dice che l'autore non crede in nessun evoluzione possibile in Sicilia ma forse anche in Italia

    ha scritto il 

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