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I vinti non dimenticano

I crimini ignorati della nostra guerra civile

By Giampaolo Pansa

(159)

| Hardcover | 9788817041157

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Book Description

Le storie inedite di sangue e violenza che completano e concludono "Il sangue dei vinti", uscito nel 2003. Questo nuovo libro parte dalle vicende di molte zone dell'Italia centrale e del nord, da quelle di Ancona, di Firenze con i suoi cecchini fasci Continue

Le storie inedite di sangue e violenza che completano e concludono "Il sangue dei vinti", uscito nel 2003. Questo nuovo libro parte dalle vicende di molte zone dell'Italia centrale e del nord, da quelle di Ancona, di Firenze con i suoi cecchini fascisti, di Siena con gli stupri dei marocchini francesi, di Grosseto, Prato, Pistoia e Lucca. Si passa poi a Trieste, a Gorizia, a Fiume ed ai servizi segreti di Tito e al ruolo che ebbero nelle deportazioni naziste del 1945; ognuna di queste storie rivelerà al suo lettore un lato sconosciuto del nostro dopoguerra e presenterà un personaggio, molti dei quali femminili. Dalle pagine del libro affiorano le voci dei parenti delle vittime e la pietà umana di un grande scrittore.
I vinti non dimenticano parla di guerra civile, di resistenza, di fascismo, antifascismo, crimini e orrori, ma questa volta più che in passato guarda ad altro, suggerendo la tesi che non solo c'è ancora una memoria solo in apparenza lontana a pesare su di noi, ma quelle ferite sono state riaperte in modo traumatico proprio dal clima politico degli ultimi sedici anni. È una posizione d'attacco, che farà discutere, e molto. Pansa, contestato - qualche volta non solo a parole -, rilancia la sfida. Continua a raccogliere testimonianze, ma qui soprattutto lo fa da una biblioteca. Il libro è costruito in forma di dialogo con la figura della bibliotecaria Livia Bianchi, già presente nel Sangue dei vinti. Non è proprio un dialogo socratico, visto che i due sono sostanzialmente d'accordo su tutto. Ma è un dialogo vivace, al limite dell'ammicco privato, quasi a stemperare il peso dei documenti che or l'uno or l'altro estraggono da uno scaffale immaginario.

17 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    GUERRE CIVILI BARBARE.

    Premettiamo che il giornalista è un pò di parte, ma al di là di questo raconta eventi del dopoguerra molto tragici e che si conoscono poco. Per l'autore in base agli eventi e alle testimonianze, i partigiani comunisti si sono comportanti uguale ai fa ...(continue)

    Premettiamo che il giornalista è un pò di parte, ma al di là di questo raconta eventi del dopoguerra molto tragici e che si conoscono poco. Per l'autore in base agli eventi e alle testimonianze, i partigiani comunisti si sono comportanti uguale ai fascisti ammazzando e vendicandosi dei fascisti non solo militari ma sopratutto civili, maschi e femmine. Per queste ultime, possiamo ben immaginare a cosa siano potute andare incontro: supri, violenze e omicidi.
    lo stesso vale per le vittime di coloro che ci hanno liberato dai fascisti. i bombardamenti secondo il gionalista hanno mietuto più vittime della guerra stessa.
    ora cisi chiede due cose
    1. se il fascismo non fosse stato tanto violento e se non avesse fatto ciò che ha fatto, ci sarebbe stata tanta violenza vendicativa?
    2. Quando i partigiani uccidevano un fascista, i fascisti uccidevano dieci se no più di prigioni di guerra partigiani o non. Se la reazione dei fascistie e dei tedeshi non fosse statta così truce, ci sarebbero state ancora tante violenze da aprte dei partigiani o sarebbero state almeno la metà? E' la stessa domanda che si pone livia Bianchi, interlocutrice dell'autore.

    L'autore poi aferma: "Tutte le guerre civili suscitano sempre un odio profondo... Chi vince non è quasi mai generoso nei confronti di chi a perso".
    In questo libro però l'autore afferma che lui non si repuita più un fascista o altro ma solo un anarchico liberale....

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    Jeaemy said on Feb 17, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' crudo, realistico ma non facile da finire, la natura umana non è sempre facile da accettare ed in questo libro...... la guerra fa emergere l'indole dell'uomo.

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    Matilde di Canossa said on Sep 24, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Una lezione di Storia (con la "S" maiuscola), che per assurdo, che assurdo assolutamente non è, analizza i grandi fatti partendo come dice l'autore dal basso, scoprendo le identità, i mestieri e le vite di chi la Storia non l'avrà decisa, ma l'ha vis ...(continue)

    Una lezione di Storia (con la "S" maiuscola), che per assurdo, che assurdo assolutamente non è, analizza i grandi fatti partendo come dice l'autore dal basso, scoprendo le identità, i mestieri e le vite di chi la Storia non l'avrà decisa, ma l'ha vissuta completamente sulla propria pelle.
    Una lezione di Storia perchè tratta i morti dei vincitori come i morti dei vinti... alla stessa stregua, senza discriminazione. Come vittime di assassini e di grandi violenze.
    La morale che ne ho tratto, insieme alle altre, non è che i comunisti sono stati più cattivi dei fascisti, NO! Ma che entrambi erano accecati dalla voglia di prendere/conservare il potere. Tanto da ammazzare non il nemico, ma persone che non c'entravano nulla con la guerra o la resistenza.
    Come "il sangue dei vinti" il libro è strutturato come dialogo tra Pansa e Livia, una bibliotecaria di Firenze.
    Da leggere senza pregiudizi e con la mente aperta e pronta agli orrori.

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    Gibi81 said on Aug 13, 2012 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    I vinti non dimenticano

    Un'attenta e dettagliata raccolta di testimonianze inerenti accadimenti ed episodi avvenuti durante la guerra fratricida in Italia dal 1943 al 1945, ma anche oltre fino al 1948; una guerra civile di una crudeltà immane dove le atrocità, le ingiustizi ...(continue)

    Un'attenta e dettagliata raccolta di testimonianze inerenti accadimenti ed episodi avvenuti durante la guerra fratricida in Italia dal 1943 al 1945, ma anche oltre fino al 1948; una guerra civile di una crudeltà immane dove le atrocità, le ingiustizie, gli odi, le vendette e rappresaglie furono perpretate da ambo le parti, da coloro che avevano ideali diversi, da coloro che si contrapponevano, ma anche all'interno di fazioni che perseguivano, almeno all'apparenza, lo stesso obiettivo. Tanti episodi, dunque, che non sono stati mai scritti nei libri di storia o, almeno, mai letti prima dal sottoscritto; due facce di una stessa medaglia incorniciata nell'assurdità della guerra che genera mostri e dimentica la "pietas" verso altri esseri umani. Un libro, quindi, di cui consiglio la lettura al fine di poter valutare altri punti di vista in merito al contesto storico in esame.

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    Ferruccio said on Dec 26, 2011 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Mamma mia che mattone. Per carità, cose vere, sacrosante, da approfondire, da capire, da comprendere. Rispetto la svolta revisionista dell'autore, però è quasi più angosciante la lettura che l'argomento. Dialoghi falsi come una moneta da tre euro tra ...(continue)

    Mamma mia che mattone. Per carità, cose vere, sacrosante, da approfondire, da capire, da comprendere. Rispetto la svolta revisionista dell'autore, però è quasi più angosciante la lettura che l'argomento. Dialoghi falsi come una moneta da tre euro tra gli autori, se levi dal libro la parola "accoppati" alla fine viene 20 pagine più corto. Un vero sforzo arrivare alla fine. Detto questo, mi sento molto in sintonia con l'autore, del resto a me il presidente con la pipa non ha mai convinto. Sarò sbagliato io ma ogni giorno sono più convinto che c'è molto molto molto marciume rosso nel nostro immediato dopoguerra.

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    Andrea said on Jul 19, 2011 | 1 feedback

  • 3 people find this helpful

    Che era fuori di testa l'avevo capito, ma non fino a questo punto


    Perché non ho mai letto un libro più fuori di testa. Per inseguire personali desideri di rivincita, per far incazzare persone che conosce bene nonché mezza sinistra italiana, semplicemente per fare un dispetto, Pansa scrive un libro che alle persone ...(continue)


    Perché non ho mai letto un libro più fuori di testa. Per inseguire personali desideri di rivincita, per far incazzare persone che conosce bene nonché mezza sinistra italiana, semplicemente per fare un dispetto, Pansa scrive un libro che alle persone intelligenti fa ridere, ma è pericolosissimo sul piano dialettico. Perché fa passare dalla parte del revisionismo una persona che fino ad allora da quella parte non era.
    Che poi le tesi del libro siano risibili, che siano pretestuose, incapaci di reggere un minimo contraddittorio, questo non conta. Resta il fatto che Pansa è oggi un revisionista. E della peggior specie.
    Che cosa si dice, dunque, in questo libro? Pansa, immagino perché non l'ho letto, continua a elencare quelli che lui chiama crimini dei partigiani, cioè le esecuzioni di fascisti durante e dopo il periodo bellico. E dipinge le vittime come poveracci, chiaramente delle brave persone, insomma degli angioletti. E perché sarebbero degli angioletti? Ma perché se ne stavano isolati, perché non erano fuggiti alla fine della guerra, in un caso perché uno dei fascisti uccisi aveva avuto il figlio deportato in Germania e non è pensabile che un genitore che ha subito una cosa del genere sia un fascista impegnato attivamente! Argomentazione, quest'ultima, di rara stupidità. Che è proprio la guerra civile lo scontro che mette contro padri e figli, marito e moglie e così via.
    Ora, anche volendo tralasciare il ritratto che Pansa fa delle vittime, del tutto opinabile e per niente argomentato, la vera operazione pericolosa sta nel tentativo di voler arrivare a screditare l'intera resistenza, mettendo partigiani e comunisti sullo stesso piano.
    Perché un conto è dire che partigiani e fascisti si sono scontrati duramente, che né gli uni né gli altri hanno fatto sconti, che ci sono state esagerazioni dalla parte dei partigiani e che talvolta hanno rivestito la divisa criminali comuni, un altro affermare che i principi delle due parti si equivalevano, dimenticare che il fascismo è stata la dittatura di due esaltati che hanno praticato lo sterminio di massa e gasato milioni di esseri umani.
    Ed è questo che, consapevolmente o meno non importa, Pansa fa con il suo libro. Per riscoprire alcune vittime, e nessuno saprà mai se meritavano la fine che hanno fatto, certamente non lo sa Pansa, cancella la giustezza di una battaglia e di una guerra.
    Inoltre Pansa è animato da un odio verso i comunisti che io trovo secondo, ma non di molto, solo a quello mostrato da Cossiga.
    Il tono che Pansa usa quando racconta degli agguati dei Gap a fascisti isolati è veramente irritante. Cazzo, era una guerra, non era un balletto settecentesco! Era un guerra contro due mostri, una guerra che ha coinvolto miliardi di persone e causato oltre 50 milioni di morti! E dobbiamo preoccuparci della sorte di un singolo? Era una guerra che andava vinta e tutto quello che si poteva fare per vincerla era giusto farlo, è stato giusto farlo.
    Infine un ultimo appunto di carattere tecnico. Pansa scrive veramente male. Ripetitivo, banale, non ha presa e forza. Inoltre l'espediente di costruire il racconto dalla presenza di una seconda voce che accompagna il racconto, vera o falsa che sia l'esistenza della bibliotecaria, è una pessima soluzione. Perché la ragione per cui si sceglie di mettere due voci è per creare un minimo di contrasto. Se le due voci dicono la stessa cosa l'effetto è di una monotonia mortale. Proprio quello che ottiene Pansa.
    Insomma, in definitiva, lasciamo perdere, trattasi di povero vecchio rincitrullito.

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    Antoturi said on May 10, 2011 | 2 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (159)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • Hardcover 486 Pages
  • ISBN-10: 8817041157
  • ISBN-13: 9788817041157
  • Publisher: Rizzoli
  • Publish date: 2010-01-01
  • Also available as: Paperback
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