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I vizi capitali e i nuovi vizi

Opere XIV

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(268)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 132 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807819961 | Isbn-13: 9788807819964 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
"Come al solito non sono mai le virtù, ma sempre i vizi, a dirci chi è di volta in volta l'uomo. E allora guardiamoli da vicino questi vizi," così comincia Umberto Galimberti e prende le mosse dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come "abiti del male" da Aristotele, come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, come espressione della tipologia umana nell'Età dei lumi, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. "E così, fuoriescono dal mondo morale per fare il loro ingresso in quello patologico. Non più vizi, ma malattie dello spirito." Alla luce di questa sequenza storica, Galimberti "ambienta" i vizi nel panorama contemporaneo conflittualmente compresi fra la funzionalità (anche del male) propria dell'età della tecnica e l'urgenza dell'etica. Segue un'ampia ricognizione su quelle tendenze o modalità comportamentali per le quali suona efficace (e impropria) la definizione di "nuovi vizi": la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto, la voluttà dello shopping, la dipendenza dalla mercé, la meccanicità del sesso hanno a che fare con il dissolvimento della personalità. Sono di fatto la negazione del modello "vizioso". Inquadrarli come vizi fa sì che si possa parlarne, onde "esserne almeno consapevoli e non scambiare per 'valori della modernità' quelli che invece sono solo i suoi disastrosi inconvenienti".
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  • 4

    Quando Galimberti ci parla dei vizi capitali non ci svela nulla di così nuovo, invece nella seconda parte del libro, dove tratta i nuovi vizi, il consumismo, il conformismo, la spudoratezza, la sessomania, la sociopatia, il diniego ed infine il vuoto, tutto diviene davvero interessante. Galimbert ...continua

    Quando Galimberti ci parla dei vizi capitali non ci svela nulla di così nuovo, invece nella seconda parte del libro, dove tratta i nuovi vizi, il consumismo, il conformismo, la spudoratezza, la sessomania, la sociopatia, il diniego ed infine il vuoto, tutto diviene davvero interessante. Galimberti ci trascina attraverso l'analisi della società attuale con le sue folli distorsioni che si accompagnano a quelli che lui individua come i nuovi vizi, complici sono la televisione ed i nuovi media, Internet e i social network, il consumismo visto nel ciclo infinito di produzione e consumo a cui nessuno può ormai più sottrarsi, la disgregazione della famiglia, la mancanza di futuro per i giovani e le mille altre cause che determinano le malattie profonde che attualmente gli individui vivono, non ultima causa di questa deriva è l'inesistenza di valori e di senso della morale che ci trasmette ogni giorno chi in questo paese gestisce il potere. Insomma una società malata su più livelli, una stratificazione che si muove dal collettivo al privato fino alla sfera più intima di ognuno, in cui spesso le cose che accogliamo come una conquista sono proprio le stesse che invece dovremmo riuscire a leggere come quelle che ci causano la vera perdita di orientamento. Il falso miraggio di poter migliorare la nostra esistenza tramite la tecnica, che ci fornisce i nuovi strumenti di cui ci siamo ormai circondati accogliendoli come portatori di nuove ed infinite opportunità, li trasforma invece in oggetti adatti a colmare i vuoti dell'anima e alla resa dei conti, invece di alleviare le nostre sofferenze, spesso le moltiplicano e le portano alle estreme conseguenze.

    ha scritto il 

  • 2

    Uno sfogo.

    A parte i primi capitoli dei vizi capitali (Ira, Accidia, Invidia, Superbia e forse anche Gola), mi è sembrato tutto orchestrato non per muovere una critica ai "vizi", ma piuttosto per lamentarsi continuamente. Inoltre numerosi passi sono poco comprensibili, soprattutto presupponendo che si tratt ...continua

    A parte i primi capitoli dei vizi capitali (Ira, Accidia, Invidia, Superbia e forse anche Gola), mi è sembrato tutto orchestrato non per muovere una critica ai "vizi", ma piuttosto per lamentarsi continuamente. Inoltre numerosi passi sono poco comprensibili, soprattutto presupponendo che si tratta di un saggio destinato alla divulgazione pubblica. Il capitolo della Lussuria, poi, è talmente arzigogolato e confuso da risultare quasi illeggibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Personalmente ho apprezzato molto più la parte dei "nuovi vizi" che quella dei vizi capitali, anche se ben articolata (tranne il capitolo "Lussuria" che è scritto in modo poco comprensibile per un piccolo saggio di divulgazione).
    Lo consiglio comunque. Nella seconda parte ognuno può ritrovare del ...continua

    Personalmente ho apprezzato molto più la parte dei "nuovi vizi" che quella dei vizi capitali, anche se ben articolata (tranne il capitolo "Lussuria" che è scritto in modo poco comprensibile per un piccolo saggio di divulgazione). Lo consiglio comunque. Nella seconda parte ognuno può ritrovare del suo.

    ha scritto il 

  • 3

    Personalmente ho apprezzato la parte riguardante i vizi capitali, eccetto quello sulla lussuria. Da quel capitolo, a mio avviso, il tutto comincia a prendere una strana piega. Il capitolo sulla lussuria è molto meno analitico e più prosaico rispetto ai precedenti, ho avuto l'impressione di legger ...continua

    Personalmente ho apprezzato la parte riguardante i vizi capitali, eccetto quello sulla lussuria. Da quel capitolo, a mio avviso, il tutto comincia a prendere una strana piega. Il capitolo sulla lussuria è molto meno analitico e più prosaico rispetto ai precedenti, ho avuto l'impressione di leggere uno sfogo più che un saggio. Idem coi capitoli successivi, sembra che Galimberti utilizzi il libro per lamentarsi, più che per analizzare, e spesso ho avuto l'impressione che tacciasse giudizi troppo superficialmente, condendo il tutto con una vena polemica neanche troppo velata (cosa che in un saggio non apprezzo molto). Inoltre, il modo in cui ha affrontato il concetto di "vizio" mi è sembrato assurdo, non capisco come i nuovi vizi possano essere meccanismi sociali se i vecchi erano comportamenti morali. Non vedo francamente il nesso tra le due categorie. Mi pare si usi un archetipo morale solitamente applicato agli individui per giudicare una situazione socio-economica globale, finendo col sembrare un nonno paternalista o un divulgatore populista.

    ha scritto il 

  • 0

    estratto dal libro..

    Chi non mette in gioco la propria vita sceglie la via della sottomissione e quindi la condizione del servo; chi invece rifiuta la sottomissione rischia la morte per salvaguardare quel tratto tipico dell'uomo che è la rivendicazione del valore di sè.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro molto scorrevole e interessante. Anche se oramai la miopia causata dal "dissolvimento della civiltà" rende la maggior parte delle persone incapaci d cogliere le semplici verità richiamate in queste poche pagine.

    ha scritto il