Idi di Marzo

Di

Editore: Mondadori

3.5
(1980)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 261 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8804592710 | Isbn-13: 9788804592716 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 3

    storia romanzata

    corretto (dopo aver letto Canfora posso dirlo), però non ho capito perché le informazioni sulla congiura venissero da Modena, forse per presentare la corsa contro il tempo di questa specie di moschett ...continua

    corretto (dopo aver letto Canfora posso dirlo), però non ho capito perché le informazioni sulla congiura venissero da Modena, forse per presentare la corsa contro il tempo di questa specie di moschettieri. Comunque non è il mio genere, me lo hanno restituito per sbaglio.

    ha scritto il 

  • 3

    Quello che ci si può aspettare da un buon romanzo storico

    E' il secondo libro di Manfredi che leggo e devo dire che non è niente male. La grande quantità di personaggi realmente esistiti,i luoghi e gli eventi unita ad una capacità di penetrazione psicologica ...continua

    E' il secondo libro di Manfredi che leggo e devo dire che non è niente male. La grande quantità di personaggi realmente esistiti,i luoghi e gli eventi unita ad una capacità di penetrazione psicologica morigerata e mai troppo pesante, rendono la ricostruzione storica di Manfredi molto verosimile e permettono al lettore di calarsi proprio nella storia e nel libro partecipando in prima persona alla corsa contro il tempo dei personaggi che tuttavia sappiamo essere già segnata dall'inevitabale fallimento. Proprio nel conoscere già la storia su cui è costruito il libro sta l'apprezzamento della fantasia di Manfredi che ha provato a dare una sua ricostruzione degli eventi e anche al lettore permette di fare insinuare il dubbio e la curiosità su come si potessero essere realmente svolti gli eventi in quell'ultima settimana concitata di Cesare. L'unica pecca a mio avviso è stato il finale troppo risolutivo e sbrigativo,dopo che tutto il libro è stato un crescendo di pathos e tensione incessante.Mi sarei aspettata qualcosa di più nella descrizione della giornata finale della vita di Cesare e della messa in atto della congiura. Come se mancasse qualcosa.

    ha scritto il 

  • 3

    Il primo libro di Manfredi che leggo.
    Lo stile mi piace veramente molto, la trama anche ma, non so bene perchè, ho trovato tutto un poco insipido. Come se ci fosse una mancanza di emozioni, di sentime ...continua

    Il primo libro di Manfredi che leggo.
    Lo stile mi piace veramente molto, la trama anche ma, non so bene perchè, ho trovato tutto un poco insipido. Come se ci fosse una mancanza di emozioni, di sentimenti.

    Un po' come avere tra le mani ottimi ingredienti, essere in grado di creare un piatto perfetto, accostando le materie prime in maniera superba ma dimenticandosi di mettere il sale.

    ha scritto il 

  • 2

    Lo schema di Manfredi è consolidato e l'autore fornisce un prodotto prevedibile anche per la qualità ma io non creda che questa parola "prodotto" sia davvero un complimento.
    Manfredi opera una rivisit ...continua

    Lo schema di Manfredi è consolidato e l'autore fornisce un prodotto prevedibile anche per la qualità ma io non creda che questa parola "prodotto" sia davvero un complimento.
    Manfredi opera una rivisitazione storica con gli strumenti non della critica ma della narrazione, sceneggia, possiamo dire, con intelligenza e senso storico, un'ipotesi sui fini di Giuli Cesare e della sua opera di ricostruzione dello stato romano. Il suo Cesare è stanco delle fazioni, non crede nelle divinità tradizionali ma è aperto al mistero dei filosofi ("Nel mistero c'è posto anche per gli dèi"), vuole evadere dalla politica romana attraverso la grandiosa spedizione contro i Parti che lo consacrerà nuovo Alessandro Magno, tiene a freno le ambizioni della regina Cleopatra, non vuole il regnum ma non sa bene ancora quale architettura dare allo stato romano. Il tentativo di forzatura in senso monarchico è attribuito a Cleopatra con la complicità di un Marco Antonio irretito dalla passione per la regina. I "repubblicani" guidati da Bruto sono al di fuori della realtà, minati anche dai loro risentimenti e dalla sottomissione che hanno dovuto manifestare a chi li ha magnanimamente "perdonati". Su di loro l'autore non manca di raccogliere suggestioni da quella grande opera che è il "Giulio Cesare" di Shakespeare.
    Buoni i comprimari, ai quali, nella struttura geometrica e veloce del romanzo, è concesso troppo poco spazio. Lo stile è chiaro e ordinario, come sempre in Manfredi. Insomma, troppa storia sceneggiata con fredda perizia e poca rievocazione potente del dramma di quella storia. Ma questo è Manfredi, nel bene e nel male.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo 'giallo'. Peccato che la fine non sia stata una sorpresa. Fino all'ultimo ho sperato che Cesare si salvasse e uccidesse Bruto e gli altri... ma purtroppo ...
    Piacevole, ben scritto e avvinc ...continua

    Un romanzo 'giallo'. Peccato che la fine non sia stata una sorpresa. Fino all'ultimo ho sperato che Cesare si salvasse e uccidesse Bruto e gli altri... ma purtroppo ...
    Piacevole, ben scritto e avvincente anche se il finale è scontato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Inevitabile corsa contro il tempo

    Ciò che distingue Manfredi da tanti altri autori è la capacità di far rivivere la storia apatica e pragmatica, studiata a scuola, attraverso esseri vivi, anziché con oggettivi nomi e volatili date . I ...continua

    Ciò che distingue Manfredi da tanti altri autori è la capacità di far rivivere la storia apatica e pragmatica, studiata a scuola, attraverso esseri vivi, anziché con oggettivi nomi e volatili date . In poche pagine è riuscito a descrivere gli ultimi inconsapevoli giorni di vita di uno degli artefici della storia dell'occidente. Evitando una pesante e noiosa elencazione delle sue campagne che avrebbe reso il libro l'ennesimo mattone, ha lasciato solo un uomo in preda agli attacchi dell'età e dei fantasmi del passato, ma dotato di grande forza d'animo e integrità. All'alba teorica del suo impero si crea una corsa contro il tempo di chi crede ancora in lui, una lotta tra i fedeli e i falsi amici convinti di agire secondo un bene comune e ignavi, divisi tra interessi e affetti. Un ventaglio di personalità realmente esistite e di fantasia circondano Giulio Cesare. Nonostante il finale fosse ben noto, giunta alle "idi di marzo" è emersa un'apprezzabile suspense mista a ritmo incalzante tipico di Manfredi. Non delude. Mai.

    ha scritto il 

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