Ieri

Di

Editore: Einaudi (ET Scrittori; 1704)

4.0
(2099)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 100 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Tedesco , Catalano , Spagnolo

Isbn-10: 8806211234 | Isbn-13: 9788806211233 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Lodoli

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Tobias Horvath è una creatura del niente. Del passato non gli è rimasto neppure il nome: ha trascorso l'infanzia nella miseria, all'ombra di una madre ladra e puttana, e l'ha accoltellata assieme al padre, per poi fuggire in un altro paese. Il presente è monotono quanto il lavoro nella fabbrica di orologi, con la sua ripetizione di gesti inutili. E il futuro? Il futuro è Line, la donna immaginaria che Tobias aspetta da sempre. E che si materializza con la prepotenza di un'ossessione, confondendo ogni cosa.
Con Ieri Agota Kristof ci consegna la storia di un amore impossibile, che non ci si può lasciare alle spalle. «Una lezione di stile, - come l'ha definita Marco Lodoli, - un grido assoluto che ci solleva fin dove l'aria è fredda e trasparente e tutto si vede piú chiaramente».
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  • 0

    Deve essere il periodo. Deve essere il luogo.

    Il piano -1 è rosso: pronto soccorso, rianimazione, stroke unit, sale operatorie.
    Il piano 0 è blu. Lì ci trovi anche la piadineria. Edicola. Parrucchiera. Bar. Sembra un supermercato. Non capisci sub ...continua

    Il piano -1 è rosso: pronto soccorso, rianimazione, stroke unit, sale operatorie.
    Il piano 0 è blu. Lì ci trovi anche la piadineria. Edicola. Parrucchiera. Bar. Sembra un supermercato. Non capisci subito dove sei.
    Il piano 1 è verde. Non so che reparti ci siano. Ci capito solo per caso quando si aprono le porte dell'ascensore e io esco per sbaglio credendo di essere al secondo piano.
    Il piano 2 è giallo: chirurgia, neonatologia, malattie infettive.

    Chilometri, chilometri e chilometri tutti i giorni da 28 giorni. Silenzi e voci nella testa.
    29 rotonde.
    Quasi più dei km da fare.
    Decisioni.
    Irreversibili.

    "In genere m'accontento di scrivere nella testa. E' più facile. Nella testa tutto si srotola senza difficoltà. Ma, una volta scritti, i pensieri si trasformano, si deformano, e tutto diventa falso."

    Ieri, mentre leggevo in corridoio, ho sentito come fanno i dottori a comunicare alle famiglie che non c'è più niente da fare. La prendono un po' larga. Danno un minimo di speranza nel consulto di un collega che chiederanno domani, poi arrivano al punto. Dritti dritti. Diretti come la Kristof.

    Non c'è più niente da fare. Ho provato di tutto. L'impotenza è il più terribile dei sentimenti. Posso solo bere birre su birre, fumare una sigaretta dopo l'altra, restare seduto senza pensieri, senza desideri.
    E' tutto finito.

    La Strout dice che abbiamo una sola storia da raccontare e raccontiamo sempre quella. Per la Kristof è vero.
    Non darò stelle a questo libro.
    Sono un po' stanchina.

    ha scritto il 

  • 4

    Line

    “Mia madre era la ladra, la mendicante, la puttana del villaggio”.
    La lama di un lungo coltello conficcata nella schiena di un uomo con l'intento di trafiggere anche la donna addormentata sotto di lui ...continua

    “Mia madre era la ladra, la mendicante, la puttana del villaggio”.
    La lama di un lungo coltello conficcata nella schiena di un uomo con l'intento di trafiggere anche la donna addormentata sotto di lui: un'immagine di furia omicida contrapposta alla passione carnale.
    In Tobias c'è l'intelligenza di quest'uomo e la bellezza selvaggia di questa donna, il suo animo è una ferita aperta, la sua mente un caos in cerca di pace.
    Tobias aspetta la vita vera mentre trascina una squallida esistenza da operaio emigrato, apatico e solitario. Aspetta Line, con un'ostinazione che è quasi follia:
    “Si chiama Line, è la mia donna, il mio amore, la mia vita. Non l'ho mai vista”.
    Si sbaglia su tutti i fronti, ma lo scoprirà soltanto dopo averla incontrata e amata di un sentimento disperato, puro e depravato.
    Scoprirà che si può sopravvivere anche facendo a meno dei sogni, con la soddisfazione arida di quelli che, a fine giornata, “chiudono le loro porte a doppia mandata e aspettano pazientemente che la vita passi”.
    Forse, se ci fossero solo loro due al mondo l'amore sarebbe possibile, ma Line è la felicità di un'infanzia incontaminata che non può tornare, quella di un bambino che guarda la luna e crede ancora che tutto sia argento e luce, mentre in realtà “ci sono solo campi morti e fangosi”.
    La prosa asciutta e a tratti amaramente ironica di questo brevissimo romanzo diventa poesia per esprimere un dolore sordo che non trova altro sfogo, poesia che restituisce la libertà di un volo immaginario ad un uccello dalle ali spezzate, dal cuore infranto.
    Si corteggia la morte, ma si continua a vivere:
    “Io conosco campi meravigliosi. Se tu potessi raggiungerli, ignoreresti il tuo cuore”.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è stato, non sarà. E'. Sempre. Tutto insieme. Perché le cose vivono in me e non nel tempo. E in me tutto è presente

    Questo romanzo breve è un ottimo approccio alla scrittura della Kristof che procede per sottrazione, sempre tagliente e affilata, che inquieta e rende ogni pagina incerta a causa del suo narratore, in ...continua

    Questo romanzo breve è un ottimo approccio alla scrittura della Kristof che procede per sottrazione, sempre tagliente e affilata, che inquieta e rende ogni pagina incerta a causa del suo narratore, inaffidabile e a tratti bugiardo.
    Tobias Horvath è un emigrato, ogni suo giorno scorre nella quotidiana lentezza dell'abitudine e della ripetizione di gesti vuoti. Ha trascorso l'infanzia nella miseria, all'ombra della madre che era la ladra, la mendicante, la prostituta del paese. Quando, tra i molti che vedeva entrare e uscire di casa, ha scoperto chi era suo padre, Tobias ha preso un lungo coltello e glielo ha affondato nella schiena, fuggendo e lasciandosi alle spalle il passato.
    Tobias vive nell'attesa di Line, la donna dei sogni, delle sue fantasie, la donna che ama e che non trova in nessuna, precisamente riscopre un po' di Line in ogni donna che incontra, finché non si scontra con problemi reali, apparentemente insormontabili.
    Line è un'ombra del passato che oscura il presente, è "ieri" ed è oggi ed è l'incertezza del domani.
    "Ieri" è una storia d'amore, di limiti umani, di promesse fatte a se stessi, è una storia sulla scrittura, sulla natura stessa della letteratura, sul suo valore salvifico, sulla necessità delle menzogne che svuotano e colmano il tempo, nell'insostenibile attesa che passi...
    "Il tempo si lacera. Dove ritrovare i prati della mia infanzia? I soli ellittici rappresi nello spazio nero? Dove ritrovare il cammino che oscilla nel vuoto? Le stagioni hanno perduto il loro significato. Domani, ieri, che vogliono dire queste parole? Non c'è che il presente. Una volta nevica. Un'altra volta piove. Poi c'è un po' di sole, un po' di vento. Tutto ciò è adesso. Non è stato, non sarà. E'. Sempre. Tutto insieme. Perché le cose vivono in me e non nel tempo. E in me tutto è presente."

    ha scritto il 

  • 3

    Ieri

    Ho casualmente letto questo libro subito dopo aver letto la nausea di sartre. Mi è sembrato di non aver lasciato il protagonista, gli amici, il bistrot e la nausea di Sartre. Semplicemente mi è sembra ...continua

    Ho casualmente letto questo libro subito dopo aver letto la nausea di sartre. Mi è sembrato di non aver lasciato il protagonista, gli amici, il bistrot e la nausea di Sartre. Semplicemente mi è sembrata una nausea piú discorsiva, ma non nuova.
    Comunque un buon voto sicuramente per lo stile e un voto meno buono per l'originalità, considerando anche gli altri suoi libri.

    ha scritto il 

  • 4

    Ieri

    Ho iniziato da poco a leggere questa scrittrice. Ho cominciato con Trilogia e poi sono passata quasi involontariamente a questo libro acquistato contemporaneamente. Marco Lodoli scrive molto bene e l ...continua

    Ho iniziato da poco a leggere questa scrittrice. Ho cominciato con Trilogia e poi sono passata quasi involontariamente a questo libro acquistato contemporaneamente. Marco Lodoli scrive molto bene e la sua traduzione era una garanzia. Il libro è sicuramente impressionante,coinvolgente nel suo contenuto tragico, La scrittura è molto originale ,con una particolare drammatica scansione delle frasi. Però turba e forse fa un po' male perchè dopotutto si scorge nel dolore del protagonista elementi di dolore universale da cui non siamo affatto esclusi.

    ha scritto il 

  • 4

    ieri

    Mi è piaciuto molto questo libro scritto da Agota Kristof, autrice ungherese nata nel 1935 e sempre vissuta all'estero. In "Ieri", racconta la vita di un emigrato fuggito da una situazione dolorosa e ...continua

    Mi è piaciuto molto questo libro scritto da Agota Kristof, autrice ungherese nata nel 1935 e sempre vissuta all'estero. In "Ieri", racconta la vita di un emigrato fuggito da una situazione dolorosa e umiliante che cerca disperatamente di lasciarsi alle spalle. Ricorda il bambino che è stato e confronta i suoi sogni con le sue esperienze di adulto ferito e amareggiato. E' anche una storia d'amore triste perchè riguarda una persona che fa parte della sua storia, una figura che ha mitizzato perchè gli aveva vissuto accanto in una condizione più fortunata. Così l'autrice scrive: "Ieri tutto era più bello La musica tra gli alberi Il vento nei miei capelli E nelle tue mani tese Il sole "Ieri ho vissuto un istante di felicità inattesa, immotivata. E' venuta verso di me attraverso la pioggia e la nebbia, sorrideva, fluttuava al di sopra degli alberi,mi danzava davanti, mi circondava. Io l'ho riconosciuta. Era la felicità di un tempo remoto quando io e il bambino eravamo tutt'uno." "Sulla terra non c'è che la mietitura, l'attesa insopportabile e l'inesprimibile silenzio." "Vai là dove le persone sono felici perché non conoscono l'amore. La sera chiudono la loro porta a doppia mandata e aspettano pazientemente che la vita passi." "Perchè è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore." Forse l'autrice vuole dire che solo quando una persona sprofonda nel dolore e/o non ha stima di se stessa prova il bisogno di scrivere per rifugiarsi in un mondo diverso, più bello, in linea con le sue aspettative. I temi sono il dolore e la guarigione cioè l'accettazione del passato, tematiche che ritroviamo nel film di Almodovar "Gli abbracci spezzati".

    ha scritto il 

  • 4

    Ieri. Un tempo lacerato. Di soli ellittici rappresi nello spazio nero.

    Una scrittura tagliente come pezzi di vetro.
    Un romanzo breve inquieto e inquietante.

    "Dove ritrovare il cammino che oscilla nel vuoto?
    Le stagioni hanno perduto il loro significato.
    Domani, ieri,
    ...continua

    Una scrittura tagliente come pezzi di vetro.
    Un romanzo breve inquieto e inquietante.

    "Dove ritrovare il cammino che oscilla nel vuoto?
    Le stagioni hanno perduto il loro significato.
    Domani, ieri, che vogliono dire queste parole?
    Non c'è che il presente.
    Una volta nevica.Un'altra volta piove.
    Poi c'è un po' di sole,un po' di vento.
    Tutto ciò è adesso.
    Non è stato
    non sarà.
    È.
    Sempre.
    Tutto insieme.
    Perché le cose vivono in me e non nel tempo.
    E in me tutto è presente."

    Immagini sgranate, sfuggenti ,enigmatiche ,ma anche delicate tra incertezze e nostalgie

    Ieri tutto era più bello
    la musica tra gli alberi
    il vento nei miei capelli
    e nelle tue mani tese
    il sole

    ha scritto il 

  • 4

    Letteratura della sottrazione

    «Ieri | tutto era più bello | la musica tra gli alberi | il vento tra i miei capelli | e nelle tue mani tese | il sole»

    Dopo Trilogia della città di K., anche Ieri conferma il talento e la forza di Ag ...continua

    «Ieri | tutto era più bello | la musica tra gli alberi | il vento tra i miei capelli | e nelle tue mani tese | il sole»

    Dopo Trilogia della città di K., anche Ieri conferma il talento e la forza di Agota Kristof. Le tematiche sono sempre le stesse: la menzogna che sorregge l'intero impianto dell'esistenza, la disaffezione alla vita, l'infanzia che condiziona irreversibilmente l'età adulta... e qui si aggiunge anche l'amore.

    Tobias Horvath è figlio di nessuno.
    Sua madre era la prostituta del villaggio, suo padre uno dei tanti uomini che - in cambio di qualche ora con lei - le davano da vivere.
    Così anche lui poteva andare a scuola con quaderni, libri e vestiti dignitosi. Fino a che la sua compagna di banco, Line, si rende conto che i vestiti da lui indossati non sono altro che quelli dismessi dal fratello maggiore.
    Viene deriso ed additato da tutti come il figlio della puttana di paese, mentre solo Line gli riserva qualche piccola attenzione, che tuttavia non basta a rendere la sua esistenza degna di essere vissuta.
    Decide quindi di accoltellare il padre e la madre, e fugge in un altro Paese dove rinasce con una seconda identità.
    Nel nuovo Paese, Sandor (il nome che sceglie per la sua nuova vita) lavora in una fabbrica e a volte fa il mediatore nei tribunali durante i processi ai suoi connazionali. Ma si tratta di una vita monotona, basata sulla ripetizione di gesti fini a se stessi, ormai automatici.

    «Ormai mi restano poche speranze. Prima cercavo, mi spostavo continuamente. Attendevo qualcosa. Che cosa? Non ne sapevo niente. Ma pensavo che la vita non poteva essere se non quello che era, vale a dire niente. La vita doveva essere qualcosa, e aspettavo che questo qualcosa arrivasse, lo cercavo. Ora penso che non c'è niente da aspettare, così resto nella mia stanza, seduto su una sedia, e non faccio niente. Penso che c'è una vita là fuori, ma in quella vita non succede niente. Niente per me.»

    Qui incontra nuovamente Line, che gli riporta frammenti del passato, frammenti di un'altra verità.
    Line diventa l'unico punto di contatto con il reale, lontano dalle menzogne che ciascuno si racconta per rendersi l'esistenza meno amara.
    Ma alcune persone hanno bisogno della menzogna, e forse solo la scrittura, l'invenzione letteraria, può rispondere a tale esigenza.
    Quella della Kristof è una letteratura della sottrazione con l'andamento di un thriller, dove le descrizioni sono sostituite dalle evocazioni di scenari solo immaginati e tutto è accomodato in modo da celare una amara realtà che tuttavia continua a emergere prepotentemente.
    I colpi di scena, come nella vita, sono dati dallo smascheramento delle false convinzioni che ognuno si crea.
    E la felicità non è altro che la serenità di poter aspettare che la vita passi, senza avere bisogno di altro, dell'amore, di Dio.

    ha scritto il 

  • 4

    Una piccola perla di schietto realismo. Uno schiaffo a mani bagnate. Linguaggio privo di fronzoli. Penna affilata che scolpisce i personaggi come sculture appena abbozzate. Il risultato è un inquietan ...continua

    Una piccola perla di schietto realismo. Uno schiaffo a mani bagnate. Linguaggio privo di fronzoli. Penna affilata che scolpisce i personaggi come sculture appena abbozzate. Il risultato è un inquietante panorama. Inquietudine dalla prima all'ultima riga.

    ha scritto il 

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