Ieri

Di

Editore: Einaudi (ET Scrittori; 1704)

4.0
(1993)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 100 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Tedesco , Catalano , Spagnolo

Isbn-10: 8806211234 | Isbn-13: 9788806211233 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Lodoli

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Tobias Horvath è una creatura del niente. Del passato non gli è rimasto neppure il nome: ha trascorso l'infanzia nella miseria, all'ombra di una madre ladra e puttana, e l'ha accoltellata assieme al padre, per poi fuggire in un altro paese. Il presente è monotono quanto il lavoro nella fabbrica di orologi, con la sua ripetizione di gesti inutili. E il futuro? Il futuro è Line, la donna immaginaria che Tobias aspetta da sempre. E che si materializza con la prepotenza di un'ossessione, confondendo ogni cosa.
Con Ieri Agota Kristof ci consegna la storia di un amore impossibile, che non ci si può lasciare alle spalle. «Una lezione di stile, - come l'ha definita Marco Lodoli, - un grido assoluto che ci solleva fin dove l'aria è fredda e trasparente e tutto si vede piú chiaramente».
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  • 5

    IL CONFLITTO EDIPICO IN AGOTA KRISTOF COME IN “GUERRE STELLARI”

    LETTO IN EBOOK --- Di Agota Kristof, l’autrice ungherese naturalizzata svizzera scomparsa nel 2011 avevo letto l’affascinante romanzo schizofrenico “La Trilogia della Città di K.” (1998). Leggo ora “I ...continua

    LETTO IN EBOOK --- Di Agota Kristof, l’autrice ungherese naturalizzata svizzera scomparsa nel 2011 avevo letto l’affascinante romanzo schizofrenico “La Trilogia della Città di K.” (1998). Leggo ora “Ieri” (2002), opera certo inferiore, ma comunque notevole e degnissima di lettura. La trama si basa sul classico tema edipico del figlio che uccide il padre (o quasi) e, qui, s’innamora della sorella (piuttosto che della madre). Il tema è stato così sfruttato che potremmo quasi considerarlo un cliché e mi fa, tristemente, venire in mente tante telenovelas, nonché la rediviva saga di “Star Wars”. Ebbene sì, seppure in contesto del tutto diverso, anche qui abbiamo un figlio Tobias (come Luke Skywalker) che uccide il padre e maestro e si innamora della sorella Line (come Leia). Abbiamo persino un mutamento di nome del protagonista Tobias che diventa Sandor come Anakin diventa Darth Vader in “Guerre Stellari”.
    Perché questi mutamenti di nome? Forse la cosa ha a che fare con il potere biblico dato all’Uomo di “dare un nome”? Dando un nome alle cose, l’Uomo le ricrea. Mutando il proprio nome, l’uomo diventa diverso da se stesso e può dire: non sono stato io, Sandor, a uccidere mio padre, ma Tobias, Line che io amo non è mia sorella ma sorella di un Tobias che non esiste più. Non c’è peccato, non c’è colpa, perché io non sono più lo stesso.
    Se “Guerre Stellari”, con la terza serie, abusa del cliché della parentela e delle coincidenze improbabili, questo breve romanzo della Kristof ha il pregio di trattarlo con maggior delicatezza e profondità, creando una storia che parte da un’infanzia difficile, con una madre prostituta e un padre menzognero, che vorrebbe aiutare il figlio illegittimo (portandolo dal suo “Lato della Forza”, ovvero tra le persone che studiano), ma non osa abbandonare o tradire la famiglia ufficiale, per arrivare a un nuovo amore impossibile tra i due fratellastri, in cui Line, per quanto innamorata e per quanto ignara della parentela (che Tobias invece conosce) rifiuta l’amore del Tobias divenuto Sandor per la differenza sociale che li separa, lei insegnante, lui operaio, lei di buona famiglia, lui figlio di prostituta.
    Tobias rifiuta il padre e il suo mondo, tenta di uccidere lui e la madre e fugge, perdendosi in un mondo in cui non sarà mai come la sorella (Line non diventa una principessa come Leia di Guerre Stellari, ma comunque sarà un’insegnante, mentre Tobias resterà un operaio, due mondi sociali diversi).
    La storia si gioca sui disvelamenti delle identità e su piccole schizofrenie derivanti dal ricorso a questi cambi di nome, sul senso di straniamento di gente fuggita dal proprio Paese, sugli amori impossibili. Il risultato è una storia che emana calore da ogni pagina, pur celando un gelo interiore che si percepisce, un gelo che nasce dall’amarezza della vita, che non sembra concedere speranze.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il libro parla del rapporto, per certi versi inquietante e perverso tra un uomo ed una donna. I due si sono conosciuti sui banchi di scuola e si sono segretamente amati nonostante la differenza di ori ...continua

    Il libro parla del rapporto, per certi versi inquietante e perverso tra un uomo ed una donna. I due si sono conosciuti sui banchi di scuola e si sono segretamente amati nonostante la differenza di origine sociale. Persisi di vista per motivi che non posso rivelare, si ritrovano dopo tanti anni in un paese straniero in cui entrambi vivono una vita solitaria e disperata. Lui, Tobias, si attacca ferocemente a lei e la segue continuamente, in pratica si comporta da perfetto stalker. Un po' alla volta tra i due nasce un sentimento che rimane sempre malsano e inquietante ma poi di nuovo il destino decreta che le loro vite devono essere separate.

    In questo breve romanzo ritroviamo lo stile della Trilogia della città di K., scarno, duro, a tratti rabbioso a tratti disperato. A mio parere, però, questo romanzo breve rimane ben al di sotto del livello del capolavoro della Kristof.

    ha scritto il 

  • 4

    Dire che Ieri sia uno dei romanzi più belli del secolo scorso è un’iperbole. E non sono neanche sicura che si tratti di romanzo nel senso classico del termine. Quelle di Agota Kristof sono delle “scri ...continua

    Dire che Ieri sia uno dei romanzi più belli del secolo scorso è un’iperbole. E non sono neanche sicura che si tratti di romanzo nel senso classico del termine. Quelle di Agota Kristof sono delle “scritture” molto penetranti e inquietanti. Inoltre mi piace che la Kristof sia considerata per quello che è, una scrittrice capace ancora di provocare e inquietare il lettore, non soltanto di renderlo felice o acquietarlo con una trama. Scrittrice cruda e gelida, triste e distante, la si conosce, l'A., per il passaparola tra amanti o professionisti della letteratura esigenti e ricercati.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia di Tobias, fuggito dal suo paese, ossessionato da un amore di infanzia sbagliato e alienato dal lavoro in fabbrica, rispecchia le aspettative riproducendo in parte le atmosfere della Trilogi ...continua

    La storia di Tobias, fuggito dal suo paese, ossessionato da un amore di infanzia sbagliato e alienato dal lavoro in fabbrica, rispecchia le aspettative riproducendo in parte le atmosfere della Trilogia della città di K.
    Sapevo e so che le probabilità che Kristof si fosse superata erano molto basse, ma continuo a leggerla comunque con piacere.

    ha scritto il 

  • 0

    Ieri

    Leggo un'intervista a Agota Kristof, già malata. Alla domanda:
    "E il regista János Szász sta lavorando a un adattamento cinematografico da Il grande quaderno. Che ne pensa?"
    Risponde:
    "È la cosa più ...continua

    Leggo un'intervista a Agota Kristof, già malata. Alla domanda:
    "E il regista János Szász sta lavorando a un adattamento cinematografico da Il grande quaderno. Che ne pensa?"
    Risponde:
    "È la cosa più bella che mi sia capitata ultimamente. János Szász mi manda delle parti di sceneggiatura, di tanto in tanto. Lui mi piace molto, i suoi film sono molto forti, e sono sicura che non rovinerà Il grande quaderno come ha fatto quel regista italiano con il film tratto da Ieri [si riferisce a Brucio nel vento di Silvio Soldini]. Quello è stato un totale pasticcio. Hanno cambiato il finale".

    L'aver visto il film tratto dal Il grande quaderno mi ha portato a leggere Ieri. È una vita nuda quella che racconta, fatta quasi di sola sofferenza in cui vita è scrittura si alternano.
    Tutto mi ha colpito in questo romanzo ma soprattutto:
    "Il tempo si lacera. Dove ritrovare i prati della mia infanzia? I soli ellittici appresi nello spazio nero? Dove ritrovare il cammino che oscilla nel vuoto? Le stagioni hanno perduto il loro significato. Domani, ieri, che vogliono dire queste parole? Non c'è che il presente. Una volta nevica. Un altra volta piove. Poi c'è un po' di sole, un po' di vento. Tutto ciò è adesso. Non è stato, non sarà. È. Sempre. Tutto insieme. Perché le cose vivono in me e non nel tempo. E in me tutto è presente. (p.78).
    Il paese da cui proviene, con le pianure e gli spazi. La guerra ha mostrato lì una violenza inaudita che mista al freddo ha sconvolto le vite. La dominazione sovietica ha sostituito sopraffazione e disumanità alle ferite della guerra. Kristof lascia una terra così per sentirsi lontana per sempre.
    Non so se ho il coraggio di vedere il film di Soldini.

    ha scritto il 

  • 0

    Già ho amato e ammirato follemente questa scrittrice quando lessi la sua "Trilogia della città di K.", trovandola geniale, dura, spietata, malinconica, rabbiosa e dolcissima insieme. E con "Ieri" ques ...continua

    Già ho amato e ammirato follemente questa scrittrice quando lessi la sua "Trilogia della città di K.", trovandola geniale, dura, spietata, malinconica, rabbiosa e dolcissima insieme. E con "Ieri" questa sua genialità si è confermata alla grande per quanto mi riguarda.
    Il protagonista della storia è Tobias, un ragazzino figlio di una prostituta di paese, tra l'altro anche ladra e mendicante, bersaglio perfetto, quindi, per attirarsi addosso il biasimo di tutte le famiglie per bene di questo villaggio sconosciuto che non viene mai nominato dall'autrice. Tobias ha difficoltà a essere accettato a scuola per ciò che è e che fa sua madre, non ha soldi per i libri, non ha che stracci addosso, e Line, la sua compagna di banco, nonché figlia del maestro, non perde occasione per fargli notare la sua povertà e la propria carità nel trattarlo come se fosse uno uguale agli altri, anche se non lo è; gli fa del bene, dice, perché glielo ha chiesto suo padre, e su questa scia si susseguono per Tobias continue umiliazioni: il maestro lo difende da chi lo prende in giro, il maestro si offre di aiutarlo economicamente, acquistando tutto ciò che gli serve e dandogli vestiti, oggetti e roba varia di seconda mano che avanza dai suoi figli, il maestro vorrebbe prenderlo sotto la sua tutela, allontanandolo da sua madre. Tutto questo non perché il maestro sia un santo, ma perché il maestro va segretamente a letto proprio con sua madre. E perché il maestro è il padre di Tobias e Tobias lo scopre origliando per caso una conversazione piena di rancori tra sua madre e quell'uomo falsamente buono, una sera in cui lui, presentatosi a casa per comprare sesso da lei, l'offende e l'accusa dall'alto del suo trono borghese. Tobias, per porre fine alle umiliazioni e a questa condizione di menzogne insopportabili, decide di ucciderlo, piantandogli un coltello nella schiena quella stessa notte, quando lo vede nudo addosso a sua madre dopo che hanno avuto un rapporto. Preme così a fondo quel coltello nella speranza di trafiggere entrambi i corpi insieme e di liberarsi per sempre del peso che sono per lui quelle due figure genitoriali così anomale. Così quella stessa notte, convinto di aver ucciso i suoi genitori, Tobias scappa dal suo paese, decide di cambiare nome, inventandosene uno che racchiuda in sé quello della madre e quello del padre, e prova a rifarsi altrove una vita, ma con un'ossessione micidiale: l'attesa del grande amore che lo riscatti da tutto il male avuto nell'infanzia. L'attesa di questa perfetta donna immaginaria che lui chiamerà Line, proprio come la sua sorellastra.
    Tutta la sua vita sarà scandita dall'attesa di questa fantomatica Line, che poi per combinazione fortuita arriverà davvero nel paese in cui si trova Tobias e tra lui e lei scoppierà un amore impossibile, frenato da mille difficoltà sociali, tra cui un matrimonio poco felice di lei, ma da salvaguardare per pudore, e la condizione di esule, di operaio e di povero di lui.
    La vita di Tobias, grigia e insoddisfatta, perdente anche in amore, nonostante il lirismo purissimo dei suoi sentimenti, è però accompagnata dal suo immenso amore per la scrittura, un rifugio ovattato per i suoi pensieri, e dalla sua capacità allucinatoria che lo porta a fuggire dalla crudeltà del suo mondo, fatto di alienazione in fabbrica, tristi palazzi in terra straniera, amici esuli che si abbandonano all'alcool e una donna compagna-compagnia non amata, usata per scappare dalla solitudine, in una malinconia di fondo che sembra non avere speranze di salvezza, se non nell'attesa di Line. Poi però Line... vabbe', shhh. Leggete, se vi va. Ci sono delle descrizioni che sanno di poesia, per la scelta delle parole e per la capacità evocativa delle immagini. La prosa è asciutta, fa male, schiaffeggia, e dà il polso di una condizione d'animo drammatica che gli scrittori dell'est sanno storicamente rendere benissimo, quella dell'esilio, della mancanza di punti di riferimento e dell'alienazione.
    Vi dico pure che se non siete di buon umore in questo periodo, questa lettura vi farà un po' piangere. A me è successo.

    (recensione di A.)

    ha scritto il 

  • 3

    «Tobias Horvath è un emigrato, ogni suo giorno scorre nella quotidiana lentezza dell'abitudine e della ripetizione di gesti vuoti. Nato «in un villaggio senza nome, in un paese senza importanza», ha t ...continua

    «Tobias Horvath è un emigrato, ogni suo giorno scorre nella quotidiana lentezza dell'abitudine e della ripetizione di gesti vuoti. Nato «in un villaggio senza nome, in un paese senza importanza», ha trascorso l'infanzia nella miseria, all'ombra della madre che era la ladra, la mendicante, la puttana del paese. Quando, tra i molti uomini che vedeva entrare e uscire di casa, ha scoperto chi era suo padre, Tobias ha preso un lungo coltello e gliel'ha affondato nella schiena, spingendo con tutte le sue forze per uccidere anche la madre, stesa sotto di lui. Il suo presente è il tempo che segue la fuga, senza sapere cosa si è lasciato alle spalle: non gli resta che rifugiarsi nella scrittura e nell'attesa di Line, una donna immaginaria.
    Il giorno in cui Line arriva, sarà come il materializzarsi di un ricordo: lei emerge dal passato è la sua sorellastra, la sua ossessione di sempre. La nostalgia si mescola alla curiosità di sapere, la complicità sfocia in un amore impossibile. Potrebbe essere l'inizio di un futuro diverso, ma quella di Line e Tobias è una storia che non si può lasciare alle spalle».
    Doloroso, straziante, incisivo. Un romanzo che ci parla di fuga, e di ossessioni, quelle manie che ogni uomo porta con sé, ma molte volte non esperisce. Ossessioni diverse, ma complementari, quella di una donna immaginata, amata, desiderata, e quella di una scrittura salvifica, appiglio e unica ragione per andare avanti. Si parla anche di ripetitività, di alienazione, e infine, di ribellione verso un passato che non può essere cancellato, ma essere solo una cartina offuscata di un presente che sembra ancora da disegnare.

    Curioso di vedere il film tratto dal libro per la regia di Silvio Soldini col titolo “Brucio nel vento”.
    Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=T-CNjxx2-EY

    ha scritto il 

  • 5

    Ieri.

    In questo romanzo breve si ritrova il linguaggio crudo ed incisivo di questa grande scrittrice che descrive una storia familiare di dolore ed umiliazione.
    Bellissima lettura.

    ha scritto il 

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