If on a Winter's Night a Traveller

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Publisher: Vintage

4.2
(10718)

Language: English | Number of Pages: 272 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Portuguese , French , German , Italian , Chi simplified , Spanish , Finnish , Dutch , Turkish , Japanese , Catalan , Croatian , Greek , Polish , Romanian

Isbn-10: 0099430894 | Isbn-13: 9780099430896 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Calvino's masterpiece opens with a scene that's reassuringly commonplace: apparently. Indeed, it's taking place now. A reader goes into a bookshop to buy a book: not any book, but the latest Calvino, the book you are holding in your hands. Or is it? Are you the reader? Is this the book? Beware. All assumptions are dangerous on this most bewitching switch-back ride to the heart of storytelling.
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  • 2

    Bella l'idea

    Bella l'idea della storia, un lettore in un libro. È il primo romanzo di Calvino che leggo e si capisce tutta la bravura di questo scrittore che in certi punti del libro è capace di rapirti e in certe ...continue

    Bella l'idea della storia, un lettore in un libro. È il primo romanzo di Calvino che leggo e si capisce tutta la bravura di questo scrittore che in certi punti del libro è capace di rapirti e in certe frasi rivelare quelle verità che ti sembra di aver sempre saputo ma che non eri mai riuscita a esprimere. Escludendo questi... Una noia assoluta per me! Ci sono un sacco di parole superflue, descrizioni che potrebbero essere evitate, riflessioni che mi sembrano inconcludenti e che non hanno stimolato la curiosità è la voglia di andare avanti nella lettura. Anche i continui cambi di storia dell'inizio senza una spiegazione di quello che stava succedendo per me sono stati snervanti. Ho cercato di finirlo obbligandomi a leggere fino alla fine, ma a tre quarti di libro ho abbandonato!

    said on 

  • 3

    Attento Icaro, ti verrà un'abbronzatura da farmi schiattare d'invidia, ma schianterai anche al suolo se non la smetti di impennarti verso il sole

    Forse è Wittgenstein che, dal comodino, mi fa maneggiare tra le dita questa recensione. Ma no, sono proprio io che la penso così.

    Su ciò che non si può leggere, non si deve scrivere

    Poi, Calvino, tu s ...continue

    Forse è Wittgenstein che, dal comodino, mi fa maneggiare tra le dita questa recensione. Ma no, sono proprio io che la penso così.

    Su ciò che non si può leggere, non si deve scrivere

    Poi, Calvino, tu sei bravo, e non ti si può stroncare. Sai come tenere per le palle il pubblico, conosci l'armamentario completo di trucchi di chi è aldilà della barricata, dietro il filo spinato dove sta chi il libro lo congegna e lo mette insieme.
    Ma il tema della lettura, sceglierlo per un romanzo, scritto, perciò da leggere, è qualcosa di troppo intimo. Se fossi analfabeta e qualcuno mi raccontasse la storia di Se una notte d'inverno un viaggiatore, allora sì, terminata la narrazione mi precipiterei a chiedere asilo politico nella scuola elementare più vicina ai miei paraggi. Ma così no.
    E' come quando ascolti una canzone bellissima alla radio, e poi chiami la tua ragazza, o il tuo migliore amico, o il tuo vicino di casa, ti precipiti a cercarla su Youtube, e poi gliela fai sentire perché una canzone così bomba, così piena di magia... lo senti, quel vuoto che cresce dentro quando entrano gli archi e il batterista sfiora la pelle del rullante? Eh? Ragazza/migliore amico/vicino di casa, lo senti? Riesci a sentire la magia?
    Ma come si può scrivere della magia?
    WITTGENSTEIN: Si tace.

    Ed è per questo che buttare giù queste righe mi ha fatto passare cinque minuti in maniera spensierata, ma stringi stringi è stata solo una perdita di tempo, per me e per chi legge.

    said on 

  • 3

    L'essenza del romanzo la descrive perfettamente Giovani Raboni nella postfazione del libro: "L'idea di fondo, la "trovata", semplicissima e straordinaria di Se una notte d'inverno un viaggiatore è la ...continue

    L'essenza del romanzo la descrive perfettamente Giovani Raboni nella postfazione del libro: "L'idea di fondo, la "trovata", semplicissima e straordinaria di Se una notte d'inverno un viaggiatore è la seguente: mettere al centro del libro (di ciò di cui il libro racconta o riferisce) un personaggio che di solito ne sta di fuori, che di solito viene dopo il libro, cioè il lettore."
    Un romanzo insolito, che in certi punti si fa leggere con foga, in altri, a mio parere, procede troppo lento. Non tolgo che alcune delle "introduzioni" (per dirla alla Calvino maniera) mi sarebbe piaciuto leggerle per intero e quindi concludere i romanzi come voleva il "viaggiatore", di certo credo che non sia il romanzo più adatto per chi si approccia per la prima volta (come la sottoscritta) all'autore, ma tutto sommato una volta presa la mano e dopo aver capito la struttura, il libro si lascia leggere. In certo senso mi sono un po' rivista io, lettrice, mi sono sentita descritta in certi punti del romanzo e questo mi ha entusiasmata molto invogliandomi ad andare avanti alla scoperta della storia e dell'autore Calvino.

    said on 

  • 5

    Fin tanto che qualcuno potrà dire "Io leggo dunque esso scrive"...

    ..l'universo esprimerà se stesso.

    Questo è un romanzo favoloso.
    Al suo interno confluisce un caleidoscopio di mondi: è speciale nell'architettura e nella costruzione, ma riesce a liberarsi - a mio avv ...continue

    ..l'universo esprimerà se stesso.

    Questo è un romanzo favoloso.
    Al suo interno confluisce un caleidoscopio di mondi: è speciale nell'architettura e nella costruzione, ma riesce a liberarsi - a mio avviso - dalla fredda etichetta di "esercizio di stile".
    E' affascinante, a tratti surreale, intriso di amore. Per la lettura, certo, ma anche per la vita e per le sue mille sfaccettature.
    Non riesco a dire di più, se non: leggetelo.
    Quel che scrivo io, comunque, conta poco.
    Benedico che esso abbia scritto.

    "(..) le cose che il romanzo non dice sono necessariamente più di quelle che dice, e solo un particolare riverbero di ciò che è scritto può dare l'illusione di stare leggendo anche il non scritto."

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    il fascino dell'alba

    Cosa preferire l’alba o il tramonto? Per parte mia non ho dubbi: ho sempre preferito l’alba. Lucida, algida e carica di promesse. Altro affare rispetto a quella cosa carica di “the end”, calda ed appi ...continue

    Cosa preferire l’alba o il tramonto? Per parte mia non ho dubbi: ho sempre preferito l’alba. Lucida, algida e carica di promesse. Altro affare rispetto a quella cosa carica di “the end”, calda ed appiccicaticcia che è il tramonto…” Se una notte d’inverno…” parla di questo. Racconta, in modo originalissimo, l’ineffabile fascino dell’ “inizio”. L’incipit. Quando ancora tutto è da definirsi, quando la storia, qualsiasi storia, non s’è ancora dipanata, eppure lì, nell’incipit, sono nascoste e collassate, come in un misterioso contenitore, chissà come tutte le possibilità.. l’incipit, con il suo carico imperscrutabile di “tutto quel che può succedere”. Come un mattino appunto, come un’alba, fresca, nuova di zecca.

    Si, sono belli gli inizi, ma finiti nel tempo. Qui la sottile e amara riflessione che si legge in filigrana ad ogni riga, e nella struttura dei capitoli del romanzo stesso. Quasi che l’accadere, il prender corpo, il declinarsi in storia di quell’incipit diluisse, svilisse con la sua concretezza e le sue miserie il carico di bellezza che c’era all’inizio. Come se il succo fosse tutto lì, nell’inizio appunto, ed il succedere delle cose in qualche modo lo stemperasse fino a renderlo a volte insipido a volte amaro.

    Cosa allora di meglio di un libro fatto tutto di inizi? Sarebbero belli dei libri scritti così, o meglio, -perché questo è il punto davvero!- in grado di “mantenere intatta nel tempo, per sempre, la bellezza di un inizio”.. Sarebbe bella la nostra vita così, sembra suggerire Calvino, sempre fresca e nuova.

    Credo sia l’unico libro in cui, a distanza di tempo, quel che si ricorda davvero è la sua struttura, fatta così, di tanti incipit. Sul modo con cui è scritto, pieno pieno di riflessioni e considerazioni dense e sommamente evocative e profonde, sullo stile, levigato e perfetto, sulle trovate delle storie, sulla padronanza da artigiano sommo con cui i diversi stili letterari vengono maneggiati non mi soffermo. Bisogna leggerlo.. siamo ai livelli massimi cui la scrittura può arrivare. Qualcuno ha scritto che lo stile di questo romanzo è “galileiano”. Trovo molto azzeccata questa definizione. Il testo scorre così, in un moto perfetto come una biglia su un piano inclinato in condizioni ideali.

    Però. C’è sempre un però. Come forse potranno osservare i lettori un po’ più avanti negli anni o semplicemente con un vissuto che sia, in termini di volumi, in qualche modo significativo e non trascurabile. Quando gli inizi diventano troppi, o meglio, quando tutto (il romanzo, la vita, le nostre cose..) si articola in una sequenza di inizi senza fine, allora gli inizi stessi diventano “storia” e sono loro stessi a diluire in un retrogusto amaro, con un insospettabile fuoco amico, il loro stesso fascino. Senza contare che la vita logora sempre un po', e tanti inizi possono essere letti e vissuti addirittura guccinianamente, “chi glielo dice a chi è giovane adesso, di quante volte si possa sbagliare, fino al disgusto di ricominciare?” e lasciano comunque la sete, il desiderio della storia e del suo compimento.

    Ci dovrà pur essere un filo rosso che dia un senso a tutto, dovrà pur esserci da qualche parte un punto di accumulazione, un posto, una persona, una storia, quel che il cuore di ciascuno di noi desidera insomma, in cui si raccordino quei cerchi impazziti e fragili delle nostre esistenze. Calvino coglie il punto e scrive: ”Quale storia liggiù attende la fine? “ Ci dovrà pur essere un punto così, sembra dire Calvino anche con i titoli di ogni capitolo, che a leggerli tutti insieme sembrano costruire, nel tempo, qualcosa di senso compiuto.

    E quando ci sembra di aver capito tutto, arriva il colpo da maestro: il punto di accumulazione è a sua volta “un inizio”, ma di qualità diversa, di rango superiore, il “vero” inizio. Il romanzo si chiude così. Il lettore e la lettrice, ormai sposi, che sono accanto nello stesso letto, ognuno legge il suo libro poco prima di addormentarsi. Si danno la buonanotte e spengono l’abat jour. Come sarà la storia di quest’uomo e di questa donna? Non lo sappiamo, il racconto si ferma qui. E’ così che termina il libro, con un ultimo inizio, lasciandoci il sospetto che il bello cominci ora, che questo inizio sia un "altro tipo" di inizio.

    Come se il problema delle nostre vite in fondo fosse tutto qui: nella nostra capacità di saper riconoscere l’accadere del “nostro ‘vero’ inizio”, quale che esso sia, se e quando –ahimè, nessuna certezza è data a noi mortali, - il “vero” inizio ci si propone.

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  • 5

    recensione a cura del sito REBECCAMAZZARELLA.IT

    Link al sito: http://www.rebeccamazzarella.it/recensioni-di-libri/item/59-se-una-notte-d-inverno-un-viaggiatore-di-italo-calvino.html

    Ammetto che mi trovo un po' in difficoltà a dover recensire un lib ...continue

    Link al sito: http://www.rebeccamazzarella.it/recensioni-di-libri/item/59-se-una-notte-d-inverno-un-viaggiatore-di-italo-calvino.html

    Ammetto che mi trovo un po' in difficoltà a dover recensire un libro di questo spessore perché c'è il rischio di banalizzarlo o di non rendere l'idea della magnificenza di questo testo.
    Ho provato, parlandone, a fare un breve riassunto a voce ma è praticamente impossibile rischiando di allontanare il curioso da una bellissima lettura.
    Nessun riassunto può rendere l'idea, secondo me, ma posso parlare delle sensazioni che ha scatenato ed è ciò che so fare meglio.
    Fin dall'inizio ero intimorita all'idea di leggere questo colosso della letteratura italiana tanto che ne ero tanto attratta quanto scettica.
    Per non parlare di tutte quelle persone che mi hanno detto "Calvino non è semplice da capire" oppure "ha una scrittura complessa" ecc ecc...
    Mi sono fatta coraggio, ho preso il libro, ho letto due frasi, l'ho lasciato, l'ho ripreso, ho letto altre due righe... Come se fosse necessario lasciare decantare dentro di me quelle prime parole, perché raggiungessero il giusto livello di curiosità.
    E dopo poco mi ha completamente assorbito.
    La prima cosa che salta all'occhio è la scrittura che sembra incastrarsi perfettamente parola dopo parola come fosse un puzzle.
    Sembra che ogni parola sia stata calibrata e misurata per creare quel testo scorrevole e fluido come pochi sanno fare, nonostante il continuo passare da un pensiero all'altro, il cambio di narrazione e punto di vista.
    Ti ritrovi a camminare dentro le pagine del libro, in questi sogni dai contorni offuscati dove nessun personaggio ha una faccia ben precisa, ma basta solo sentirne parlare che ti sembra di conoscerli da sempre. Lo stesso vale per i luoghi.
    E' un sogno fantascientifico e surreale a forma di infinito in cui tutto è collegato. Un libro circolare.
    Un po' di mistero, fantasia, realtà, amore ed erotismo, lavoro e passione mescolati per creare queste storie surreali da cui farsi cullare.
    Passatemi l'associazione: quando lo leggevo avevo la costante sensazione che questo libro fosse come uno dei quadri di Dalì.
    Vi siete mai trovati davanti ad un suo quadro cercando di dargli confini definiti? Io credo che più si cerca di capire e definire un quadro di Dalì, più si rischia di perdersi nella banalità razionale della psiche umana in cui tutto deve avere un significato terreno e sensato.
    Invece se osservi il quadro, assorbi le sensazioni che fa affiorare lasciando che i pensieri corrano fluidi.
    Solo così una persona riesce a trovarsi nella giusta rotta e sembra di comprendere in pieno il significato.
    Lo stesso vale per quello che mi ha fato provare questo libro.
    In conclusione, mi sento di consigliarlo perché è un viaggio psichedelico e fuori dal normale che è giusto provare.
    Buona lettura!
    Rebecca

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  • 4

    Romanzo labirintico e molto borgesiano di Calvino,dove il protagonista,che è un lettore,insegue un libro e da questa ricerca scaturiscono tutta una serie di eventi che portano ad una variazione della ...continue

    Romanzo labirintico e molto borgesiano di Calvino,dove il protagonista,che è un lettore,insegue un libro e da questa ricerca scaturiscono tutta una serie di eventi che portano ad una variazione della vita del lettore.La lettura può modificare la vita reale?Tutto è casuale o preordinato?Il gioco degli specchi e di rimandi ad altri libri ed altri scrittori in apparenza confonde il lettore,in realtà come tante bricioline di pane lo porta ad una maggiore consapevolezza di sè e di ciò che vuole nella sua vita.Erroneamente è stato definito un romanzo destrutturante,nel senso che fa esplodere la struttura narrativa classica con un inizio,un climax ed una fine,in realtà pur confondendo i tempi ed i modi narrativi il romanzo vuole richiamare l'assoluta casualità della vita ponendo domande al lettore su nuove fini e nuovi inizi.

    said on 

  • 5

    Un 'gioco' come ci dice Calvino..il libro x chi ama i libri..mille sfumature psicologiche..nulla e'come sembra..bella la descrizione della casa di Ludmilla..nn si puo'rimanere indifferenti a Se una no ...continue

    Un 'gioco' come ci dice Calvino..il libro x chi ama i libri..mille sfumature psicologiche..nulla e'come sembra..bella la descrizione della casa di Ludmilla..nn si puo'rimanere indifferenti a Se una notte d'inverno un viaggiatore...da leggere e rileggere...

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  • 5

    Il romanzo dagli innumerevoli inizi. Un libro capace di far appassionare alla lettura, il libro che mi ha fatto conoscere e amare Calvino. La lettura non è semplice ma a mio parere merita di essere po ...continue

    Il romanzo dagli innumerevoli inizi. Un libro capace di far appassionare alla lettura, il libro che mi ha fatto conoscere e amare Calvino. La lettura non è semplice ma a mio parere merita di essere portato alla fine

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  • 4

    "Lei crede che ogni storia debba avere un principio e una fine? Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l'eroe e l'eroina si sposavano oppure morivano"

    said on 

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