Il Budda delle periferie

Di

Editore: Bompiani (Tascabili, 853)

3.8
(1361)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 397 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Polacco , Chi semplificata , Lettone , Sloveno

Isbn-10: 8845254437 | Isbn-13: 9788845254437 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ivan Cotroneo

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"Mi chiamo Karim Amir e sono un vero inglese, più o meno." Comincià così "Il Budda delle periferie", romanzo con il quale Hanif Kureishi esordiva nella narrativa nel 1990, dopo aver scritto le sceneggiature di "My beautiful Laundrette" e "Sammy and Rosie Get Laid" e dopo aver scritto e diretto "London Kills Me". Il libro è un racconto di formazione che narra le peripezie sentimentali e le avventure di vita di Karim, adolescente metà inglese e metà indiano nella periferia londinese degli anni settanta.
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  • 3

    "Sapevo che era l'influenza David Bowie. Bowie, che allora si chiamava David Jones, aveva frequentato la nostra scuola diversi anni prima, e c'era ancora una sua foto, all'interno di un gruppo, appes ...continua

    "Sapevo che era l'influenza David Bowie. Bowie, che allora si chiamava David Jones, aveva frequentato la nostra scuola diversi anni prima, e c'era ancora una sua foto, all'interno di un gruppo, appesa in sala mensa. Capitava spesso di vedere dei ragazzi in ginocchio davanti a questa immagine sacra, a pregare di diventare pop star e di essere salvati da una grigia esistenza di meccanico, impiegato di assicurazioni, o geometra."

    Romanzo di formazione che narra la storia di un adolescente di origini indiane che trascorre l'adolescenza a Brixton e cerca fortuna in America.

    Figlio di un "Budda di periferia" ( un padre cialtrone che si spaccia per saggio a pagamento), sullo sfondo la Londra dei seventies tra la fine dei movimenti hippy, le comuni, il punk, le droghe nelle periferie e i radical chic, gli artisti intellettuali, il teatro sperimentale nei quartieri alti, l'ansia di liberazione sessuale come comune denominatore.

    Scritto in modo scorrevole ma senza picchi, con diversi personaggi interessanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Funny peculiar and funny ha-ha...

    "Come farà a piacerti Keruac, povera anima innocente? Sai che disse di lui Truman Capote?" "No". "Disse: 'Quello non è scrivere, è battere a macchina.'"
    Mhmm... mi sa che questo libro mi piacerà... E ...continua

    "Come farà a piacerti Keruac, povera anima innocente? Sai che disse di lui Truman Capote?" "No". "Disse: 'Quello non è scrivere, è battere a macchina.'"
    Mhmm... mi sa che questo libro mi piacerà... E infatti... Londra anni '70: la musica di Dylan, dei Jefferson Airplane, Ummagumma dei Pink Floyd; i libri di Keruac, di Capote, le poesie di Sylvia Plath.
    Questo libro è proprio lo specchio perfetto dello spirito, dell'incoscienza e delle illusioni di quella generazione: Generazione X - ma non siamo andati in pareggio.
    Da Holden a Garp passando per Portnoy e Kravitz continuare ad imbattermi in romanzi di formazione mentre sono in pieno processo di de-formazione, non può che risolversi in un nostalgico tuffo del passato of the way we were, nonché un tuffo al cuore... credo di poter suscitare la comprensione o forse la compassione di qualche mio coetaneo.
    A parte tutto ciò, che con la storia di come se la passavano gli immigrati indiani a Londra c'entra poco, ma è stata proprio questa storia a riportarmi là, anche se nella parte centrale perde un po' di smalto, era da tempo che non me la ridacchiavo così con un libro: bella scrittura, linguaggio easy e divertente.

    ha scritto il 

  • 3

    Ambientato in una Londra anni '70, fra periferia e centro, dove la lotta di classe e la voglia di emergere regnano sovrani. Protagonista è Karim, figlio di un indiano e di una donna inglese, che vive ...continua

    Ambientato in una Londra anni '70, fra periferia e centro, dove la lotta di classe e la voglia di emergere regnano sovrani. Protagonista è Karim, figlio di un indiano e di una donna inglese, che vive su di sé la discriminazione e lo squallore della periferia. Si susseguono personaggi/caricature, non sempre credibili ma comunque specchio di un microcosmo, quello degli indiani immigrati, che cerca di far sopravvivere le sue tradizioni senza essere fagocitato da una civiltà che si sente superiore.
    Romanzo di formazione ma non tanto del protagonista, che pare ricercare sempre gli stessi schemi, ma del mondo che gli è intorno, quei personaggi che man mano diventano sempre più consapevoli di sé mentre Karim pare essere sempre lo stesso, nonostante un'apparente maturazione.
    Diversi spunti ne fanno però un libro interessante, dalla vita nelle periferie a desiderio di successo, dal razzismo al vuoto di certe classi colte. Purtroppo sono argomenti mai affrontati fino in fondo, non approfonditi ma solo accennati.
    Si ha la sensazione che l'autore non sappia dove voglia andare, ma lo stile è accattivante ed invoglia alla lettura.
    Forse non è uno dei libri che cambiano la vita, ma è stata una lettura divertente ed appassionante nonostante i suoi difetti. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 2

    Trovo difficoltà a scrivere di questo libro. Non perché abbia remore morali, ma perché si tratta di uno scritto che è tante cose insieme, a volte belle, a volte un po' meno. La volgarità non è di fond ...continua

    Trovo difficoltà a scrivere di questo libro. Non perché abbia remore morali, ma perché si tratta di uno scritto che è tante cose insieme, a volte belle, a volte un po' meno. La volgarità non è di fondo, ma è parte integrante della scrittura; paradossalmente, è proprio questo a rendere credibilità ad una storia zeppa di improbabili esagerazioni. Un tipico romanzo di formazione che racconta una Londra lontana dall'immagine patinata e seducente dei suoi luoghi di culto. Una Londra stratificata, con divisioni sociali nette, dove il multiculturalismo è ancora lontano dal compiersi. Insomma, c'è davvero di tutto in questo libro, e in così pochi caratteri è davvero difficile darne un'idea totale. Può piacere o non piacere: di certo, un amante di Londra dovrebbe leggerlo. L'irriverenza, la scorrettezza e l'originalità contenute in queste quasi 400 pagine non si discutono.

    ha scritto il 

  • 4

    mi è capitato davanti agli...

    ...occhi per caso. Ma ormai da più di vent'anni sostengo che il caso non esiste.
    mi ha fatto molto riflettere, questo romanzo, su molte cose. In particolare su quello che potrei definire "TUTTO CAMBIA ...continua

    ...occhi per caso. Ma ormai da più di vent'anni sostengo che il caso non esiste.
    mi ha fatto molto riflettere, questo romanzo, su molte cose. In particolare su quello che potrei definire "TUTTO CAMBIA, MA NULLA CAMBIA", nel senso che dall'epoca raccontata dal libro ad oggi quante cose sono effettivamente cambiate? forse è cambiata la forma, ma la sostanza?
    buone letture,
    BUONAVITA!

    ha scritto il 

  • 1

    E quindi?

    Ma che emerita schifezza! Il libro più brutto letto quest'anno! Detto in due parole è l'ingresso di Karim nella vita dalla periferia alla città di Londra corredato da varie tematiche sociali che si pe ...continua

    Ma che emerita schifezza! Il libro più brutto letto quest'anno! Detto in due parole è l'ingresso di Karim nella vita dalla periferia alla città di Londra corredato da varie tematiche sociali che si perdono strada facendo..
    L'inizio è partito già nel peggiore dei modi, per quanto mi riguarda: una cosa che non sopporto è trovare i marchi dei prodotti mentre leggo un libro, che siano reali o inventati non importa, e non so quale sia il caso di questi. Se sono fini a se stessi, se non hanno nessuna utilità nella storia mi danno un fastidio enorme. E allora, c'era bisogno di dire che la mamma mangia cioccolato X e non cioccolato e basta? Dopo la marca del cioccolato, dei jeans, del sapone, del maglione ecc ecc a nemmeno 15 pagine di libro ho iniziato a diventare insofferente.
    Cercando di ragionarci su non trovo nessun motivo valido per cui dover consigliare questo libro, non ha proprio niente per cui valga la pena leggerlo. A fine lettura, a parte un gigantesco "E quindi", perchè non ho capito il senso di riempire 400 pagine di questa roba, il primo pensiero è stato "ma che schifezza". Quanto è vero che i quarti di copertina dicono solo baggianate: non mi ha divertita, non mi ha commossa, non mi ha lasciato niente. Vorrei tanto avere un Tardis per andare nella Londra degli anni 70 e vedere quanta percentuale della popolazione giovanile corrisponde a quella descritta qui, in questo "romanzo di formazione della nuova generazione".
    Il posto giusto per questo libro è sul bancone di uno dei peggiori bar de Caracas.

    Ah, e poi perchè mai chiamarlo Il Budda delle periferie? Questo fantomatico Budda altri non è che il padre di Karim, richiesto per i suoi "corsi" di meditazione. Se ne parla all'inizio ma dopo la cosa diventa piuttosto marginale..perchè mai dare il titolo al libro

    ha scritto il 

  • 4

    Funny peculiar and funny ha-ha.

    "Come farà a piacerti Keruac, povera anima innocente? Sai che disse di lui Truman Capote?"
    "No".
    "Disse: 'Quello non è scrivere, è battere a macchina.'"

    Mhmm... mi sa che questo libro mi piacerà...
    E ...continua

    "Come farà a piacerti Keruac, povera anima innocente? Sai che disse di lui Truman Capote?"
    "No".
    "Disse: 'Quello non è scrivere, è battere a macchina.'"

    Mhmm... mi sa che questo libro mi piacerà...
    E infatti...

    Londra anni '70.
    La musica di Dylan, dei Jefferson Airplane, Ummagumma dei Pink Floyd.
    I libri di Keruac, di Capote, le poesie di Sylvia Plath.
    Negli anni '70 avevo dai 6 ai 16 anni e in quel periodo quelli più grandi partivano dal paesello per andare a Londra.
    Di mestiere facevano quello di ricevere sussidi dalla social security e la vita in comune negli squat:"misticismo, alcol, promesse sessuali, persone intelligenti e droghe", sintetizza bene, qui, Hanif Kureishi...
    Dall'Hippy ya ye al Punk.
    Poi, ogni tanto, tornavano giù con i cilum, i capelli rosa sopra l'aria sfatta mandando in tilt mamme, nonne e vecchi del paese, ma portando a noi più piccoli le storie di Londra, quei dischi e quei libri laddove Carlo Sgorlon era il massimo dell'avanguardia.
    Così siamo cresciuti, in quell'isola beat di riflesso, appollaiata fra le terre alte all'ombra dei Monti pallidi, con tutte le conseguenze, spesso inconcludenti, del caso: vite dissolte in una pozza di irresolutezza, direbbe Banville.
    Questo libro è proprio lo specchio perfetto dello spirito, dell'incoscienza e delle illusioni di quella generazione: Generazione X - ma non siamo andati in pareggio.
    Da Holden a Garp passando per Portnoy e Kravitz continuare ad imbattermi in romanzi di formazione mentre sono in pieno processo di de-formazione, non può che risolversi in un nostalgico tuffo del passato of the way we were, nonché un tuffo al cuore... credo di poter suscitare la comprensione o forse la compassione di qualche mio coetaneo.
    A Londra ci sono stata tre volte, ma ci sono arrivata tardi, quella Londra lì non esisteva più, ma era magnifica lo stesso.
    A parte tutto ciò, che con la storia di come se la passavano gli immigrati indiani a Londra c'entra poco ma è stata proprio questa storia a riportarmi là, anche se nella parte centrale perde un po' di smalto, era da tempo che non me la ridacchiavo così con un libro: bella scrittura, linguaggio easy e divertente.

    Frasetta significativa su cui c'è (ben poco) da meditare:
    "In fondo le donne sono diverse da noi. Non hanno bisogno di farlo in continuazione. A loro interessa solo se il tizio gli piace. Per noi invece la persona non ha importanza"... Possibile?... No, ci dev'essere per forza un errore di traduzione...

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente, strappa qualche risata (..ina) ma sia come trama sia come tecnica di scrittura è stato una delusione. Tratta il tema della formazione e delle peripezie sentimentali di un adolescente metà ...continua

    Deludente, strappa qualche risata (..ina) ma sia come trama sia come tecnica di scrittura è stato una delusione. Tratta il tema della formazione e delle peripezie sentimentali di un adolescente metà inglese e metà indiano nella periferia londinese degli anni settanta. Qualche volta banale. Non ve lo consiglio

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo di formazione ambientato nell'oscurità del periodo post Swinging London. La città è densa di razze, culture, ambizioni, ma l'integrazione è ben lontana. Karim ha tanto sangue indiano quanto in ...continua

    Romanzo di formazione ambientato nell'oscurità del periodo post Swinging London. La città è densa di razze, culture, ambizioni, ma l'integrazione è ben lontana. Karim ha tanto sangue indiano quanto inglese e prova di tutto nel tentativo di trovare la sua strada: l'esito è spesso buffo, altre amaro come l'incomprensione. Merita.

    ha scritto il 

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