Il Cigno nero

Come l'improbabile governa la nostra vita

Di

Editore: Mondolibri

4.0
(1379)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Portoghese , Tedesco , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elisabetta Nifosi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Affari & Economia , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ganzo, siamo in Estremistan!

    Finalmente un saggio vero. Spocchioso e divertente, inquietante e illuminante, razionale e filosofico, aneddotico e generale, fatalista e previdente....

    No, non è un estratto dal dizionario dei contra ...continua

    Finalmente un saggio vero. Spocchioso e divertente, inquietante e illuminante, razionale e filosofico, aneddotico e generale, fatalista e previdente....

    No, non è un estratto dal dizionario dei contrari, ma sono le emozioni contrastanti che ti porti dietro per tutta la lettura. In effetti per un ingegnere razionale e 'gaussiano' come me, fiducioso nella capacità della scienza di dare tutte (oggi o domani) le risposte necessarie, e utili magari ad estrarne previsioni per il futuro, il buon Taleb è una bella botta. Che però ti porta pian piano a capire ciò che la realtà a volte ti lascia appena intuire, ciò che 'sentivi' senza poter razionalizzare. E cioè che esistono due modalità con cui le cose accadono, e sono quelle del Mediocristan e dell'Estremistan.

    La 'rivelazione' quasi biblica di Taleb, supportata da esperienza, dati e dai riferimenti più disparati (statistici, storici, economici, biologici, filosofici... e così via), è che il mondo del Mediocristan non spiega, come tendiamo a voler credere per tranquillizzarci, quasi tutto di ciò che è significativo. Succede piuttosto il contrario: le cose importanti, quelle storiche e significative, i momenti di rottura, appartengono (e lo fanno sempre di più) alla seconda porzione del nostro mondo, quella scientificamente più negletta e ingestibile, quella detta 'scalabile' e fuori dalle righe, l'Estremistan.

    Lì vivono i Cigni Neri, quelli che non ti aspetti. E non ci possiamo fare quasi nulla: non possiamo prevedere o intuire e dormire sonni tranquilli, non possiamo essere pronti all'imprevedibile. Ma è davvero così? Forse no, possiamo prepararci anche solo un poco, accettando questa dimensione inconoscibile del nostro futuro. Un futuro più incerto di quello che vorremmo, ma a volte anche più interessante. E che è sempre più il nostro futuro prossimo e remoto, e la dimensione del mondo con cui ci interfacciamo.

    E alla fine della lettura, tornando al nostro dizionario dei contrari, se ne esce molto più insicuri e, perciò, sotto sotto sorridenti. Cosa chiedere di più da un bel libro? :)

    ha scritto il 

  • 4

    La curva a campana? Ma quando mai!

    Si tratta di un saggio di statistica, per certi versi di matematica applicata (anche se non vi compaiono equazioni e formule varie).
    Bestseller internazionale, mi sono avvicinato a esso con un po’ di ...continua

    Si tratta di un saggio di statistica, per certi versi di matematica applicata (anche se non vi compaiono equazioni e formule varie).
    Bestseller internazionale, mi sono avvicinato a esso con un po’ di scetticismo, avendo letto in quarta di copertina: “Si poteva pronosticare il successo di Google? E il crollo di Wall Street? E l’ascesa di Hitler? E l’11 settembre? …E allora perché ci ostiniamo a pianificare il futuro in base alla nostra conoscenza quando le nostre vite vengono sempre modificate dall’ignoto?” Detto così. Mi sembrava il regno di Monsieur Lapalisse. Il regno della banalità. Se non posso prevedere il futuro (la cosa più ovvia che abbia mai sentito), allora che faccio? Mi gratto? Mi converto al buddismo? Mi trasformo in fachiro?
    In realtà, il libro di Taleb è uno splendido esercizio di analisi statistica e valutazioni di tipo filosofico, condotto su una traccia divulgativa, ricca di spunti ed esempi e del tutto godibile. Si muove tra varie discipline, economia, psicologia, neuroscienze, con chiarezza e competenza.
    L’autore è anche un eccellente scrittore, e sa brillantemente utilizzare lo storytelling.
    Significativa, per chi se ne intende, la polemica sulla curva gaussiana (detta anche familiarmente “a campana”), improvvidamente considerata una sorta di “totem” dagli scienziati sociali per spiegare i fenomeni socioeconomici.
    E condivisibile il giusto rimprovero agli economisti, spesso auto-recintatisi in un solipsismo econometrico che li tiene lontani dalle culture umanistiche e scientifiche. Uno studioso – se è veramente tale - dovrebbe essere sempre ghiotto di sapere e avere piacere nel lasciarsi contaminare da altre scienze e conoscenze.
    Il messaggio finale su cui riflettere è: usare prudenza, e un pizzico di “nonchalance”….Take it easy, direbbero gli inglesi (che adesso si sono invece infognati in un difficile e complicato divorzio dalla UE, contraddicendosi un bel po’)…

    ha scritto il 

  • 4

    Il punto di vista sull'imprevedibilità degli eventi è interessante. Le parti relative alla statistica (gaussiana, frattali...), a mio avviso, rallentano la lettura: troppo tecniche. Molto più scorrevo ...continua

    Il punto di vista sull'imprevedibilità degli eventi è interessante. Le parti relative alla statistica (gaussiana, frattali...), a mio avviso, rallentano la lettura: troppo tecniche. Molto più scorrevoli e piacevoli gli aneddoti e le esperienze personali.

    ha scritto il 

  • 3

    Idee originali, intriganti e dense di conseguenze importanti. Nella prima metà sono raccontate con molto humour (a volte persino eccessivo) ma è semplice comprenderle anche per chi non sia esperto di ...continua

    Idee originali, intriganti e dense di conseguenze importanti. Nella prima metà sono raccontate con molto humour (a volte persino eccessivo) ma è semplice comprenderle anche per chi non sia esperto di scienze cognitive o di statistica. Questa prima parte stimola molte riflessioni sul nostro modo di pensare, sui temi della pianificazione e gestione nelle aziende, sulla politica. E per me il libro poteva fermarsi a questo livello. L’approfondimento frattali vs curva gaussiana appare eccessivamente ridondante, e francamente superfluo. Allo stesso modo appare eccessiva la critica sarcastica a un certo mondo accademico e finanziario che persevera nell’applicazione di modelli di previsione fallaci. Un libro interessante che potrebbe esserlo maggiormente se fosse più focalizzato sul tema principale.

    ha scritto il 

  • 2

    Il fattore nazionalità aiuta a creare una bella storia e soddisfa il desiderio di attribuire cause. Sembra che sia la discarica in cui vanno a finire tutte le spiegazioni finché non se ne trova una pi ...continua

    Il fattore nazionalità aiuta a creare una bella storia e soddisfa il desiderio di attribuire cause. Sembra che sia la discarica in cui vanno a finire tutte le spiegazioni finché non se ne trova una più ovvia (per esempio qualche argomento evoluzionistico «sensato»). In realtà la gente tende a ingannarsi narrando a se stessa la storia dell’«identità nazionale», anche se un articolo scritto da sessantacinque autori e pubblicato in Science dimostra che si tratta di una totale invenzione (le «caratteristiche nazionali» possono andare benone per i film, possono aiutare molto in guerra, ma sono nozioni platoniche che non hanno alcuna validità empirica; eppure, per esempio, sia gli inglesi che i non inglesi credono erroneamente in un’«indole nazionale» inglese). Da un punto di vista empirico, il sesso, la classe sociale e la professione sono strumenti per la previsione del comportamento migliori rispetto alla nazionalità (un uomo svedese somiglia più a un uomo togolese che a una donna svedese, un filosofo peruviano somiglia più a un filosofo scozzese che a un bidello peruviano, e così via).

    ha scritto il 

  • 4

    Ammetto che non sono abituato a libri di filosofia e quindi ho fatto fatica a seguire certi passaggi. Comunque nel complesso mi ha colpito e fatto pensare, soprattutto nei passaggi che riguardano le n ...continua

    Ammetto che non sono abituato a libri di filosofia e quindi ho fatto fatica a seguire certi passaggi. Comunque nel complesso mi ha colpito e fatto pensare, soprattutto nei passaggi che riguardano le notizie che riceviamo.
    Direi illuminante sul rapporto che si può avere con il mondo delle notizie

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro secondo me colpisce alcuni bersagli nel tentativo di gettare una luce diversa sul perché facciamo spesso errori grossolani nello stimare la probabilità che un evento accada. Però è costru ...continua

    Questo libro secondo me colpisce alcuni bersagli nel tentativo di gettare una luce diversa sul perché facciamo spesso errori grossolani nello stimare la probabilità che un evento accada. Però è costruito male. Troppe ripetizioni, troppe chiacchiere a vuoto, troppa aneddotica (di norma saccente), troppe petizioni di principio (spesso non abbastanza supportate da fatti), troppi tentativi di risultare simpatico (peraltro di scarsissimo risultato) e a fronte di questo poca sostanza. Speravo molto nei tre capitoli finali, quelli che "se non siete degli esperti potete tranquillamente evitare di leggerli" (non detto: "perché tanto non li capirete"). Ero pronto a rompermi la testa per trovare finalmente "la sostanza". Ma purtroppo nel libro non c'è. Non sono un esperto, ma i due grafichini che fa vedere sono banalità. Leggendo ho capito che nella sua testa della "sostanza" c'è (da valutare poi quanta di questa è da ritenere "buona"), avevo però comprato il libro perché la dicesse anche a me!

    ha scritto il 

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