Il Codice da Vinci

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.7
(40398)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 523 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Catalano , Tedesco , Portoghese , Svedese , Norvegese , Galego , Olandese , Ceco , Greco , Polacco , Slovacco , Ungherese , Russo , Finlandese , Sloveno , Croato , Coreano , Turco , Rumeno

Isbn-10: 8804523417 | Isbn-13: 9788804523413 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Riccardo Valla

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
È una tranquilla notte parigina e nulla traspare dalla classica, impenetrabile facciata del museo del Louvre, appoggiato sulla riva della grande Senna. Un dramma si sta consumando al suo interno, nella Grande Galleria: il vecchio curatore Saunière, ferito a morte, si aggrappa con un ultimo gesto disperato a un dipinto del Caravaggio, fa scattare l'allarme e le grate di ferro all'entrata della sala immediatamente scendono, chiudendo fuori il suo inseguitore. L'assassino, rabbioso, non ha ottenuto quello che voleva. A Saunière restano pochi minuti di vita. Si toglie i vestiti e, disteso sul pavimento, si dispone come l'uomo di Vitruvio, il celeberrimo disegno di Leonardo da Vinci.
La scena che si presenta agli occhi dei primi soccorritori è agghiacciante: il vecchio disteso sul marmo è riuscito, prima di morire, a scrivere alcuni numeri, poche parole e soltanto un nome: Robert Langdon. Ed è proprio lui, lo studioso di simbologia, scortato dalla polizia sul luogo dell'omicidio, a capire immediatamente che l'anziano storico dell'arte ha lasciato un messaggio oscuro e pericoloso. Di fronte a Langdon si presenta la partita più difficile della sua carriera: giocare a distanza di secoli, e a rischio della propria vita, contro il genio stesso di Leonardo da Vinci. La scoperta è sconvolgente: il grande pittore rinascimentale proteggeva un distruttivo codice segreto. Con gli enigmi nascosti nei suoi dipinti, con i suoi ingegnosi marchingegni e con la spaventosa forza di una setta segreta che da secoli ha sempre tentato di trasformare la storia dell'umanità.
Laggiù, come un miraggio irraggiungibile, La Gioconda e L'ultima cena attendono il nostro geniale e improvvisato detective. Chi era realmente Leonardo da Vinci? Cosa hanno nascosto per secoli i Templari? Quale chiave da accesso al segreto del Santo Graal? L'America intera si è appassionata a questi interrogativi e ha decretato Dan Brown scrittore dell'anno (al primo posto in classifica da sette mesi). Il suo romanzo, tradotto in tutti i paesi del mondo, ha spiegato a milioni di lettori perché, in definitiva, Monna Lisa, nel celebre ritratto della Gioconda, sorride. Perché?
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  • 4

    Dopo "Angeli e demoni" ho finalmente letto il libro più famoso di Brown, che si conferma un grande narratore. In questa seconda storia con protagonista Robert Langdon ci ha risparmiato anche qualche a ...continua

    Dopo "Angeli e demoni" ho finalmente letto il libro più famoso di Brown, che si conferma un grande narratore. In questa seconda storia con protagonista Robert Langdon ci ha risparmiato anche qualche americanata di troppo presente nel primo libro. Un ottimo thriller che consiglio di leggere prendendolo per quello che è, ovvero un romanzo, un'opera di fantasia. Lettura sicuramente leggera ma che lascia spazio anche a qualche piccola riflessione.

    ha scritto il 

  • 0

    Quasi divertente come i Monty Python, non c'è che dire

    Ecco, sono una persona che ride assai di rado, e poco mi deliziano i comici di casa nostra (con le dovute eccezioni, sia chiaro!) e ancor meno i loro colleghi americani.
    La comicità a Stelle e Strisce ...continua

    Ecco, sono una persona che ride assai di rado, e poco mi deliziano i comici di casa nostra (con le dovute eccezioni, sia chiaro!) e ancor meno i loro colleghi americani.
    La comicità a Stelle e Strisce non mi ha mai detto niente, escluso il buon vecchio Groucho Marx; non sopporto le loro trivialità, le risate sguaiate fuoriuscenti da quelle bocche larghe, che fanno tremare le loro grassissime gote.
    Sono invece un grande appassionato di comicità inglese.
    Nulla mi diverte come l'immenso Benny Hill, mi cappotto dal ridere quando c'è Mr Bean e, soprattutto, amo la vena geniale dei Monty Python.
    E se c'è una cosa che ha rischiato di mandarmi letteralmente in rianimazione (possono testimoniarvelo la mia signora e il mio caro amico Frescobaldo Chiaramonti) è stata senza dubbio il film "Monty Python e il Sacro Graal", che posseggo in tutti i formati: VHS, DVD, Blu-ray, pellicola, 16mm, Betamax, audiocassetta per non vedenti, varie ed eventuali. Ho anche da qualche parte un autografo fattomi da John Cleese in occasione della sua ospitata al Festival Internazione del Cinema di Pratovecchio: una serata indimenticabile.

    Come si suol dire, cari lettori, c'è sempre una eccezione che conferma la regola: a questo giro, infatti, mi sono innamorato alla follia di un umorista statunitense.
    Il suo nome è Dan Brown; e il suo romanzo, "Il codice Da Vinci", lo trovai per puro caso qualche anno fa all'autogrill di Cantagallo, messo lì tra i thriller più venduti. A quanto pare, l'addetto ai biscotti e a tutte le altre leccornie doveva aver sostituito l'addetto al reparto libri; cose che succedono, non gliene feci una colpa e non lo biasimo manco oggi.
    Io lo feci mio solo perché mi ritrovai a leggerne il primo capitolo, stuzzicato da titolo e copertina, tanto per vedere di che si trattasse; e fu così che, dopo poche pagine, mi ritrovai convulsionante come un tarantolato, paonazzo in viso, a tentare in vano di trattenere le fameliche risa che mi nascevano in corpo e in cuore.
    La mia signora, uscita dal bagno, vedendomi in quello stato, fece al principio finta di non conoscermi; poi, mi tolse di mano il volume col suo aristocratico distacco, presentandolo alla cassa assieme a un caffè e a un pacchetto di gomme da masticare. Io continuai a ridacchiare tra me e me, tanto da dimenticare di acquistare il mio pacchetto giornaliero di Nazionali.

    Tornato a casa, finalmente solo con le comiche pagine del Codice, continuai la mia ridanciana lettura, che ad oggi considero l'unica esperienza paragonabile alla visione della pellicola di Gilliam, Chapman, Cleese, Idle e Palin.
    Quello di Brown è un complottare divertente, scoppiettante, oserei dire funambolico; riesce a fare col thriller ciò che Douglas Adams è riuscito a fare con la fantascienza, cosa per nulla facile.
    Utilizza l'espediente del mistero, dell'intrigo, per colorare una narrazione che nasconde ad ogni pagina parodie esilaranti, che neanche l'Eco del Pendolo (infatti, sopravvalutato) ha saputo trasporre in un romanzo.
    L'americano sbeffeggia il Clero e il buon Dio ma anche coloro che del Clero e del buon Dio si fanno facili beffe. In poche parole, un incredibile visionario. Un genietto.

    Dopo una simile meraviglia, ho deciso di non leggere altro di colui che, grazie a questo libro, ritengo uno dei più significativi autori comico-satirici viventi.
    La paura di una delusione sarebbe fin troppa, e voglio che le mie risate restino un dolce ricordo di quei giorni vissuti così intensamente.

    Grazie, Dan Brown.

    ha scritto il 

  • 0

    Un neologismo semantico?Un invenzione?o una via tra esse? Il libero arbitrio di ognuno può ritrovarsi in questa narrazione lineare semplice di un mistery e una similutudine di un saggio d'arte. ...continua

    Un neologismo semantico?Un invenzione?o una via tra esse? Il libero arbitrio di ognuno può ritrovarsi in questa narrazione lineare semplice di un mistery e una similutudine di un saggio d'arte.

    ha scritto il 

  • 3

    Secondo me inferiore ad "Angeli e Demoni", che mi aveva preso di più, l'ho trovato noioso e un po' scontato in certe parti (lasciando perdere le "imprecisioni" - eufemismo - storiche di Dan Brown: c'è ...continua

    Secondo me inferiore ad "Angeli e Demoni", che mi aveva preso di più, l'ho trovato noioso e un po' scontato in certe parti (lasciando perdere le "imprecisioni" - eufemismo - storiche di Dan Brown: c'è davvero gente convinta che i suoi libri siano storicamente attendibili?). Ma sicuramente meglio del film, IMHO...

    ha scritto il 

  • 3

    Libro ben scritto in quanto fa riferimenti storici che lo rendono più o meno credibile e perché ha una certa tensione narrativa che incuriosisce il lettore e rende interessante la lettura. Non ho appr ...continua

    Libro ben scritto in quanto fa riferimenti storici che lo rendono più o meno credibile e perché ha una certa tensione narrativa che incuriosisce il lettore e rende interessante la lettura. Non ho apprezzato particolarmente il finale

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo scritto in modo semplice, comprensibile e curato; il fatto che sia un bestseller non deve sminuirlo. Di particolare ha che, in pratica, è costruito attorno ad una tesi di ricerca artistica: ...continua

    Un romanzo scritto in modo semplice, comprensibile e curato; il fatto che sia un bestseller non deve sminuirlo. Di particolare ha che, in pratica, è costruito attorno ad una tesi di ricerca artistica: tolta la storia con i suoi risvolti avventurosi e i suoi colpi di scena, sarebbe un saggio di storia dell'arte. Devo ammettere che tiene col fiato sospeso dalle prime alle ultime pagine.

    ha scritto il 

  • 4

    Tanti approfondimenti interessanti

    Un libro avvincente, ricco di colpi di scena. Brown è davvero bravo a creare un giallo su storie già raccontate, unendo mito, religioni, storia e leggenda, scienza e fede. Sa tantissime cose e mi ha s ...continua

    Un libro avvincente, ricco di colpi di scena. Brown è davvero bravo a creare un giallo su storie già raccontate, unendo mito, religioni, storia e leggenda, scienza e fede. Sa tantissime cose e mi ha spinto ad approfondire vari argomenti, molti dei quali incredibilmente interessanti, come la storia del femminino sacro o della lettera greca phi. E' chiaro che per rendere il romanzo credibile, l'autore debba affermare che cose che non hanno alcun fondamento storico, siano verità assodate. Ma questa cosa non toglie nulla alla qualità del racconto. Ognuno è libero di credere quello che vuole, ma credo che chiunque abbia uno spirito critico minimamente sviluppato non si troverà mai a mettere in dubbio la credibilità della chiesa o della religione cristiana per queste pagine.. di motivi potrebbero essercene tanti.... sicuramente non un romanzo di fantasia.
    Il finale poi è tra le piacevoli sorprese, inaspettato, assolutamente non scontato, lascia aperte un milione di possibilità!

    ha scritto il 

  • 3

    Letto appena uscito in Italia, quando ancora era lungi dal diventare uno dei libri più venduti nel mondo, ero rimasto entusiasta della genialata di Brown: affrontare un tema scottante come la vita di ...continua

    Letto appena uscito in Italia, quando ancora era lungi dal diventare uno dei libri più venduti nel mondo, ero rimasto entusiasta della genialata di Brown: affrontare un tema scottante come la vita di un Cristo “uomo”, sposo e futuro padre e Maria Maddalena come reggente della cristianità utilizzando l’espediente del giallo. A distanza di 13 anni la penso allo stesso modo, ma soffermandomi sullo stile... è un pochino grezzo.

    ha scritto il 

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