Il Consiglio d'Egitto

Di

Editore: Adelphi

4.0
(687)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 170 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8845906965 | Isbn-13: 9788845906961 | Data di pubblicazione:  | Edizione 11

Disponibile anche come: eBook , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Abdallah Mohamed ben Olman, ambasciatore del Marocco, si trova a Palermo nel dicembre 1782, per via di una tempesta che ha fatto naufragare la sua nave sulle coste siciliane. È questo il caso che fa nascere, nella mente dell’abate Vella, maltese, e incaricato di mostrare all’ambasciatore le bellezze di Palermo, un disegno audacissimo: far passare il manoscritto arabo di una qualsiasi vita del profeta, conservato nell’isola, per uno sconvolgente testo politico, Il Consiglio d’Egitto, che permetterebbe l’abolizione di tutti i privilegi feudali e potrebbe perciò valere da scintilla per un complotto rivoluzionario. Così «dall’ansia di perdere certe gioie appena gustate, dall’innata avarizia, dall’oscuro disprezzo per i propri simili, prontamente cogliendo l’occasione che la sorte gli offriva, con grave ma lucido azzardo, Giuseppe Vella si fece protagonista della grande impostura». Pubblicato per la prima volta nel 1963, Il Consiglio d’Egitto è in certo modo l’archetipo, e il più celebrato, fra i romanzi-apologhi di Sciascia, dove lo sfondo storico della vicenda si anima fino a diventare una scena allegorica, che in questo caso accenna alla storia tutta della Sicilia.
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  • 4

    Un grande Sciascia ci racconta una grande impostura.
    L’”arabica impostura”, realmente accaduta, è quella architettata alla fine del Settecento a Palermo da Giuseppe Vella. Miserevole cappellano dell’O ...continua

    Un grande Sciascia ci racconta una grande impostura.
    L’”arabica impostura”, realmente accaduta, è quella architettata alla fine del Settecento a Palermo da Giuseppe Vella. Miserevole cappellano dell’Ordine di Malta che si arrangia facendo il numerista del lotto, essendo più o meno l’unico in città a conoscere un po’ di arabo viene improvvisamente chiamato a fare da interprete per un dignitario del Marocco riparato in Sicilia dopo un naufragio. Il cappellano non si lascia sfuggire l’occasione, e prima fa passare un libro arabo sulla vita di Maometto per una preziosa storia della Sicilia che lui si offre da tradurre, poi se ne inventa un altro sulla conquista normanna dell’isola in cui si farebbe luce sulla fondatezza dei privilegi dei baroni.
    Ma l’impostura non è solo un misfatto dell’avido cappellano, coinvolge tutta la società siciliana. Già, perché all’opera partecipa l’intero mondo palermitano, da monsignor Airoldi che ambisce a passare alla storia come mecenate di grandi studi storici ai baroni che sostengono e si ingraziano il falsario per esser sicuri che la storia che sta traducendo rinsaldi i loro privilegi. Insomma, quello del Vella «non è un volgarissimo crimine, è uno di quei fatti che servono a definire una società».
    Alla fine la vicenda del Vella si incrocia con quella dell’avvocato giacobino Di Biasi. Personaggi agli antipodi: il Di Biasi cospiratore di una rivoluzione che in nome della Ragione sovverta il feudalesimo baronale; il Vella, diventato ormai abate, colpevole soltanto della «parodia di un crimine, un crimine che la Sicilia consuma da secoli». Non a caso il giacobino verrà decapitato dopo orrende torture, mentre il Vella per essere incarcerato dovrà autoaccusarsi, e dopo trattative e offerte di fuga finirà per scontare quindici anni più per la sua volontà di «vedere dove si va a finire» che non per la punizione della sua mistificazione.

    «”In effetti” disse l’avvocato Di Biasi “ogni società genera il tipo d’impostura che, per così dire, le si addice”».

    ha scritto il 

  • 5

    Tirar giù dalla libreria gli i grandi autori siciliani del '900 e leggerli è sempre una delizia, Sciascia, Bufalino, Pirandello, Quasimodo, Consolo, dove sono i vostri eredi? Non possiamo certo accont ...continua

    Tirar giù dalla libreria gli i grandi autori siciliani del '900 e leggerli è sempre una delizia, Sciascia, Bufalino, Pirandello, Quasimodo, Consolo, dove sono i vostri eredi? Non possiamo certo accontentarci di un pur piacevole Camilleri, sarebbe un po' come paragonare i Lunapop ai Pink Floyd.
    Il Consiglio d'Egitto è innanzitutto "L"etteratura, poi è anche storia, romanzo e rielaborazione di usi e costumi del popolo siciliano, i cui tratti distintivi si sono, nel bene e nel male, conservati negli ultimi due secoli e forse più.
    Giuseppe Vella e l'avvocato Di Blasi, protagonisti eccezionali di questa narrazione, esulano peraltro dalla loro collocazione "geo-storica" ed impregnano con la loro complessità contraddittoria, il romanzo di un'umanità vera, che rende quest'ultimo uno degli esemplari più riusciti delle creazioni sciasciane.

    ha scritto il 

  • 4

    Documento e invenzione, rappresentazione della realtà e falsificazione storiografica

    Nelle fasi di grandi trasformazioni storico-sociali c’è chi abbraccia con convinzione e disinteressata generosità le nuove idee e chi invece pensa di poterle utilizzare ai propri fini e per il proprio ...continua

    Nelle fasi di grandi trasformazioni storico-sociali c’è chi abbraccia con convinzione e disinteressata generosità le nuove idee e chi invece pensa di poterle utilizzare ai propri fini e per il proprio esclusivo tornaconto. Su questo doppio binario Sciascia costruisce un romanzo storico breve e godibilissimo intrecciando abilmente i due piani. L’ambiente è quello della Sicilia sul finire del ‘700 dove spira il vento della Rivoluzione Francese e arriva l’eco degli scritti del Beccaria. In questo contesto, uno sparuto gruppo di nobili ‘controcorrente’ organizza una congiura di ispirazione giacobina e parallelamente un abate di pochi scrupoli ordisce un imbroglio storico-letterario per minare, con presunto supporto ‘documentario’, i diritti della nobiltà più retriva e acquisire meriti presso quanti coltivano, nell'ambito della Corte, simpatie illuministe. Entrambe le operazioni finiscono male e il peggio tocca al promotore della congiura.
    Al di là dell’intreccio e dell’ambientazione storica, peraltro molto efficace, è di grande pregnanza, dal mio punto di vista, il problema di fondo toccato da Sciascia che è quello della verità/falsità del racconto storico. Si tratta di un tema dibattuto da sempre: basti pensare a Erodoto che se per molti, Cicerone in primis, è ‘il padre della storia’ per altri è invece ’il padre della menzogna’. Quello che è davvero notevole è che questo romanzo, pubblicato nel 1963, preceda di dieci anni la fondamentale riflessione di Hayden White sul rapporto tra dato storico e strutture narrative (Metahistory, 1973). I grandi scrittori, e Sciascia è tra questi, hanno questa capacità: sanno percepire, interpretare e talvolta addirittura anticipare il ‘Zeitgeist’ o almeno alcuni dei suoi aspetti salienti.

    ha scritto il 

  • 0

    È la storia di un’impostura e di una rivoluzione mancata.
    Protagonista della prima Don Giuseppe Vella che per amor di notorietà e per spregio dell’ignoranza delle classi dirigenti e dei ceti baronali ...continua

    È la storia di un’impostura e di una rivoluzione mancata.
    Protagonista della prima Don Giuseppe Vella che per amor di notorietà e per spregio dell’ignoranza delle classi dirigenti e dei ceti baronali siciliano pensa di ingannare tutti prima con una falsa traduzione di un manoscritto arabo e poi con l’invenzione di sanapianta di un altro. Lo scopo era dare una spinta al marcio feudalesimo siciliano tentando di negare con documenti “storici” risalenti alla dominazione araba le pretese sui feudi di una nobiltà ignorante, gretta e fedele alla corona solo perché titolari di diritti preesistenti alla stessa.
    Protagonista della seconda l’avvocato Paolo di Blasi, illuminista, che vuole di più e non è disponibile al passaggio da feudalesimo a monarchia assoluta ma vuole la ragione al potere, la fine dei privilegi, la rivoluzione liberale, la repubblica.
    Entrambi, pur appartenenti ad alta borghesia e clero vengono arrestati e puniti con la morte insieme ad altri intesi come complici di un complotto anticlericale ed antinobiliare.
    Mentre Di Blasi è sottoposto a tortura in flagranza di prove, don Vella le cui idee sono molto più moderati “sentiva improvvisamente l’infamia di vivere dentro un mondo in cui la tortura e la forca appartenevano alla legge, alla giustizia: lo sentiva come un malessere fisico”.
    È un allegoria senza tempo dell’eterna lotta tra privilegi di casta, menzogne del potere e disuguaglianze popolari e ricerca di un mondo migliore. Sciascia racconta del 18° secolo ma parla ai presenti con voce forte. Menzogna e verità, diritto e sopraffazione sono ancora argomenti in conflitto tra loro.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei migliori Sciascia

    Ad oggi ancora non mi è riuscito di trovare un libro brutto di Sciascia (e pure ne sto leggendo!). Questo non è da meno. Anzi, direi che Il consiglio d'Egitto mi pare tra i più riusciti dello scrittor ...continua

    Ad oggi ancora non mi è riuscito di trovare un libro brutto di Sciascia (e pure ne sto leggendo!). Questo non è da meno. Anzi, direi che Il consiglio d'Egitto mi pare tra i più riusciti dello scrittore siciliano, uno di quelli in cui la parabola morale e politica è meglio sublimata dalla storia con la s minuscola (come al solito potente, rapida, e ben armata di satira) e da quella Storia con la S maiuscola.
    Nella parte finale per un attimo ho pensato che il racconto avesse preso una strana sbandata con l'improvvisa comparsa di una (tentata) rivoluzione... ma poi in realtà tutto tiene e, anzi, proprio qui viene a svelarsi la grandezza di questo libro - cioè nel parallelo filosofico e politico tra la falsificazione del Consiglio e la tentata insurrezione repubblicana: entrambi frutti di menti che non riescono a vivere nella piccineria di un ambiente decadente, immorale, e vacuo.

    ha scritto il 

  • 5

    Oggetti inanimati che prendono vita, concetti astratti che si fanno materia.
    La scrittura di Sciascia rende tutto irresistibilmente vivo, anche quando l'argomento è la morte, tutto vero, anche quando ...continua

    Oggetti inanimati che prendono vita, concetti astratti che si fanno materia.
    La scrittura di Sciascia rende tutto irresistibilmente vivo, anche quando l'argomento è la morte, tutto vero, anche quando l'argomento è la menzogna.

    ha scritto il 

  • 5

    Il consiglio...

    Ancora una grande prova di Leonardo Sciascia che raccontandoci una storia realmente accaduta, basata sulla falsificazione di notizie storiche della Sicilia, non perde occasione per divagare sulla real ...continua

    Ancora una grande prova di Leonardo Sciascia che raccontandoci una storia realmente accaduta, basata sulla falsificazione di notizie storiche della Sicilia, non perde occasione per divagare sulla reale consistenza degli uomini, mettendone in risalto i soliti vizi endemici, con tratti ironici e dissacranti, e concedendosi una specifica caratterizzazione per gli abitanti della Sicilia dove i fatti si sono svolti.
    Il risultato è un mirabile affresco temporale di storia siciliana, reso insieme a tutte le sue componenti di varia umanità ben raccontata e descritta da Sciascia.
    Non posso fare a meno di ricordare, anche perché mi hanno molto colpito, le pagine strazianti verso la fine del libro, dove vengono descritte le torture inflitte al presunto capo della congiura che doveva rovesciare il governo della Sicilia e, insieme a quello, le considerazioni che la vittima fa mentre le subisce, pagine che fanno veramente pensare alle parole che Sciascia dice in un altro suo libro:
    "Ma " la tortura non è un mezzo per iscoprire la verità, ma è un invito ad accusarsi reo ugualmente il reo che l'innocente; onde è un mezzo per confondere la verità non mai per iscoprirla" : e questo i giudici lo sapevano anche allora, si sapeva anche da prima che Pietro Verri scrivesse le sue Osservazioni sulla tortura, si è saputo da sempre. Nella mente e nel cuore, in ogni tempo e in ogni luogo, ogni uomo che avesse mente e cuore l'ha saputo: e non pochi tentarono di comunicarlo, di avvertirne coloro che scarsamente e poco cuore avevano."
    In quelle considerazioni c’è l’augurio che possa venire un tempo in cui non ci saranno più uomini che tortureranno altri uomini in nome di chissà quali leggi o di quali diritti. Purtroppo però, guardando come vanno le cose ancora nel mondo, questo al momento è destinato a rimanere solo un augurio…

    ha scritto il 

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