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Il Consiglio d'Egitto

Di

Editore: Adelphi

4.1
(630)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 170 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8845906965 | Isbn-13: 9788845906961 | Data di pubblicazione:  | Edizione 11

Disponibile anche come: eBook , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Abdallah Mohamed ben Olman, ambasciatore del Marocco, si trova a Palermo nel dicembre 1782, per via di una tempesta che ha fatto naufragare la sua nave sulle coste siciliane. È questo il caso che fa nascere, nella mente dell’abate Vella, maltese, e incaricato di mostrare all’ambasciatore le bellezze di Palermo, un disegno audacissimo: far passare il manoscritto arabo di una qualsiasi vita del profeta, conservato nell’isola, per uno sconvolgente testo politico, Il Consiglio d’Egitto, che permetterebbe l’abolizione di tutti i privilegi feudali e potrebbe perciò valere da scintilla per un complotto rivoluzionario. Così «dall’ansia di perdere certe gioie appena gustate, dall’innata avarizia, dall’oscuro disprezzo per i propri simili, prontamente cogliendo l’occasione che la sorte gli offriva, con grave ma lucido azzardo, Giuseppe Vella si fece protagonista della grande impostura». Pubblicato per la prima volta nel 1963, Il Consiglio d’Egitto è in certo modo l’archetipo, e il più celebrato, fra i romanzi-apologhi di Sciascia, dove lo sfondo storico della vicenda si anima fino a diventare una scena allegorica, che in questo caso accenna alla storia tutta della Sicilia.
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  • 5

    Il consiglio...

    Ancora una grande prova di Leonardo Sciascia che raccontandoci una storia realmente accaduta, basata sulla falsificazione di notizie storiche della Sicilia, non perde occasione per divagare sulla real ...continua

    Ancora una grande prova di Leonardo Sciascia che raccontandoci una storia realmente accaduta, basata sulla falsificazione di notizie storiche della Sicilia, non perde occasione per divagare sulla reale consistenza degli uomini, mettendone in risalto i soliti vizi endemici, con tratti ironici e dissacranti, e concedendosi una specifica caratterizzazione per gli abitanti della Sicilia dove i fatti si sono svolti.
    Il risultato è un mirabile affresco temporale di storia siciliana, reso insieme a tutte le sue componenti di varia umanità ben raccontata e descritta da Sciascia.
    Non posso fare a meno di ricordare, anche perché mi hanno molto colpito, le pagine strazianti verso la fine del libro, dove vengono descritte le torture inflitte al presunto capo della congiura che doveva rovesciare il governo della Sicilia e, insieme a quello, le considerazioni che la vittima fa mentre le subisce, pagine che fanno veramente pensare alle parole che Sciascia dice in un altro suo libro:
    "Ma " la tortura non è un mezzo per iscoprire la verità, ma è un invito ad accusarsi reo ugualmente il reo che l'innocente; onde è un mezzo per confondere la verità non mai per iscoprirla" : e questo i giudici lo sapevano anche allora, si sapeva anche da prima che Pietro Verri scrivesse le sue Osservazioni sulla tortura, si è saputo da sempre. Nella mente e nel cuore, in ogni tempo e in ogni luogo, ogni uomo che avesse mente e cuore l'ha saputo: e non pochi tentarono di comunicarlo, di avvertirne coloro che scarsamente e poco cuore avevano."
    In quelle considerazioni c’è l’augurio che possa venire un tempo in cui non ci saranno più uomini che tortureranno altri uomini in nome di chissà quali leggi o di quali diritti. Purtroppo però, guardando come vanno le cose ancora nel mondo, questo al momento è destinato a rimanere solo un augurio…

    ha scritto il 

  • 3

    le prime pagine mi hanno incantato, fino all'intervallo é bello ma poi peggiora rapidamente. deleterio, a mio avviso, mischiare alla storia dell'impostura quella dei giacobini; brutte poi le considera ...continua

    le prime pagine mi hanno incantato, fino all'intervallo é bello ma poi peggiora rapidamente. deleterio, a mio avviso, mischiare alla storia dell'impostura quella dei giacobini; brutte poi le considerazioni generali. forse é un po' meglio di tre ma la promessa mancata di quell'inizio mi irrita

    ha scritto il 

  • 3

    Excursus storico abbastanza interessante

    L'ambientazione nella Sicilia prerivoluzionaria di fine '700 dà il pretesto a Sciascia per una analisi della nobiltà, del clero e della nascente borghesia che sarà poi protagonista della rivoluzione f ...continua

    L'ambientazione nella Sicilia prerivoluzionaria di fine '700 dà il pretesto a Sciascia per una analisi della nobiltà, del clero e della nascente borghesia che sarà poi protagonista della rivoluzione francese. Il libro è ben scritto ma manca di movimento, è più una descrizione e una riflessione sulla nobiltà siciliana che un libro di azione. Il finale è piuttosto strambo e frettoloso. Da leggere se si apprezza lo scrittore e il periodo storico.

    ha scritto il 

  • 2

    Il Consiglio d’Egitto è un libro sicuramente interessante, perché racconta di storie realmente accadute, utili a comprendere il clima sociale della Sicilia di fine Settecento, quando in Francia sbocci ...continua

    Il Consiglio d’Egitto è un libro sicuramente interessante, perché racconta di storie realmente accadute, utili a comprendere il clima sociale della Sicilia di fine Settecento, quando in Francia sbocciava la Rivoluzione e negli altri Paesi d’Europa si cercava di contrastarne l’espansione.
    È anche un'accusa all’élite culturale dell’epoca, quella dei presunti dotti, pronti a farsi abbindolare dal primo venuto (magari per convenienza).
    Nelle vicende dell’abate Vella vi è inoltre un avvertimento contro le mistificazioni a fini politici e strumentali (un pericolo sempre ricorrente, ed infatti non è escluso che l'Autore volesse lanciare velatamente un'accusa alla situazione dei suoi giorni).
    Ciò che invece non mi ha convinto di questo libro, pur scritto con una prosa attenta e scorrevole, è quella che ho avvertito come una certa incapacità di catturare l’attenzione del lettore, una certa lontananza da esso, che si avverte nella maggior parte della narrazione.
    Un libro che resta interessante soprattutto per i lettori siciliani, per approfondire la storia della loro terra, e francamente meno per tutti gli altri.
    Non il miglior romanzo di Sciascia, ma tutto sommato in linea con il suo inconfondibile stile, preciso e conciso.

    recensione completa su:
    http://lettere-persiane.blogspot.it/2015/01/il-consiglio-degitto-di-leonardo.html

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei più bei testi di Sciascia, dove si sommano alcuni dei temi a lui più cari: la materia siciliana, il secolo XVIII con lo sfondo della cultura francese, una grande impostura prima riuscita e poi ...continua

    Uno dei più bei testi di Sciascia, dove si sommano alcuni dei temi a lui più cari: la materia siciliana, il secolo XVIII con lo sfondo della cultura francese, una grande impostura prima riuscita e poi fallita (accanto ai conati di una rivolta "giacobina"), la responsabilità individuale, la verità della storia... Quasi un capolavoro: benché mi sia piaciuto molto, non giungo al voto massimo per qualcosa che mi pare non del tutto risolto (direi soprattutto il rapporto tra voce del narratore e voci dei personaggi).

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo ambientato nella Palermo tra il 1782 e il 1795 prende spunto da personaggi e avvenimento reali, come la truffa colossale ordita da un erudito, il maltese fra Giuseppe Vella, che inventò un ...continua

    Il romanzo ambientato nella Palermo tra il 1782 e il 1795 prende spunto da personaggi e avvenimento reali, come la truffa colossale ordita da un erudito, il maltese fra Giuseppe Vella, che inventò un codice arabo dove si narrava la storia sconosciuta della Sicilia saracena, accolto con favore e ammirazione da tutto il ceto colto (preti e nobili) tranne pochissime eccezioni. Il libro prende spunto da questo fatto per trattare proprio la menzogna, quella sistematica che regge e impasta di sè la società siciliana basata sul privilegio e le immunità baronali e ecclesiatiche, che investe e corrompe anche la cultura: "Questo è uno solo di quei fatti che servono a definire una società, un momento storico. In realtà, se in Sicilia la cultura non fosse, più o meno coscientemente, impostura; se non fosse strumento in mano al potere baronale, e quindi finzione, continua finzione e falsificazione della realtà, della storia... Ebbene, io vi dico che l'avventura dell'abate Vella sarebbe stata impossibile... Dico di più: l'abate Vella non ha commesso nessun crimine, ha soltanto messo su la parodia di un crimine, rovesciandone i termini... Di un crimine che in Sicilia si consuma da secoli...".
    Splendidi i dialoghi, spassosi, di cui sono protagonisti nobili ed ecclesiatici rapaci, avidi, ignoranti, arroganti, meschini, vili, bigotti, etc... L'irona finissima di Sciascia permea continuamente il romanzo di un umorismo che da leggerezza, ma anche amarezza alla lettura. Cinici quasi tutti i protagonisti (come non si può essere cinici se si vive nell'ipocrisia). Belle tutte le pagine, godibilisime; dolci e amarissime le ultime che accompagnano al patibolo l'avvocato e illumista Franceso Paolo Di Blasi (reo di complotto per sovvertire lo stato e instaurare la repubblica giacobina a Palermo) il quale, prima della decapitazione, saluta da lontano fra Giuseppe Vella carcerato che lo guarda dalle mura del cassero.
    Sciascia è qui, più che mai, un pessimista innamoratissimo dei filosofi dei Lumi, cosciente del fallimento del riformismo politico, sociale e culturale respinto e aborrito da un intera classe politica inetta, vile, egoista, bigotta, meschina.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il Consiglio d'Egitto" rappresenta emblematicamente il sofisticato e meticoloso rapporto che Sciascia ha sempre istituito fra letteratura e storia: lo scrittore vi riprende ed anatomizza la vicenda d ...continua

    "Il Consiglio d'Egitto" rappresenta emblematicamente il sofisticato e meticoloso rapporto che Sciascia ha sempre istituito fra letteratura e storia: lo scrittore vi riprende ed anatomizza la vicenda di un clamoroso falso perpetrato nella Palermo illuministica dell'abate Vella, che realizza un antico codice araboin cui si poteva leggere l'annullamento di tutti i privilegi feudali nell'isola.Nel pieno scandalo suscitato dalla comparsa del codice viene anche scoperta una congiura giacobina contro il potere monarchico; ne consegue una repressione della quale resta vittima la limpida figura dl giovane avvocato Francesco Paolo Di Blasi, che paga con la vita la lotta contro le usurpazioni dell'aristocrazia e segna il culmine di un'insanabile frattura tra la giustizia e il potere. Nella sua ricostruzione e ricognizione del «vero» storico, inevitabilmente Sciascia lascia che il suo tipico linguaggio, scarno ed essenziale, acquisti un sentore aulico, di «cronaca settecentesca». La verità appare in controluce: nella filigrana della prosa, così ricca di sottofondi storico-culturali, si possono leggere, "falsificate", rivissute e riscritte, citazioni di grandissimi autori.

    ha scritto il 

  • 3

    La Sicilia al tempo dei Borbone

    Lo spunto è una truffa ordita da un ombroso abate maltese, ma in realtà il romanzo ha connotati fortemente politici. Mentre in Europa alla fine del '700 sta diffondendosi inarrestabile il vento della ...continua

    Lo spunto è una truffa ordita da un ombroso abate maltese, ma in realtà il romanzo ha connotati fortemente politici. Mentre in Europa alla fine del '700 sta diffondendosi inarrestabile il vento della rivoluzione francese, la Sicilia resta saldamente ancorata al suo sistema feudale, fondato sui privilegi dei Baroni. Questi sono refrattari tanto all'invadenza dei vicerè quanto alle nuove idee democratiche, di cui cominciano ad avvertire, sia pur confusamente, il pericolo. Quando il pericolo comincia ad assumere sembianze umane il potere reagisce con inaudita e bestiale violenza, ripristinando i metodi dell'Inquisizione e cancellando fisicamente lo spettro della democrazia. La partita, per ora, resta tra monarchia ed aristocrazia.

    ha scritto il 

  • 2

    sigh...

    Grande delusione, purtroppo. Bella l'idea principale del libro, ma tranne rari momenti la storia non mi ha preso, e in più non sono riuscito a seguirne bene il contenuto. Peggio di così... sigh ...continua

    Grande delusione, purtroppo. Bella l'idea principale del libro, ma tranne rari momenti la storia non mi ha preso, e in più non sono riuscito a seguirne bene il contenuto. Peggio di così... sigh

    ha scritto il 

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