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Il Consiglio d'Egitto

By Leonardo Sciascia

(572)

| Paperback | 9788845906961

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Book Description

Abdallah Mohamed ben Olman, ambasciatore del Marocco, si trova a Palermo nel dicembre 1782, per via di una tempesta che ha fatto naufragare la sua nave sulle coste siciliane. È questo il caso che fa nascere, nella mente dell’abate Vella, maltese, e i Continue

Abdallah Mohamed ben Olman, ambasciatore del Marocco, si trova a Palermo nel dicembre 1782, per via di una tempesta che ha fatto naufragare la sua nave sulle coste siciliane. È questo il caso che fa nascere, nella mente dell’abate Vella, maltese, e incaricato di mostrare all’ambasciatore le bellezze di Palermo, un disegno audacissimo: far passare il manoscritto arabo di una qualsiasi vita del profeta, conservato nell’isola, per uno sconvolgente testo politico, Il Consiglio d’Egitto, che permetterebbe l’abolizione di tutti i privilegi feudali e potrebbe perciò valere da scintilla per un complotto rivoluzionario. Così «dall’ansia di perdere certe gioie appena gustate, dall’innata avarizia, dall’oscuro disprezzo per i propri simili, prontamente cogliendo l’occasione che la sorte gli offriva, con grave ma lucido azzardo, Giuseppe Vella si fece protagonista della grande impostura». Pubblicato per la prima volta nel 1963, Il Consiglio d’Egitto è in certo modo l’archetipo, e il più celebrato, fra i romanzi-apologhi di Sciascia, dove lo sfondo storico della vicenda si anima fino a diventare una scena allegorica, che in questo caso accenna alla storia tutta della Sicilia.

59 Reviews

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    Il romanzo ambientato nella Palermo tra il 1782 e il 1795 prende spunto da personaggi e avvenimento reali, come la truffa colossale ordita da un erudito, il maltese fra Giuseppe Vella, che inventò un codice arabo dove si narrava la storia sconosciuta ...(continue)

    Il romanzo ambientato nella Palermo tra il 1782 e il 1795 prende spunto da personaggi e avvenimento reali, come la truffa colossale ordita da un erudito, il maltese fra Giuseppe Vella, che inventò un codice arabo dove si narrava la storia sconosciuta della Sicilia saracena, accolto con favore e ammirazione da tutto il ceto colto (preti e nobili) tranne pochissime eccezioni. Il libro prende spunto da questo fatto per trattare proprio la menzogna, quella sistematica che regge e impasta di sè la società siciliana basata sul privilegio e le immunità baronali e ecclesiatiche, che investe e corrompe anche la cultura: "Questo è uno solo di quei fatti che servono a definire una società, un momento storico. In realtà, se in Sicilia la cultura non fosse, più o meno coscientemente, impostura; se non fosse strumento in mano al potere baronale, e quindi finzione, continua finzione e falsificazione della realtà, della storia... Ebbene, io vi dico che l'avventura dell'abate Vella sarebbe stata impossibile... Dico di più: l'abate Vella non ha commesso nessun crimine, ha soltanto messo su la parodia di un crimine, rovesciandone i termini... Di un crimine che in Sicilia si consuma da secoli...".
    Splendidi i dialoghi, spassosi, di cui sono protagonisti nobili ed ecclesiatici rapaci, avidi, ignoranti, arroganti, meschini, vili, bigotti, etc... L'irona finissima di Sciascia permea continuamente il romanzo di un umorismo che da leggerezza, ma anche amarezza alla lettura. Cinici quasi tutti i protagonisti (come non si può essere cinici se si vive nell'ipocrisia). Belle tutte le pagine, godibilisime; dolci e amarissime le ultime che accompagnano al patibolo l'avvocato e illumista Franceso Paolo Di Blasi (reo di complotto per sovvertire lo stato e instaurare la repubblica giacobina a Palermo) il quale, prima della decapitazione, saluta da lontano fra Giuseppe Vella carcerato che lo guarda dalle mura del cassero.
    Sciascia è qui, più che mai, un pessimista innamoratissimo dei filosofi dei Lumi, cosciente del fallimento del riformismo politico, sociale e culturale respinto e aborrito da un intera classe politica inetta, vile, egoista, bigotta, meschina.

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    ivan said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

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    "Il Consiglio d'Egitto" rappresenta emblematicamente il sofisticato e meticoloso rapporto che Sciascia ha sempre istituito fra letteratura e storia: lo scrittore vi riprende ed anatomizza la vicenda di un clamoroso falso perpetrato nella Palermo illu ...(continue)

    "Il Consiglio d'Egitto" rappresenta emblematicamente il sofisticato e meticoloso rapporto che Sciascia ha sempre istituito fra letteratura e storia: lo scrittore vi riprende ed anatomizza la vicenda di un clamoroso falso perpetrato nella Palermo illuministica dell'abate Vella, che realizza un antico codice araboin cui si poteva leggere l'annullamento di tutti i privilegi feudali nell'isola.Nel pieno scandalo suscitato dalla comparsa del codice viene anche scoperta una congiura giacobina contro il potere monarchico; ne consegue una repressione della quale resta vittima la limpida figura dl giovane avvocato Francesco Paolo Di Blasi, che paga con la vita la lotta contro le usurpazioni dell'aristocrazia e segna il culmine di un'insanabile frattura tra la giustizia e il potere. Nella sua ricostruzione e ricognizione del «vero» storico, inevitabilmente Sciascia lascia che il suo tipico linguaggio, scarno ed essenziale, acquisti un sentore aulico, di «cronaca settecentesca». La verità appare in controluce: nella filigrana della prosa, così ricca di sottofondi storico-culturali, si possono leggere, "falsificate", rivissute e riscritte, citazioni di grandissimi autori.

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    Daria49 said on Jun 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Forse non era il momento giusto, ma ho faticato a finirlo. La scena finale riscatta a mio parere tante altre pagine un po' inutili.

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    Romacanta said on Jan 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La Sicilia al tempo dei Borbone

    Lo spunto è una truffa ordita da un ombroso abate maltese, ma in realtà il romanzo ha connotati fortemente politici. Mentre in Europa alla fine del '700 sta diffondendosi inarrestabile il vento della rivoluzione francese, la Sicilia resta saldamente ...(continue)

    Lo spunto è una truffa ordita da un ombroso abate maltese, ma in realtà il romanzo ha connotati fortemente politici. Mentre in Europa alla fine del '700 sta diffondendosi inarrestabile il vento della rivoluzione francese, la Sicilia resta saldamente ancorata al suo sistema feudale, fondato sui privilegi dei Baroni. Questi sono refrattari tanto all'invadenza dei vicerè quanto alle nuove idee democratiche, di cui cominciano ad avvertire, sia pur confusamente, il pericolo. Quando il pericolo comincia ad assumere sembianze umane il potere reagisce con inaudita e bestiale violenza, ripristinando i metodi dell'Inquisizione e cancellando fisicamente lo spettro della democrazia. La partita, per ora, resta tra monarchia ed aristocrazia.

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    Montanari Mei said on Jan 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    sigh...

    Grande delusione, purtroppo. Bella l'idea principale del libro, ma tranne rari momenti la storia non mi ha preso, e in più non sono riuscito a seguirne bene il contenuto. Peggio di così... sigh

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    gio' said on Dec 9, 2013 | 2 feedbacks

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    Non so perchè avevo finora considerato Leonardo Sciascia uno di questi soloni italiani insopportabili; era in effetti un pre-giudizio perchè di lui conoscevo solo il nome e poco più.
    Qusto consiglio d'Egitto è molto divertente nonostante il serissimo ...(continue)

    Non so perchè avevo finora considerato Leonardo Sciascia uno di questi soloni italiani insopportabili; era in effetti un pre-giudizio perchè di lui conoscevo solo il nome e poco più.
    Qusto consiglio d'Egitto è molto divertente nonostante il serissimo tema della Sicilia baronale, fatta eccezione per le parti riguardanti la tortura.
    Alla deriva settentrionale della lingua italiana per cui l'inudibile e scorretto "ci vediamo settimana prossima" diventa corretto perchè sempre più usato anche fuori dal settentrione, bisognerebbe opporre una deriva meridionale della lingua.

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    Chase Insteadman Mountbatten said on Jul 10, 2013 | Add your feedback

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