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Il Cristo elettrico

By Lello Voce

(25)

| Others | 9788889155165

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Book Description

Il Cristo elettrico fonde i due primi scritti di Lello Voce (Eroina, Transeuropa 1999, e Cucarachas, DeriveApprodi 2001) in un nuovo e violento grido di dissenso nei confronti della realtà contemporanea. Il protagonista è sempre lui, "l'Enrico", toss Continue

Il Cristo elettrico fonde i due primi scritti di Lello Voce (Eroina, Transeuropa 1999, e Cucarachas, DeriveApprodi 2001) in un nuovo e violento grido di dissenso nei confronti della realtà contemporanea. Il protagonista è sempre lui, "l'Enrico", tossicodipendente intellettuale, che con il suo tono insieme delirante e disperatamente lucido inchioda il lettore davanti alle ferite del mondo di oggi, grazie ad un linguaggio indisciplinato e dirompente, surreale e filosofico. Un intreccio giallo dove il tempo scorre a ritroso, inseguendo nella memoria del protagonista il mistero della morte di una prostituta, sullo sfondo di un universo sconsolatamente corrotto, che ha bisogno di lui, come di un Cristo in chiave presente, per espiare le sue colpe.

5 Reviews

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    Il senso del tempo del "tossico-tipo"

    Adoro questo libro. A chi vi si avvicina, a suo rischio e pericolo, è bene far sapere che:
    1. comprende due romanzi di Lello Voce, Eroina e Cucarachas
    2. parla del tempo più che dell'eroina, e lo fa in maniera invertita e circolare
    3. fa riflettere ...(continue)

    Adoro questo libro. A chi vi si avvicina, a suo rischio e pericolo, è bene far sapere che:
    1. comprende due romanzi di Lello Voce, Eroina e Cucarachas
    2. parla del tempo più che dell'eroina, e lo fa in maniera invertita e circolare
    3. fa riflettere

    Si sente che è scritto da un poeta, è un delirio linguistico ottimo per adattamenti cinematografici. Un libro che spacca, che si accosta senza nulla perdere coi grandi classici internazionali della distruzione, e che in Italia è passato quasi del tutto sotto silenzio. Da leggere assolutamente. Graffia.

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    Andrea Blu said on Mar 22, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Conclusione della trilogia iniziata con Eroina (Transeuropa, 1999) e continuata con Cucarachas (Deriveapprodi, 2001), sintesi che prende i due romanzi succitati, li spezzetta e rimonta a capitoli alternati, arrivando a una strano ibrido ...(continue)

    Conclusione della trilogia iniziata con Eroina (Transeuropa, 1999) e continuata con Cucarachas (Deriveapprodi, 2001), sintesi che prende i due romanzi succitati, li spezzetta e rimonta a capitoli alternati, arrivando a una strano ibrido: i capitoli pari con l’Enrico, Gian Burrasca/Malaussene tossico amante della poesia e amico degli scarafaggi, che si precipita verso il tragico epilogo della sua giornata da junkie, e quelli dispari con le lettere che il nostro scrive dal carcere alla madre, dopo l’epilogo di Eroina. Lettere che partono dall’ultima e vanno a ritroso fino alla prima, giocando con il tempo, uno dei temi fondamentali del libro.
    E poi ancora l’immigrazione, i baluginii di rivoluzione e il loro spegnimento, lo stato delle carceri, gli abusi di potere, e la scimmia, e i soldi per calmarla che non si trovano mai.
    Che Voce sia prima di tutto poeta lo si intuisce fin da subito, nella composizione delle frasi e nel lavoro sulla lingua, una ricerca che mi sembra aver pochi paragoni nella narrativa italiana contemporanea.
    Sentite un po’.

    Un TIR dopo l’altro sfrecciava e l’Enrico veleggiava sospinto dagli sbuffi del cappottone-spinnaker che si gonfiava e sgonfiava come un cuore pulsante, si mangiava la Nazionale, sospinto dalla forza del vento a gasolio che spazzava la strada, chinandosi e raddrizzandosi per sfruttare meglio l’energia rombante di quell’Eolo a iniettori. Ma è giunto quasi alla piazza, l’Enrico. È ormai sotto il Cristo elettrico: spento e mattutino, bianco plasticato all’albeggio, quasi grigio ormai, nel nuvolo della mattina, si erode, il mite e mansueto Gesù psichedelico, immerso nella salsedine che laboriosa si impegna a procurargli un cancro irreversibile ai relais, un cortocircuito definitivo ai filamenti e ai tubi catodici, un apoplettico ai neon ed un’artrosi deformante ai sostegni, una ruggine galoppante e vendicatoria… O almeno così si augurava l’Enrico.

    Svicolò l’Enrico. Attraccò il pastrano a vela e la chiglia delle ossa sue al capo estremo del banco. Si protese verso il ragazzotto che serviva al banco ballando un mambo frenetico. Lo bloccò con le mani. Gli spiegò a gesti, nella babilonia generale, che voleva il Giùdio. Per la barba e i capelli Una buona regolata ai prezzi di mercato.
    […] Ma che bella sorpresa! Guarda, guarda il nostro caro Enrico che viene, pure lui, dal Giùdio maledetto. Dallo sfruttatore bieco e capitalista della rota altrui… dal parassita soprofago che campa e ingrassa sulle vene del prossimo tuo. Come se non ti fosse bastata la ripassata dell’altro ieri…
    E come sta quella gran metafora della mamma tua? Alludeva il Giùdio e si curava l’unghia del mignolo destro con uno stuzzicadenti. Ripuliva dal crassume ogni angolo dell’appendice sconsideratamente lunga e affilata e poi glielo passava ostentatamente sulla manica del pastrano, al’Enrico, il mucchietto di monnezza che ci restava attaccato in punta…

    Nella premessa, Voce esordisce con “Cari i miei 25 lettori”…
    Ecco, vediamo di ingrossare le fila; non dovete neanche fare la fatica di procurarvelo, se vi basta un pdf lo trovate qui:
    http://www.lellovoce.altervista.org/IMG/pdf/il_Cristo_e…

    http://mondobalordo.wordpress.com

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    micheleorti said on Jul 29, 2011 | Add your feedback

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    Inverso

    Due storie capovolte, che poi sono la stessa o magari la speranza che siano diverse. Un oggetto narrativo indefinibile generato dai due romanzi precedenti eppure qualcosa si ancora diverso, unico e di una levatura sopraffina.
    Intanto la scimmia sull ...(continue)

    Due storie capovolte, che poi sono la stessa o magari la speranza che siano diverse. Un oggetto narrativo indefinibile generato dai due romanzi precedenti eppure qualcosa si ancora diverso, unico e di una levatura sopraffina.
    Intanto la scimmia sulle spalle è dietro che urla!! E non va via..
    La storia di Enrico. Chiudi il libro e senti una voce che proviene da qualche parte: "Mi vuoi stare vicino?"

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    Ucronico said on May 4, 2010 | Add your feedback

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    piccola antologia cannibale

    In fondo, se ci pensi bene, cara mamma, in una società dove per essere reale devi diventare la virtualità catodica di una fulminea scarica di pixel, avere a disposizione una telecamera tutta per sé è un gran privilegio.

    Vi vedo: dall'alto siete tutt ...(continue)

    In fondo, se ci pensi bene, cara mamma, in una società dove per essere reale devi diventare la virtualità catodica di una fulminea scarica di pixel, avere a disposizione una telecamera tutta per sé è un gran privilegio.

    Vi vedo: dall'alto siete tutti buffe piramidi di testa tette culo semoventi... Altro che laboriose formiche... sembrate branchi di termiti extraterrestri.... perniciosissime.... tendenzialmente parassitarie....

    Non che seguisse un programma... si cercava le pause, Enrico, smanopolava, telecomendeggiava fino a fulminare il brusio, sintonizzava sul nulla, sulla frenesia dei puntini biancogrigi, degli scratch. Non gli interessava il contenuto: solo la pura potenzialità del mezzo... Immobile, nel suo infinito replicarsi in miliardi e bismiliardi di aleatorietà puntute e baluginanti che riempivano via via lo schermo vuoto. Si labirintizzava, disperso tra cumuli di fruscii e scariche che riempivano il nulla del canale.
    Era allora che godeva, Enrico: quando la tele rassomigliava a un fiume... e lui ci poteva annegare dentro.

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    Dod said on Feb 3, 2010 | Add your feedback

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    Wu Ming 1 su Il Cristo elettrico

    Abbiamo tra le mani un mostro. Una trilogia in un unico volume, la trilogia dell'Enrico, tossicomane sui generis, amante della poesia e amico delle blatte. Lello Voce ha cucito insieme i suoi due romanzi Eroina (Transeuropa, 1999) e Cucarachas (Deri ...(continue)

    Abbiamo tra le mani un mostro. Una trilogia in un unico volume, la trilogia dell'Enrico, tossicomane sui generis, amante della poesia e amico delle blatte. Lello Voce ha cucito insieme i suoi due romanzi Eroina (Transeuropa, 1999) e Cucarachas (DeriveApprodi, 2001), ottenendo un'opera che è molto, molto più della somma delle sue parti. Ha montato i due romanzi a capitoli alternati, dimodocché a ciascun atto della tragicommedia di Eroina segue una delle lettere dal carcere che componevano Cucarachas, solo che queste ultime sono disposte a rovescio: si parte dall'ultima, dal suicidio dell'Enrico per elettrocuzione (così sappiam già come va a finire!), e si procede fino alla prima, con l'Enrico che entra al gabbio. Man mano che procediamo a ritroso, sulla corsia sbagliata, dobbiamo fare lo slalom per scansare i capitoli di Eroina che, loro sì, corrono nell'usuale senso di marcia. Si rischia l'incidente, si rischia, ma questo è vraiment génial, tutto diventa relativo, i progetti dell'Enrico, i piani, le fughe, le fighe, perché la fine è nota...
    Del resto, è comunque troppo tardi. Da piccolo l'Enrico mica voleva fare il tossico, figurarsi: voleva fare il macellaio, passeggiarsi la giornata tra mezzene, quarti anteriori, quarti posteriori, lame che decidono dove segare, tagliare, sezionare, recidere, e invece programma assalti alle farmacie, cerca un misero ago e la bellabianca da spararsi in vena, bang!, bang!, di colpo lei... Si sbatte tutto il dì, con altri o in solitudine ("Tossico solo, la trova al volo"), ma si ritrova sempre coi dolori dell'astinenza, col corpo che protesta e rivendica e lui deve andare alla vertenza:
    "Con i sindacati suoi l'Enrico aveva sempre scelto la strada della trattativa, aveva preferito che salisse l'inflazione-assuefazione... Evviva un'esistenza tutta a Scala Mobile. Tutto meglio che lo scontro sociale. Era un berlingueriano dello sballo morto... un erede del gramscianesimo della robazza bianca... Un ragazzo responsabile, insomma." (pag.78)
    Ma quando la rivoluzione ritarda tutta la merda ricomincia daccapo (Marx), ed è comunque troppo tardi, perché l'unico modo di fuggire da un luogo che l'Enrico conosce è attraversarlo tutto quanto, e quel luogo è la dipendenza, e lui la percorre, o corre per lei... Ché forse non è il tempo a passare, siamo noi a passarci dentro, "branchi di asini dietro cascate di carote"...
    E' comunque troppo tardi, perché non c'è rimedio al delitto, la pena non risolve non rieduca non raddrizza, "chi rompe paga e i cocci e tutti i cazzi conseguenti sono suoi. Ma di qui a ricomporre il vaso ce ne passa..."
    [La recensione integrale è qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau… ]

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    Wu Ming Foundation said on Dec 3, 2009 | Add your feedback

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  • Publish date: 2006-01-01
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