Il Demone

Magdeburg

Di

Editore: Corbaccio

3.9
(468)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 664 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8879728857 | Isbn-13: 9788879728850 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nazione germanica, Anno Domini 1631. L'illusione della pace svanisce con lenevi dell'inverno. Una primavera improvvisa e cruda tramuta la terra tedescain una desolazione desertica. Venti torridi flagellano vallate e altopiani.Orde di corvi sono in attesa del banchetto a venire. Non dovranno attendere alungo. La guerra eterna torna a esplodere. Magdeburg, città del destino edella dannazione, è nuovamente sull'orlo dell'abisso. A disperata difesa, leforze luterane sostenute dal Re di Svezia, ma ancora prive dell'appoggiomilitare dei principi germanici contrari all'assolutismo asburgico. In feroceattacco, l'esercito dell'Impero cattolico, migliaia di uomini allo stremo acausa di stenti, pestilenze, diserzioni. Un esercito ridotto a una macabratorma barbarica. Da ambo le parti, dominano niente altro che desiderio dimorte e voglia di strage. Reinhardt von Dekken, un tempo temuto, rispettatoprincipe di Turingia, è ormai un reietto. Il suo declino tra i pari diGermania appare inarrestabile. Il suo disegno di potere assoluto è disgregato.Perfino la sua terra, troppo a lungo risparmiata dalla furia del conflitto, sitrova ora sotto una minaccia incombente. Quella di Albrecht von Wallenstein,signore della guerra eterna, teso alla ricerca di una torbida riscossaegemonica. Sordo a ogni appello di ragione, preda di un'ossessione demente,Reinhardt von Dekken compie la scelta estrema. Abbandonare il suo castello,trascinare il suo esercito, e se stesso nell'abisso della guerra eterna.
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  • 3

    In realtà avrei voluto dare una stellina in più ma sinceramente questo ultimo tomone è risultato essere più lento nonché noioso...
    Noioso perché i personaggi sbiadiscono un po' mentre si da rilievo to ...continua

    In realtà avrei voluto dare una stellina in più ma sinceramente questo ultimo tomone è risultato essere più lento nonché noioso...
    Noioso perché i personaggi sbiadiscono un po' mentre si da rilievo totale alle mattanze (e poi dico che gli splatter non li guardo perché mi impressionano... dopo questa trilogia credo di non aver più problemi né a leggerli né a guardarli!!!).
    Ho odiato IL DEKKEN con tutte le mie forze ma sinceramente ridurlo così ad una macchietta per me è stata anche una caduta di stile, va bene togliergli tutto (ma proprio tutto) ma la trasformazione fin dalla prima avversità (che non mi pareva neppure così avversa) è davvero drastica... insomma alla fine era lo spettro di se stesso e pur odiandolo..mi è dispiaciuto!! Cioè non era più un degno avversario per l'Eretico.
    Detto questo mi è comunque piaciuto lo stile del sig. Altieri, era tanto che avevo i suoi libri tra gli scaffali, forse addirittura da quando sono usciti...però ancora non li avevo letti, ora l'ho fatto e ne sono soddisfatta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Commento all'intera trilogia

    ATTENZIONE! QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILER! (Ma non su chi muore. Tanto l’andazzo è che muoiono più o meno tutti).

    Europa (letteraria). Anno Domini 1630.
    Su un ramo del lago di Como due giovani po ...continua

    ATTENZIONE! QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILER! (Ma non su chi muore. Tanto l’andazzo è che muoiono più o meno tutti).

    Europa (letteraria). Anno Domini 1630.
    Su un ramo del lago di Como due giovani possono finalmente convolare a giuste nozze, mentre in Francia tre moschettieri e un guascone hanno da poco salvato l’onore della regina Anna.
    Intanto in Germania infuria l’Apocal… ehm, la Guerra dei Trent’Anni, che vede contrapposti i cattolici tedeschi ai protestanti guidati dal re di Svezia.
    Abbiamo studiato sui libri di storia che la Guerra dei Trent’Anni fu una carneficina in cui i mercenari erano come orde che non si facevano scrupoli a uccidere, stuprare e torturare, ma in questi romanzi Altieri eleva la cosa alla massima potenza, tanto da mettere in scena sul serio una rappresentazione dell’Apocalisse. Non a caso si parla di lui come “Il maestro italiano dell’Apocalisse”.
    Dicevamo della Germania, quindi. In questo scenario da incubo in cui il sole è perennemente oscurato dai fumi dei roghi e in cui non puoi uscire di casa senza imbatterti in un campo di ossa umane spolpate, si consuma una revenge story nerissima.
    Ricordate quel meraviglioso romanzo di Abercrombie (“Il sapore della vendetta” nella traduzione italiana) in cui la mercenaria Monza per vendicarsi di suo fratello finiva con l’uccidere un centinaio di persone? O, per fare un paragone più noto, ricordate la Sposa di Tarantino che per arrivare a O-Ren Ishii uccideva tutti gli Ottantotto Folli? Ecco, qui è tutto moltiplicato per un enorme numero a caso, perché si perde il conto delle vittime a pagina 3 del libro uno.
    La nostra Sposa è Wulfgar, misterioso eretico in nero che se ne va in giro a mietere vittime armato di katana. Ho detto che in questo commento ci sono spoiler perché, in effetti, dopo quello che ho scritto se leggerete il libro capirete abbastanza facilmente la sua identità, ma se siete un attimo sgamati l’avreste capito comunque. Non poteva che essere lui, e fino alla fine ci si chiede se tutti i personaggi attorno siano delle Lois Lane, che bastano un paio di occhiali (o, in questo caso, un drastico taglio di capelli e qualche tatuaggio da samurai) per confonderli.
    Non so per quale motivo s’inserisca questa trilogia tra il fantasy. In realtà è un romanzo di ambientazione storica, improbabile ma non impossibile (nel 1630 era iniziato da poco il periodo Edo in Giappone, quindi l’epoca d’oro per i samurai, e il precedente letterario che narra dell’arrivo di un occidentale nella Terra del Sol Levante è Shogun).
    La ricostruzione storica è davvero accuratissima e monumentale. Tutto l’impianto è monumentale, a dir la verità; deve essere stato difficilissimo da scrivere ed è molto difficile da leggere.
    Di per sé la trama non è nemmeno nulla di eccezionale; vi ho detto che alla fin fine è una storia di vendetta, nulla di più, nulla di meno, ma il fatto che s’incroci con la Guerra dei Trent’anni e con l’assedio e il rogo della città di Magdeburg (che fu un vero Olocausto) le dà un’enorme spessore; così come a darle spessore sono i personaggi, il vero punto forte della narrazione. Sopratutto è interessante il nostro Bill di turno, il principe Reinhardt Von Dekken, che viene presentato all’inizio al massimo del suo fulgore e della sua potenza e poi man mano decade (anche fisicamente, in una vera e propria disgregazione) fino all’epilogo.
    Ma che cosa rende davvero difficile questi romanzi? Qual è il vero motivo per cui ci ho messo tre mesi a leggerli e per il quale tutti su Anobii e Goodreads danno due stelline?
    Lo stile.
    Altieri non scrive male, lungi da me dire questo, anzi. È un maestro e nessuno come lui è capace di ricreare l’ambientazione con le parole; è davvero facile immaginarsi tutto ciò che mette in scena. Inoltre è efficace nei dialoghi e nelle azioni dei personaggi, possiede un lessico ampio e adeguato e sa come creare suspence.
    Ma, santo cielo, non si può proprio dire che sia parco di parole.
    Ripete, ripete, ripete. Non so quante volte ho letto che Wulfgar è un viandante in nero o che il vessillo della legione di Arnhem è un teschio con una serpe tra le cavità oculari.
    Da un certo punto di vista tutte queste parole servono, come dicevo, a delineare l’ambientazione, ma sono sicura che i romanzi sarebbero stati benissimo in piedi anche con metà delle pagine.
    In conclusione, non è una trilogia che mi sento di consigliare a tutti. Ci vuole pazienza nel leggerla e anche molto pelo sullo stomaco perché tra roghi di carne umana, gente squartata, gente tagliata a metà, eruzioni di sangue, stupri, mutilazioni, sodomia (gratuita) ecc… può capitare che dia un po’ di fastidio in alcune parti.
    Però vale la pena perché, se ancora non lo è diventata, sono sicura che in futuro potrà essere considerata una pietra miliare della letteratura di genere italiana e, se siete aspiranti scrittori, avrete tantissimo da imparare da questi libri.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Con fatica sono arrivato alla conclusione della trilogia. Ne è valsa almeno la pena? Secondo me no e andiamo a vedere il perché.
    Come spesso succede lo spunto è interessante ma è lo svolgimento ad ave ...continua

    Con fatica sono arrivato alla conclusione della trilogia. Ne è valsa almeno la pena? Secondo me no e andiamo a vedere il perché.
    Come spesso succede lo spunto è interessante ma è lo svolgimento ad avere delle pecche: innanzitutto tre libri di tale mole sono decisamente troppi. Secondo me si sarebbe potuto benissimo arrivare alla conclusione nella metà delle pagine, se non addirittura in un libro solo. Ci sono parti inutili ai fini della storia, descrizioni ridondanti e pesanti (ci torneremo sulla pesantezza stilistica), interi capitoli in cui nulla succede e in cui di nulla si parla se non dell'ovvio. Ciò si lega poi allo stile scelto dall'autore per descrivere il cupo mondo in cui è ambientata la storia fatto di frasi brevi, a volte brevissime e che spesso ripetono concetti già espressi o descrizioni già fatte. Capisco che l'ambientazione sia cupa ed oppressiva (siamo nel pieno della guerra dei 30 anni) ma non si può ad ogni pagina rimarcare la questione della distruzione, della sofferenza, della cupezza del paesaggio desolato. Capisco anche che l'intento sia di far soffermare il lettore a riflettere sull'inutilità e la tragicità della guerra, ma non voglio che tu me lo ricordi ogni 2 pagine!
    La storia ha a mio parere un unico punto di interesse ed è l'identità dell'uomo in nero. Nonostante i pochi, per non dire nulli, indizi sul suo passato lasciati nei libri la mia intuizione avuta a metà del secondo libro si è rivelata corretta e fino alla fine ho sperato in qualche colpo di scena che potesse sorprendermi, invece nisba. Per la verità un'altra cosa interessante c'è, almeno per il primo libro e parte del secondo: l'antagonista, il principe von Dekken è un villain con i controca..i. Almeno fino al secondo libro, dove inizia la sua discesa verso l'inutilità e la distruzione personale che lo trasformano in una caricatura di personaggio che non ho apprezzato per nulla. Ovvio che la storia, essendo storia di vendetta, preveda la brutta fine del cattivo, ma non mi è piaciuto il modo in cui ciò sia avvenuto.
    Ultima cosa: dopo la rivelazione dell'uomo in nero non vengono spese che poche parole per raccontare come sia diventato l'uomo in nero. Altieri ha scritto 2000 pagine (di cui molte avrebbero potuto essere omesse) e non trovi un po' di tempo per sviluppare la cosa a mio parere più interessante? Non vorrei che la sua storia di sceneggiatore di film lo abbia portato a lasciare aperta la porta per un libro a parte dedicato proprio a questo...

    ha scritto il 

  • 2

    Il racconto, nonostante la descrizione delle battaglie, si fa un po' noioso, forse per questo anche il modo di scrivere di Altieri, a mio giudizio, perde mordente e chiarezza: varie volte ho dovuto ...continua

    Il racconto, nonostante la descrizione delle battaglie, si fa un po' noioso, forse per questo anche il modo di scrivere di Altieri, a mio giudizio, perde mordente e chiarezza: varie volte ho dovuto rileggere qualche periodo per capire meglio.
    Molti gli eventi poco credibili, il finale l'avevo già ipotizzato nel leggere i libri precedenti.

    ha scritto il 

  • 5

    "Nessuna carne verrà risparmiata". Frase assolutamente riassuntiva di questa trilogia. Perchè Altieri con la sua cupa descrizione della natura umana non risparmia una critica dura e impietosa all'avid ...continua

    "Nessuna carne verrà risparmiata". Frase assolutamente riassuntiva di questa trilogia. Perchè Altieri con la sua cupa descrizione della natura umana non risparmia una critica dura e impietosa all'avidità umana in ogni sua forma. L'umanità vista nella sua più cruda bestialità, nella sua versione più infame. A fare da contorno storico, la guerra dei trent'anni, che però non basta a giustificare lo spogevole comportamento delle fiugure che ne tirano le fila. Ed è in questo infernale affresco che però si muovono i personaggi della speranza, i cinque puri e la Madre, uniti dal viandante in nero, l'uomo della spada. Una luce in mezzo a tutte le tenebre.

    ha scritto il 

  • 5

    ora, senza tanti giri di parole, la fine della trilogia è una figata pazzesca!
    il cerchio si chiude, le ultime 150 pagine hanno fatto in modo che non rispondessi al cellulare, non andassi in bagno e n ...continua

    ora, senza tanti giri di parole, la fine della trilogia è una figata pazzesca!
    il cerchio si chiude, le ultime 150 pagine hanno fatto in modo che non rispondessi al cellulare, non andassi in bagno e non bevessi manco un caffè. le altre 500 pagine venivano solo intervallate da incombenze impellenti.
    leggi ma vedi quello che succede, leggi e senti la puzza della guerra, leggi e ascolti l'assordante caos. meglio di un film!
    letto nell'arco di 24h ed ora una birrozza, però, non me la toglie nessuno: cheers Altieri!

    ha scritto il 

  • 1

    Come i tre volumi precedenti, cupo e violento. Sistematicamente, ineluttabilmente, prevedibilmente cupo e violento. Solo che il primo volume possedeva almeno l’originalità. Il secondo era ormai divent ...continua

    Come i tre volumi precedenti, cupo e violento. Sistematicamente, ineluttabilmente, prevedibilmente cupo e violento. Solo che il primo volume possedeva almeno l’originalità. Il secondo era ormai diventato banale nella sua ripetizione. E il terzo ormai è semplicemente stucchevole.
    Un susseguirsi di panorami post-apocalittici tutti uguali fra loro, di duelli identici l’uno all’altro, di battaglie intercambiabili una con l’altra. Caratterizzazione dei personaggi: scarsa, molto scarsa. Ricchezza lessicale: modesta, molto modesta. Coerenza nei tempi verbali: assente, molto assente. Intreccio storico-politico: banale, molto banale. Verosimiglianza: poca, molto poca.
    E con un po’ di intuito l’identità di Wulfgar la si azzecca con due volumi di anticipo.

    ha scritto il 

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