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Il Dio della Guerra

Il barone Roman Feodorovič von Ungern-Sternberg

Di

Editore: Edizioni di Ar

4.2
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000196198 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Un giorno partì a cavallo, folle di amore per la guerra e di istintivo ardore religioso, il generale barone von Ungern-Sternberg, dal golfo di Finlandia al deserto dei Gobi, e lo uccisero più per lo scandalo che davano la sua feroce vocazione e il suo inflessibile senso dell’onore e della decenza, che per autodifesa. Lo uccisero i bolscevichi, insieme agli altri dèi che minacciavano di intralciare il progresso. Il miraggio della potenza, la cavalcata del guerriero e dell’orda che gli obbediva, rendevano risibile l’umanitarismo cencioso‘à la Russie’ allora in voga: i piani quinquennali, le odi coatte al sudore della fronte, quel pugnaccio isterico sul tavolo dei padroni. In questo travolgente ‘romanzo’ il sangue scorre a fiumi, l’efferatezza si spreca, ma è come un farmaco. Non c’è mai puzza di carogna, perché Ungern e i suoi uomini, figli del vento, hanno troppa fretta, troppa sete di trionfo per fermarsi a pensare sopra la vita lasciandola marcire, per bamboleggiare nelle sociologie. Due ‘s’: sodalità e scelus contro gli empi, non socialismo – dicono le gesta del barone. Di assassinio in assassinio, di scoppio in scoppio, pur di progredire nella vita, non di truffa in truffa, e di guaìto in guaìto – così infuriò il magnifico Ungern, monaco guerriero, “uomo solo, uomo ‘dell’altrove’”, uomo compiuto e radicato nel dio.
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  • 5

    Solo una cosa conta..

    “Ungern non poteva più stare ad ascoltarlo. Urlò all’improvviso in faccia all’ex-commilitone del reggimento di Nertchinsk:
    - Me ne frego di come andrà a finire, Gregori! Bisogna combattere fino in fon ...continua

    “Ungern non poteva più stare ad ascoltarlo. Urlò all’improvviso in faccia all’ex-commilitone del reggimento di Nertchinsk:
    - Me ne frego di come andrà a finire, Gregori! Bisogna combattere fino in fondo. Anch’io ritengo che questa sia una guerra perduta. Ma la disperazione è bugiarda quanto la speranza. Solo una cosa conta: diventare ciò che si è e fare ciò che si deve.”

    ha scritto il 

  • 5

    Libro che prosegue inevitabilmente quello di Ossendowski. Questo romanzo, scorre pagina dopo pagina, in maniera stupenda, facendo conoscere al lettore la realtà della Mongolia inizio 900'.
    I personaggi ...continua

    Libro che prosegue inevitabilmente quello di Ossendowski. Questo romanzo, scorre pagina dopo pagina, in maniera stupenda, facendo conoscere al lettore la realtà della Mongolia inizio 900'.
    I personaggi (tutti storici) hanno il loro carico di pathos e responsabilità. Ma ciò che lascia il segno, sono i pensieri del barone, che sono attualissimi, nonostante pensati nell'altro secolo.
    L'A., rende il libro indispensabile nel proseguo della scoperta del barone.

    ha scritto il 

  • 2

    Qual mediocrità.

    Alla fine il fascino di Ungern non riesce a tirar fuori nulla di buono. Le uniche letture sul "barone pazzo" che mi hanno coinvolto sono di Ossendowski e Hugo Pratt, quest'ultimo in particolare riesce ...continua

    Alla fine il fascino di Ungern non riesce a tirar fuori nulla di buono. Le uniche letture sul "barone pazzo" che mi hanno coinvolto sono di Ossendowski e Hugo Pratt, quest'ultimo in particolare riesce a dire tutto quello che si può con poche righe e alcune immagini notevoli. Per quanto si possa scrivere sulla spiritualità di Ungern Khan, sulla sua eroicità e il suo essere fuori tempo rispetto alla volgarità del presente, credo che egli rimarra nei fatti sempre uno spietato assassino. Infatti questa è la ragione del suo successo di nicchia, l'uomo che si fa Dio, al di sopra della legge morale e degli uomini, il "Dio della guerra" in questo caso.

    ha scritto il