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8 Reviews
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Gaglioz said on Nov 2, 2011 | 5 feedbacks
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Lbettyny said on Jan 4, 2012 | Add your feedback
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Uno dei migliori scrittori per bambini, con questo libro ha raggiunto un grado di leggerezze e contemporaneamente di profondita dei sentimenti non comune. L'idea di un personaggio caratterizzato come negativo che si rivela invece molto più "umano" e "gentile" dei cosidetti "buoni" è vincente e sorpr ... (continue)
riccio-capriccio said on Feb 13, 2012 | Add your feedback
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Joe Natta, Cantautore scemenziale said on Feb 12, 2012 | Add your feedback
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Matilde said on Jan 7, 2012 | Add your feedback
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Ros69 said on Dec 29, 2011 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(2495)
- Libri Italiani
- Others 223 Pages
- ISBN-10: 8877820047
- ISBN-13: 9788877820044
- Publisher: Salani
- Pub date: Jan 01, 1987
- Also available as: Paperback
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Ingrandite pure le proporzioni, il rapporto non cambierà: anche nella ristretta comunità dei giganti ci sono i più omologati e i pochi (l’unico, nella fattispecie) pensatori liberi emarginati e dileggiati.
E così nove giganti – i posteri dei ciclopi? - svettano orgogliosi dai loro venti metri, com ... (continue)
Ingrandite pure le proporzioni, il rapporto non cambierà: anche nella ristretta comunità dei giganti ci sono i più omologati e i pochi (l’unico, nella fattispecie) pensatori liberi emarginati e dileggiati.
E così nove giganti – i posteri dei ciclopi? - svettano orgogliosi dai loro venti metri, compiaciuti del loro aspetto ripugnante; ogni notte calano come rapaci nelle città dei popolli e divorano teneri virgulti come snack. Solo il Grande Gigante Gentile, un nanerottolo al di sotto degli otto metri, è un obiettore di coscienza che si nutre di vomitevoli cetrionzoli pur di preservare la vita dei più appetitosi umani. Anzi, fa di più: percorre la notte in lungo e in largo insufflando piacevoli sogni nelle camerette dove dormono ignari dei bambini.
Sorpreso una volta nel suo segreto volontariato, stringe un imprevedibile sodalizio con l’orfanella Sofia, assieme alla quale stenderà i disegni di una pacifica controffensiva che renderà innocui i temuti mostri.
Sono sempre più sorpresa dalla capacità di Dahl di penetrare simbioticamente il mondo dell’infanzia. In questo libro, come in altri dei suoi, c’è tutto.
A prevalere è il grande tema della solitudine dei bambini, trascurati se non ignorati dal pianeta parallelo degli adulti. Non a caso la coprotagonista vive in un orfanotrofio e non dimostra di sentire nostalgia di quello che non ha mai avuto, semplicemente vorrebbe con tutte le sue forze abbandonare un luogo che non le si confà: viene ripreso e portato alle estreme conseguenze un grande topos della letteratura inglese, e anche questa capacità di giocare con le proprie letture giovanili – inserendo però un quid di sana cattiveria - è un grande merito dell’autore.
I bambini dunque si crescono da soli, come Matilde, come Oliver Twist, come Pollicino, ma non si sentono appagati da questa autonomia raggiunta loro malgrado. Sono sgomenti dell’evidente diversità che percepiscono in sé e vorrebbero che sulla loro strada si parasse un personaggio amico, un simile nel quale riconoscersi. In questo libro il simile è per paradosso un essere dalla natura e dalle fattezze diametralmente opposte alle caratteristiche di Sofia, bambina esile e minuta. E’ l’intelligenza del cuore che consente il reciproco riconoscimento, al di là dei velami contingenti: il mito della bella e della bestia/del principe ranocchio riveduto e corretto in chiave amicale.
I bambini, inoltre, hanno bisogno di regole esterne e di qualcuno in cui credere, una sorta di garante verso cui indirizzare la speranza di non essere centrifugati all’esterno di una realtà alla quale essi cercano continuamente di adeguarsi, ma verso la quale si sentono invariabilmente inadeguati: e non è certo il regolamento ostico e impersonale dell’istituto che può soddisfare questo bisogno profondo di tranquillità interiore. Nel libro – scelta molto anacronistica e divertente – è la regina ad assumere il ruolo di serafica vendicatrice degli oppressi, un gentile cavaliere armato solo di autorevolezza e di telefono che sa mettere le cose a posto e distinguere il grano dal loglio.
C’è poi la questione della lingua: i bambini imparano il mondo attraverso le parole, e questo apprendistato prosegue vita natural durante, una scoperta continua, fonte di inesauribile curiosità. Il GGG, che ha un’età ragguardevole anche per gli esseri della sua specie, parla ancora una lingua buffa, piena di spassosissimi svarioni come se fosse ancora una creaturina inferiore ai cinque anni, eppure ha l’umiltà di lasciarsi guidare da Sofia, che gli sussurra spiegazioni e correzioni stando ben comoda all’interno della piega del suo enorme orecchio.
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