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Il Gattopardo

Edizione conforme al manoscritto del 1957

Di

Editore: Universale Economica Feltrinelli

4.1
(9944)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Finlandese , Portoghese , Catalano , Danese , Galego , Ceco , Olandese

Isbn-10: A000203830 | Data di pubblicazione:  | Edizione 20

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , Rilegato in pelle , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico / è di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso del regime, mentre già incalzano i tempi nuovi / Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all'intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell'ottocento / L'immagine della Sicilia che invece ci offre è un'immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea / Tradotto in tutte le lingue, "Il Gattopardo", ormai un classico della nostra letteratura, giunge con questa - conforme al manoscritto del 1957 - alla centoundecima edizione per oltre un milione di copie complessive.
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  • 5

    Italia, questa sconosciuta

    Il rosso delle giubbe garibaldine tinge il paesaggio arso della Sicilia ottocentesca, nell’intensa e brillante istantanea di una delle più importanti vicende italiane. Tomasi di Lampedusa racconta le decadenza della propria famiglia, che si vede costretta a passare il testimone (e le ricchezze) ...continua

    Il rosso delle giubbe garibaldine tinge il paesaggio arso della Sicilia ottocentesca, nell’intensa e brillante istantanea di una delle più importanti vicende italiane. Tomasi di Lampedusa racconta le decadenza della propria famiglia, che si vede costretta a passare il testimone (e le ricchezze) all’emergente ceto sociale della borghesia. Attraverso le vicende dei Falconeri, tra l’irrequietudine machiavellica del giovane Tancredi e la statuaria impostazione nobiliare dello zio, il principe Fabrizio Salina, osserviamo come in un film dalla curatissima fotografia i timori, le insicurezze e le problematiche di una regione periferica, colonizzata da millenni, in cui il clima soggioga vegetazione ed umore (la famigerata “estate siciliana”, a cui è più difficile sopravvivere che alla rigidità dell’inverno russo). Attraverso lo spaccato che l’autore ci fornisce, osserviamo crinoline, abiti e banchetti sontuosi dove seducenti nobildonne aspettano il partito più appetibile che verrà a chiederle in moglie per continuare a garantire gli “antichi fasti”, ormai in disfacimento. Tutto cambia affinché tutto rimanga uguale: è il motto di Tancredi, audace e spregiudicato rampollo della casata dei Salina, che non aspetta un attimo per buttarsi a capofitto nel’unione con la ricca Angelica (le evocazioni ariostesche non sono casuali!), figlia del sindaco del paese. Il matrimonio dei due giovani, passionali e conturbanti entrambi a loro modo, rispecchia la “felice annessione, volevo dire la fausta unione” del Regno borbonico a quello di Sardegna. L’Italia nasce da un atto di dis-unità, dall’ennesima sensazione di invasione percepita da una popolazione avvezza alle dominazioni straniere. E ne porta tuttora i segni indelebili.
    Un romanzo attuale anche al giorno d’oggi, quando siamo costretti a fare i conti con correnti politiche separatiste, differenze culturali e storiche che non smettono di porci interrogativi sulla nostra identità.

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo alla vigilia dello sbarco dei Mille a Marsala e la famiglia Salina è ancora il simbolo dell’aristocrazia siciliana.


    L’attuale principe di Salina è Don Fabrizio, il quale, oltre ad essersi preso cura della sua famiglia, ha anche protetto, dai problemi economici e dai guai, il nipote M ...continua

    Siamo alla vigilia dello sbarco dei Mille a Marsala e la famiglia Salina è ancora il simbolo dell’aristocrazia siciliana.

    L’attuale principe di Salina è Don Fabrizio, il quale, oltre ad essersi preso cura della sua famiglia, ha anche protetto, dai problemi economici e dai guai, il nipote Manfredi.

    Don Fabrizio è ormai un uomo maturo, ancora rispettato da tutti, ma non è più così ricco come lo sono stati i precedenti principi di Salina. Per poter mantenere il tenore di vita a cui sono abituati, ogni tanto è costretto a vendere una parte dei suoi possedimenti.

    Pertanto, da un lato, vediamo l’impoverimento della classe aristocratica e dall’altro l’arricchirsi dei non aristocratici, tra cui il padre di Angelica, giovane e bellissima donna di cui Manfredi si innamora follemente, mandando nello stesso tempo in frantumi il cuore della cugina.

    E’ inoltre un periodo di sconvolgimento anche dal punto di vista politico, sono già in atto i tentativi di scacciare i Borboni dall’isola e Manfredi ha un ruolo attivo in ciò. Lo zio Fabrizio è, al contrario di Manfredi, più propenso alla monarchia, ma capisce anche che i tempi stanno per cambiare e assiste, senza intervenire, agli sconvolgimenti politici.

    Il libro si conclude con la morte dell’ultimo Principe di Salina circondato dalla sua famiglia, mentre egli fa un bilancio della sua esistenza (anche se c’è poi un’ultima parte dedicata alle figlie zitelle del Principe di cui non ho ben capito l’utilità ai fini della storia!).

    Devo ammettere che questo libro mi ha sempre trasmesso un certo timore, pensavo fosse un testo di difficile comprensione e ne ho sempre rimandato la lettura.

    Effettivamente i miei timori si sono rivelati assolutamente reali: è senz’altro un testo complesso che ti impone mille domande.

    Non so se sono riuscita a coglierne pienamente il messaggio e molti dubbi mi sono rimasti anche dopo essere giunta alla fine delle oltre 300 pagine e, proprio per questa ragione, non voglio eccedere nei commenti.

    Comunque è una lettura che prima o poi va affrontata nella vita e sono contenta di averlo fatto.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente, un capolavoro

    In questo romanzo c'è tutto: cultura,profondità, sensibilità, conoscenza degli uomini e della storia. Per di più,il tutto scritto in un modo sublime. Il più grande autore italiano del Novecento, senza paragoni.

    ha scritto il 

  • 4

    ironico

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche tratta di eventi narrati durante lo sbarco in sicilia del 1860 ha uno stile molto più moderno. Infatti è ...continua

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche tratta di eventi narrati durante lo sbarco in sicilia del 1860 ha uno stile molto più moderno. Infatti è stato scritto attorno al 1956! per questo ci sono nel libro rimandi a fatti che successero molto dopo (la bomba nel 1953 che distrusse un palazzo). Mi è piaciuto moltissimo nel modo di narrare tramite gli occhi del Principe Fabrizio di Salina. E' un personaggio molto introspettivo, ma anche molto cosciente della politica, dei problemi del suo paese e molto pessimista. C'è molto pessimismo in questo libro, ti fa cogliere la vanità della vita la sua caducità.
    Bellissimi i brani in cui Tancredi ed Angelica si rincorrono nel palazzo di Donnafugata e la morte di Don Fabrizio.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo rifiuto alla carica di senatore; ovviamente mi è piaciuta anche la parte riguardante le "fughe" per il pala ...continua

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo rifiuto alla carica di senatore; ovviamente mi è piaciuta anche la parte riguardante le "fughe" per il palazzo di Tancredi e Angelica!

    ha scritto il 

  • 5

    È un delitto non leggerlo

    Una scrittura meravigliosa, un libro che non mi stanco di rileggere. La quintessenza dell'essere siciliani, per molti aspetti. Indimenticabili, le osservazione di Don Fabrizio sul carattere degli isolani.
    Ironia amara, sorriso dietro le pagine di un grande narratore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    3stelle regalate

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè stava a significare che il libro era agli sgoc ...continua

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè stava a significare che il libro era agli sgoccioli, e un paio di tirate pro-borboni e anti-savoiardi di Tumeo e la descrizione dell'immobilità siciliana descritta da don Fabrizio a Chevalley, che impediva ogni miglioramento, dato che i siciliani si sentivano sempre superiori a tutti e ogni continentale era visto come invasore: "ma quel senso di superiorità che barbaglia in ogni occhio siciliano, che noi stessi chiamiamo fierezza, che in realtà è cecità. Per ora, per molto tempo non c’è niente da fare, egli conclude"

    ha scritto il 

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