Il Gattopardo

Edizione conforme al manoscritto del 1957

Di

Editore: Universale Economica Feltrinelli

4.1
(10588)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Finlandese , Portoghese , Catalano , Danese , Galego , Ceco , Olandese

Isbn-10: A000203830 | Data di pubblicazione:  | Edizione 20

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , Rilegato in pelle , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

Ti piace Il Gattopardo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico / è di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso del regime, mentre già incalzano i tempi nuovi / Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all'intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell'ottocento / L'immagine della Sicilia che invece ci offre è un'immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea / Tradotto in tutte le lingue, "Il Gattopardo", ormai un classico della nostra letteratura, giunge con questa - conforme al manoscritto del 1957 - alla centoundecima edizione per oltre un milione di copie complessive.
Ordina per
  • 5

    Musicale e struggente ☆☆☆☆☆

    Questo non è un libro, è musica, ho pensato non appena ho letto questa frase:

    “Ma il giardino, costretto e macerato fra le sue barriere, da profumi untuosi, carnali e lievemente putridi, come i li ...continua

    Questo non è un libro, è musica, ho pensato non appena ho letto questa frase:

    “Ma il giardino, costretto e macerato fra le sue barriere, da profumi untuosi, carnali e lievemente putridi, come i liquami aromatici distillati dalle reliquie di certe sante; i garofanini sovrapponevano il loro odore pepato a quello protocollare delle rose ed a quello oleoso delle magnolie che si appesantivano negli angoli; e sotto sotto si avvertiva anche il profumo della menta misto a quello infantile della gaggía ed a quello confetturiero della mortella; e da oltre il muro l'agrumeto faceva straripare il sentore di alcova delle prime zagare.”

    Proseguono le mie letture di quelli che ormai sono veri e propri classici della letteratura, e ogni volta continuo a stupirmi, chissà perchè, della bellezza di queste opere letterarie... ovviamente avevo visto il famosissimo film di Luchino Visconti tratto dal libro ma, seppur ammaliata da esso, non avevo inteso la portata di questo romanzo. Del film ricordo la bellezza dei costumi, di Claudia Cardinale e di Burt Lancaster ( Alain Delon sinceramente non mi ha mai fatto palpitare...) ma nel libro ho trovato una bellezza musicale nel narrare la storia, un senso di struggente disfacimento che nella pellicola cinematografica a mio avviso non emergono.

    Che dire, è un libro che va letto e anche ascoltato, non è male la versione di Ad Alta voce Radio Tre, anche se troppo infarcita di spezzoni musicali, ma se non avete voglia di leggere il testo meglio che nulla anche quella...

    Non aggiungerò commenti ulteriori, rimarco soltanto la perfetta esposizione ad opera di Tomasi di Lampedusa, riferita ad un'epoca di passaggio in cui i gattopardi cedono il passo alle iene e dove tutto cambia per rimanere uguale; riporto inoltre l'ultima frase metaforica ed emblematica di tutto il libro:

    “Mentre la carcassa veniva trascinata via, gli occhi di vetro la fissarono con l'umile rimprovero delle cose che si scartano, che si vogliono annullare.
    Pochi minuti dopo, quel che rimaneva di Bendicò venne buttato in un angolo del cortile che l'immondezzaio visitava ogni giorno. Durante il volo giú dalla finestra la sua forma si ricompose un istante: si sarebbe potuto vedere danzare nell'aria un quadrupede dai lunghi baffi, e l'anteriore destro alzato sembrava imprecare.
    Poi tutto trovò pace in un mucchietto di polvere livida.”
    Giuseppe Tomasi Di Lampedusa. “Il Gattopardo”

    ha scritto il 

  • 4

    Uno stile inconfondibile

    Un romanzo dallo stile assolutamente inconfondibile. Il tratto nobiliare, altezzoso ma arguto, trasuda da ogni capoverso.
    L'autore ha cesellato ogni frase per renderla semplicemente perfetta al contes ...continua

    Un romanzo dallo stile assolutamente inconfondibile. Il tratto nobiliare, altezzoso ma arguto, trasuda da ogni capoverso.
    L'autore ha cesellato ogni frase per renderla semplicemente perfetta al contesto del romanzo.
    Tra l'altro, interessante lettura per rileggere un passaggio storico del nostro paese (il risorgimento) da una prospettiva diversa da quella dei libri di storia.

    ha scritto il 

  • 2

    Nella sicilia di fine 800

    Non è molto attrattivo il libro, lo ritengo leggero solo perchè conta soltanto 250 pagine circa. Ma la storia non mi ha attratto, anche se sono siciliano e avvezzo a certi tipi di romanzi storici. ...continua

    Non è molto attrattivo il libro, lo ritengo leggero solo perchè conta soltanto 250 pagine circa. Ma la storia non mi ha attratto, anche se sono siciliano e avvezzo a certi tipi di romanzi storici.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bellissimo romanzo che ci fa entrare nell'atmosfera siciliana del periodo risorgimentale. Il punto di vista, però, è quello del nobile principe Salina che ci fa comprendere l'immutabilità del suo m ...continua

    Un bellissimo romanzo che ci fa entrare nell'atmosfera siciliana del periodo risorgimentale. Il punto di vista, però, è quello del nobile principe Salina che ci fa comprendere l'immutabilità del suo mondo davanti alla rivoluzione. Emblematica la frase manifesto "Se vogliamo che tutto rimanga come è,bisogna che tutto cambi". Mi ha colpito anche il racconto toccante dell'ultimo periodo del principe con momenti di profonda tristezza svelati nella loro intensa nudità. Un vero capolavoro della letteratura italiana che non può rimanere nella libreria, ma che deve essere letto, digerito e "appreso".

    ha scritto il 

  • 4

    Da assaporare...4 stelle e mezzo

    Per anni è rimasto lì nella mia libreria a riempirsi di polvere, scartato ogni volta che dovevo scegliere una nuova lettura perchè nel mio immaginario l'ho sempre considerato pesante, noioso, "storico ...continua

    Per anni è rimasto lì nella mia libreria a riempirsi di polvere, scartato ogni volta che dovevo scegliere una nuova lettura perchè nel mio immaginario l'ho sempre considerato pesante, noioso, "storico". Niente di più sbagliato!!! Quando finalmente mi sono decisa a prenderlo tra le mie mani (e solo perchè gli altri libri li avevo già letti tutti!), ho deciso di assaporarlo lentamente, di gustarmelo paola per parola, riga dopo riga. Ed è stato così che le pagine solo volate via velocemente, avvolte in quella scrittura e in quello stile sì d'altri tempi, ma ricche di significato e dalle quali spessissimo traspare un'ironia che è stata una piacevolissima sorpresa che di certo non mi aspettavo da un "mattone". Che personaggio il Principe! Nonostante diversi motivi per odiarlo (vuoi perchè è un'infedele, vuoi perchè ama più il nipote dei propri figli), non ho potuto evitare di amarlo e ammirarlo. Uno spaccato della "vecchia" Sicilia, e dell'Italia intera, tanto antico quanto moderno con pagine preziose come perle di saggezza.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia del bisnonno di Tomasi di Lampedusa

    Palermo, maggio 1860. Il principe Fabrizio Corbera di Salina termina la recita del rosario e prende una boccata d'aria nel suo giardino. Ma l'odore di alcuni fiori marci gli ricorda il cadavere di un ...continua

    Palermo, maggio 1860. Il principe Fabrizio Corbera di Salina termina la recita del rosario e prende una boccata d'aria nel suo giardino. Ma l'odore di alcuni fiori marci gli ricorda il cadavere di un giovane soldato del Quinto Battaglione Cacciatori, ritrovato proprio lì, un mese fa, sotto l'albero di limone... "E' morto per il Re, caro Fabrizio, è chiaro" gli avrebbe risposto suo cognato. Il principe medita sull'imminente arrivo dei garibaldini, ai quali si è unito il suo nipote preferito, Tancredi Falconieri, sotto sua tutela perché orfano.
    «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.» Perché Gattopardo? Perchè era l'animale che era rappresentato nello stemma di famiglia (per Gattopardo si intende il leopardo). L'autore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ci presenta così la storia del suo bisnonno, vissuto negli anni cruciali del Risorgimento. Riesce, con scrittura poetica e piena di ironia, a descriverci e a rappresentarci il mondo dell'aristocrazia che stava lentamente decadendo (interessante il dialogo tra il principe Fabrizio con Ciccio Tumeo, l'organista della cattedrale di Donnafugata, dove si scambiano forti frecciatine nei confronti del sindaco di Donnafugata, novello borghese). E' lui, il principe, ad essere l'ultimo autentico Gattopardo, che per evitare il peggio preferisce trasferirsi nella villa di campagna a Donnafugata, dove ironizza e vive il cambiamento politico del Risorgimento. L'altro protagonista attorno cui ruota il romanzo è certamente suo nipote Tancredi che si innamora della figlia del sindaco di Donnafugata, Angelica, e la sposa, decretando così la fine dell'aristocrazia "pura". Interessante sottolineare quando il principe va a votare se si vuole o meno l'annessione della Sicilia al regno italico: egli voterà sì, e poi ironicamente l'autore ci svela che il sindaco stesso ha truccato i voti e quindi si arriverà ugualmente all'annessione... Non si può poi dimenticare la descrizione del gran ballo a Palermo, presso i nobili di Ponteleone. Un ultima parte che voglio citare è quella in cui il principe di Salina discute con il piemontese Chevalley, dove c'è una straordinaria descrizione dello spirito della "sicilianità", dove il principe spiega che i cambiamenti avvenuti nell'isola più volte nel corso della storia, hanno adattato il popolo siciliano ad altri "invasori", senza tuttavia modificare dentro l'essenza e il carattere dei siciliani stessi. Così il presunto miglioramento apportato dal nuovo Regno d'Italia, appare al principe di Salina come un ennesimo mutamento senza contenuti, poiché ciò che non muta è l'orgoglio del siciliano stesso. Egli infatti vuole esprimere l'incoerente adattamento al nuovo, ma nel contempo l'incapacità vera di modificare se stessi, e quindi l'orgoglio innato dei siciliani. Un'isola, sottolinea il Gattopardo, che è sempre stata terra di conquiste, una sorta di "Antica America". Consiglio questo straordinario romanzo per vari motivi, soprattutto perché parla dell'Italia, visto che stiamo festeggiando l'Unità, e poi perché descrive con accuratezza il nostro essere italiani, che ci rende unici in tutto il mondo. Peccato che Tomasi abbia scritto solo questo romanzo, era un grande e prepatato letterato.

    ha scritto il 

  • 2

    ★★ e 1\2

    Non nego che sia un capolavoro, purtroppo non ci posso fare niente: l'ho trovato abbastanza pesante nello stile, ed è veramente un peccato dato l'argomento. Come per tutti i romanzi che non m ...continua

    ★★ e 1\2

    Non nego che sia un capolavoro, purtroppo non ci posso fare niente: l'ho trovato abbastanza pesante nello stile, ed è veramente un peccato dato l'argomento. Come per tutti i romanzi che non mi sono piaciuti, spero proprio di ricredermi un giorno.

    ha scritto il 

  • 5

    Nel 1860, quando arrivano Garibaldi e l'ennesimo re, i siciliani sono “vecchi, vecchissimi”, “stanchi e svuotati” per il peso che portano sulle spalle, da “venticinque secoli almeno”, “di magnifiche c ...continua

    Nel 1860, quando arrivano Garibaldi e l'ennesimo re, i siciliani sono “vecchi, vecchissimi”, “stanchi e svuotati” per il peso che portano sulle spalle, da “venticinque secoli almeno”, “di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata” in casa; sono tanto stanchi che addirittura “il sonno è ciò che vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare”: così si esprime Fabrizio Corbera, principe di Salina, il protagonista di questo meraviglioso romanzo. L'autore - un grande siciliano, neanche a dirlo - segue poi il torpore dei suoi conterranei per altri cinquant'anni - l'ultimo capitolo è ambientato nel 1910 -, ma va ben oltre: Giorgio Bassani, nella prefazione al romanzo pubblicato postumo nel 1958, parla di “ampiezza di visione storica unita a un'acutissima percezione della realtà sociale e politica dell'Italia contemporanea, dell'Italia di adesso”, mostrando evidentemente di ritrovare anche fuori dei confini siciliani la ricorrente attitudine italica a vivacchiare, fingendo di cambiare le cose ma lasciandole in realtà troppo spesso immutate.

    ha scritto il 

  • 2

    storia di un fidanzamento

    Non mi piace scrivere la recensione di un classico quando delude le mie aspettative. Ovviamente non mi permetto di criticare un classico, dal momento che non sono nessuno per poterlo fare. Dico solo c ...continua

    Non mi piace scrivere la recensione di un classico quando delude le mie aspettative. Ovviamente non mi permetto di criticare un classico, dal momento che non sono nessuno per poterlo fare. Dico solo che le mie aspettative erano altissime e invece non vi ho trovato niente di quello che credevo. E niente, questo è.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per