Il Gattopardo

La biblioteca di Repubblica. Novecento, 52

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.1
(10463)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 221 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Finlandese , Portoghese , Catalano , Danese , Galego , Ceco , Olandese

Isbn-10: 8496075745 | Isbn-13: 9788496075740 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Rilegato in pelle , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Rimasto per alcuni anni a giacere nei cassetti di vari editori, Il Gattopardo vide la luce soltanto nel 1958, più di un anno dopo la morte del suo autore. E divenne immediatamente un "classico", conoscendo un successo di pubblico senza precedenti e suscitando vibranti polemiche, certo più ideologiche che letterarie. La complessa figura del principe Fabrizio di Salina, protagonista assoluto del romanzo, è infatti - come quella di tutti i grandi personaggi - profondamente ambigua: colto, ironico, autoritario, animato da un disprezzo tutto intellettuale per il genere umano, egli incarna consapevolmente i tratti di una civiltà, quella dell'antica aristocrazia siciliana, ormai al tramonto sotto i colpi della storia. All'indomani dell'Unità d'Italia, egli accoglie i profondi sconvolgimenti da essa provocati con lo smagato scetticismo di chi è convinto che la Sicilia, e il mondo, non cambieranno mai. Al massimo, potranno cambiare, ma in peggio, i detentori del potere: al dominio immobile degli aristocratici, succederà quello attivo, imprenditoriale e spietato della nuova borghesia isolana, avida e incolta, ben rappresentata dall'arricchito Calogero Sedara, che Fabrizio detesta profondamente, e che proprio per questo proporrà come Senatore del Regno all'inviato del re d'Italia. E la bellissima Angelica, figlia di Calogero, andrà in sposa al bel Tancredi, squattrinato nipote di Fabrizio, rimpinguando con le sue cospicue sostanze quelle ormai esauste della casata nobiliare. Grande romanzo storico, ma anche grande esercizio di introspezione psicologica e di magistero stilistico, Il Gattopardo è ormai unanimemente annoverato fra i capolavori della letteratura italiana di secondo Novecento.(Quarta di copertina inserita da Paperino Ge)
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Noblesse oblige

    Il valore di questo libro è molteplice -
    si dovrà parlare di un florilegio di valori, aperti, come una mano di carte, tutti insieme a ventaglio, e lasciati, esposti, senza giocarli mai - altrimenti si ...continua

    Il valore di questo libro è molteplice -
    si dovrà parlare di un florilegio di valori, aperti, come una mano di carte, tutti insieme a ventaglio, e lasciati, esposti, senza giocarli mai - altrimenti si sgualciscono - e poi a giocar con le carte segnate non ci si diverte più.
    È forse il più lungo quadro (da intendersi come "dipinto") nell'intera storia della letteratura; immobile nella sua svogliata bellezza, solo nei particolari tumultuoso e passionale - ma siciliano, quindi schiacciato da una onnipresente canicola; da un bruciante, terroso, dorato, e denso marsala di cammei e stucchi e chincaglierie.
    Il Gattopardo, certo si colloca sopra una faglia della Storia, pericolosa, in subbuglio, eppure lui, va a guardarla col mezz'occhio, senza scomporsi mai. È così che il principe di Salina, statuario, immenso, risoluto eppure poetico, guarda ai tempi correnti, tempi che stanno per infrangersi sopra se stessi, in una fucina infernale di battaglie e violenza. Ma dal privilegiato punto d'osservazione della sua nobiltà, ogni accadimento è centellinato, ogni guerra è baruffa, poichè i suoi occhi non si abbassano volentieri al mondo quanto si alzano in estasi alle stelle.
    È un compassato andare quello che dipinge Tomasi di Lampedusa in questo libro, un evolversi con svogliatezza, una resa senza entusiasmi, una accettazione passiva, nonchè la consapevolezza della conservazione, almeno in cuor proprio, d'un certo blasone che va dimenticandosi.
    La nostalgia e la melancolia si intrecciano ad un indifferente cinismo, nei confronti del vecchio e del nuovo, che sia il governo, che sia la classe dirigente, che sia la Sicilia intera, sempre negli occhi del principe, duramente e aspramente criticata quanto amorevolmente adorata.
    È tutto un romanzo basato sulla dicotomia, sulla comparazione, sull'entusiasmo dei giovani, sulla recriminazione dei vecchi, sull'onore, certo, ma differente negli uni e negli altri, nei nobili di sangue, nei nobili nuovi, nella corsa a darsi una carica, nella volontà d'apparire, nella totale mancanza di scrupolo dei nuovi nel conseguire un successo. Il principe di Salina ha da contraltare Tancredi, giovane nipote, figlio adottivo, che rinuncia al blasone e agli obblighi che il suo retaggio gli imporrebbe per lanciarsi in questa nuova avventura italiana. È lui a rappresentare il futuro, che si scrolla di dosso il conservatorismo e il blasone, è il futuro che vuol essere come il passato, nei suoi stilemi, nelle sue voglie, nei suoi desideri, ma meglio, più smaliziato - "per far si che tutto resti com'è, tutto deve cambiare".

    La parte che io ho preferito, e che penso possa disegnare perfettamente l'atmosfera e la immensa bellezza di questo romanzo, cade più o meno verso la metà: Tancredi è tornato da Napoli, è fidanzato con Angelica - è estate, i tumulti sono solo la coda di una eco lontana - ora ci sono solo le discussioni politiche. Ma di là da ogni accadimento, di là da ogni considerazione, il romanzo prende una pausa per descrivere la serenità dei pomeriggi a villa Salina, una immensa magione della quale le innumerevoli stanze giacciono abbandonate o addirittura mai visitate dai suoi proprietari. L'ambiente siciliano, colle sue fioriture e le sue ombre, e la sua naturalità e vastità entra come una coccola a dipingere teneramente le ore prossime al mezzogiorno: ogni personaggio riposa o amoreggia, ogni persona si lascia ad un accaldato ma sereno svago, e Tancredi, per mano ad Angelica, si lascia smarrire nel dedalo di corridoi e stanze e camere e anticamere e soffitte e giri e rigiri della villa disabitata, fuggendo la governante, fuggendo l'amico Caviraghi, innamorato - non ricambiato - di Concetta (altro contraltare, altra dicotomia) - scoprendo con l'entusiasmo della giovinezza le stanze del passato, scoprendo la Storia e i suoi intrecci, abitandoli con nuova freschezza e nuovo entusiasmo. Il turbamento e un'ombra d'angoscia arriveranno a preoccupare la felicità dei due per la scoperta di una "camera delle sevizie", una stanza usata dai vecchi proprietari per giochi sadici. È questa scena, a mio parere, la chiave di tutto il romanzo, o almeno la sua icona più bella - assieme, ovviamente, all'incanto del valzer finale.

    I due capitoli conclusivi, sono stati per me un brusco risveglio, e un'angoscia senza consolazione possibile. Poichè gettato in un mondo così meraviglioso per i due terzi del libro, avendo imparato ad amare la statuaria bontà del principe di Salina e la furberia buontempona di Tancredi, questi due capitoli di chiusura sono stati per me un passo di sgomento attraverso le rovine d'un incendio: l'agonia del principe e l'ultimo grande atto di sfregio al passato, perpetrato della figlia Concetta, che ordina ai servi di liberarsi del vecchio Benedicò impagliato. Un male sordo, eppure denso, come il resto del romanzo, che m'ha velato d'una soffice melancolia e nostalgia, probabilmente le stesse che deve aver provato il principe di Salina, a cacciare con Tumeo, di fronte al meraviglioso panorama di Sicilia.

    ha scritto il 

  • 5

    Gattopardesco

    Capolavoro della disillusione: politica, sociale, sentimentale, esistenziale.
    Impossibile citare perché ci sarebbe troppo da citare e troppo è stato già citato. Non a caso dal Gattopardo è sorto un ag ...continua

    Capolavoro della disillusione: politica, sociale, sentimentale, esistenziale.
    Impossibile citare perché ci sarebbe troppo da citare e troppo è stato già citato. Non a caso dal Gattopardo è sorto un aggettivo ormai codificato da tutti i dizionari della lingua italiana. Personaggi indimenticabili (anche grazie a Visconti) tra i quali giganteggia, ovviamente, il principe Fabrizio di Salina.
    Da leggere e rileggere: tutto, a salti, a brani.
    Insomma: immortale.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lunga e lenta elegia funebre

    Una lunga e lenta elegia funebre di un mondo al tramonto, immortalato in brevi momenti che assomigliano a quelle splendide fotografie in bianco e nero che talvolta ritroviamo nei vecchi libri. Superbo ...continua

    Una lunga e lenta elegia funebre di un mondo al tramonto, immortalato in brevi momenti che assomigliano a quelle splendide fotografie in bianco e nero che talvolta ritroviamo nei vecchi libri. Superbo l'epilogo con il cane Bendicò che si erge a metafora dell'intero romanzo. Romanzo decadente ma sorprendentemente attuale nella descrizione dell' Italia di allora come di oggi. Don Calogero Sedara ricorda vagamente qualcuno. "Bisogna che tutto cambi affinché tutto rimanga uguale

    ha scritto il 

  • 5

    LO STATUS QUO E' PURA ILLUSIONE

    Romanzo sull' inesorabile forza del cambiamento che non gurda in faccia niente e nessuno e travolge valori e gerarchie che si credevano immutabili. L'atmosfera quasi decadente e una serie di personagg ...continua

    Romanzo sull' inesorabile forza del cambiamento che non gurda in faccia niente e nessuno e travolge valori e gerarchie che si credevano immutabili. L'atmosfera quasi decadente e una serie di personaggi indimenticabili ne fanno uno dei più belli e intensi romanzi storico/sociali italiani di ogni epoca. Da leggere assolutamente

    ha scritto il 

  • 5

    Classico imperdibile

    Libro di rara bellezza che ha segnato in maniera indelebile la mia adolescenza. Personaggi finemente descritti, situazioni umane dolorosamente reali, e che dire poi delle ambientazioni cariche di fasc ...continua

    Libro di rara bellezza che ha segnato in maniera indelebile la mia adolescenza. Personaggi finemente descritti, situazioni umane dolorosamente reali, e che dire poi delle ambientazioni cariche di fascino decadente? Grazie Sig. Tomasi!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Piccolo gioiello

    Un romanzo colmo di raffinatezza e sfumature che racconta i cambiamenti della Sicilia e dell'Italia intera e conseguentemente della famiglia Salina in un periodo che va dal 1860 al 1910.
    A ben vedere ...continua

    Un romanzo colmo di raffinatezza e sfumature che racconta i cambiamenti della Sicilia e dell'Italia intera e conseguentemente della famiglia Salina in un periodo che va dal 1860 al 1910.
    A ben vedere però i cambiamenti non sono poi tali di fronte all'immobilismo secolare di questa regione splendida e troppo orgogliosa per adeguarsi all'evolversi del mondo, viceversa è quest'ultimo che si vede sempre costretto a piegarsi allo status quo dell'isola.
    Celebre la frase di Tancredi, nipote del Gattopardo, all'arrivo dei garibaldini: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi."
    Nel corso del libro vi sono picchi di alta letteratura, ho amato molto il dialogo tra il principe e il delegato del nuovo Re d'Italia per la nomina a senatore e diversi altri momenti. Emerge per lo più in tutto il libro una ricerca per i dettagli che fanno tutta la differenza del mondo nelle raffinatissime elucubrazioni del Principe, il Gattopardo, un personaggio meravigliosamente complesso e inevitabilmente l'ultimo di una generazioni di "Gattopardi".
    Ci sarebbe da sviscerare decine di situazioni che Tomasi di Lampedusa ha mirabilmente descritto ma non è questo il luogo per un'analisi che richiederebbe pagine e pagine.
    Il Gattopardo è un libro da leggere perché tocca l'anima di ognuno di noi, il nostro intimo, con delicatezza e sobrietà e non ultimo razionale pragmatismo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Il malinteso del Gattopardo

    I termini Gattopardo e gattopardesco sono entrati a far parte del lessico comune, come sinonimi di trasformismo politico. Mi domando se chi ha deciso di usare così queste parole lo abbia mai letto, il ...continua

    I termini Gattopardo e gattopardesco sono entrati a far parte del lessico comune, come sinonimi di trasformismo politico. Mi domando se chi ha deciso di usare così queste parole lo abbia mai letto, il Gattopardo. Sì perché, a ben vedere, di molte cose può essere accusato il principe di Salina (il Gattopardo, appunto), ma non di essere un trasformista. Non per niente, chi pronuncia la famosa frase "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" è il nipote Tancredi, l'arrivista; e sicuramente della stessa schiatta è Calogero Sedara, l'arrampicatore sociale. Il principe Gattopardo no, senza ombra di dubbio; lui rifiuta titoli e onorificenze, disdegna la nomina a Senatore del Regno e conclude dicendo "Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra."
    I Gattopardi sono quindi in via di estinzione, anzi, si sono estinti da un pezzo, altro che trasformismo!
    Credo che il termine gattopardesco avrebbe un più corretto utilizzo se fosse usato per indicare un acume superiore alla media.
    E per capire tutto ciò, se proprio non si ha voglia di leggere il libro, basterebbe guardare l'eccelsa trasposizione cinematografica di Visconti, complementare al romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Saga del cerchiobottismo all'italiana

    I nostri governanti avranno letto attentamente o saranno stati gli ispiratori do questo romanzo, splendido in tutto??? Un capolavoro, ma di un'amarezza incommensurabile.

    ha scritto il 

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