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Il Gattopardo

La biblioteca di Repubblica. Novecento, 52

By Giuseppe Tomasi di Lampedusa

(965)

| Hardcover | 9788496075740

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Book Description

Rimasto per alcuni anni a giacere nei cassetti di vari editori, Il Gattopardo vide la luce soltanto nel 1958, più di un anno dopo la morte del suo autore. E divenne immediatamente un "classico", conoscendo un successo di pubblico senza precedenti e s Continue

Rimasto per alcuni anni a giacere nei cassetti di vari editori, Il Gattopardo vide la luce soltanto nel 1958, più di un anno dopo la morte del suo autore. E divenne immediatamente un "classico", conoscendo un successo di pubblico senza precedenti e suscitando vibranti polemiche, certo più ideologiche che letterarie. La complessa figura del principe Fabrizio di Salina, protagonista assoluto del romanzo, è infatti - come quella di tutti i grandi personaggi - profondamente ambigua: colto, ironico, autoritario, animato da un disprezzo tutto intellettuale per il genere umano, egli incarna consapevolmente i tratti di una civiltà, quella dell'antica aristocrazia siciliana, ormai al tramonto sotto i colpi della storia. All'indomani dell'Unità d'Italia, egli accoglie i profondi sconvolgimenti da essa provocati con lo smagato scetticismo di chi è convinto che la Sicilia, e il mondo, non cambieranno mai. Al massimo, potranno cambiare, ma in peggio, i detentori del potere: al dominio immobile degli aristocratici, succederà quello attivo, imprenditoriale e spietato della nuova borghesia isolana, avida e incolta, ben rappresentata dall'arricchito Calogero Sedara, che Fabrizio detesta profondamente, e che proprio per questo proporrà come Senatore del Regno all'inviato del re d'Italia. E la bellissima Angelica, figlia di Calogero, andrà in sposa al bel Tancredi, squattrinato nipote di Fabrizio, rimpinguando con le sue cospicue sostanze quelle ormai esauste della casata nobiliare. Grande romanzo storico, ma anche grande esercizio di introspezione psicologica e di magistero stilistico, Il Gattopardo è ormai unanimemente annoverato fra i capolavori della letteratura italiana di secondo Novecento.
(Quarta di copertina inserita da Paperino Ge)

934 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Semplicemente, un capolavoro

    In questo romanzo c'è tutto: cultura,profondità, sensibilità, conoscenza degli uomini e della storia. Per di più,il tutto scritto in un modo sublime. Il più grande autore italiano del Novecento, senza paragoni.

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    Annabella1935 said on Oct 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    ironico

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche tratta di eventi narrati durante lo sbarco in sicilia del ...(continue)

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche tratta di eventi narrati durante lo sbarco in sicilia del 1860 ha uno stile molto più moderno. Infatti è stato scritto attorno al 1956! per questo ci sono nel libro rimandi a fatti che successero molto dopo (la bomba nel 1953 che distrusse un palazzo). Mi è piaciuto moltissimo nel modo di narrare tramite gli occhi del Principe Fabrizio di Salina. E' un personaggio molto introspettivo, ma anche molto cosciente della politica, dei problemi del suo paese e molto pessimista. C'è molto pessimismo in questo libro, ti fa cogliere la vanità della vita la sua caducità.
    Bellissimi i brani in cui Tancredi ed Angelica si rincorrono nel palazzo di Donnafugata e la morte di Don Fabrizio.

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    Maya 1978 said on Oct 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    un pò noiosa la storia di sfondo, ma ottima analisi dei difetti siciliani e italiani

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    willer86 said on Oct 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo rifiuto alla carica di senatore; ovviamente mi è piaciuta an ...(continue)

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo rifiuto alla carica di senatore; ovviamente mi è piaciuta anche la parte riguardante le "fughe" per il palazzo di Tancredi e Angelica!

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    Mary Lou said on Oct 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    È un delitto non leggerlo

    Una scrittura meravigliosa, un libro che non mi stanco di rileggere. La quintessenza dell'essere siciliani, per molti aspetti. Indimenticabili, le osservazione di Don Fabrizio sul carattere degli isolani.
    Ironia amara, sorriso dietro le pagine di un ...(continue)

    Una scrittura meravigliosa, un libro che non mi stanco di rileggere. La quintessenza dell'essere siciliani, per molti aspetti. Indimenticabili, le osservazione di Don Fabrizio sul carattere degli isolani.
    Ironia amara, sorriso dietro le pagine di un grande narratore.

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    Deborahdonato said on Oct 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    3stelle regalate

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè ...(continue)

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè stava a significare che il libro era agli sgoccioli, e un paio di tirate pro-borboni e anti-savoiardi di Tumeo e la descrizione dell'immobilità siciliana descritta da don Fabrizio a Chevalley, che impediva ogni miglioramento, dato che i siciliani si sentivano sempre superiori a tutti e ogni continentale era visto come invasore: "ma quel senso di superiorità che barbaglia in ogni occhio siciliano, che noi stessi chiamiamo fierezza, che in realtà è cecità. Per ora, per molto tempo non c’è niente da fare, egli conclude"

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    Agostino said on Sep 6, 2014 | Add your feedback

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