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Il Gattopardo

La biblioteca di Repubblica. Novecento, 52

By Giuseppe Tomasi di Lampedusa

(967)

| Hardcover | 9788496075740

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Book Description

Rimasto per alcuni anni a giacere nei cassetti di vari editori, Il Gattopardo vide la luce soltanto nel 1958, più di un anno dopo la morte del suo autore. E divenne immediatamente un "classico", conoscendo un successo di pubblico senza precedenti e s Continue

Rimasto per alcuni anni a giacere nei cassetti di vari editori, Il Gattopardo vide la luce soltanto nel 1958, più di un anno dopo la morte del suo autore. E divenne immediatamente un "classico", conoscendo un successo di pubblico senza precedenti e suscitando vibranti polemiche, certo più ideologiche che letterarie. La complessa figura del principe Fabrizio di Salina, protagonista assoluto del romanzo, è infatti - come quella di tutti i grandi personaggi - profondamente ambigua: colto, ironico, autoritario, animato da un disprezzo tutto intellettuale per il genere umano, egli incarna consapevolmente i tratti di una civiltà, quella dell'antica aristocrazia siciliana, ormai al tramonto sotto i colpi della storia. All'indomani dell'Unità d'Italia, egli accoglie i profondi sconvolgimenti da essa provocati con lo smagato scetticismo di chi è convinto che la Sicilia, e il mondo, non cambieranno mai. Al massimo, potranno cambiare, ma in peggio, i detentori del potere: al dominio immobile degli aristocratici, succederà quello attivo, imprenditoriale e spietato della nuova borghesia isolana, avida e incolta, ben rappresentata dall'arricchito Calogero Sedara, che Fabrizio detesta profondamente, e che proprio per questo proporrà come Senatore del Regno all'inviato del re d'Italia. E la bellissima Angelica, figlia di Calogero, andrà in sposa al bel Tancredi, squattrinato nipote di Fabrizio, rimpinguando con le sue cospicue sostanze quelle ormai esauste della casata nobiliare. Grande romanzo storico, ma anche grande esercizio di introspezione psicologica e di magistero stilistico, Il Gattopardo è ormai unanimemente annoverato fra i capolavori della letteratura italiana di secondo Novecento.
(Quarta di copertina inserita da Paperino Ge)

930 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    3stelle regalate

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè ...(continue)

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè stava a significare che il libro era agli sgoccioli, e un paio di tirate pro-borboni e anti-savoiardi di Tumeo e la descrizione dell'immobilità siciliana descritta da don Fabrizio a Chevalley, che impediva ogni miglioramento, dato che i siciliani si sentivano sempre superiori a tutti e ogni continentale era visto come invasore: "ma quel senso di superiorità che barbaglia in ogni occhio siciliano, che noi stessi chiamiamo fierezza, che in realtà è cecità. Per ora, per molto tempo non c’è niente da fare, egli conclude"

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    Agostino said on Sep 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Con una lettura superficiale si può pensare che sia un romanzo noioso, senza nulla di interessante o imprevedibile... Ma non è assolutamente così. È il ritratto di un uomo che vede il suo mondo cambiare radicalmente, e lui deve riuscire a superare il ...(continue)

    Con una lettura superficiale si può pensare che sia un romanzo noioso, senza nulla di interessante o imprevedibile... Ma non è assolutamente così. È il ritratto di un uomo che vede il suo mondo cambiare radicalmente, e lui deve riuscire a superare il suo pensiero all'antica e adeguarsi alla modernità; e poi c'è il figlio, Tancredi, aperto a nuovi orizzonti e affascinato dalle nuove idee che iniziano a nascere in Italia con Garibaldi. Da una parte l'amore coniugale che ormai è semplice affetto del padre, dall'altra quello giovane, passionale, impulsivo, puro e ingenuo. Uno dei libri più belli e ricchi di significato che abbia mai letto.

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    JJ said on Sep 5, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    "Vengono a insegnarci le buone creanze, ma non ci riusciranno, perché noi siamo dèi"*

    Splendida opera fuori dal tempo, senza per questo essere anacronistica o datata. Il respiro del romanzo Ottocentesco ricostituito con perizia filologica senza necrofilie, in uno stile ricco ma velato di ironia e consapevolezza. Un libro coraggioso ne ...(continue)

    Splendida opera fuori dal tempo, senza per questo essere anacronistica o datata. Il respiro del romanzo Ottocentesco ricostituito con perizia filologica senza necrofilie, in uno stile ricco ma velato di ironia e consapevolezza. Un libro coraggioso negli intenti artistici.

    Contenutisticamente si presenta un conflitto (credo volutamente) irrisolto tra elegia e condanna di un mondo nobile e decadente, nostalgico ma obsoleto. La lucidità della visione politica passa in secondo piano dinnanzi ad una penna così vivida e passionale.
    D'altro canto, per coerenza, in nome dell'irresolutezza della visione politica dovremmo a questo punto condannare Manzoni, Dickens,Kipling e parecchi altri...

    L'ottima trasposizione fedelmente infedele di Visconti è forse più netta su questo punto; scelta giustificabile, così come il finale falsato. Difficile, dopo averla vista, non tanto immaginarsi il principe di Salina diverso da Burt Lancaster, quanto Angelica senza le parvenze, oltre ogni aggettivo, della Cardinale...

    *Curiosamente è questa la sentenza che più in assoluto mi ha colpito nella sua pregnanza, a dispetto delle due, inflazionatissime ma pur sempre memorabili, "Che tutto cambi..." e "Noi fummo i gattopardi..."

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    Davide il Girovago said on Sep 2, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.

    Il tramonto di una classe sociale e l'ascesa di un'altra. Magistrale la narrazione dello spirito della Sicilia con Chevalley - il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare".Il sonno è ciò che i Siciliani vogliono. E ...(continue)

    Il tramonto di una classe sociale e l'ascesa di un'altra. Magistrale la narrazione dello spirito della Sicilia con Chevalley - il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare".Il sonno è ciò che i Siciliani vogliono. E le ultime pagine sul Cardinale di Palermo confermano la perfetta fusione di spirito tra Don Fabrizio e la sua Sicilia.

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    Evadora said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ringrazio la necessità che me lo ha fatto leggere..Un affascinante salto nel passato italiano..

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    Madi84 said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

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