Il Giorno della Civetta

Di

Editore: Giulio Eunaudi

4.0
(8740)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 184 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8806593579 | Isbn-13: 9788806593575 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 4

    Sicilia ed Emilia

    Ancora prima di poterlo affrontare con disponibilità immediata attraverso gli audiolibri avevo maturato la volontà di leggere Leonardo Sciascia, perché è l’archetipo di quel tipo di scrittore che davv ...continua

    Ancora prima di poterlo affrontare con disponibilità immediata attraverso gli audiolibri avevo maturato la volontà di leggere Leonardo Sciascia, perché è l’archetipo di quel tipo di scrittore che davvero ti consente di farti un’idea di cosa sia l’ Italia: sia per la sua vocazione di giornalista e politico parallela a quella di scrittore, sia perché appartenendo alla prima repubblica comincia ad essere abbastanza lontano da noi da consentirci di guardare da lontano e quindi con chiarezza al suo messaggio. Una scelta quanto mai giusta ed importante, probabilmente leggerò altro di questo scrittore.
    Siciliano, amico personale di Marco pannella ma anche di Giovanni falcone e Paolo Borsellino, Sciascia si distingue per non essere stato moderato in nulla ed affiliato a nulla. Sia da politico di primo piano (visse da protagonista la risposta delle istituzioni al sequestro Moro) che da scrittore non permise mai che l’opportunità politica od eventuali interessi settari condizionassero le sue scelte politiche od artistiche.
    “Il giorno della civetta” è una delle sue opere che meglio racconta la sicilia mafiosa, oltre ad essere un cristallino esempio della radicale chiarezza di cui scrivevo sopra. Quando l’imprenditore Colasberna resta vittima di un omicidio legato al malaffare delle campagne siciliane, a risolvere il caso viene chiamato il capitano Bellodi, persona forse la più sbagliata possibile per risolvere un caso come questo. O forse la più giusta? Carabiniere ma partigiano, uomo di stato ma comunista, in un dualismo che è stato ed è ancora oggi l’incarnazione perfetta dell’emilianità, il parmense Bellodi da un lato non può capire né concepire la rassegnata e radicalmente conservatrice Sicilia, ma dall’altra è un uomo il cui acume di investigatore si sposa con la adamantina purezza ideologica del rivoluzionario: una serietà morale di durissima pietra alla quale la mafia non è ancora abituata, e nei confronti della quale sarà anche dopo la sua ennesima vittoria sulle istituzioni, costretta a togliersi il cappello.
    E’ la storia di mafia raccontata da un uomo del novecento, e quindi senza gli abbellimenti e le confusioni della cinematografia della televisione post Via D’Amelio. La mafia che dalla Sicilia nasce e che della Sicilia è l’espressione più deteriore ma non per questo meno sincera e perfetta. Nelle parole di Sciascia la mafia è il criminale tentativo delle genti isolane di essere governate da qualcuno della propria terra; è l’ abitudine dei contadini di regolarsi i propri conti da soli senza ricorrere alle istituzioni che però diventa abnorme e sanguinosa; è la maniera che il privilegio feudale e la spiritualità cristiana (?) hanno trovato di sopravvivere alla rivoluzione liberale ed ad un materialismo che i siciliani non hanno mai potuto accettare, pena lo svuotamento della loro idea di esistenza.
    Ovvio che il capitano Bellodi giungendo a S. col suo bagaglio di partigiano, con le sue idee marxiste, abbia sentito a fianco della sua opera di investigatore una vocazione missionaria di recupero all’Italia di questa terra: quanto fossero goffi e velleitari questi pensieri lo capisce il lettore, mai l’ufficiale in persona. Perché un emiliano che giunge in Sicilia può innamorarsene ma non capirla, e non sarà con l’idea di Rivoluzione che la si potrà vincere. Peraltro, anche la Sicilia mafiosa resterà affascinata dell’ Emilia e della sua gente disposta a morire per un’idea, e lo riconoscerà per bocca del boss Don Mariano Arena, che parla col capitano Bellodi prima di calare l’asso che chiude la partita.
    “Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo”.
    Ahh la Sicilia. Se penso a quella terra (e pure che non ci soo mai stato!), da emiliano percepisco quell’attrazione che condurrà Bellodi a ritornare in Sicilia fino a rompercisi la testa. Quel mare, quei profumi intensi che nella inquinata pianura padana si percepiscono più e che giungono a noi attraverso gli aromi dei vini grillo ed inzolia; quelle spiagge arroventate, quelle grinzose mani che stringono rosari essendo magari sporche di sangue, quel sole meraviglioso eppure così nemico…attraverso i suoi libri ed i suoi vini la ho conosciuta, e forse non è un caso che in molti romanzi siciliani letteratura e cibo si sposino, come ben racconta Simonetta Agnello Hornby…

    E' stata una scelta felice quella di conoscere questo romanzo in formato audiolibro, perchè la lettura di Massimo Malucelli garantisce un grande valore aggiunto; in particolare mi ha impressionato la cura con cui il narratore ha proposto le diverse cadenze (emiliana e siciliana) nel momento in cui prendevano la parola i vari personaggi. E' un effetto che ha restituito grande incisività e profondità all'audiolibro.

    Tra qualche mese andrò in Sicilia, ma per il momento dovrò incontrarla di nuovo negli occhi del personaggio di un libro, eccolo che si avvicina, austero e terribile nel suo potere e nella sua intelligenza. Preceduto dallo scodinzolante Bendicò, mi pare di sentirlo, Don Fabrizio Corbera principe di Salina, ridere di me mentre si avvicina guardandomi negli occhi “è arrivato il garibaldino emiliano a cambiare tutto perché nulla cambi”.

    ha scritto il 

  • 4

    Eppure c'è speranza

    Qualche mese fa ho letto, quasi casualmente, Una storia semplice e ne sono rimasto folgorato. Capacità di sintetizzare e di misurare ogni parola, senza sprechi, e al tempo stesso di cogliere ogni sing ...continua

    Qualche mese fa ho letto, quasi casualmente, Una storia semplice e ne sono rimasto folgorato. Capacità di sintetizzare e di misurare ogni parola, senza sprechi, e al tempo stesso di cogliere ogni singolo aspetto della questione. Lo stesso ho ritrovato in Il giorno della civetta, anche se probabilmente con un impatto leggermente meno intenso. Sciascia cerca di rendere questo romanzo il più breve possibile, fa un'arte di cavare, procedendo quasi a ritroso e mi viene così in mente Michelangelo che sosteneva di non scolpire la scultura nel marmo, ma di liberarla da esso, cavarla.
    Siamo all'inizio del fenomeno della mafia nell'opinione pubblica e Sciascia ce lo ritrae alla perfezione, soprattutto in circostanze come omertose e nei contatti che vanno dal più basso territorio fino al Parlamento. Lasciandoci però con una speranza.

    ha scritto il 

  • 3

    Sempre attuale

    Il giorno della civetta è ambientato come sempre nella Sicilia tanto amata e denunciata da Sciascia.
    Il Capitano Bellodi, venuto dal Nord, come ci tengono a precisare taluni personaggi del racconto, s ...continua

    Il giorno della civetta è ambientato come sempre nella Sicilia tanto amata e denunciata da Sciascia.
    Il Capitano Bellodi, venuto dal Nord, come ci tengono a precisare taluni personaggi del racconto, si ritrova ad indagare sull’omicidio dell’imprenditore Salvatore Colasberna, un omicidio a mio parere descritto in maniera magistrale, come una vera e propria scena di un film (a proposito, ancora devo vedere la trasposizione cinematografica), poiché viene ucciso mentre sta entrando nell’autobus diretto a Palermo. Ovviamente (e che ve lo dico a fare), ad un secondo dall’accaduto, tutto l’autobus affollato si svuota, nessuno ha visto niente, nessuno sa nulla.

    In questo clima di omertà, che ritroviamo sempre negli scritti di Sciascia, il capitano Bellodi lotta con tutte le sue forze e la sua caparbietà per venirne a capo (trovo che sia una figura molto bella), ma stavolta non è solo la mafia ad ostacolare il suo operato. Infatti, in alcuni tratti, Sciascia abbandona la Sicilia per condurci a Roma, dove uomini di una certa rilevanza politica tentano di far trasferire Bellodi, a causa delle sue indagini.
    Dobbiamo, perciò, tener presente anche il periodo storico nel quale è stato scritto Il giorno della civetta, il 1961, quando ancora il governo italiano negava ostinatamente l’esistenza della mafia.

    Ora, chi ha già letto Sciascia sa già che quando si affronta un suo testo non ci si ritrova mai di fronte ad un semplice romanzo, ma ad un vero e proprio atto di denuncia e come tale il bene non trionfa sempre, anzi quasi mai.

    Lettura ovviamente consigliata.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il popolo cornuto era e cornuto resta"

    Lucido, non enfatico, scritto anzi in tono minore, quasi sommesso, Il giorno della civetta è un urlo che squarcia "il silenzio degli onesti e disonesti"

    ha scritto il 

  • 4

    Il giorno della civetta è una lettura fondamentale per capire un aspetto cruciale del nostro Paese, della sua storia e della sua situazione attuale: attraverso le pagine di Sciascia, lucide, oneste ed ...continua

    Il giorno della civetta è una lettura fondamentale per capire un aspetto cruciale del nostro Paese, della sua storia e della sua situazione attuale: attraverso le pagine di Sciascia, lucide, oneste ed efficaci quanto nessuna inchiesta potrebbe essere, viene mostrato il fenomeno mafioso in tutta la sua complessità.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/12/il-giorno-della-civetta-sciascia.html

    ha scritto il 

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