Il Libro del Cortegiano

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri)

3.5
(170)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 457 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8811582601 | Isbn-13: 9788811582601 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Amedeo Quondam

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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  • 3

    Manuale del Perfetto Opinionista.

    Per Busi/Covito ‘Il cortigiano’ del Castiglione è il corrispettivo del moderno Perfetto Portaborse, ma il portaborse e i politici specialmente italiani (già seguo poco gli italiani, di quelli stranier ...continua

    Per Busi/Covito ‘Il cortigiano’ del Castiglione è il corrispettivo del moderno Perfetto Portaborse, ma il portaborse e i politici specialmente italiani (già seguo poco gli italiani, di quelli stranieri conosco a stento i Capi di Stato) sono diventati anticaglia anche loro, e se prima uno voleva passare dalla televisione per arrivare al potere politico, ora lo stanno capendo anche loro che la politica è solo il trampolino per arrivare al potere televisivo, l’ipnotico potere del nulla a cui non puoi chiedere niente in cambio se non un retweet a bontà sua, ora che di Internet si vuole fare una moltiplicazione e non una alternativa della logica televisiva.

    Un politico ancora può essere seccato dalla richiesta dei ‘fatti’, della controprova alle parole. L’opinionista, che è televisivo – altri salotti, al di fuori della televisione, non so se ne esistono, non credo se ne accorga qualcuno oltre chi li frequenta –, è chiamato a esprimere parole e a replicare con altre parole alle parole espresse, insomma una pacchia remunerata abbastanza e tante volte anche meglio, e la pacchia era pure quanto ricercavano i cortigiani cinquecenteschi e i politici e i portaborse novecenteschi, quindi secondo me Opinionista (che parola ambigua anche da scrivere, tra le i e le o e le n c’è sempre un refuso in agguato) ci sta meglio di Portaborse, ora, per riscrivere “Il cortigiano”.

    Io l’ho consigliato a uno dei giovani opinionisti di AnnoUno con il quale ho avuto qualche scambio di commenti su un sito online. Il risultato è che ha cancellato i suoi commenti, si era pronunciato troppo, doveva aver temuto che gli sponsor gli regalassero pannollini e non più outfit dopo che aveva provato la carta della umile neogenitorialità per darsi una ragione purché sia. Se avesse letto “Il cortigiano” avrebbe saputo simulare e dissimulare meglio, il consiglio gli sarà parso una bravata, una offesa, uno smascheramento, e questo è il brutto del mestiere dell’opionista, hai sempre paura che qualcuno dimostri la tua inutilità molesta, la tua ignoranza funzionale, ma ogni mestiere ha i suoi rischi, anche il cortigiano non è che potesse dormire sonni tranquilli, e l’opinionista moderno farà le notti bianche per avere sottocontrollo la sua reputazione ‘virtuale’, come tutte le reputazioni. Dunque “Il cortigiano” del Castiglione potrebbe pure riscriversi “Manuale della Perfetta Webstar.”

    Il giocoso che c’è nell’opera riscritta da Busi/Covito sta nell’obbligarti a confrontarla con l’originale se vuoi toglierti questo dubbio: di chi è la farina, di chi scrive, di chi riscrive o di chi legge? Dati i cortigiani, chi è il mugnaio?

    Do l’esempio; nella riscrittura Busi/Covito c’è il passaggio: “Come dagli alberi le foglie d’autunno”; leggendolo ho pensato si trattasse di un’altra ironia linguistica, una criptocitazione poco cripto, dal futuro nel passato durante il presente della traduzione, come quando la frase “(…)né sottopormi alla legge di coloro, che stimano che non sia licito usar quelle che non usano li Toscani d'oggidí, parmi meritare escusazione” è riscritta così: “(…) né piegarmi alla norma imposta da quelli che ritengono impropria ogni parola non risciacquata in Arno”, con un Castiglione che cita un Manzoni a venire, o come quando “E dirovvi il severo Socrate, già vecchissimo, aver imparato a sonare la citara” diventa “Vuole che le parli anche di Socrate che, già vecchissimo, si mise a studiare chitarra classica?”. Insomma, credevo fosse una presa in giro di Ungaretti. Cerco il passaggio sull’orginale cinquecentesco e trovo: “come allo autunno le foglie degli alberi.” Quindi la poesia di Ungaretti (Si sta come/ d’autunno/sugli alberi/le foglie) non è citata spirotosamente da Busi/Covito per riscrivere Castiglione: è Ungaretti che riscrive Costiglione, senza dirlo, per ricavarci una poesia e metterci come titolo “Soldati”, per depistare.

    Con ogni probabilità, niente di così paranoico: la frase sulle foglie d’autunno non può mica essere attribuita al Castiglione, e comunque Ungaretti, dandole un’altra forma, la sua, l’ha comunque resa inedita, è questo il senso della forma, e Busi/Covito mica sono così sofistici, quando vogliono la dicono grossa, come quando riscrivono: “Non abbiamo bisogno di aspettare che nasca Proust per dedurne che a uno la finestra, l’anello o la lettera richiamano il ricordo piacevole cui sono entrati a far parte nella sua memoria” o come quando, per attualizzare le parole d’uso, scartano quelle elencate dal Castiglione e utilizzano quelle inglesi: ormai o si scrive “Fare l’identikit di un killer” o si deve utilizzare una parafrasi che darebbe all’assassino pagato per esserlo e che solo questo fa tutto il tempo di andare dal chirurgo per rifarsi tutti i connotati dalla punta del mento a quella dei capelli e rendere inutile la faticaccia di fargli un ritratto per sentito vedere.

    Altre volte la trasformazione di Busi/Covito è più ingegnosa, la frase del Castiglione “che non tenea sentimento piú per gustar diletto o contentezza che se gli offerisse” diventa più materica e metaforica: “Non aveva più papille sentimentali per gustare il sapore della felicità, o di una qualche gioia che gli si offrisse”. Poi non so perché riscrivano la parola “roegarze” con la parola “rouergasse”, poiché per capire che si tratta di una danza francese comunque di una ricerca nemmeno tanto immediata tra i dizionari online si deve fare.

    La lettura della riscrittura del “Cortigiano” di Castiglione vale intanto di per sé, per aver dato una testimonianza pratica della vita della lingua italiana, e poi i primi tre libri del “Cortigiano” per quanto spesso prolissi sono comunque un divertimento, molto meno l’ultimo, quando si tira l’alba parlando di amore spirituale, ma quando l’argomento è noioso la lingua può fino a un certo punto, e infatti se l’Inferno di Dante qualche occhiata riesce a strapparla a chiunque, il suo “Paradiso” è il vero inferno per i lettori.

    Come si devono comportare il perfetto cortigiano e la perfetta dama di corte (ma la massima è una, viene citata all’interna de “Il cortigiano” e da sola sostituirebbe qualsiasi manuale: deve aspirare a diventare buono; come Pinocchio insomma), le caratteristiche sono le solite, e se certi principi hanno davvero fatto il loro tempo (la monarchia e l’amore platonico), altri restano atemporali: l’esercito imbattibile è quello composto dai soldati che si sentono osservati dagli spalti dalle loro donne amate, vedi Troia, e alle Termopili hanno fatto addirittura di più; e in altri casi le trovate ne “Il cortigiano” hanno anticipato i tempi: il narratore nel quarto libro fa riferimento a un Castiglione che al momento dei fatti si trova in Inghilterra, insomma il Castiglione introduce il Castiglione nella sua opera, con grande chic formale, e non se lo sono inventati Busi e Covito per fargli un omaggio: se l’è fatto da solo l’omaggio, quindi nel Cinquecento il Castiglione aveva già sorpassato con grande stile la smenata noiosissima della autofiction che, pare agli opininisti che mai paghi alle volte si mettono per iscritto e chiamano romanzi i loro ronzii, è una invenzione contemporanea, un po’ come loro, che – erroneamente - credono basti essere nati oggi per non diventare l’eco di cose dette e ridette negli ieri degli ieri: dove il cambiamento della forma non comporta un cambiamento della sostanza significa che ancora non ci si sa comportare come il fatto, quest’è.

    ha scritto il 

  • 0

    voglia mi prende d'una buona ragazza
    docile, che non faccia tante storie,
    di bianche cosce e di poppe tranquille

    Fortini 1946

    Per il compleanno di un mio amico e per la
    sua ragazza, paziente e gentile ...continua

    voglia mi prende d'una buona ragazza
    docile, che non faccia tante storie,
    di bianche cosce e di poppe tranquille

    Fortini 1946

    Per il compleanno di un mio amico e per la
    sua ragazza, paziente e gentile e desiderosa di

    vedere i sentieri di Klagenfurt.

    ha scritto il 

  • 4

    bene, questo libro è bellissimo, molto migliore del Della Casa, più noto, ma anche più futile.
    Nle Cortegiano si respira già l'atmosfera cupa - eppure meravigliosi quegli ultimi bagliori - della fine ...continua

    bene, questo libro è bellissimo, molto migliore del Della Casa, più noto, ma anche più futile.
    Nle Cortegiano si respira già l'atmosfera cupa - eppure meravigliosi quegli ultimi bagliori - della fine politica della nostra Italia.
    Inoltre l'approfondimento del concetto di sprezzatura vale la lettura.
    Magari fosse noto agli scrittori di oggi e ai recensori tracimanti che vagano tra gli scaffali!

    ha scritto il 

  • 5

    La buona "maniera"

    L'Italia, prima di cadere nel disfacimento più totale in cui secoli di lascivìa l'hanno condotta, era nota soprattutto come la nazione che ebbe l'onore e l'onere di custodire una cultura che trascende ...continua

    L'Italia, prima di cadere nel disfacimento più totale in cui secoli di lascivìa l'hanno condotta, era nota soprattutto come la nazione che ebbe l'onore e l'onere di custodire una cultura che trascendesse il nozionismo. "Il Cortigiano" in quest'ottica, è il massimo guardiano di quella pratica sprezzante che fugge l'affettazione.
    Il testo di Castiglione è un capolavoro unico che lascia ancora il lettore moderno a bocca aperta per la lucidità e la chiarezza con cui questo Cortigiano viene descritto. La modernità del testo, oltre che per la lingua, emerge pure dal nuovo ruolo che la donna deve rivestire all'interno della corte, vista non più come "costola" del compagno, ma bensì "perfettissima", come l'uomo è. Si guarda al gentil sesso con una modernità difficilmente vista prima del '900, senza per questo negare la femminilità della donna, la quale è invece che bene sia preservata.
    L'artista diviene una figura centrale, ed anzi è bene che il cortigiano si diletti nelle arti della pittura, della musica e del canto, e che in esse eccelli. Ma con modestia, con cortesia, non gettare le proprie virtù sul volto di terzi.

    ha scritto il 

  • 4

    In principio era il verbo

    Atto di fondazione di una civiltà che sarà spazzata via soltanto dalla Rivoluzione francese, il raffinatissimo dialogo di Baldassare Castiglione (1478-1529) celebra l'arte della parola intesa non in s ...continua

    Atto di fondazione di una civiltà che sarà spazzata via soltanto dalla Rivoluzione francese, il raffinatissimo dialogo di Baldassare Castiglione (1478-1529) celebra l'arte della parola intesa non in senso classico come strumento di lotta politica o esercizio filosofico, bensì come espressione di urbanità e 'cortesia', grazie al quale l'uomo realizza appieno tutte le sue potenzialità di essere sociale.
    Vale la pena di rimarcare che l'opera è ambientata nella corte di Urbino, con personaggi storici quasi tutti morti all'epoca di composizione del dialogo cosicché, come scrive A. Quondam nell'introduzione all'edizione Garzanti, "nel 1528 questo Libro del Cortegiano sembra davvero un libro postumo. Appare segnato a lutto, sotto il segno ossessivo della morte, del tempo divoratore, della vecchiaia: il passato, quel passato urbinate, sembra remoto, per sempre; cancellato sia dalla scomparsa di gran parte dei protagonisti dei dialoghi, sia dalla crisi politica degli stati italiani, da quell'evento shock terribile che è stato il Sacco di Roma" (pp. XXXVI-XXXVII).

    ha scritto il 

  • 5

    Un vino vecchio da centellinare, magari nel rezzo d'una pergola, come faceva Orazio. L'ho letto interamente tre volte negli ultimi vent'anni: come in ogni capolavoro, ciascuna lettura ne svela nuovi t ...continua

    Un vino vecchio da centellinare, magari nel rezzo d'una pergola, come faceva Orazio. L'ho letto interamente tre volte negli ultimi vent'anni: come in ogni capolavoro, ciascuna lettura ne svela nuovi tesori. Temistio scriveva che i libri sono le arche in cui è racchiusa la sapienza dei secoli passati: ma certe arche hanno anche angoli e cassettini che si rivelano soltanto a chi non vi getti uno sguardo superficiale, ed è in essi che si celano i gioielli più leggiadri.

    ha scritto il 

  • 4

    Con quale grazia e libero procedere delle frasi Castiglione scrive della grazia. E che parola sonora ed espressiva inventa per dare nome all'atteggiamento che predispone l'uomo alla grazia: la sprezza ...continua

    Con quale grazia e libero procedere delle frasi Castiglione scrive della grazia. E che parola sonora ed espressiva inventa per dare nome all'atteggiamento che predispone l'uomo alla grazia: la sprezzatura.
    E' una parola che mi ha dato da pensare (e da fantasticare) con grande piacere molte volte e molte volte mi ha fatto riprendere in mano il Libro del Cortegiano. E anche altre cose mi ha fatto fare. Per esempio oggi, mentre ci riflettevo svagando, mi ha fatto bruciare delle carote che erano sul fuoco.
    Questo scrive Castiglione.
    "Ma avendo io già più volte pensato meco onde nasca questa grazia, lasciando quelli che dalle stelle l'hanno, trovo una regola universalissima, la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane che si facciano o dicano più che alcun altra, e ciò è fuggir quanto più si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l'arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia; perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sforzare e, come si dice, tirar per i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa, per grande che ella si sia."

    ha scritto il 

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