Il Marchese del Grillo

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Sul palcoscenico della più corrotta città del mondo, quella Roma papalina cortigiana e decomposta degli ultimi sprazzi dell'età barocca, si muove la leggendaria figura del Marche­se del Grillo, inquieto e beffardo simbolo della malinconia e dell'ansi ...Continua
Ha scritto il 30/06/16
Interessante, molto più di quanto credevo dopo aver visto l'eccezionale film di Monicelli-Sordi.
Ha scritto il 11/05/15
Zompa, ma non troppo
C'è subito da mettere in chiaro una cosa: il libro di Desiato non ha nulla a che vedere col film di Monicelli, e viceversa. Altra epoca, altri personaggi, altri eventi, altre atmosfere.
Il libro è scritto davvero bene, in modo colto ma scorrevol
...Continua
Ha scritto il 13/12/14
Meno ironico e molto più amaro di quanto mi aspettassi. Comunque un bello spaccato di storia
Ha scritto il 08/06/11
credo sia uno dei pochi casi in cui il libro è più brutto del film...(un altro esempio è fantozzi)
Ha scritto il 20/09/07
Il protagonista del libro non è il Marchese. O Arcangelino. E' Roma

oma, città dai mille popoli, è una trappola che, afferrato l'animo con i suoi incantesimi, non lo lascia più. Non perdona. L'Urbe non è un luogo in cui vivere se si cerca una f

oma, città dai mille popoli, è una trappola che, afferrato l'animo con i suoi incantesimi, non lo lascia più. Non perdona. L'Urbe non è un luogo in cui vivere se si cerca una felicità senza nuvole. Ghermisce ed arde con i suoi furbi sguardi. Come una strega tesse i suoi incantesimi, trasformando gli incauti che varcano il cerchio delle sue mura. Città in cui vagano grotteschi angeli e santi barocchi, dagli umori balzani. Propizia all'irrazionale. Agli incontri fortuiti. Alle complicità inverosimili, tra fenomeni opposti. Alle coincidenze pietrificanti.

Torbida e malinconica come una cometa. Un'impressione di fuoco la sua bellezza, serpentina ed obliqua. Con un'ombra di lugubrità e di sfacelo. Eternamente disillusa. L'ambigua città non gioca a carte scoperte. La civetteria antiquaria, con cui va fingendo di essere ormai soltanto una natura morta, tacita sequela di trapassati splendori, non fa che accrescere il suo maleficio. Si insinua sorniona nell'anima con i suoi enigmi, dei quali solo lei possiede la chiave. Roma non molla nessuno di quelli che ha catturato. E' bella. Ammaliante come può esserlo una donna. Inafferrabile. Perduta nel crepuscolo.

Vi sono sere che questa sporca, triste, tragica città nella luce d'oro del tramonto si muta in una bionda bellezza. Un prodigio di luce e di fulgore

Barlumi lunari. Ombre azzurre. Biancore degli intonaci. Lo scintillare di quel nastro di perle che è il Tevere. Il giallo barbaglio dei lampioni. Nei contorni tremolanti e confusi della notta, ammorbiditi dall'umidità, Roma si dissolve nelle sventolio degli iridescenti veli di bruma. Nel turbine dei drappi di luci multicolori che l'imprigionano.

La vedo in duplice ed ambiguo aspetto. Non solo riserva di splendore e tesori. Ma anche catasta di arsiccio e maculato vecchiume, di scarabattole intrise di rassegnata tristezza. Come una popolosa famiglia di utensili sbreccati. Di decrepiti oggetti malati. Di ninnoli marci. Poichè ogni oggetto ha la sua ombra notturna. Il suo veleno. Tutto questo cercano di catturare gli artisti. Impalpabile nulla. Sogni. ...Continua

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