Il Miglio Verde

Di

Editore: Sperling & Kupfer

4.4
(5267)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 552 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Olandese , Sloveno , Greco , Ceco , Svedese , Polacco , Russo , Portoghese , Ungherese , Coreano

Isbn-10: 888274129X | Isbn-13: 9788882741297 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?
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  • 5

    Sono entusiasta per aver avuto la possibilità di leggere questo libro. Avevo già visto, anche più di una volta, il film, e mi era piaciuto, ma la lettura del libro è stata un’esperienza fantastica. No ...continua

    Sono entusiasta per aver avuto la possibilità di leggere questo libro. Avevo già visto, anche più di una volta, il film, e mi era piaciuto, ma la lettura del libro è stata un’esperienza fantastica. Non per la storia in sé, che è comunque perfettamente architettata dal “Re”, ma perché non ho mai avuto modo di leggere un’apologia contro la pena di morte forte come questa. Senza aver paura di spoilerare troppo si capisce benissimo che appena appare il gigante di colore John Coffey, è “battezzato” innocente e vittima sacrificale allo stesso tempo. King aveva bisogno di un personaggio forte dal punto di vista narrativo, e il ragazzone nero lo è. Ma anche tutte le storie sulla cattiveria di alcuni detenuti, l’incompetenza di una guardia carceraria, la cattiva gestione della giustizia negli Stati del sud, le situazioni di vita dei protagonisti, concorrono a sviluppare nel lettore stati di empatia fortissimi. King è un mago in questo, ed è bello leggerlo anche e proprio per questi motivi. L’eccezionalità, per me, è tutta la descrizione delle procedure per l’esecuzione della pena di morte. Trovo aberrante la formula recitata al condannato, che fa più o meno così: “…sei stato condannato a morte da una giuria di tuoi pari e da un probo giudice di questo Stato. Sei condannato a morire sulla sedia elettrica. Dio salvi il popolo di questo Stato. Hai qualcosa da dire…”. Agghiacciante. Implicitamente si ammette che l’omicidio è ingiusto (così come effettivamente lo è), ma esplicitamente il popolo che condanna a morte, tramite la giuria, ha dunque bisogno di essere salvato, perché commette un omicidio. Ma vaffanculo va.
    Il capitolo dove viene eseguita la condanna a morte è qualcosa che mi ha fatto star male fisicamente. Come i protagonisti, stavo per vomitare, mi cedevano le gambe. Roba così forte che lo farei leggere obbligatoriamente ad un sacco di persone, e magari studiare a scuola, visto che di stronzate su pena capitale (e mettiamoci anche legittima difesa) se ne dicono davvero tante. Un libro fondamentale. Bravo King.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando il razzismo americano dispone di una sedia elettrica

    Capolavoro del repertorio di King, inizialmente pubblicato a puntate, dove il lettore è letteralmente imprigionato sino al termine delle sue pagine.
    Il 'miglio verde' è la pavimentazione in linoleum d ...continua

    Capolavoro del repertorio di King, inizialmente pubblicato a puntate, dove il lettore è letteralmente imprigionato sino al termine delle sue pagine.
    Il 'miglio verde' è la pavimentazione in linoleum del braccio della morte del carcere di Cold Mountain, un ambiente dove saltano subito all'occhio le incongruenze della profonda provincia americana, già descritta altrove nella produzione dell'autore di Bangor.
    Non tutti i malvagi sono rinchiusi nelle celle, perché c'è chi può contare sul proprio santo in paradiso (o in politica) e non tutti i buoni sono al servizio della legge, perché trattasi di un nero in una società essenzialmente razzista.
    King ancora una volta non si lascia sfuggire l'occasione di osservare l'ipocrisia degli zotici, degli ignoranti, dei razzisti che, in questo romanzo, si arrogano addirittura il diritto di amministrare la giustizia attraverso la barbarie della pena capitale.
    John Coffey è un nero con un enorme corpo da lottatore ed un cervello sempliciotto, in attesa della sedia elettrica per la violenza e l'uccisione di due bambine bianche.
    Ma John ha anche un dono che sembra divino. Le guardie carcerarie che vegliano su di lui ne sono testimoni diretti, tanto che il tarlo del dubbio sulla sua colpevolezza si insinua prepotentemente.
    Lo sceriffo che potrebbe rivedere il suo caso pero' è il perfetto bifolco del sud e per i tipi come John Coffey la linea telefonica che collega il carcere di Cold Mountain all'ufficio del governatore non suona mai.
    King tocca una tale variante di temi tremendamente attuali da non poter relegare questo romanzo nel genere horror con cui siamo abituati a classificare il suo lavoro.
    Egli esprime la sua condanna contro la pena di morte, ma non solo, la cattiveria gratuita di alcuni suoi personaggi appare come il prodotto di quell'ipocrisia provinciale, che alla domenica pare nascondersi dietro il vestito della festa, la messa, il barbecue pomeridiano, pronto pero' a trasformarsi durante la settimana nella violenza domestica, nell'ubriacatura molesta, nel nepotismo più becero e nell'immancabile razzismo.
    King lo esprime molto efficacemente in molti suoi romanzi, e questa volta lo fa con una storia che vi tormenterà il cuore fino a spremervi le lacrime.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    È stato il primo (e per ora unico) libro di King che ho affrontato. Lui non mi aveva mai ispirata tanto come scrittore, ma dopo aver visto il film, ho scoperto il libro. Che dire, mi ha emozionato un ...continua

    È stato il primo (e per ora unico) libro di King che ho affrontato. Lui non mi aveva mai ispirata tanto come scrittore, ma dopo aver visto il film, ho scoperto il libro. Che dire, mi ha emozionato un più punti e mi ha fatto anche commuovere, tanto, a volte fino alle lacrime, come nel caso dell'esecuzione di Delacroix e della guarigione della moglie del direttore del carcere.
    Per quanto preferisca sempre i libri ai film, raramente un libro era riuscito a farmi piangere

    ha scritto il 

  • 5

    «Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo».
    Queste sono le parole conclusive de Il miglio verde di Stephen King, il suo explicit.

    Pe ...continua

    «Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo».
    Queste sono le parole conclusive de Il miglio verde di Stephen King, il suo explicit.

    Perché siamo arrivati direttamente alla fine, dopo i primi due articoli sugli incipit? Perché io sono una ri-lettrice e quindi considero l’explicit non solo come la pietanza che lascerà il sapore nella bocca del lettore, ma anche come l’elemento che spinge il lettore a riformulare la sua interpretazione del romanzo e, nel caso, a ritornare all'inizio.

    Quella di King è stata una mossa da maestro (da Re, direbbero i suoi ammiratori) perché va a ridefinire anche il significato del titolo. Nelle prime pagine del romanzo, infatti, ci era stata data questa spiegazione del titolo:

    «L’ampio corridoio che percorreva al centro tutto il blocco E era rivestito di linoleum del colore della buccia di un vecchio lime appassito, perciò quello che nelle altre carceri veniva chiamato ‘l’ultimo miglio’, a Cold Mountain, si chiamava il miglio verde».Abbiamo letto, considerando il miglio verde come lo spazio che il condannato a morte deve percorrere per raggiungere la sedia elettrica. Tutto il romanzo, sebbene ricco di temi e snodato su più piani temporali, è stato guidato da questa idea: si sta parlando della pena di morte, di una guardia che prima si interroga su come sia possibile conciliare l’immagine di un assassino e violentatore con la docile bontà che manifesta e che poi si convince dell’innocenza del condannato e indaga sugli avvenimenti.

    Su questa struttura, sebbene arricchita da personaggi memorabili (basti citare il fatto che uno dei protagonisti del romanzo è Mr. Jingle, un topolino) ed elementi soprannaturali, abbiamo letto il romanzo.
    Lo abbiamo letto anche come la rappresentazione dell’orrore di un lavoro quale quello di dare la morte, di testare l’efficacia dei cavi elettrici, il rito macabro del bloccare le caviglie del condannato, di incappucciare i condannati e poi mettere la calotta che conduce l’elettricità, il pubblico sugli spalti che assiste per bisogno di vendetta.

    «Old Sparky mi appare come un tale ordigno di perversità, quando torno con la memoria a quei giorni, una così micidiale invenzione della follia. Fragili come vetro soffiato, siamo noi, anche nelle condizioni migliori. Ammazzarci l’un l’altro con il gas e l’elettricità e a sangue freddo? Che follia. Che orrore».

    Questo e altri passaggi hanno dato conferma del filo di Arianna usato durante la lettura, filo che il titolo e l’incipit ci avevano fornito.

    Le ultime pagine, però, si colorano di altro:

    «Verrà anche la mia ora, questo è ovvio, quale illusione possa aver avuto di immortalità è morta con il signor Jingles, ma avrò desiderato la morte molto prima di quando mi troverà. […] Ripenso ai sermoni della mia infanzia, alle reboanti affermazioni della Chiesa di Lode a Gesù, il Signore è Onnipotente […] egli vede e sorveglia anche l’infima delle Sue creazioni».

    King sta spostando la riflessione sulla pena di morte, sull’ingiustizia dell’esecuzione di un uomo innocente, su un piano non più politico:

    «Se avviene, Dio lascia che avvenga, e quando noi diciamo “Io non capisco”, Dio risponde: “Non m’importa”».

    Siamo certi che si stia ancora parlando di pena di morte e non della pena della mortalità?
    Le ultime scene descrivono la vita del protagonista all’ospizio:

    «Ascolto i rumori umidicci e disperati di uomini e donne infermi che si scavano a colpi di tosse la discesa nella vecchiezza».

    Le ultime pagine rallentano, ci mostrano un uomo in attesa.
    E si arriva all’explicit:

    «Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo».

    Si chiude il libro e ci si domanda: e se non avessi capito nulla? Se avessi letto da un’angolazione, se non sbagliata, parziale?

    Il miglio verde non è lo spazio coperto dal linoleum del colore della buccia di un vecchio lime appassito, il miglio verde è quel luogo che percorriamo tutti, nella fila dei giorni.

    Un explicit che ridefinisce il senso del titolo, relativizza la comprensione del testo che il lettore credeva acquisita; è il biglietto da visita per una rilettura, in una sorta di circolarità in cui la fine è un nuovo inizio.

    ha scritto il 

  • 5

    Coffey come quello che si beve, ma scritto in un altro modo

    E' inevitabile per chi abbia già visto il film non associare il volto ai nomi dei protagonisti, leggere le righe e vedere le immagini, è tale e quale, identico, ma una differenza sostanziale c'è, alme ...continua

    E' inevitabile per chi abbia già visto il film non associare il volto ai nomi dei protagonisti, leggere le righe e vedere le immagini, è tale e quale, identico, ma una differenza sostanziale c'è, almeno per quanto mi riguarda, il libro mi ha emozionata di più, nelle ultime pagine ho pianto dalla commozione eppure sapevo bene cosa stessi leggendo ma non ce l'ho fatta, è stato più forte di me. Mi si è stretto il cuore e ho desiderato che non finisse anche se ormai King (di nome e di fatto) mi aveva già dato una bella strapazzata emozionale (si può dire!? boh...... io lo dico lo stesso!)

    ha scritto il 

  • 4

    Bene ma non benissimo

    Spinto da molti pareri entusiastici, ho aspettato un bel po' di tempo prima di iniziare questo libro perché conosco il film e volevo un po' dimenticare qualche dettaglio. Malgrado ricordassi la storia ...continua

    Spinto da molti pareri entusiastici, ho aspettato un bel po' di tempo prima di iniziare questo libro perché conosco il film e volevo un po' dimenticare qualche dettaglio. Malgrado ricordassi la storia generale, sono riuscito a sorprendermi di alcune cose che avevo rimosso e di altre che nel film probabilmente si perdono.
    Sono rimasto abbastanza soddisfatto dalla storia e specialmente da come King riesce a far parlare, in modo sempre diverso ma allo stesso tempo personale, i suoi personaggi.
    Non posso comunque dire che mi abbia entusiasmato, quindi rimane fuori dalla rosa dei miei King preferiti... con un notevole apprezzamento in ogni caso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho aspettato anni prima di leggerlo e non ho mai visto la riduzione cinematografica. E penso di non volerla vedere. Indipendentemente dalle critiche positive, infatti, non mi va di vedere immagini non ...continua

    Ho aspettato anni prima di leggerlo e non ho mai visto la riduzione cinematografica. E penso di non volerla vedere. Indipendentemente dalle critiche positive, infatti, non mi va di vedere immagini non della mia fantasia associate ad un libro che suscita una marea di pensieri, emozioni, riflessioni, scene perfettamente costruite e che non hanno bisogno di un regista o di attori in carne ed ossa.
    Mi piace immaginare il piccolo topo acrobata a modo mio. Immaginare il corpo enorme e scuro di John Coffey, il suo sguardo perso. Sentirne l'energia positivia fluire come corrente elettrica. Le mani rattrapite di Ellaine. Il gesto vanitoso dell'insopportabile Percy Wetmore che si accarezza i capelli. Vedo Paul che scrive le sue memorie di vecchio centenario.
    La scrittura e' cosi' viva, scorrevole, immaginifica che il lettore diventa quasi uno spettatore non della storia ma dentro la storia. E' uno di quei libri per cui potresti dimenticare l'acqua sul fuoco, scordarti un pasto, prendere un giorno di ferie per continuarne la lettura indisturbata...insomma, ho reso l'idea di quanto mi e' piaciuto? ;)

    ha scritto il 

  • 4

    Cantastorie Moderno

    Avete presente il film, il capolavoro di quello Spielberg che non ne sbaglia una? Ecco, il libro è uguale uguale, d'altronde cambiare una virgola per la riduzione cinematografica sarebbe stato un sa ...continua

    Avete presente il film, il capolavoro di quello Spielberg che non ne sbaglia una? Ecco, il libro è uguale uguale, d'altronde cambiare una virgola per la riduzione cinematografica sarebbe stato un sacrilegio, anche perché di più non si poteva fare.
    Ma l'aver visto il film non toglie nulla alla lettura; spiegare il re, spiegare il suo successo planetario, spiegare il perché si resta inspiegabilmente invischiati tra le sue pagine è un'impresa ardua come la potrebbe essere quella di un tossico spiegare la propria dipendenza. Forse, viene da pensare, King non scrive quello che vuole ma quello che lui sa i lettori vorrebbero leggere ed in questo è mirabile, perché oltre a saperci dare quello che vogliamo, fa di noi quello che vuole: ci incatena, ci emoziona, ci sconvolge e ci esalta, tutto posto in quella impercettibile sensazione onirica . Attenzione però, questa sua magia dura il tempo della lettura,non lascia strascichi: si potrebbe dire che uno dei temi centrali dell'opera sia l'inumanità della condanna alla sedia elettrica, ma si sottolinea l'inadeguatezza dello strumento , non il sistema che porta al suo utilizzo. I personaggi sono tratteggiati sufficientemente per far sostenere la loro parte ma resta la piacevole sensazione di aver letto una bella fiaba, la rivisitazione della vita di Gesù in chiave moderna, dove la croce è diventata una sedia elettrica, con tutta l'amarezza che ne segue, poco altro.

    ha scritto il 

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