Il Miglio Verde

Di

Editore: Sperling & Kupfer

4.4
(5147)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 552 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Olandese , Sloveno , Greco , Ceco , Svedese , Polacco , Russo , Portoghese , Ungherese , Coreano

Isbn-10: 888274129X | Isbn-13: 9788882741297 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?
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  • 5

    "Cosa dirò al cospetto di Dio quando mi chiederà perché ho ucciso uno dei suoi miracoli? Che era il mio mestiere? Il Mio Mestiere?"

    Nella decade degli anni ’90 Stephen King ha voluto sperimentare nuove esperienze, sia di vita che letterarie, alcune inaspettatamente, altre volutamente. Sono, questi, gli anni in cui uscirà dal tunne ...continua

    Nella decade degli anni ’90 Stephen King ha voluto sperimentare nuove esperienze, sia di vita che letterarie, alcune inaspettatamente, altre volutamente. Sono, questi, gli anni in cui uscirà dal tunnel della droga e del famoso incidente che lo costringerà a stare in ospedale intere settimane rischiando di non poter metter più per iscritto una sola pagina del più misero racconto. E’ anche il momento in cui, complice il suo editor, decide di approcciarsi ad un metodo di pubblicazione che uno scrittore passato, a lui simile per le tematiche scelte ed all’approccio all’arte della scrittura, aveva sviluppato appieno e prescelto. Si parla, ovviamente, di Charles Dickens ed alle sue innumerevoli pubblicazioni a puntate che hanno rappresentato un vero e proprio caso editoriale nell’Inghilterra del 1800.

    Il Miglio Verde, uscito in 6 appuntamenti e concepito fin da subito come “romanzo a puntate”, ambientato nel 1996, ripercorre, per mano del protagonista, l’anziano Paul Edgecombe, le vicende (stra)ordinarie avvenute nel penitenziario di Cold Mountain ed in special modo nel Blocco E, quello destinato ai condannati a morte sulla sedia elettrica. Tra i detenuti, assieme al cajun sinistro Delacroix, il capo indiano Arlen Bitterbuck, e William Wharton vi è John Coffey, un nero gigantesco colpevole del duplice omicidio di due bambine. Qualcosa però, nella natura assente di Coffey, mette in allarme il capo dei secondini del Blocco, perché John fin dal primo istante sembra voler dimostrare di essere molto di più che un normale uomo, un mostro o un miracolo di Dio?

    Stephen King torna a scrivere di prigioni, guardie, secondini e libertà, in un’opera matura, potente e devastante, in uno stato di grazia tale che ricorda alcuni dei suoi libri migliori scritti a cavallo degli anni ‘70. A spaventare, a questo giro, non sono tanto i mostri nascosti sotto il letto, ma quelli che si animano nell’essenza umana. Il Miglio Verde, metafora della vita, oltre che ultimo tragitto fatto dai condannati alla sedia elettrica, Old Sparky, la vecchia scintillante, assume un valore fondamentale nell’economia dell’opera, in questa narrazione meta letteraria dove la grandezza della storia, condita da una sublime sensibilità combacia sempre alla perfezione con una forte critica sociale e politica, dal retrogusto satirico sorretta da uno stile impeccabile di scrittura. Un King che cita e ricorda tanto gli scrittori di romanzi del 1800, che ricorda Dickens e che, infine, rivela la sua più straordinaria grandezza anche in veste di scrittore orientato a moderne e importanti tematiche. Un romanzo destinato a diventare un classico, degno di essere inserito nelle antologie e letto nelle scuole. Sublime.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho visto il film omonimo centinaia di volte e per centinaia di volte l'ho amato. Dopo la lettura del libro trovo l'adattamento cinematografico estremamente fedele, delicato nel rispetto dei tempi narr ...continua

    Ho visto il film omonimo centinaia di volte e per centinaia di volte l'ho amato. Dopo la lettura del libro trovo l'adattamento cinematografico estremamente fedele, delicato nel rispetto dei tempi narrativi e sensibile rispetto alla tematica affrontata. Il bene e il male, la vita e la morte camminano insieme spedite lungo il Miglio Verde che é destinato ad ognuno di noi....

    ha scritto il 

  • 0

    Magnifico

    Un bel libro da cui è stato tratto un film stupendo.
    Qui King mostra tutto il suo talento di scrittore.

    La recensione completa:
    http://unlibronelcassetto.blogspot.it/2016/05/recensione-il-miglio-verde ...continua

    Un bel libro da cui è stato tratto un film stupendo.
    Qui King mostra tutto il suo talento di scrittore.

    La recensione completa:
    http://unlibronelcassetto.blogspot.it/2016/05/recensione-il-miglio-verde-di-stephen.html

    ha scritto il 

  • 4

    Un Grande

    Diffidavo di King, e mi sbagliavo.
    Non c'entra nulla con l'idea di scrittore di genere che mi ero fatto, non solo per colpa mia, ma perché il King più conosciuto è forse quello di Shining, di It, di ...continua

    Diffidavo di King, e mi sbagliavo.
    Non c'entra nulla con l'idea di scrittore di genere che mi ero fatto, non solo per colpa mia, ma perché il King più conosciuto è forse quello di Shining, di It, di Misery…
    Leggendo Il Miglio Verde si coglie che King NON è uno scrittore di genere (peraltro, se ci pensiamo bene, sarebbe difficile da identificare il genere…)
    E' un grande scrittore in assoluto.
    Perché?
    A chi possiamo avvicinarlo?
    Pensavo a Dickens, per la profondità di analisi del milieu delle sue storie e per la capacità di tratteggiare personaggi estremi, e a Dostoevskij, per l'indagine sul male e sulla sofferenza, sulla fatalità e sull'ineluttabile: due autori, ovviamente, diversissimi.
    Ma proprio queste analogie nella differenza spiegano la grande originalità di SK.
    In questo romanzo (e presumo anche in altri che mi affretterò leggere) ciò che colpisce maggiormente è ciò che potrei definire la "Materialità del Male".
    Il male, come entità presente e concreta, che si trasferisce da un corpo all'altro, che, addirittura, si profila come elemento metempsicotico, assumendo identiche caratteristiche in personaggi diversi, collocati su distinti piani temporali…
    Le emozioni sono fortissime e concrete. Nulla di astratto, di aereo, nel romanzo. Tutto terribilmente realistico, per quanto favoloso, ed è proprio questo realismo, che non viene compromesso da elementi di altre dimensioni, ciò che rende inquietante ed affascinante il racconto, nel quale domina la meravigliosa figura taumaturgica, quasi messianica di Coffey.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro.
    Ok, è il mio scrittore preferito.
    Mettiamola così: se non fosse il mio scrittore preferito, dopo aver letto questo libro, lo diventerebbe...e visto che già lo era, piazzo questo libro nell ...continua

    Capolavoro.
    Ok, è il mio scrittore preferito.
    Mettiamola così: se non fosse il mio scrittore preferito, dopo aver letto questo libro, lo diventerebbe...e visto che già lo era, piazzo questo libro nella mia personale Top Five dei libri del Re.

    ha scritto il 

  • 4

    le recensioni degli anobiani mi hanno spinto su questo ennesimo libro del re. cosi' ho conosciuto john coffey, paul edgecombe e mr jingles. e non avrei mai pensato che una storia ambientata in un post ...continua

    le recensioni degli anobiani mi hanno spinto su questo ennesimo libro del re. cosi' ho conosciuto john coffey, paul edgecombe e mr jingles. e non avrei mai pensato che una storia ambientata in un posto cosi' tetro potesse essere cosi' piena di emozioni e di fascino. per quanto raccapriccianti, i luoghi sono relativi quando zio stephen ha la penna in mano. gli uomini sono animali capaci di convivere con le peggiori nefandezze, con uno spirito di adattamento sorprendente. zio stephen va a scavare nei loro luoghi piu' nascosti, e porta a galla cose che dovrebbero rimanere nascoste, ma emergono e colpiscono come un pugno nello stomaco. .... e forse solo il re poteva inventarsi il signor jingle e renderlo protagonista di cosi' tante pagine......

    ha scritto il 

  • 5

    Coffey come quello che si beve, ma scritto in un altro modo

    Il miglio verde è probabilmente uno dei libri più vecchi che ho in casa, non mi decidevo mai a leggerlo, primo perchè avendo visto il film tantissime volte la storia la conoscevo troppo bene, secondo ...continua

    Il miglio verde è probabilmente uno dei libri più vecchi che ho in casa, non mi decidevo mai a leggerlo, primo perchè avendo visto il film tantissime volte la storia la conoscevo troppo bene, secondo perchè dopo la delusione di Shining temevo che potesse succedere la stessa cosa. E invece è stata una bellissima lettura, forse il più bel King che ho letto, sicuramente il più emozionante. La storia penso non sia un mistero per nessuno, perciò eviterò inutili riassunti. Quello che ho apprezzato di più è la caratterizzazione dei personaggi, la capacità del Re di tratteggiare la natura umana, nel bene e nel male. Inevitabili le riflessioni sulla pena di morte, ma anche sulla vita in generale e sul fatto che tutti prima o poi siamo destinati a percorrere il nostro miglio verde.

    ha scritto il 

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