Il Miglio Verde

Di

Editore: Sperling & Kupfer

4.4
(5218)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 552 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Francese , Olandese , Sloveno , Greco , Ceco , Svedese , Polacco , Russo , Portoghese , Ungherese , Coreano

Isbn-10: 888274129X | Isbn-13: 9788882741297 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?
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  • 5

    «Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo».
    Queste sono le parole conclusive de Il miglio verde di Stephen King, il suo explicit.

    Pe ...continua

    «Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo».
    Queste sono le parole conclusive de Il miglio verde di Stephen King, il suo explicit.

    Perché siamo arrivati direttamente alla fine, dopo i primi due articoli sugli incipit? Perché io sono una ri-lettrice e quindi considero l’explicit non solo come la pietanza che lascerà il sapore nella bocca del lettore, ma anche come l’elemento che spinge il lettore a riformulare la sua interpretazione del romanzo e, nel caso, a ritornare all'inizio.

    Quella di King è stata una mossa da maestro (da Re, direbbero i suoi ammiratori) perché va a ridefinire anche il significato del titolo. Nelle prime pagine del romanzo, infatti, ci era stata data questa spiegazione del titolo:

    «L’ampio corridoio che percorreva al centro tutto il blocco E era rivestito di linoleum del colore della buccia di un vecchio lime appassito, perciò quello che nelle altre carceri veniva chiamato ‘l’ultimo miglio’, a Cold Mountain, si chiamava il miglio verde».Abbiamo letto, considerando il miglio verde come lo spazio che il condannato a morte deve percorrere per raggiungere la sedia elettrica. Tutto il romanzo, sebbene ricco di temi e snodato su più piani temporali, è stato guidato da questa idea: si sta parlando della pena di morte, di una guardia che prima si interroga su come sia possibile conciliare l’immagine di un assassino e violentatore con la docile bontà che manifesta e che poi si convince dell’innocenza del condannato e indaga sugli avvenimenti.

    Su questa struttura, sebbene arricchita da personaggi memorabili (basti citare il fatto che uno dei protagonisti del romanzo è Mr. Jingle, un topolino) ed elementi soprannaturali, abbiamo letto il romanzo.
    Lo abbiamo letto anche come la rappresentazione dell’orrore di un lavoro quale quello di dare la morte, di testare l’efficacia dei cavi elettrici, il rito macabro del bloccare le caviglie del condannato, di incappucciare i condannati e poi mettere la calotta che conduce l’elettricità, il pubblico sugli spalti che assiste per bisogno di vendetta.

    «Old Sparky mi appare come un tale ordigno di perversità, quando torno con la memoria a quei giorni, una così micidiale invenzione della follia. Fragili come vetro soffiato, siamo noi, anche nelle condizioni migliori. Ammazzarci l’un l’altro con il gas e l’elettricità e a sangue freddo? Che follia. Che orrore».

    Questo e altri passaggi hanno dato conferma del filo di Arianna usato durante la lettura, filo che il titolo e l’incipit ci avevano fornito.

    Le ultime pagine, però, si colorano di altro:

    «Verrà anche la mia ora, questo è ovvio, quale illusione possa aver avuto di immortalità è morta con il signor Jingles, ma avrò desiderato la morte molto prima di quando mi troverà. […] Ripenso ai sermoni della mia infanzia, alle reboanti affermazioni della Chiesa di Lode a Gesù, il Signore è Onnipotente […] egli vede e sorveglia anche l’infima delle Sue creazioni».

    King sta spostando la riflessione sulla pena di morte, sull’ingiustizia dell’esecuzione di un uomo innocente, su un piano non più politico:

    «Se avviene, Dio lascia che avvenga, e quando noi diciamo “Io non capisco”, Dio risponde: “Non m’importa”».

    Siamo certi che si stia ancora parlando di pena di morte e non della pena della mortalità?
    Le ultime scene descrivono la vita del protagonista all’ospizio:

    «Ascolto i rumori umidicci e disperati di uomini e donne infermi che si scavano a colpi di tosse la discesa nella vecchiezza».

    Le ultime pagine rallentano, ci mostrano un uomo in attesa.
    E si arriva all’explicit:

    «Tutti noi dobbiamo morire, non ci sono eccezioni, lo so, ma certe volte, oddio, il Miglio Verde è così lungo».

    Si chiude il libro e ci si domanda: e se non avessi capito nulla? Se avessi letto da un’angolazione, se non sbagliata, parziale?

    Il miglio verde non è lo spazio coperto dal linoleum del colore della buccia di un vecchio lime appassito, il miglio verde è quel luogo che percorriamo tutti, nella fila dei giorni.

    Un explicit che ridefinisce il senso del titolo, relativizza la comprensione del testo che il lettore credeva acquisita; è il biglietto da visita per una rilettura, in una sorta di circolarità in cui la fine è un nuovo inizio.

    ha scritto il 

  • 5

    Coffey come quello che si beve, ma scritto in un altro modo

    E' inevitabile per chi abbia già visto il film non associare il volto ai nomi dei protagonisti, leggere le righe e vedere le immagini, è tale e quale, identico, ma una differenza sostanziale c'è, alme ...continua

    E' inevitabile per chi abbia già visto il film non associare il volto ai nomi dei protagonisti, leggere le righe e vedere le immagini, è tale e quale, identico, ma una differenza sostanziale c'è, almeno per quanto mi riguarda, il libro mi ha emozionata di più, nelle ultime pagine ho pianto dalla commozione eppure sapevo bene cosa stessi leggendo ma non ce l'ho fatta, è stato più forte di me. Mi si è stretto il cuore e ho desiderato che non finisse anche se ormai King (di nome e di fatto) mi aveva già dato una bella strapazzata emozionale (si può dire!? boh...... io lo dico lo stesso!)

    ha scritto il 

  • 4

    Bene ma non benissimo

    Spinto da molti pareri entusiastici, ho aspettato un bel po' di tempo prima di iniziare questo libro perché conosco il film e volevo un po' dimenticare qualche dettaglio. Malgrado ricordassi la storia ...continua

    Spinto da molti pareri entusiastici, ho aspettato un bel po' di tempo prima di iniziare questo libro perché conosco il film e volevo un po' dimenticare qualche dettaglio. Malgrado ricordassi la storia generale, sono riuscito a sorprendermi di alcune cose che avevo rimosso e di altre che nel film probabilmente si perdono.
    Sono rimasto abbastanza soddisfatto dalla storia e specialmente da come King riesce a far parlare, in modo sempre diverso ma allo stesso tempo personale, i suoi personaggi.
    Non posso comunque dire che mi abbia entusiasmato, quindi rimane fuori dalla rosa dei miei King preferiti... con un notevole apprezzamento in ogni caso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho aspettato anni prima di leggerlo e non ho mai visto la riduzione cinematografica. E penso di non volerla vedere. Indipendentemente dalle critiche positive, infatti, non mi va di vedere immagini non ...continua

    Ho aspettato anni prima di leggerlo e non ho mai visto la riduzione cinematografica. E penso di non volerla vedere. Indipendentemente dalle critiche positive, infatti, non mi va di vedere immagini non della mia fantasia associate ad un libro che suscita una marea di pensieri, emozioni, riflessioni, scene perfettamente costruite e che non hanno bisogno di un regista o di attori in carne ed ossa.
    Mi piace immaginare il piccolo topo acrobata a modo mio. Immaginare il corpo enorme e scuro di John Coffey, il suo sguardo perso. Sentirne l'energia positivia fluire come corrente elettrica. Le mani rattrapite di Ellaine. Il gesto vanitoso dell'insopportabile Percy Wetmore che si accarezza i capelli. Vedo Paul che scrive le sue memorie di vecchio centenario.
    La scrittura e' cosi' viva, scorrevole, immaginifica che il lettore diventa quasi uno spettatore non della storia ma dentro la storia. E' uno di quei libri per cui potresti dimenticare l'acqua sul fuoco, scordarti un pasto, prendere un giorno di ferie per continuarne la lettura indisturbata...insomma, ho reso l'idea di quanto mi e' piaciuto? ;)

    ha scritto il 

  • 4

    Cantastorie Moderno

    Avete presente il film, il capolavoro di quello Spielberg che non ne sbaglia una? Ecco, il libro è uguale uguale, d'altronde cambiare una virgola per la riduzione cinematografica sarebbe stato un sa ...continua

    Avete presente il film, il capolavoro di quello Spielberg che non ne sbaglia una? Ecco, il libro è uguale uguale, d'altronde cambiare una virgola per la riduzione cinematografica sarebbe stato un sacrilegio, anche perché di più non si poteva fare.
    Ma l'aver visto il film non toglie nulla alla lettura; spiegare il re, spiegare il suo successo planetario, spiegare il perché si resta inspiegabilmente invischiati tra le sue pagine è un'impresa ardua come la potrebbe essere quella di un tossico spiegare la propria dipendenza. Forse, viene da pensare, King non scrive quello che vuole ma quello che lui sa i lettori vorrebbero leggere ed in questo è mirabile, perché oltre a saperci dare quello che vogliamo, fa di noi quello che vuole: ci incatena, ci emoziona, ci sconvolge e ci esalta, tutto posto in quella impercettibile sensazione onirica . Attenzione però, questa sua magia dura il tempo della lettura,non lascia strascichi: si potrebbe dire che uno dei temi centrali dell'opera sia l'inumanità della condanna alla sedia elettrica, ma si sottolinea l'inadeguatezza dello strumento , non il sistema che porta al suo utilizzo. I personaggi sono tratteggiati sufficientemente per far sostenere la loro parte ma resta la piacevole sensazione di aver letto una bella fiaba, la rivisitazione della vita di Gesù in chiave moderna, dove la croce è diventata una sedia elettrica, con tutta l'amarezza che ne segue, poco altro.

    ha scritto il 

  • 2

    Rispetto tantissimo l'opinione altrui ma io King proprio non me lo riesco a far piacere! Ho letto altri romanzi meno famosi, di cui francamente non ricordo neanche i nomi, ma niente da fare.
    Trovo la ...continua

    Rispetto tantissimo l'opinione altrui ma io King proprio non me lo riesco a far piacere! Ho letto altri romanzi meno famosi, di cui francamente non ricordo neanche i nomi, ma niente da fare.
    Trovo la sua scrittura "accademica", totalmente priva di fronzoli e per questo motivo mi ha annoiata in più di un passaggio.
    Le due stelle sono perché, al di là di tutto, la storia è d'impatto e commovente. Comunque non mi arrendo, ci riproverò con "Shining".

    ha scritto il 

  • 5

    Ho visto il film per la prima volta recentemente, giusto qualche mese fa, e quindi ero un po' titubante. Non perchè il film non mi fosse piaciuto ma questo sarebbe stato, ed è stato, il mio primo King ...continua

    Ho visto il film per la prima volta recentemente, giusto qualche mese fa, e quindi ero un po' titubante. Non perchè il film non mi fosse piaciuto ma questo sarebbe stato, ed è stato, il mio primo King e anche se sappiamo tutti che i libri, almeno il 99% delle volte, sono migliori dei film significava conoscere King con un libro di cui già sapevo tutto e che, quindi, ci sarebbe stato il rischio da parte mia di dare precedenza ad altro durante la lettura. L'ho letto in GdL e abbiamo fatto sei tappe (come all'epoca fece King ma non con gli stessi tempi d'attesa) e, nonostante sapessi già la storia, la tentazione di continuare oltre le pagine prefissate era tanta e l'attenzione viva, sempre, dalla prima all'ultima pagina. Non so perchè non avevo mai letto niente di King, anche se La Torre Nera avevo in mente di leggerla da tanto, ma sicuramente continuerò: l'inizio è stato ottimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Confesso: non avevo ancora letto Il Miglio Verde. Lo so che per uno come me che si confessa super fan di Stephen King è un reato imperdonabile, ma ho visto il film così tante volte... ovviamente, a gi ...continua

    Confesso: non avevo ancora letto Il Miglio Verde. Lo so che per uno come me che si confessa super fan di Stephen King è un reato imperdonabile, ma ho visto il film così tante volte... ovviamente, a giochi fatti, mi rendo conto di aver peccato fin'ora e che, per fortuna, ho rimediato in tempo.
    Se non avete visto il film (da che pianeta venite?) allora recuperate assolutamente questo splendido lavoro del Re. È uno di quei suoi romanzi che potete (dovete) leggere anche se non siete amanti delle storie dell'orrore. Un po' come per Le Ali della libertà, il Corpo, 22/11/'63 e le tante storie che King ha scritto e che sono universali nel loro essere meravigliosi esempi di umanità, Il Miglio Verde è un racconto unico nel suo genere. D'altronde è un classico della produzione kinghiana ed è uno dei migliori esempi di romanzo in cui tratteggia figure indimenticabili e potentissime; archetipi ricorrenti dei suoi racconti ma che forse non hanno mai trovato una forma così tragica e romantica come quella di John Coffey. Comprate insieme pure una scatola di fazzoletti, perché il Re fa di tutto per piegarvi e ridurvi in lacrime.

    ha scritto il 

  • 5

    "Cosa dirò al cospetto di Dio quando mi chiederà perché ho ucciso uno dei suoi miracoli? Che era il mio mestiere? Il Mio Mestiere?"

    Nella decade degli anni ’90 Stephen King ha voluto sperimentare nuove esperienze, sia di vita che letterarie, alcune inaspettatamente, altre volutamente. Sono, questi, gli anni in cui uscirà dal tunne ...continua

    Nella decade degli anni ’90 Stephen King ha voluto sperimentare nuove esperienze, sia di vita che letterarie, alcune inaspettatamente, altre volutamente. Sono, questi, gli anni in cui uscirà dal tunnel della droga e del famoso incidente che lo costringerà a stare in ospedale intere settimane rischiando di non poter metter più per iscritto una sola pagina del più misero racconto. E’ anche il momento in cui, complice il suo editor, decide di approcciarsi ad un metodo di pubblicazione che uno scrittore passato, a lui simile per le tematiche scelte ed all’approccio all’arte della scrittura, aveva sviluppato appieno e prescelto. Si parla, ovviamente, di Charles Dickens ed alle sue innumerevoli pubblicazioni a puntate che hanno rappresentato un vero e proprio caso editoriale nell’Inghilterra del 1800.

    Il Miglio Verde, uscito in 6 appuntamenti e concepito fin da subito come “romanzo a puntate”, ambientato nel 1996, ripercorre, per mano del protagonista, l’anziano Paul Edgecombe, le vicende (stra)ordinarie avvenute nel penitenziario di Cold Mountain ed in special modo nel Blocco E, quello destinato ai condannati a morte sulla sedia elettrica. Tra i detenuti, assieme al cajun sinistro Delacroix, il capo indiano Arlen Bitterbuck, e William Wharton vi è John Coffey, un nero gigantesco colpevole del duplice omicidio di due bambine. Qualcosa però, nella natura assente di Coffey, mette in allarme il capo dei secondini del Blocco, perché John fin dal primo istante sembra voler dimostrare di essere molto di più che un normale uomo, un mostro o un miracolo di Dio?

    Stephen King torna a scrivere di prigioni, guardie, secondini e libertà, in un’opera matura, potente e devastante, in uno stato di grazia tale che ricorda alcuni dei suoi libri migliori scritti a cavallo degli anni ‘70. A spaventare, a questo giro, non sono tanto i mostri nascosti sotto il letto, ma quelli che si animano nell’essenza umana. Il Miglio Verde, metafora della vita, oltre che ultimo tragitto fatto dai condannati alla sedia elettrica, Old Sparky, la vecchia scintillante, assume un valore fondamentale nell’economia dell’opera, in questa narrazione meta letteraria dove la grandezza della storia, condita da una sublime sensibilità combacia sempre alla perfezione con una forte critica sociale e politica, dal retrogusto satirico sorretta da uno stile impeccabile di scrittura. Un King che cita e ricorda tanto gli scrittori di romanzi del 1800, che ricorda Dickens e che, infine, rivela la sua più straordinaria grandezza anche in veste di scrittore orientato a moderne e importanti tematiche. Un romanzo destinato a diventare un classico, degno di essere inserito nelle antologie e letto nelle scuole. Sublime.

    ha scritto il 

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