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Il Negus

Splendori e miserie di un autocrate

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(213)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Altri

Isbn-10: 880781742X | Isbn-13: 9788807817427 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: V. Verdiani

Disponibile anche come: Paperback

Genere: History , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
Ras Tafari (1892-1975), ultimo imperatore d'Etiopia dal 1930 con il nome diHailè Selassiè I, viene deposto da un colpo di stato il 12 settembre 1974.Kapuscinski si reca ad Addis Abeba per capire cosa sia stata davverola monarchia del Negus, il Re dei Re, e perché sia caduta. Riesce a incontrarei rappresentanti dell'entourage imperiale e ne raccoglie i racconti, acuti,commossi, involontariamente umoristici. Intervista gli uomini che stavano aPalazzo o avevano avuto il diritto di accedervi, con la funzione di servitori,cortigiani, funzionari, spie, camerieri di ogni sorta, ma anche testimoniacuti e smaliziati di intrighi, lotte di potere e abiezioni. Ne esce unritratto a metà tra analisi storica, reportage e opera narrativa.
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    Alla lettura del terzo libro sull’Africa trovo conferma dell’interesse e della competenza con cui Ryszard Kapuściński trattava le questioni del continente africano che, in generale, non ha mai goduto ...continua

    Alla lettura del terzo libro sull’Africa trovo conferma dell’interesse e della competenza con cui Ryszard Kapuściński trattava le questioni del continente africano che, in generale, non ha mai goduto di grande fortuna presso il grande giornalismo.

    Kapuściński andò ad Addis Abeba all’indomani della morte del negus Hailé Selassié interrogando, con grandi difficoltà, testimoni degli ultimi anni e della caduta dell’ultimo imperatore etiope.
    Il volume è strutturato in tre parti: la prima racconta di Hailé Selassié regnante, la seconda del primo tentativo di golpe nel 1960 per chiudersi con la destituzione del 1974.

    Man mano che viene ricostruito l’ambiente della corte etiope, si viene trascinati in un’allucinazione, nello scoprire un reame da favola, ma nel senso deleterio del termine: fuori dal mondo.
    Un sovrano assoluto, considerato divinità, proprietario del proprio paese, circondato da una massa di inetti e incapaci che ricopriva di incarichi, prebende e doni. Un uomo che decideva la politica interna, estera, economica, industriale.
    Il tutto in un’Etiopia che aveva limitate risorse agricole i cui proventi servivano in gran parte a mantenere la corte, i funzionari e l’esercito.
    In un minuetto di rituali, cerimonie, denaro lanciato a pioggia ai poveri, processi amministrati nello spirito di Salomone, spicca la figura di un uomo, un uomo solo, centro di tutto e di tutti.

    Dentro il palazzo una pletora di scrocconi in perenne lotta anche per un semplice sguardo del sovrano. Fuori un popolo completamente addormentato, fatalista, che arrivava ad accettare la morte senza porsi problemi. Carestie causate non dalla mancanza di cibo ma dall’accaparramento da parte dei funzionari, la mancanza di strade, scuole, ospedali.

    Ma nessuno è perfetto e, pur nella sua infallibilità divina, Hailé Selassié compì gli errori che lo portarono alla rovina. Il più importante fu l’invio di giovani all’estero, che tornarono in Etiopia con una consapevolezza nuova e fecero quello che i loro connazionali non erano in grado di fare: videro.
    E si misero a pensare. L’altra grande azione tabù per il popolo etiope di allora.

    Del resto, Hailé Selassié era un personaggio che riceveva onori all’estero.
    L’Etiopia imperiale era un posto mitico non solo agli occhi dei suoi cittadini (anzi, dei suoi sudditi) ma anche nel resto del mondo.
    Fino ad alcuni coraggiosi reportage inglesi che nel 1971 riuscirono a mostrare al mondo quello che si celava oltre i palazzi del negus, i suoi banchetti, i suoi garage pieni di macchine lussuose, le sue gabbie di leoni e pantere.
    E addirittura attorno alla sua figura è stata costruita una religione, di cui Bob Marley è stato grande profeta. Era considerato Gesù ritornato sulla terra per liberare i poveri e gli oppressi.

    Ma è davvero difficile considerarlo figura trasparente. Il re buono e saggio che vuole il bene del popolo mentre una corte depravata e corrotta opprime la gente – ah, se il sovrano sapesse…
    Lui sapeva.
    Quando l’Italia fascista partì alla conquista dell’Etiopia promise di versare il suo sangue. Se ne fuggì subito in Inghilterra invece. E al suo ritorno liquidò sistematicamente i capi partigiani, quelli che sì erano rimasti e avevano difeso la patria.
    E quando i militari andarono a deporlo trovarono dollari ovunque, nei libri, sotto i tappeti. Punta di un iceberg che affondava nel mare delle banche svizzere.

    Non sono un grande fan dei colpi di mano militari e delle rivoluzioni comuniste, ma in Etiopia, davvero, le due cose ebbero il merito di risvegliare un intero popolo. Che davvero non era consapevole della sua sottomissione, davvero non arrivava a pensare di poter vivere meglio di come viveva, che si considerava sottoposto a un destino immutabile.
    Purtroppo, alla lunga, Menghistu non si rivelò migliore del regime che aveva sostituito e anche le speranze del 1974 furono tradite: in Etiopia continuarono le guerre civili, il regime poliziesco e le carestie.
    Ma questa è un’altra storia.

    ha scritto il 

  • 4

    dopo aver letto "Point Lenana" di Wu Ming 1, che in parte tocca gli avvenimenti storici etiopi durante la guerra di conquista coloniale Italiana mi ritrovo a leggere un libro interamente dedicato a qu ...continua

    dopo aver letto "Point Lenana" di Wu Ming 1, che in parte tocca gli avvenimenti storici etiopi durante la guerra di conquista coloniale Italiana mi ritrovo a leggere un libro interamente dedicato a questo monarca. l'autore tralascia la storia del paese e dell'Imperatore, ma raccoglie le testimonianze dei servitori che onorandolo di ogni titolo ne descrivono gesta e vita quotidiana, dal periodo più fulgido fino alla deposizione. ne esce a tratti una figura grottesca (basti pensare all'addetto personale per il cuscino della sedia) e un servilismo al limite del ridicolo, che oltre ad osteggiare (ovviamente) la rivoluzione, ne critica anche le cause. quindi, lo stato di indigenza di alcune regioni diventa un ignorare quanto di buono fatto nel resto del paese, i movimenti studenteschi diventano rinnegare con il pensiero la felicità derivante dal vivere in un mondo senza ragionamenti (mi ricorda qualcosa...).

    ha scritto il 

  • 5

    Più che nei libri di tanti "baroni" c'è più Storia in un'istantanea di 'Kap' come quella del Negus -l'uomo considerato quasi un Dio- che fissa le vacche di un povero pastore pascolare nel giardino del ...continua

    Più che nei libri di tanti "baroni" c'è più Storia in un'istantanea di 'Kap' come quella del Negus -l'uomo considerato quasi un Dio- che fissa le vacche di un povero pastore pascolare nel giardino del Palazzo imperiale ormai deserto, proprio dove poco tempo prima scorrazzavano i suoi leoni di Judah.

    ha scritto il 

  • 3

    Kapuschinsky ci porta come sempre nei suoi viaggi per il mondo. In questo libro affronta la figura dell'ultimo negus, il re d'Etiopia, Hailè Selassiè, il 126o discendente di Salomone e in quanto tale ...continua

    Kapuschinsky ci porta come sempre nei suoi viaggi per il mondo. In questo libro affronta la figura dell'ultimo negus, il re d'Etiopia, Hailè Selassiè, il 126o discendente di Salomone e in quanto tale ritenuto l'incarnazione di Gesù. Libro interessantissimo, che mi ha aiutato a scoprire una parte di storia a me sconosciuta e le condizioni dell'Etiopia durante il suo regno. Da qui ho scoperto il rastafarianesimo, religione a cui si ispirarono poi i rasta.

    ha scritto il 

  • 0

    Questa volta Kapuściński mi ha un po’ deluso. Il libro è una semplice (?) raccolta di testimonianze, a cui manca il punto di vista o comunque la testimonianza diretta dell’autore. Peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ecco in che cosa consisteva la funzione stabilizzatrice dei favoriti innalzati da sua maestà: costringere gli idealisti istruiti e la massa illetterata a riparare le malefatte governative, lasciando ...continua

    "Ecco in che cosa consisteva la funzione stabilizzatrice dei favoriti innalzati da sua maestà: costringere gli idealisti istruiti e la massa illetterata a riparare le malefatte governative, lasciando da parte le proprie tendenze sediziose. Come potevano realizzare le aspirazioni sovversive, se consumavano tutta la loro energia nell'aggiustare le cose? Con questo sistema il nostro sovrano manteneva in equilibrio l'impero".
    Inettitudine, arbitrarietà, corruzione in un stato apparentemente irreale, che funziona con regole che non devono nulla al senso comune di questo mondo. A un certo punto il sovrano divino smette di regnare, vegeta.

    ha scritto il 

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