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Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro

Di

Editore: Tropea (Saggi)

4.0
(35)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 448 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8855801791 | Isbn-13: 9788855801799 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: History , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
La sicurezza e l'ordine, in Italia, sono state spesso il frutto di trame oscure: i protagonisti politici della Prima Repubblica hanno salvaguardato il bene supremo dello Stato in continuità con il fascismo e sotto il controllo degli americani, affidandosi a una messe di personaggi senza scrupoli, una folla livida che ha agito nell'ombra, nel disprezzo della volontà popolare. Questo libro fornisce un contributo importante nella difficile ricostruzione di una verità (combattuta, lacerata, incompleta) sulla storia politica e giudiziaria del nostro paese, rivelando l'esistenza di un servizio segreto clandestino nato negli anni della guerra e poi sopravvissuto, con varie trasformazioni, fino agli anni Ottanta. Questo servizio ebbe come suo referente politico Giulio Andreotti, con la cui parabola politica si è intrecciato strettamente. È il Noto servizio, altrimenti conosciuto come "Anello", che ricorre nelle pagine più nere della storia d'Italia, dal golpe di Junio Valerio Borghese alle principali vicende della strategia della tensione, dalla strage di piazza Fontana a quella di piazza della Loggia, fino al caso Moro, del quale l'autore offre una lettura del tutto inedita, egualmente distante dalla dietrologia e dall'accettazione delle "verità di Stato".
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  • 0

    Giannuli ha un suo blog in cui scrive di politica italiana ed internazionale, un blog molto interessante sia per gli argomenti che per il modo in cui analizza e cerca di interpretare la realtà attuale che sembra non meno mistificata, travisata ed opaca di quanto non lo sia stata negli anni passat ...continua

    Giannuli ha un suo blog in cui scrive di politica italiana ed internazionale, un blog molto interessante sia per gli argomenti che per il modo in cui analizza e cerca di interpretare la realtà attuale che sembra non meno mistificata, travisata ed opaca di quanto non lo sia stata negli anni passati.

    Ne fa fede questo libro centrato su di un "servizio segreto" tanto segreto e "deviato" da non aver mai avuto nemmeno un nome! Insomma il classico strumento sporco per fare cose sporche. L'A. ne segue le tracce, spesso oscure, evanescenti e dubbie, fin dalla creazione nel primo dopoguerra e, di malefatta in malefatta, fino alla più oscura tra tutte le molte oscure vicende italiane, il Caso Moro.

    G. ricostruisce i fatti attraverso una paziente ricerca documentale, condotta per anni settacciando gli archivi più disparati: collegando informazioni, interpretandole e valutandone l'attendibilità ed il peso. Ne esce un libro di difficile lettura ma estremamente interessante ed illuminante. Un libro letto il quale ci si chiede che tipo di democrazia si possa realizzare se fatti così influenti sulla vita politica possono essere nascosti, tanti coinvolgimenti di personaggi di primo piano completamente mascherati e quanto della lotta tra parti sociali condotta del tutto al di fuori della legge.

    p.s.: ...e come poteva essere che Andreotti, nella sua decennale frequentazione dei luoghi del potere, non fosse coinvolto in questi intrighi?

    ha scritto il 

  • 4

    La scoperta di un servizio segreto... "segreto"... riscrive per molti versi la storia del dopoguerra, in particolare quella degli anni di piombo.
    Gelli dirà: io avevo la P2, Cossiga aveva Gladio, Andreotti aveva l'Anello. Dei primi due si verranno a sapere numerosi retroscena. Dell'ultimo quello ...continua

    La scoperta di un servizio segreto... "segreto"... riscrive per molti versi la storia del dopoguerra, in particolare quella degli anni di piombo. Gelli dirà: io avevo la P2, Cossiga aveva Gladio, Andreotti aveva l'Anello. Dei primi due si verranno a sapere numerosi retroscena. Dell'ultimo quello più legato ad Andreotti, poco o niente, il che fa un po' capire - credo - chi comandasse veramente in Italia in quel periodo.

    ha scritto il 

  • 5

    "..i brigatisti avevano perfettamente capito il valore di quegli scritti (nota mia : si parla del c.d. Memoriale Moro) sin dal primo momento..Quel materiale non è stato mai distrutto , è sempre rimasto in possesso di pochi dirigenti delle Br -forse di uno solo- che hanno provveduto ad occultarlo, ...continua

    "..i brigatisti avevano perfettamente capito il valore di quegli scritti (nota mia : si parla del c.d. Memoriale Moro) sin dal primo momento..Quel materiale non è stato mai distrutto , è sempre rimasto in possesso di pochi dirigenti delle Br -forse di uno solo- che hanno provveduto ad occultarlo, probabilmente all'estero, e ha costituito la loro assicurazione sulla vita nel caso di una nuova Stammheim (nota mia : si tratta del carcere tedesco in cui furono "suicidati" Baader e Meinhof, due terroristi leader della Rote Armeè Fraktion). E infatti i brigatisti hanno avuto una sorte incomparabilmente più favorevole di quella toccata ai loro colleghi tedeschi, baschi o irlandesi che ha consentito di fatto di ottenere la semilibertà quindici anni dopo i fatti..." Per aver scritto questa elementare verità e per aver fatto delle scomode domande pubbliche alle BR, Giannuli è stato pesantemente insultato su alcuni siti e blog pseudoantagonisti..si tratta di gentaglia che, non contenta di aver rovinato con la violenza un quindicennio di lotte popolari, non si è resa conto che le Br sono state infiltrate ed usate..costoro peraltro sono quelli che poi parlano con rispetto di Cossiga (definito leale avversario), uno che, avendo molte nefandezze sulla coscienza, è a loro opposto e simile...

    ha scritto il 

  • 5

    Finalmente un saggio dedicato ai misteri italiani che sappia guardare oltre Gladio. Il Noto servizio, che nell'ultima fase della sua vita fu denominato l'Anello fu strettamente collegato alla carriera di Giulio Andreotti ed ebbe un ruolo significativo nelle principali vicende della storia politic ...continua

    Finalmente un saggio dedicato ai misteri italiani che sappia guardare oltre Gladio. Il Noto servizio, che nell'ultima fase della sua vita fu denominato l'Anello fu strettamente collegato alla carriera di Giulio Andreotti ed ebbe un ruolo significativo nelle principali vicende della storia politica e giudiziaria del nostro paese. Secondo una nota riservata trovata da Giannuli e datata 1972 la storia del Noto servizio ebbe inizio con il Generale Mario Roatta, Solomom Hotimsky, a guidare in un primo tempo il servizio. "È una struttura invisibile, clandestina, non ha organigrammi, né sedi. Viene sciolta e risorge per quattro volte. Mai riconosciuta e quindi come tale libera di agire senza rendere conto delle sue azioni. Nasce in funzione anticomunista e ha in Giulio Andreotti la sua interfaccia istituzionale e politica". L'attività del Noto servizio si muoveva all'interno di un triangolo formato dai servizi militari italiani, i servizi americani e la Confindustria. Gli uomini del Noto servizio erano costantemente in contatto con la mafia, la camorra, la banda della magliana e molti altri poteri criminali per poter meglio svolgere il compito per il quale erano stati "arruolati" ovvero fare il lavoro sporco al fianco dei servizi segreti militari. In particolare il libro si sofferma a lungo sul ruolo di Adalberto Titta nella trattativa con le BR per la liberazione di Moro. Si tratta davvero di un saggio di grandissimo interesse che poggia su una immensa base documentale, l'unica pecca a mio avviso è l'assenza di una sezione dedicata ai documenti su cui si è basata questa ricerca, mi avrebbe fatto molto piacere poter vedere almeno i principali.

    ha scritto il 

  • 5

    Trovato tra gli scaffali della libreria Mondadori del centro Campania di Marcianise, il libro sul “noto servizio” di Aldo Giannuli ha subito rapito la mia attenzione; l’ho letteralmente divorato e ne ho ricavato preziose informazioni che mi riprometto di ampliare; diciamo che dopo aver letto i du ...continua

    Trovato tra gli scaffali della libreria Mondadori del centro Campania di Marcianise, il libro sul “noto servizio” di Aldo Giannuli ha subito rapito la mia attenzione; l’ho letteralmente divorato e ne ho ricavato preziose informazioni che mi riprometto di ampliare; diciamo che dopo aver letto i due libri (presenti nella mia libreria su anobii) che Miguel Gotor ha dedicato al caso Moro, son sempre alla ricerca di nuove cose da apprendere e scoprire. Data una scorsa alla quarta di copertina, ho afferrato il libro e non me ne sono più staccato. Non sapevo dell’esistenza del “noto servizio”, essendomi fermato alla struttura segreta “Gladio”, venuta alla luce all’inizio degli anni Novanta. Il professor Giannuli, consulente del giudice Salvini, ha scandagliato gli archivi di tutta l’Italia, alla ricerca di fatti, persone e cose che si uniscono, per chi conosce la storia degli anni Sessanta e Settanta, in un’unica grande trama rossa e nera, talvolta più rossa, talaltra più nera. Il “Noto Servizio”, nato all’indomani del secondo dopoguerra, prende forma dalle spoglie del fascista SIM (Servizio Informazioni Militari) diretto dal generale Mario Roatta; struttura segreta, composta da non più di 150 persone, ebbe un ruolo non secondario nei principali avvenimenti che hanno segnato la nostra storia dal 1945 al 1975 o giù di lì. Il “noto servizio” agì in modo che si concretizzasse il divorzio ideologico e politico tra PCI e PSI all’inizio degli anni Sessanta, fu presente nel Golpe Borghese (di cui, nella mia libreria su anobii, c’è un bel libro di Camillo Arcuri, edito dalla BUR) nella notte tra il sette e l’otto dicembre 1970, ebbe parte nel caso Kappler e si inserì nei casi Moro e Cirillo. Il libro è importante pure per aver riportato alla luce persone di cui si era persa la memoria: padre Enrico Zucca (francescano maneggione, capo della Fondazione Balzan che elargisce l’omonimo premio), l’onorevole Massimo De Carolis (democristiano e piduista), il geometra Adalberto Titta (uno degli uomini più in vista del “noto servizio”). Poi Aldo Giannuli ricostruisce la Milano degli anni Sessanta (una città in cui il sindaco socialista Aldo Aniasi teme di essere assassinato per un vecchio fatto di guerra e trova riparo in Adalberto Titta, suo vecchio compagno di classe all’Istituto Feltrinelli) e Settanta (con le strane morti di Giangiacomo Feltrinelli e del commissario Luigi Calabresi, mentre indagavano entrambi sull’eversione di destra). Della Milano degli anni Settanta il professor Giannuli ci descrive gli umori neri ed inquietanti della politica deviata dalla P2, della morte del giornalista dell’Unità Mauro Brutto (travolto da un’automobile in una altrettanto misteriosa morte; mi preme ricordare che di Mauro Brutto manca la voce su Wikipedia) che indagava sull’eversione della destra milanese e sull’omicidio di Fausto e Iaio, giovani del Centro Sociale Leoncavallo. Anche Walter Tobagi indagava sul terrorismo nero. La terza parte del libro verte sul Caso Moro, sulle strane implicazioni di Oltreoceano attraverso la figura di Steve Pieczenik, legato al Noto Servizio. Poi si parla del Caso Cirillo, che ebbe tutt’altro esito ed incrinò la teoria della fermezza, applicata solo con Moro. Il noto servizio muore nei primi anni Ottanta, proprio all’ombra del Caso Cirillo; ne raccoglie le ceneri Francesco Pazienza, il faccendiere del Supersismi. In appendice di recensione mi sia permesso di condividere passi del libro e pensieri dell’autore; in primo luogo concordo con Giannuli laddove parla cum grano salis della vera essenza del PSDI, dicendo a pagina 134 queste icastiche parole “Non di rado gli esponenti del PSDI si pronunciarono a favore della regolamentazione per legge dello sciopero, della riforma elettorale maggioritaria, della repubblica presidenziale e, in diverse occasioni, il PSDI si collocò decisamente a destra a ridosso immediato del MSI”. Bravo Giannuli, è quello che penso; bisogna scrivere una storia sul PSDI, partito falsamente di sinistra! Poi Aldo Giannuli chiude con “diciotto domande a Mario Moretti e agli altri dirigenti delle Br”; non ve le dico, leggetevi il libro e parliamone! ADDENDA Stefano Delle Chiaie, (su cui si è fatta ironia dal film "Vogliamo i colonnelli" di Mario Monicelli in poi) ha avuto gran parte nell'eversione di destra in Italia, in Spagna ed in Sud America, però certa stampa filoregime, infingarda ed un bel po' corrotta l'ha sempre ridimensionato, riducendolo a macchietta; nel 1987 si instaurò una commissione parlamentare presieduta dall'onorevole irpino Gerardo Bianco per le audizioni di Delle Chiaie , solo che, essendo a fine legislatura, la commissione svanì ed il materiale raccolto venne archiviato chissà dove e reso irreperibile. Delle Chiaie sa molte cose, ma non parla. Il professor Giannuli, inoltre, parlando del caso Cirillo, cita il romanzo "Il Vomerese" di Attilio Veraldi, libro già riportato alla luce da Miguel Gotor nel "Memoriale della Repubblica"; del "Memoriale della Repubblica" è presente la recensione su questo mio mio blog in anobii. Piedimonte Matese, giorno di Natale 2011

    ha scritto il 

  • 4

    La clamorosa scoperta di un servizio segreto che riscrive la recente storia d'Italia.


    Questa è la storia di un servizio informazioni che opera in Italia dalla fine della guerra e che è stato creato per volontà dell'ex capo del Sim generale Roatta.
    Nota del confidente dellUfficio Affari Ris ...continua

    La clamorosa scoperta di un servizio segreto che riscrive la recente storia d'Italia.

    Questa è la storia di un servizio informazioni che opera in Italia dalla fine della guerra e che è stato creato per volontà dell'ex capo del Sim generale Roatta. Nota del confidente dellUfficio Affari Riservati Alberto Grisolia, del 4 aprile 1972.

    Queste le prime parole di una lunga nota, dell'aprile 1972, scoperta per caso dal professore Aldo Giannuli, nel maggio del 1998, presso la direzione centrale della polizia di prevenzione (presso cui svolgeva il lavoro di consulente per la procura di Brescia).

    Sono le prime righe di 4 cartelle che, per prime, iniziano a raccontare di un servizio informazioni di cui oggi si sa poco, il Noto Servizio. Le dichiarazioni di qualche componente (come Michele Ristuccia), le rivelazioni de relato (come quelle dell'ex pilota Adalberto Titta). Le interviste a persone che sanno molto della storia oscura del nostro paese: “C’era la mia P2, la Gladio di Cossiga e poi… c’era il Noto servizio”, Licio Gelli nell'intervista ad oggi.

    Il lungo e ben documentatolibro di Giannuli è l'occasione per raccontare, attraverso le operazioni compiute da questo servizio informazioni, mai ufficializzato dal governo ma alle dipendenze della presidenza del Consiglio, gli ultimi 50 anni della storia italiana. La genesi della Repubblica: una genesi con qualche scheletro nell'armadio: come si può comprendere dal fatto che questo “Noto servizio” nasce dalle ceneri del Sim del generale Roatta (ritenuto responsabile della morte dei fratelli Rosselli).

    Che cos'è questo Noto Servizio? Giannuli lo descrive mettendolo al centro del triangolo ai cui vertici ci sono i servizi americani, i servizi militari italiani (Sifar-Sid) e le grandi imprese. E già questo è un punto di vista totalmente inedito: mai prima d'ora avevamo sentito parlare dei servizi di intelligence delle grandi imprese (Fiat, Piaggio, Falck ..), presso cui confluirono gli ufficiali dei servizi salotini. Quale era la sua funzione, allora? Come molti degli altri servizi ufficiali, il NS aveva una funzione anticomunista, intesa non solo di contrasto all'azione di penetrazione del partito comunista dentro la macchina dello stato italiano (in previsione di un colpo di stato o di una invasione che poi non c'è mai stata). Ma nella realtà, anche grazie al fatto che questo servizio era composto anche da civili (ne avrebbero fatto parte il giornalista senatore Pisanò, il presentatore Febo Conti, il prete francescano padre Zucca, il costruttore milanese Battaini e l'imprenditore Fulchignoni), venne usato per operazioni “sporche” che i servizi ufficiali non avrebbero potuto portare avanti.

    Come le pressioni presso il partito socialista di Nenni, negli anni 60, affinché rompesse col partito comunista, per favorire un avvicinamento con la Democrazia Cristiana. Finanziamento al partito tramite il Sifar, tramite pubblicità alla Enit (Ente nazionale turismo, che aveva a capo un socialista).

    Sodalizio, quello tra DC e Psi che portò al governo Moro del 1963, che venne interrotto anche dal “tintinnar di sciabole” dell'estate del 1963: il Piano Solo redatto dal generale De Lorenzo per conto del presidente Segni, in funzione anticomunista, l'accerchiamento del governo, stretto nella morsa della destra DC, di Confindustria e della Banca d'Italia.

    Sono gli anni del boom economico, ma anche delle proteste di piazza degli operai, per i rinnovi contrattuali: una lotta di classe che portò, come controreazione alla creazione del “Noto programma” di contrasto al governo Moro, alla predisposizione da parte dello Stato Maggiore dell'esercito dei nuclei di guerra psicologica (“Ufficio centrale per la guerra psicologica”, che avrebbe coordinato sotto la Presidenza del Consiglio dei gruppi militari e civili per azioni non ortodosse contro il pericolo comunista). Sarà la preparazione ai convegni organizzati dalla Nato (il primo nel 1961) sempre contro i partiti comunisti europei, e successivamente, al convegno organizzato all'Hotel parco dei Principi, dall'organizzazione Pollio nel 1965. Convegno cui parteciparono agenti del Sid (Giannettini), esponenti della destra estrema (Delle Chiaie di Avanguardia Nazionale) e anche esponenti del NS (come Giorgio Pisanò). Convegno che è considerato la base della strategia della tensione.

    Nel libro sono citati gli episodi stragistici degli anni '70: la strage di Piazza Fontana, le bomba sul treno Italicus, la strage di Piazza della Loggia. E i tentativi di golpe: il golpe Borghese (derubricato a golpe da operetta dai giudici di Roma) del dicembre 1970, il golpe “bianco” organizzato da Edgardo Sogno nel 1974. E poi, l'inchiesta sulla Rosa dei venti, la bomba alla Questura di Milano, lo scandalo Sifar, e i casi Calabresi (che prima di essere ucciso stava seguendo una pista sul traffico di armi che arrivava ad un certo Gianni Nardi, membro della Fenice e probabile esponente del NS). Tutti episodi in cui l'autore evidenzia i legami tra destra estrema, criminalità organizzata, traffico di armi e persone legate al NS.

    Nel libro si parla anche di un tentativo di colpo di Stato che sarebbe stato tentato (o almeno organizzato) dalle forze militari nel 1947, nei mesi in cui il governo De Gasperi aveva al suo interno anche i comunisti. E questo creava una certa diffidenza, per la DC, da parte dei militari: sono i mesi di Portella della Ginestra e della successiva uscita del PCI dall'esecutivo.

    Ma l'operato di questo servizio “fluido” poteva agire anche per vie più sottili e subdole: la campagna stampa contro il segretario del PSI Mancini, portata avanti dal giornalista del Candido, il senatore Pisanò, con articoli che parlavano di tangenti all'Anas, in cui si usavano intercettazioni illegali.

    Il caso Moro (e l'antefatto della fuga di Kappler). Dopo anni in cui il NS era rimasto “in sonno” (per la nota di Grisolia del 1972, per le indagini della magistratura che piano piano si stavano avvicinando a questo servizio ..), questo rientra pienamente in scena col l'episodio della fuga del colonnello Kappler dall'ospedale del Celio, il 15 agosto del 1977. Fuga favorita personalmente da Titta, che accompagnò il militare alla frontiera a Bolzano. Per favorire un prestito della Germania all'Italia, si disse poi. Ma erano anche i mesi in cui si stava discutendo della riforma dei servizi e delle nuove nomine dei generali agli stati maggiori: uno dei candidati si suicidò in modo strano (il generale Anzà). La parte più importante del libro riguarda però il rapimento di Aldo Moro e la trattativa (o non trattativa) per la sua liberazione. Operazione in cui si vede ancora la mano del NS: per i contatti di Titta per infiltrare i brigatisti; per il tentativo di padre Zucca di aprire una trattativa privata a Milano. Ma Giannuli ricorda anche un episodio poco noto avvenuto l'anno precedente: il rapimento da parte di una banda di ragazzotti del figlio del senatore De Martino (PSI): un modo per metterlo fuori gioco dalla corsa per il Quirinale (anche Moro era candidato alla presidenza della Repubblica)?

    Forse si voleva mettere fuori gioco lo stesso Moro, in favore di un altro candidato (Andreotti?), screditandone l'immagine. Di certo, come ha raccontato lo stesso Steve Pieczenik nelle sue memorie, l'obiettivo del comitato strategico non fu la liberazione dell'ostaggio, anche mettendo in piedi una falsa trattativa coi rapitori per prendere tempo. No, Moro andava screditato e non poteva uscire vivo da questa vicenda: non perchè stesse rivelando informazioni sulla sicurezza nazionali alle Br, ma perchè stava parlando molto probabilmente stava raccontando degli scheletri dell'armadio del suo partito (la strategia della tensione, Piazza Fontana, lo scandalo Sifar, le tangenti con la Libia per il petrolio, i vari scandali di cui si accennava sui giornali). Questo poteva mettere in pericolo gli equilibri politici nel paese sia per la DC, sia per il partito comunista che si apprestava a sostenere un governo di solidarietà nazionale.

    Inutile raccontare dei falsi comunicati (il numero 7 che parlava ), del covo di via Gradoli, della stranezza dell'agguato in via Fani dove una sola arma sparò 49 dei 91 colpi, degli allarmi lanciati ma non raccolti (un detenuto nel carcere di Matera), dello strano omicidio (esecuzione) di Fausto e Iaio, che abitavano a Milano vicino al covo di via Montenevoso (e che stavano seguendo una pista sul traffico di droga nel quartiere che portava a Cichellero, del NS) .. tutti episodi raccontati anche da Imposimato e Provvisionato in “Doveva morire”.

    Giannuli si concentra sull'importanza del memoriale e degli altri scritti di Moro: ad un certo punto sembra che ci siano stati due ostaggi. Il primo era Moro, che una volta liberato sarebbe diventato una mina vagante per il suo partito. E il suo memoriale. Il fatto che il primo sia morto e che il secondo, a differenza di quanto scrivevano nei loro comunicati le stesse Br, non è mai stato reso pubblico (se non dopo la scoperta del covo in via Montenevoso, ma era una versione parziale), la dice lunga su quanto ancora ci sia da capire su questo snodo della storia italiana recente. Forse il loro silenzio è stato pagato con una sorta di amnistia “de facto” (molti degli ex, sono oggi in semilibertà o liberi)? Chiunque si sia avvicinato al memoriale (e alla trattativa tra stato e criminalità), ha fatto una brutta fine: Dalla Chiesa, Pecorelli, Chicchiarelli, Bontade, Franco Giuseppucci (Er Negro della Banda della Magliana), Antonio Varisco ...

    Le domande di Giannuli alle ex Br. Il libro si conclude con le 18 domande a Mario Moretti a agli ex altri dirigenti delle Br: In una di queste, l'autore chiede quando e perchè le Br scelsero poi di non rendere pubblici i manoscritti originali. Perchè non furono usati la versione ufficiale, per smentire la notizia del ritrovamento parziale, pubblicando quanto era in loro possesso?

    Infine, una lunga considerazione sulla classe dirigente italiana, che proprio sull'assenza di memoria storica e sulla sua opacità basa il proprio potere: personaggi come Giulio Andreotti: «Il Noto servizio - scrive Giannuli - fu uno degli strumenti della sua azione politica». Finchè in Italia succederà questo, dobbiamo aspettarci altri servizi occulti, nascosti tra le pieghe dello stato, dei servizi ufficiali, delle forze di polizie e della grande imprenditoria.

    “Forse il Noto Servizio, più che una vera a propria organizzazione, fu solo una funzione esterna del Servizio militare, una sorta di ombra inseparabile dal corpo che la proiettava. E se in futuro saltasse fuori una Aise parallela o una SuperAisi, la cosa non ci stupirebbe affatto.” pagina 384

    ha scritto il